alcune cose sopravviveranno al tempo...


13 luglio, 2010

Lontano augurio...




Imperfetto e fugace,
l'immoto sepolcro del nero oblio,
in silenzio, tace

Sgomita, ringhia affannato,
in cerca di spazio, di sangue,
di un un ultimo fiato

Anela rabbioso i vecchi cantori,
li vuole, li crea,
li uccide incurante di molti dolori

O forse cerca parole che più non son sue
ma ora le intaglia nel vento,
affilatissime prue

E mentre inflessibile
il pigro orizzonte si lascia cadere
il mio sguardo stanco rinuncia a chiedere

Solo, un passo di danza ed un inchino
uno specchio sì vecchio,
il profumo del biancospino

Ma il dettaglio impazza,
la cornice lo esalta,
la notte tinteggia, la tenebra arranca

Ed il vetro trapassa gli occhi stanchi,
germisce inclemente l'intimo più vero,
nero anch'esso, ma eccelso pensiero

Vengano, vengano avanti la rabbia e il rimorso,
più non temo la note stonate
di un destino ritorto

Ben ritto sulla polena di una nave incagliata,
giro il mio sguardo non al timone,
ma ad una bussola di vecchia data

Poichè a te, fiore proibito di tempi passati,
dedico una rosa ed un sospiro,
nel sogno sorpresi, nell'acqua intarsiati

Riempiano dunque le tue ore tra il sonno e la veglia,
siano perfetti,
siano dell'animo l'agognata vendemmia

05 luglio, 2010

capire

Il mondo mi appare chiaro, limpido, composto da una serie assolutamente convergente di oggetti perfetti, irrimediabilmente perfetti, orribilmente perfetti. Diamo un contesto. 5 luglio 2010, 17 metri quadri, il cranio palesemente affaticato. Intorno a me bottiglie vuote e candele, bevute le prime ed accese le seconde probabilmente per un semplice pretesto e non per vera poesia. La quale giace evidentemente altrove, ma fà paura. Sognare ancora... no, non è tempo. Verrà? Non lo sò, in pochissimi ormai risiede ciò che rimane della mia fiducia nell'uomo, ed il dolore ancora mi toglie il fiato, notte dopo notte.
Being solitary is being alone well: being alone luxuriously immersed in doings of your own choice, aware of the fullness of your won presence rather than of the absence of others. Because solitude is an achievement.
- A. Koller -

Che orrore. No, io ancora in questo non riesco a credere. Non voglio, una parte importante di me grida di non piegarsi alla crudeltà del divenire. Pure, quale speranza ci è concessa? A noi che cavalchiamo ogni notte come se fosse l'ultima, perennemente insoddisfatti. Non c'è più spazio nemmeno per capire, l'animale vince su ogni lato di me stesso. Lupo, e nient'altro, affamato e sporco, bellissimo nel suo azzannare, efferato e scaltro nel suo sedurre. Alcuni tentano di redimere, di portare ordine... vorrei credere che questi non siano i giorni adatti per mettere a posto, ma dentro di me sò che un qualche tassello mancherà sempre. Me lo hanno portato via, senza nemmeno la decenza di seppellirlo con un ultima preghiera lo hanno gettato nel fango ridendo, per poi calpestarlo e tirar dritto. Sciocchi, inetti, secoli indietro alla qualità del sangue che mi scorre nelle vene, eppure a loro modo felici. Ma noi, eccelsi tarli dai tempi perduti, rosicchiamo senza posa polverosi volumi nella speranza di saziarci, quando già sappiamo che non nella china nè nella pergaamena si trova risposta. Abbiamo paura, sappiamo chi siamo e quanto contiamo, e per questo abbiamo una paura fottuta. Non abbiamo bisogno di salvezza, abbiamo bisogno di un calice perfetto, di un vino unico, di una ciocca di capelli che ci sfiori il viso una sola volta per l'eternità. Necessitiamo di perfezione pur non essendo perfetti, inchiodiamo la relatività nelle nostre pupille senza tener conto di cosa ci dice il cuore, ma unicamente perseguendo l'atroce crimine della vanità. Non chiedo aiuto ne pietà, nelle mani ho tutto, un gesto equivale a quanto molti possono soltanto immaginare. Ma è questo il punto, non è più tempo di re.


Non sono tempi per noi, ora che la mediocrità schiaccia il diverso senza degnarlo di uno sguardo. Raminghi siamo, raminghi resteremo, senza trono ne corona, condannati alle Terre Selvagge con la consapevolezza di non avere un nero stendardo d'argento ornato ad attenderci. No, non per noi. Che vogliamo capire, nonostante tutto. Che soffochiamo il nostro io nella speranza di comprendere l'assurdo. Capire, capire, capire per poi camminare, ma nel frattempo i miei lunghi ed altezzosi passi spietati mi conducono verso un altro vicolo cieco. Lunghi e gravidi dei tenebra, gli ululati sprezzanti di una falsa solitudine accompagneranno questa notte, la singhiozzante apoteosi di una pallida speranza. Sò chi sei. Non bastano 1000 Km per nascondere la verità, non bastano le lusinghe delle teutoniche sirene. Non abbiamo la forza di capire, e forse una sorta di decenza sorride soddisfatta da qualche parte, ma sappi che al pari di Ulisse empirò di cera le mie orecchie e tra li scogli passerò. E citando l'immortale Pindemonte, così concludo questa notte:
Poiché trascorso tu sarai, due vie
Ti s'apriranno innanzi; ed io non dico,
Qual più giovi pigliar, ma, come d'ambo
Ragionato t'avrò, tu stesso il pensa.
- Odissea, Canto XII -
Lo farò. Voglio ancora sforzarmi di fingere di non sapere per chi e per cosa, ma questa è la mia parola, e rimarrà scolpita nelle tenebre fino a quando polvere infin ritornerò. Un misero graffio, ma di più è sciocco sperare. Buona notte.

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-