eppure, alba di questi 22 anni, sballottato in su e in giù dai venti e dalle maree... credevo di aver sviluppato almeno una sorta di immunità nei confronti della commozione. quella fanciullesca, intendo, quella che non si limita al brivido gelido su per la schiena, ma richiede anche un umido contributo. no, non mi sono pisciato addosso, state tranquilli... però ho pianto come un coglione. ma sul serio. e per cosa? ma zio pinna gialla, per un fottutissimo anime. cowboy bebop. avevo visto time ago il movie, e mi aveva impressionato parecchio, poi, per merito del mio mentore per eccellenza (ancora una volta mi inchino, bird...) ne avevo conosciuto la musica, pezzo per pezzo, una chicca dopo l'altra, una goccia di mielata pioggia sul polveroso specchio del grigio quotidiano. e così, mi innamorai, di quelle poche note a volte pazzerelle, a volte così solenni e vere, ma sempre, sempre, sempre intrise di una vena di inevitabile tristezza, come uno sbuffo non voluto di nero pece sul ritratto di un mare d'inverno. in questi giorni, ho visto, anzi, per meglio dire ho divorato, letteralemente, le puntate della serie TV. serie TV, comprendete? coloro che mi conoscono stanno già storcendo il naso, io lo sò. non mi abbasso a veder la TV da secoli, ben ancorato a quella mia salda passione a mezza via tra il vanesio ed il sogno, trapuntata di dragoni e antichi incantesimi. una poesia vecchia come l'uomo, una atmosfera dimenticata e proprio per questo nuova. cowboy bebop, invece, non c'entra proprio nulla.

è... crazy, sul serio. fonde un sacco di roba, ma con un garbo supremo, un arte inavvicinabile. prendi del grande jazz, lo mischi al cyber, poi torni indetro di blues, ma quello che farebbe piangere un macchinista tedesco, come direbbe il buon baricco... nel frattempo ci metti su arti marziali e una filosofia fonda come non mai, coaguli matrixianamente e non risparmi immagini impressionistiche di rose rosse e lettere stracciate. eccoci qua. con alcune battute che non dovrebbero esser lì, avrei voluto scriverle prima io, orca miseria. sarà perchè in effetti molto di quello che dicono i personaggi, mi riguarda, ma non per altro, riguarda tutti in una maniera o nell'altra. ma la puntata finale, "the real folk blues"... cazzo, l'avrò rivista una ventina di volte, non stò scherzando... è potente, molto potente, davvero ti squassa qualche corda dentro che ti eri dimenticato di aver suonato. ti trapana l'io e poi ti riporta alla realtà con occhi nuovi. ed è solo un anime. incredibile. vorrei citare di un botto le mille frasone che dicono i personaggi, perchè sono epiche, non fiammanti di antiche trame, ma splendenti nella loro semplicità del quotidiano. caustico, sincero, come tale crudele. ecco. e non si può scappare, badate, questa è la cosa bella. il finale è lì inciso a lettere indissolubili e profondamente tristi, dio che tristezza... ma è giusto così, è la saggezza che amoreggia con la tristezza, ed è un bel vedere, un bel sentire. basta. ho scritto solo per sfogarmi, e a dire il vero mi ero detto anche che mi sarei tenuto per me quanto ne sarebbe venuto fuori. per una sorta di orgoglio mascolino, e come tale idiota, che prevede il genere maschile come inossidabile alle lacrime, e altre stronzate simili. beh, io no, in un certo senso mi fà piacere vedere di essere ancora in grado di commuovermi come un bimbo. perchè ce ne dimentichiamo troppo spesso, ma, che voi crediate o meno, qualcuno che poi è stato crocifisso aveva detto una volta
"Lasciate che i bambini vengano a me, perché di questi è il regno dei cieli"
indi vado piuttosto tranquillo, no? e basta, ora, perchè vorrei chiudere gli occhi, e continuare a sognare... sognare. immaginare ciò che non possiamo essere, ciò che non possiamo avere. e quanto vicino è il sogno alla speranza... quanto simile... quanto parimenti doloroso, alle volte... ma così è. preferisco sorbirmi le stilettate del mio stesso pensiero, piuttosto che sorridere a sproposito. conludo con una citazione, ma è solo una gocciolina... eppure...
Jet Black: "When you and I first met, you told me something. You said that you had died once, that you had seen death. Why can't you just let it go? Forget the past..."
Spike Spiegel: "There was a woman, first time I'd found someone who was truly alive. At least, that's what I thought. She was... the part of me I'd lost somewhere along the way, the part that was missing, that I'd been longing for..."
see you, space cowboy...
