alcune cose sopravviveranno al tempo...


25 dicembre, 2006

un caleidoscopio decisamente rotto...

Natale. Beh, tra l'altro è anche il mio compleanno. Curioso, no? Credo che non saprò mai veramente cosa si prova il giorno del proprio compleanno, è come chiudere un 6a in palestra mentre Cris Sharma libera un 9a a Maiorca, non sò se mi spiego... ma questa è una intro ai limiti della banalità. Invece, mi ritrovo qui con la testa ridotta ad una buffa imitazione di un caleidoscopio, arnese probabilmente piuttosto inutile ma che da un pò di tempo mi frulla in capo in quanto a parer mio molto adatto a descrivere lo stato dei miei neuroni. Se questi ultimi avessero un sindacato, se ne vedrebbero delle belle, in questo periodo. Troppa roba in testa, è chiaro. Ma andiamo un pò più a fondo... l'unico, vero problema, è che è inutile fare i figaccioni, qui se non si dorme abbastanza non si arriva a sera, non c'è nulla da fare. Sarà colpa di questi 21 anni freschi freschi... In ogni caso, non divaghiamo, torniamo a noi. Cos'è un caleidoscopio? Zanichelli alla mano,
"tubo opaco nel cui interno sono disposti per il lungo alcuni specchietti piani ad angolo acuto tra loro, i quali, riflettendo i piccoli oggetti colorati e mobili situati in fondo al tubo, danno luogo a disegni variati e simmetrici"

L'immagine “http://www.guardaqua.it/foto/sperimentali/serief01.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.
Insomma, a metà tra un marchingegno machiavellicamente infernale e un trattato di ottica geometrica. Però l'analogia mi piace, il paragone mi esalta, perchè noi funziamo proprio così. Vediamo piccole cose, non solo mobili o colorate, ce ne appropriamo, le inchiodiamo alla memoria, e poi, col tempo, ci giochiamo. Le tiriamo fuori, le mischiamo, e c'è anche simmetria, astraetevi e capite, c'è simmetria nel nostro modo di collegare, di pensare, ripensare... ed ancora una volta, o sublime rottura, ecco lo stacking fault che colpisce implacabile. Alle volte, la simmetria va a farsi fottere. Algoritmi mentali rodati da tempo, meccanismi che credevamo autentici, lati del nostro essere, del nostro carattere che il resto del mondo considerava freezati nei secoli dei secoli... alle volte si inceppano, mandando a puttane specchietti vari e caleidoscopi. Alle volte è un bene, alle altre un male, ma io prego spesso di non ridurmi a vedere le stesse stelline colorate nascere e morire sullo stesso sfondo. Siamo uomini, credo, siamo migliori di questo. Voglio sognare su sfondi nuovi, che siano miei, e forse anche di qualcun'altro. E ho imparato in questi giorni che è possibile. Che si può volare, ricominciando a credere, a sperare. Per quasi un anno sono stato un caleidoscopio quasi perfetto. Certo, ho tentato di spaccare le simmetrie, a volte con successo, ma me ne mancava una, la più importante. Ed anche se non è difficile indovinare quale, voglio tenerla per me, anzi, per noi. Voglio tenermi questo nuovo cielo stellato sotto il cuscino, dormendo col sorriso perchè sò che mi appartiene. E, ancora una volta, anche se mi ero ripromesso di non pensarlo più, ancora una volta, ogni notte, pregherò di non svegliarmi...

"E cade la notte sui miei occhi... lancinante compagna, sangue del sole nel tramonto, sfregia la stanchezza e lascia stelle nei miei sogni..."

Buonanotte

10 dicembre, 2006

vertigine...

Stessa sensazione del passaggio chiave a trenta metri dal suolo. Ogni singola fibra del tuo corpo e della tua mente focalizzata su qualche millimetro di roccia. Libero davvero, che tu tenga quella tacca o cada giù. E null'altro. Null'altro.

L'immagine “http://www.vimff.org/Images06/klem%20loskot_big.jpg” non può essere visualizzata poiché contiene degli errori.

Così questa notte. E' stato come risvegliarsi dopo tanto tempo. Come se avessi dormito per una vita, forse due o tre. Sono completamente frastornato... foglia storta in un vento clemente, che divora ogni cosa fuori dalla ragione e dal tempo. E' una lotta infinita e mai decisa contro lo stramaledetto ricordo, farsi cavar fuori le parole è un lento stillicidio... è ricacciare indietro con forza il passato, concentrarsi sul presente sembra banale ma è impossibile. Lacrime bittersweet come un bambino, la pazienza altrui a tirarti fuori dall'oblio con dolcezza inumana. Fragile come cristallo di Boemia, contorto come una creuza de ma. Tirando le fila estremamente felice, ancora non sò a che prezzo, ma rischiare deve essere il nostro mestiere, se nò siam solo spettatori. Fuck. La mia forza è un che di superficiale. Nella tana del bianconiglio c'è da diventare scemi...


Rabbia, stupore, la parte l'attore,
dottore che sintomi ha la felicità?
Evoluzione, il cielo in prigione,
questa non è un'esercitazione.
Forza e coraggio,
la sete il miraggio,
la luna nell'altra metà.
Lupi in agguato, il peggio è passato,

forse fa male, eppure mi va...
di stare collegato,
di vivere di un fiato,
di stendermi sopra al burrone
e di guardare giù,

la vertigine non è
paura di cadere
ma voglia di volare


-Jovanotti- (un pirla, ma ogni tanto anche lui ne azzecca qualcuna...)

24 novembre, 2006

theatre once more...

Non potevo resistere. Nonostante gli esami in ballo ho dovuto accettare, non potevo non acconsentire ad intrepretare l'Otello. Solo un piccolo pezzo, va bene, ma vi assicuro che non c'è stato bisogno di Stanislavskij. E' il pezzo in cui Otello scopre di esser stato tradito da Desdemona. Adattissimo, adattissimo, ottimo modo per buttar via la rabbia che mio malgrado ancora mi porto dietro, da quasi un anno, ormai. Oggi sono anche un pò malaticcio, sarà perchè per fare stò Moro mi sono rasato a zero, barba e capelli. Sono allucinante, ma non l'avevo mai fatto, e l'entropia mi darà ragione. Insomma, stasera c'è la prima. Bella, un bello spettacolo. Non tanto per noi attori, quanto perchè in realtà il progetto è nato da un orchestra jazz, bravissimi, Maxentia Big Band si chiama, che apre un festival con una suite di Duke Ellington dedicata a Shakespeare, si intitola "Such Sweet Thunder". Loro suonano, noi inframmezziamo con un tot. di recitato. Teso, come sempre. E' un pò che non calco un palcoscenico serio. Speriamo. Non che sia stò attore, intendiamoci, ma vi ssicuro che quando faccio quel cazzo di pezzo, in ombra, sottofondo da shinig, rabbia nella voce e il pensiero rivolto a chi sò io, beh, il regista dice che facccio paura. A dire il vero mi faccio paura un pò da solo, ma questa è un'altra storia. Vi lascio col monologo in questione. Coloro che possono ci mettano dietro tutto ciò che ho vissuto, e allora capiranno... che il teatro per quanto mi riguarda è ben di più di palcoscenico e applausi. Come citava il buon Benni (sia lode):
"Murphy, la vita non è che figura e sfondo"
"Che ne sapevo, io, dei suoi segreti momenti di piacere? Non sapevo nulla, non vedevo nulla, nulla mi tormentava. La notte successiva dormivo bene, ero libero e felice. Chi viene tradito e non se ne accorge, è come se non fosse mai stato tradito. sarei stato felice se tutto l'accampamento, fino all'ultimo soldato, avesse goduto della dolcezza del suo corpo, purchè io non lo avessi saputo. Ma ora, addio serenità, qiuete, e contentezza, addio. Ah, se solo avesse quarantamila vite! Una è troppo povera, troppo fragile per la mia vendetta. Ora vedo che è vero. Tutto il mio folle amore, così, ecco, io lo soffio in cielo. E' scomparso. Sorgi, nera vendetta, dalla tua cupa tana. Cedi, o amore, la corona ed il trono che avevi nel mio cuore all'odio tiranno, e gonfiati, o petto, del tuo carico di lingue di serpente!"

06 novembre, 2006

waiting for the winter...

Ci siamo. Anche quest'anno, fedele come sempre, arriva l'inverno. Lo sò, è presto, ancora niente neve o affini, ma lasciatemi gioire, nel momento in cui realizzo che la più bella delle quattro stagioni stà arrivando, mi sento come un bambino il giorno di Natale. E in questi giorni è difficile non essere felici, anche se bisognerebbe essere in montagna per tirar su nei polmoni quest'aria così pungente. E invece no, rimaniamo crocifissi alle regole di selezione per transizioni rotovibrazionali Raman. Il sole splende feroce, il vento spazza via il cielo fino a lasciar intravedere all'orizzonte le montagne... eh no, questo è troppo per il Sox.
Non esiste che di fronte a tanta bellezza egli se ne stia inchiodato in una Milano che dell'Inverno, quello vero, quello denso di una poesia antica, pare davvero strafregarsene senza alcun problema. Bisogna andare, cazzarola, bisogna ricordare ai nostri polmoni che non di afa vive il bronco, ma di ogni gelida brezza che lo Zefiro ci regala al di sopra dei 2000 slm. Nel frattempo, l'anima incazzosa vien fuori di notte, quando il Sox infrange le regole e al posto di rileggere per l'ultima volta gli appunti lascia che l'occhio indolente indulga sullo scaffale degli everblack. Bram. Baudelaire, "Les Fleurs du Mal", e nel dettaglio l' "Hymne à la Beautè", l' "Inno alla Bellezza". Ah, che spettacolo. E allora volevo gridare al web un paio di versi, solo un paio, giuro, ma questo cielo e questo vento li esigono, credete, li esigono:
Di Satana o di Dio, che importa?
Angelo o Sirena che importa se mi rendi,
-fata dagli occhi di velluto,
ritmo,profumo, luce, unica regina!-
questo universo meno ripugnante
e questi brevi istanti meno gravi?

26 ottobre, 2006

oggi scrivo...
















Oggi scrivo, scrivo, scrivo… a costo di essere noioso, non importa, questa eterna serie di zero e di uno che dà spazio a ciò che ho in testa oggi ha molto da dire, e questo mi piace, non accadeva da un po’… e allora volevo semplicemente incorniciare un ricordo con la erre maiuscola, una foto Jokerosa (Nel senso del cappello, badate bene! Ma che bello non è? Ogni tanto lo metto ancora, anche se ovviamente faccio davvero ridere…) di quando ero a Praga, con VD del Liceo Scientifico Statale Donato Bramante. Ho anche una poesia allegata, l’ho scritta sul pullman del ritorno, e siccome sono narcisista e vanitoso vi dirò anche che mi piace un delirio… alè!












Praga

Ma cari amici,
qui mi ci vorrebbero altre penne,
altro inchiostro ben più degno del mio umile cantare!
Troppa, troppa poesia,
vive in questa città assurda!

Prendete dunque un quadro di Picasso,
una di quelle irripetibili misture di colore e di follia,
e tuffatelo intero nell'acqua grigia di un vecchio fiume.

Allora vedreste davvero con occhi nuovi,
amici miei,
sorgere
dalla nebbia questi palazzi,
queste case storte,
contorte,
ritorte,
bellissime, ricamate ad arte sulle strade,
tristi come l'anima del mare.

E nell'aria il sapore del vento, sempre,
ma è un vento bastardo,
antico,
che ti entra gridando nei polmoni e
fà l'amore come un matto,
col profumo della birra versata ebbra
sul legno delle cantine.

Perchè quest'accozzaglia di guglie e mattoni non ha padrone,
ma svela la sua magia solo a coloro,
e sono pochi,
che si fermano per le vie,
soli,
lottando contro il freddo e contro il sonno,
immobili,
ad ascoltare il suo respiro, e la sua pena.

Questa è una città cattiva,
una donna bella da spaccarti il cuore,
che si sdraia accanto a te,
e, dolce come vino,
lascia cadere dalle sue spalle sottili
un vestito di seta,
bianca e morbida come la sua pelle.

Una tentazione che è paura, pazzia e silenzio,
ma che ti accarezza come un dio,
e lo fa cantando,
sussurando piano di te e delle tue lacrime.



Dai, è carina, no?

come, grazie all’ingrifatura, ci si libera del Joker…

Bella faccia, vero? Non mi ricordo se l'ho tirata fuori causa Caterpillar sull'alluce o causa generale insofferenza nei confronti di me stesso... insomma non importa, stà di fatto che mi sembra che come espressione esprima con grande precisione quel supremo mix di emozioni/sentimenti che mi piace chiamare, licenza poetica permettendo, "ingrifatura".
Essere ingrifati non significa essere incazzati, non significa essere insofferenti, tristi, nostalgici, pieni di roba da dire e da fare, non significa essere rigurgitanti di energia da alzare un TIR con il mignolo, non significa essere a pezzi, essere stanchi, dover dire alla vecchietta che ti stà di fronte sul treno "Scusi, non è che gentilmente quando arriviamo a Magenta mi sveglia? Che sono un pò stanco, oggi..." se no finisco a Novara, non significa averne le palle piene di essere qui e non in Nuova Zelanda ad arrampicare e basta, non significa avere l'orrenda sensazione di non essere in pace con te stesso, di lavorare per nulla, di essere perennemente sul filo del rasoio, di dover sforzarsi per essere coerente, pulito, a posto, non come ero prima ma diverso in senso positivo. Essere ingrifati significa avere in testa un mix di tutto questo e anche più. E per una serie di fattori che per qualche tiro di dado mi sono piombati tra capo e collo in questi giorni, ecco, oggi sono davvero ingrifato. Nervoso, teso, insoddisfatto di me stesso. Come direbbe Nicolas Cage in "Out of 60 seconds", "I'm a baaaaad man...". Solo che quello era un fottuto film, qui invece il sottoscritto è ingrifato davvero. Ma è solo colpa sua, e piano piano ci si rimetterà in sesto, I tell you... anzi ho già cominciato, e non và così male... solo che a volte qualche bastardissima marea rompe i coglioni alla traversata di Captain Jack. Oggi ho commesso un errore, ho accettato un passaggio da Pippo Pessina, il quale mi ha raccontato un po’ di roba che per qualche ora mi ha ributtato senza troppi complimenti in un abisso dal quale credevo di essere ormai uscito. E invece no, la mente umana è bastarda. Per il 90% di coloro che leggono stò blog in silenzio (Hey, ma ho scoperto che son tanti a muoversi nell'ombra! Figata, per un vanitoso come me...), tutto ciò non significa granchè, per altri invece sì. Vabbè, credevo andasse peggio, e invece no. Dopotutto prima o poi doveva accadere. Prima di scomparire in tutta tranquillità in quel di Gran Canaria, una ragazza il cui ricordo ancora mi uccide mi disse “Non ti preoccupare, tu sei forte. Sei sempre stato forte, vedrai che passerà…”. Questo non è vero, e la conferma risiede nel fatto che il solo riportare qui quelle parole non è cosa banale, per me. Riesco a farlo, riesco a ricordare, riesco ad andare avanti, non perchè sono forte, ma perché sono circondato da gente che mi rende forte. Qui stà il trucco, qui stà la magia. Che figata, vivere. Che figata sentire l'amicizia. Che figata avere sotto i tuoi piedi il ponte di questa superba Perla Nera. E cmq, piano piano, ci si tira su. Ho deciso di piantarla con stà storia del Joker, sapete? Leggevo un articolo su Metro (Non ridete, dai! Dopotutto è la mia unica fonte di informazione!), l'autore sosteneva che il 99% della gente tende a costruirsi un personaggio sul web, poichè in effetti si sente scontento o ha paura di ciò che è o che fa nella vita reale. Questo discorso và dal pervertito che mette la foto della modella brasiliana su MSN e invece ha 30 cm di popparuolo, al ventenne un pò incasinato che per un misto di vanità e poesia si rifugia in qualcosa di indefinibile per sfuggire a molte, troppe cose. Nonostante l’articolo fosse sul Metro, mi ha colpito, in effetti è davvero così, e anche se vi assicuro di non aver mai messo foto di brasiliane su msn, vero è che generalemente non vado in giro con una rosa blu in bocca e una cappello da Jolly (ho fatto tutte e due le cose, ma si parla di eccezioni…). Inoltre negli ultimi mesi stà storia di Joker e maschere è saltata fuori spesso con un pò di gente rispetto a dei contesti sbagliati, inficiati dalle presunte maschere di cui sopra. Indi, basta cazzate, mettiamo su il Sox, su stò blog, quello vero. Certo, non sì sà bene quale Sox la gente vede o crede di vedere, ma almeno gli dò una mano. Sincerità, suvvia. Sincerità prima di tutto. Basta Joker. Viva il Sox, invece, quello che vuole realmente liberarsi dall’ ingrifatura...

23 ottobre, 2006

and then?

Son qui mezzo morto, mi gira la testa, sono a pezzi, formule che escono da ogni dove, una paura fottuta del e di domani. Nervoso, teso, stanco, anche un pò incazzato, triste, nostalgico, pensieroso, la testa tra le nuvole... troppe roba per una testa sola, e infatti stò sclerando. Ansioso. E allora peschiamo da Matrix, un film che cambiò tante cose in mè, non è una stronzata, anche i film come i libri e le persone possono cambiare tante cose... questa citazione mi dà coraggio, e poi mi esalta, vedo Morpheus a Zion, di fronte a un delirio di persone, a convincere ciò che resta dell'umanità a non avere paura. Utopico, forse idiota, ma ormai ho imparato a fregarmene del buonsenso comune. Son solo numeri. Una delta di Kronecher fuori posto in un integralino di probabilità. E allora...
"Believe me when I say we have a difficult time ahead of us. But if we are to be prepared for it, we must first shed our fear of it. I stand here, before you now, truthfully unafraid. Why? Because I believe something you do not? No, I stand here without fear because I remember. I remember that I am here not because of the path that lies before me but because of the path that lies behind me"
-Morpheus-
E fà differenza, ma alla grande...

19 ottobre, 2006

rametti di pino...

C'è un che di strano in questa pioggia... scende leggera, in silenzio, timida alunna dei temporali estivi, eterna rompicoglioni del pendolare medio. Il quale se ne va mica tanto allegro, incastrato tra un treno che sà di vecchio (quando va bene) e una lunga serie di pensieracci in testa, questi ultimi selvaggiamente cangianti, si và dalla stronzata al macigno passando per il delirio. Eppure, tra un ritardo bastardo e un panino inquietante , il pendolare medio trova tempo per pensare. Ebbene sì , la routine gli procura dei trip che in confronto un viaggio da LSD è nulla, a volte lo becchi, stò pendolare, congelato alla fermata del tram nel tentativo di bucare l'asfalto con lo sguardo, tanto è in fissa con i cazzacci suoi che frullano tra i neuroni come un minipimer.

Ecco, quello sono io. Ogni giorno diverso, ogni giorno uguale. Jokeroso, direi. Vestito a caso, a volte di meno, a volte di più, a volte c'è addirittura uno scopo ma in genere è la fretta, la stessa sgradita collega che mi fà fare colazione con cracker e maionese, tanto per la gloria dell'aneddoto. E cammino, cammino sempre, fermo non sò stare, vago e vagheggio per una Milano umida e vuncia così ingombro di borse che sembra ch'io voglia vendere porta a porta non sò cosa, magari cavatappi, non ridete, c'è gente che fà anche quello... Come siamo buffi mentre viviamo. A volte mi fermo, mi guardo, e rido. Ma senza tristezza, al massimo con un pò di follia. Rido perchè

Mi sembra spesso di scivolare lungo le giornate come un rametto di pino in un torrente... E forse noi siamo proprio così, e il Grande Burattinaio in realtà è solo un bambino, che spezza rametti dalla mattina alla sera e li butta nel torrente, senza nemmeno sapere che sarà di loro. Ma a me piace pensare che perlomeno abbia voglia di raddrizzarli se si incastrano tra i sassi. Di legarne insieme un pò , magari anche solo un paio, per farli stare a galla...

Insomma, in questi giorni mi guardo in giro e mi sento per l' appunto molto rametto di pino, che nel bene e nel male tenta di arrivare... non saprei dire dove... ma sò anche che non è quello ciò che importa. No davvero... l'importante è il come. Non seguire l'onda, ma inventare, non lasciare che le nuvole ci mettano paura, e sempre stare a galla... non più nell'estremo tentativo di non annegare, ma nel possente sforzo di galleggiare a testa alta, pur essendo, in fin di conti, solo un fottutissimo, microbico, ed insignificante rametto di pino... un sorta di pazzesco Cyrano anfibio...

13 ottobre, 2006

Nico

Altro Stacking Fault. L'autore del mancato impaccamento stavolta è uno che di queste cose se ne intende pure lui... un mio compagno di corso, Nicola, uno dei sopravvissuti a questi due anni di università, uno dei tre moschettieri, tra cui il sottoscritto, che a dispetto della marea tentano di restare sulla cresta dell'onda. Esame dopo esame. Sveglia alle sei e a casa alle otto. Sudando come bastardi, in questo magico delirio di scienza e di persone. Oh yes.
Personaggio, questo Nicola, ma davvero con la P maiuscola. Il primo anno in sua compagnia trascorse per quanto mi riguarda senza onore nè gloria, agli occhi di un superficiale come me era difficile andare più in là di un cazzone che apparentemente aveva come unico scopo quello di rompere i coglioni e fare casino. Poi le persone scompaiono, Darwin fa la sua parte, rimaniamo quattro gatti. Le cose cambiano. Si inizia ad intravedere un tipo diverso dal cazzone puro, un tipo strano, certo, ma profondamente gentile. Dopodichè, è in discesa. E adesso? Beh, il primo impatto ti devasta. Nicola è fuori come un melone. Ormone a mille, mente da genio, sincerità agghiacciante. Aneddotti troppo incredibili per essere raccontati. In sua compagnia rischi la vita almeno un paio di volte al giorno, dentro o fuori dai laboratori, è lo stesso... però non ha mai detto una cazzata. Non ha mai preso per il culo nessuno. E' sempre stato il più gentile e disponibile di noi, anche nella stanchezza più assurda. Certo, non è semplice... quando tu sei a pezzi o incazzato nero Nicola ti uccide, lui è sempre lui, cadesse il mondo... Ma non è un coglione. Lui di maschere non ne porta, dice in faccia tutto e subito, con lui non ci son cazzi, niente grigio, o è nero o è bianco.
Ma veniamo al punto. Lo Stacking Fault. Periodo del cazzo, questo, per il vecchio Nik. Non entriamo nei dettagli. Ma ieri, sul treno, mi ha fiocinato con una perla, ma non di quelle vuote e puramente estetiche... roba con le palle, roba per la quale ci è passato, roba dalla quale ne è uscito, roba per la quale noi ci dovremmo vergognare , perchè ci lamentiamo per cazzate. C'è un piccolo dettaglio in tutto questo. Il padre di Nico è morto qualche tempo fa. E noi stronzi a lamentarci se perdiamo la metro. Dovremmo pensare di più a quanto cazzo siamo fortunati.... e sentite cosa tira fuori dal cappello stò 80 Kg di cazzone buono come il pane..


"Io ho imparato che la vita te lo mette nel culo. Perciò quando la vita te lo mette nel culo abbasso la testa e stò zitto, ma quando le persone me lo mettono nel culo divento cattivo. Perchè se la vita te lo mette nel culo non ci puoi fare un cazzo, ma le persone, invece, possono scegliere di non mettertela nel culo"


Ecco. Magari le parole non sono precisissime, ma il succo c'è. E questo è Nico, che magari le cose non le mette giù con calma, ma a volte di fronzoli non ce ne è bisogno, siamo noialtri che ce li inventiamo... Questo è Nico, personaggio con la P maiuscola personaggio che se non conosci senz'altro t sei perso qualcosa, personaggio a cui però, se non sei proprio stronzo fino al midollo... non puoi fare a meno di voler bene. Nico dà fiducia a tutto il mondo, e come i tutti i buoni la prende nel culo... ma non da tutti, non da me.

05 ottobre, 2006

Franco Magri

E' impressionante come una robina piccola piccola possa farti tanto piacere... ogni volta che mi capitano stè cosucce (beh, mica tanto spesso, a dire il vero...) mi sento sempre un pò strano, un pò diverso, e mi ritrovo a camminare in giro con un sorriso stampato in faccia che sembra che abbia vinto alla lotteria...
Insomma, stamattina, putacaso, ero nell'amena Università Degli Studi Milano Bicocca (ormai eletta a mia seconda magione...), intento a digerire una spatafiata di lezione su misteri inenarrabili sui quali non mi dilungherò. Deo gratias, il maledetto aguzzino toglie, infine, dopo quella che sembra una eternità, l'ultimo lucido dalla lavagna, e con un ghigno malefico ci saluta, sparendo svolazzando nella sua (orrida) giacca scozzese. Più lento della morte mi alzo, tento di stiracchiarmi fallendo ahimè miseramente e ritrovandomi incroccato come un bastoncino findus dopo due ore di frittura in olio di ricino. Imbocco come una cinquecento ubriaca il corridoio bianco manicomio che porta verso la salvezza... caffè! Sì, io ti adoro, o mia caffeinica droga che instancabile tenta di salvare i miei sparuti neuroni dall'oblio.
Beh. comunque. Piglio per 20 centesimi del mio sangue un bicchierino colmo di tutto tranne che di caffè (c'è una proposta di tesi sperimentale su ciò che esce da quella macchinetta al posto del caffè...) e mi avvio a mò di bradipo sulla via del ritorno, testa bassa, occhio spento e viso di cemento. Arrivo a qualche metro dall'aula ,e sento qualcuno che mi tira una pacca sulla spalla alla Jhon Wayne urlando come un pirla "Ma chi è stò polentone?" C'è solo una persona al mondo capace di simile lessico in un plesso di Scienza dei Materiali...
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$\displaystyle V_{l}(r,\theta ,\phi )\sim l!\frac{r_{0}^{l}}{r^{(l+1)}}P_{l}(\cos \theta )(1+O(r_{0}/r))$
Franco Magri. L'id-olo. Il faro. La guida. L'uomo più simpatico, più gentile e più buono dell'intera facoltà di scienze, pluripremiato professore di analisi funzionale già citato in mille ed uno lavori sulla modellistica differenziale di sistemi supramolecolari. Insomma, un guru, sceso dalla cattedra per illuminare, nel corso più bello della mia carriera universitaria, noi poveri stolti su ogni cosa che conteneva una modellizzazione in più variabili. L'uomo che si fermava guardandoti con quella faccia che non ridere è impossibile, e soprattutto quel difetto di pronuncia mortale , nel senso che ti ammazza dal ridere... tutto ciò che finisce in "òlo" (nota l'accento...) lui ripeteva. Dip-olo-olo-olo e anche alo ilo elo ulo, a volte piazzava delle combo che ti ribaltavi sul banco dal ridere... Dio che tempi... e noi a trovare tutte le parole del mondo che finiscono in olo, tra cui ricordiamo ammenic-olo, cavaturacci-olo, discob-olo, ninn-olo... e andammo avanti per mesi, anche adesso lo diciamo spesso... ci manca. Lui, il disatro di gesso che spalmava su ogni millimetro quadro dell'aula, ciò che scriveva alla lavagna autostenografandosi con risultati assurdi...
Ecco, tutto questo per dire che lui, idolo sceso sulla terra, uomo potente e di un intelligenza tremenda, lui sente il bisogno di fermare un suo ex-alunno per il corridoio e tirargli una pacca sulla schiena, con un soriso a trentadue denti di quelli che ti fanno ridere il cuore e ti lasciano contento per almeno un paio d'ore. Ecco, questo è uno stacking fault mica da ridere. Piccole cose fuori posto che impaccano antisimmetricamente la nostra esistenza, così simile a un fottuto reticolo cristallino, coi suoi voids, dislocations, misfits, e chi più ne ha più ne metta. Difetti di punto e di superficie che a volte spaccano le palle ma che a volte spaccano la routine con classe. Come Franco Magri, uomo che ho conosciuto solo per qualche mese, di cui non sò nulla, ma che rientra in quella rara e strana categoria di persone a cui non puoi fare a meno di voler bene, anche dopo due miuti. Qualche post fa avevo scritto qualcosa a proposito di ciò che non è inferno... e qui questo qualcosa l'ho fatto durare, e gli ho dato spazio...

29 settembre, 2006

delicatessen...

E bella lì! Insomma, vogliamo enuclare (anche solo per un effetivamente ridicolo picosecondo) dalla nostra persona un minimo di serietà? Guardiamoci negli occhi, senza ridere nè piangere, diamo un'occhiata alla fottuta agenda... ma insomma, chiccazzo crediamo di essere, una sorta di alieni nati per farcire ogni singolo istante della nostra giornata tipo di impegni più o meno stressanti? Giammai, signori, giammai! Dobbiamo ritrovare le palle per ritagliarci i nostri spazi, ma caspita, è fondamentale, ... non si può pretendere di condurre un esistenza perfettamente devota ed ordinata fino all'ultimo, qualche cazzata ogni tanto bisogna infilarcela, dai, mettiamo un pò di pepe su stà focacciazza di vita.... E allora via, più veloci del 2 ottobre, (infausto giorno in cui i corsi, ahinoi, ricominceranno...), via ad adarrampicare, svuotarsi la testa, divertirsi, non pensare a null'altro che non sia roccia, che non comprenda verticalità, poesia, muscoli tesi allo spasmo, ogni tua singola fibra impegnata nella lotta contro la parete. Per me arrampicare è il massimo, il top, l'apice.
Poche cose al mondo riescono a passare la spugna sulla giornata di merda che hai appena trascorso... cancellare la lavagna, fare piazza pulita in un attimo, dimenticarsi in un istante tutto il resto, lasciando emergere ciò che conta , cioè noi, senza fronzoli, senza maschere di sorta. Noi, punto e basta. Con la curiosità e la gioia sincera del bambino che apre i regali sotto l'albero, e non è una esagerazione... alla Jack Sparrow, scusate la monotonia, ma ora ho vista la maledizione del forziere fantasma e sono carico come una molla, se domani sera mi trovassi Jonny Depp nel tinello lo liquiderei senza nemmeno offrirgli un campari col bianco (offesa delle offese...)... insomma, libero, semplicemente libero... e scusate se è poco...

22 settembre, 2006

nice move...

Et voilà. Dopo qualche mese di testate contro il muro, ecco che finalmente qualcosa inizia a girare per il verso giusto. La percentuale di bianco è in netta ascesa, ve lo assicuro... la rotta c'è, la bussola di Captain Jack pure, la Perla Nera anche.
Giusto per non gridare alla perfezione, c'è da dire che prima di poter virare come si deve ci sarà da pulire un pò stò timone da quelle vecchie alghe che, ahiloro, credevano di rimaner lì per sempre, ghignando delle bestemmie del timoniere. Ma il Grande Burattinaio, non si sà se per pietà o per noia, a volte ci concede di risalire a galla. Non senza sforzo, non senza la paura che qualche Leviatano ti possa all'ultimo trascinare nell'oblio, certo, ma che importa? Ormai è fatta, anche se le mille grandi parolone che tuonano nella mia mente resteranno solo mie ancora per un pò. E come darmi torto? Dopo la prima ala spaccata il falco non si fida più del falconiere, chiunque esso sia. Siamo umani. Deboli, storti, contorti, stradine di porto che si incrociano nell'odore salmastro di questo mare, che sempre ci culla senza posa, senza mai pretender nulla in cambio. E in fondo, al di sotto delle nostre scorze da superuomini, tutti noi abbiamo bisogno di essere cullati. In caso contrario ci attende l'infelicità... ma ora basta, sono stanchissimo e le energie mi servono per studiare, Dirac il Grande richiede tempo e precisione. Purtroppo o per fortuna, premesso che alcune carte dovranno ancora essere scoperte per poter essere sicuri di stare davvero giocando, questo blog è destinato al cambiamento. Ci saranno post"normali", ci saranno stralci di ciò che combino, ci sarà il Sox di tutti i giorni. Un diario. Lo è sempre stato, ma stavolta senza la vanità di dover regalare la perla di saggezza ad ogni post. Il fascino ed il tempo del poeta maledetto sono giunti alla fine, e in tutta franchezza vi dirò che non mi spiace neanche un pò.... See you soon...

14 settembre, 2006

Giocando a carte con una nuova alba...

La scacchiera è sempre la stessa... ma il giocatore è cambiato. Più calmo, più concentrato, in grado di pensare e di prevedere ciò che sarà con precisione maggiore, senza ovviamente fare il determinista. Molto di ciò che passa sotto le nostre scarpe si riduce al lancio di un dado, ma noi possiamo scegliere in che modo camminare. Non da soli, certo, questo è un assioma. Il solitario è tale non per scelta, ma per necessità, se quest'ulitmo si illude di aver scelto in quel senso è un problema, ma la sostanza non cambia. E allora eccomi qui, a guardare negli occhi il Gramde Burattinaio mentre con lentezza glaciale arrocca la torre al re. Ma si sapeva, dopotutto è ormai qualche mese che gioco seriamente anche io. E siamo ad un punto cruciale, in punto in cui non scegli da solo ma scegli in due. Una sfida vera, perchè se la scelta è unicamente per te stesso è una scelta fino a metà, ma qui invece c'è da sudare, c'è da guadagnarsi questa scelta ed esserle fedele. Ma ci sono. Diverso, ma non più a pezzi. Cambiato, ma in fondo nemmeno più di tanto, solo la scorza, ma di quella, con un pò di fortuna, ci si libera come i serpenti cambiano pelle. In attesa del bianco. Jack Sparrow è in attesa della sua Perla Nera che nera non è ma non importa, a suo modo il nord lo segna lo stesso. Ora il vento deve solo aggiustare i dettagli. O forse dovremmo essere noi nei panni di messer Eolo, chissà. Noi a soffiare con forza, noi a plasmare le rotte nostre e con un pò di arroganza quelle altrui...

"C'era una volta la mia vita, c'era una volta la mia casa, c'era una volta e
voglio che sia ancora..."
-LigaGiovaPelù -

Non di classe, non uno zio Walt, macchissenneffrega, non viviamo in un fottuto documentario di fine 600... domani la sveglia suona alle sei, e non ci sono baldi destrieri per portarmi in Bicocca... ora che con calma si tenta di toglierci il vessillo nero di questa atroce angoscia dal mio stupidissimo cranio...

Good Luck...

05 settembre, 2006

una goccia di bianco. un bianco di classe ...


L'inferno dei viventi non è qualcosa che sarà. Se ce ne è uno, è quello che è già qui,l'inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accetare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo piùl. Il secondo è più difficile, ed esige attenzione ed apprendimento continui: cercare e saper riconoscere , chi e cosa in mezzo all'inferno non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.
Italo Calvino -Le città invisibili-

Non è farina del mio sacco, questa, ma fa parte di un bellissimo regalo, una sorpresa, che mi è arrivata tra capo e collo esattamente nel posto giusto al momento giusto. Un qualcosa che in mezzo all'inferno non è inferno, e quanto è vero Dio, lo farò durare, e gli darò spazio. Certo, un blog, il mio, poi, non è il massimo, ma è qualcosa. Dire semplicemente grazie a chi dopo tanto tempo mi ha regalato delle lacrime che stavolta hanno un buon sapore, non è certo abbastanza. Ma è qualcosa. Perchè le volte che ti scavano dentro quei solchi che non toglierai mai più, sono le volte in qui i quadri fanno "FRAN!". E non ci sono cazzi, capita mentre sei al cesso, o mentre sali sul treno, o quando la guardi come se la guardassi per la prima volta, poco importa. Già detto, lo sò... e allora? Ci sono frasi che continuerei a ripetere per tutta la giornata, ogni volta in modo diverso, ogni volta chiudendo gli occhi e graffiando a fondo ciò che c'è da capire. Ci sono canzoni che ascolterei tutta la notte, ogni volta chiudendo gli occhi e sognando ciò che un tempo giurai a me stesso di non sognare più. E ci sono volte che i conti non tornano. Una busta gialla sul tavolo. Credevi di annegare ed invece qualcuno di impensabile ti tira a galla, magari senza nemmeno rendersene conto. Stacking Faults. Roba che non quadra, roba che in fondo non deve quadrare. Piccole cose che in mezzo all'inferno non sono inferno... e allora, le farò durare... e darò loro spazio...

31 agosto, 2006

I'm back...

Eccomi qui. Sono sempre io. 4 Kg in meno, forma fisica decisamente migliore rispetto a due mesi fa, capelli che ormai si confondono con la barba e barba che si confonde con il restante vello... insomma, un ominide che si riaffaccia alla civiltà. Più sereno, senz'altro, la mente e l'anima ancora grevi di vento e di pioggia, direi pronto per ricominciare. Un nuovo anno. Nella speranza che la fortuna giri un pò anche dalla mia stavolta, ma non mi lamento, c'è di peggio... Ora c'è solo da rimboccarsi le maniche e darsi da fare, perchè per mettere ordine in questa testolona ho avuto tutto il tempo che volevo. La solitudine è una amica preziosa in questo. Niente scuse, adesso. Niente ricordi in mezzo ai coglioni, niente rimpianti, rimorsi, lacrime amare e via dicendo, vediamo di voltare pagina, e di farlo in fretta e bene. E via. La mia paura era di essere cambiato al punto da vivere diversamente il mio abituale binomio estivo mountains & solitude, ma con mio grande sollievo così non è stato. Certe cose sono rimaste mie, e mie soltanto. Qualunque cosa succeda, le mia montagne son sempre lì, io sono sempre lì, solo e senza maschere di sorta, nel tentativo di ritrovare quel me stesso che durante l'anno sfiguro a colpi di routine. Spero solo di non dimenticarmi in fretta ciò che ho visto mettendomi di fronte allo specchio. Voglio che l'immagine di quella serenità che ho con fatica riconquistato a colpi di rocce e di vento mi sia vicina, quest'anno. Non sarà semplice, (meno male, mettiamo un pò di pepe in questa nostra esistenza, non dico da star male ma da doverci bere almeno un pò sopra...) ma sono letteralmente circondato da persone coi controfiocchi. Loro sono ciò conta davvero. E allora, ragazz, bando alle ciance e via... verso un orizzonte che in fin dei conti è sempre lo stesso, ma come tutte le cose, dipende da che nave lo guardi...che io sia Jack Sparrow fino in fondo, allora! Ale'!

No more red roses for you, my man...
but the sky are still your, you know?
I mean, something that no one has never taken away from you...
something that belong to your past
You know, that kind of stuff you used to do
something absolutely crazy...

20 luglio, 2006

Signori, il Joker vi saluta. Non è un addio, sia chiaro, ma solo un arrivederci... mi attendono la solitudine, il silenzio, forse anche la mia pace... mi aspettano le mie montagne, i miei ricordi, i miei sogni. Tornerò. Forse diverso, non si sà cosa mai cosa possono avere in mente quelle cime, non si sà come possa girare quel vento... ma in ogni caso ve lo racconterò al mio ritorno, è una promessa... a settembre, quando la solitudine avrà avuto la meglio ed io sarò pronto ad un nuovo anno.... nel frattempo...
"Saluto tutti senza inchino e vado via sfumando..."

15 luglio, 2006

jack sparrow...

Staremo a vedere cosa ha in serbo la marea per noi relitti incagliati, incrostati di antiche e serpeggianti alghe nere a tal punto da disconoscere onde e vento... al punto da dimenticare altri lidi meno gotici, ed infine rassegnarci a rimanere ombre in un mare in tempesta... ombre in un mare in tempesta...

Sono stanco.
Stanco a tal punto che nonostante ogni mio sforzo mi si chiudono gli occhi.
Mi si chiudono gli occhi perchè in effetti non c'è nulla da vedere.
Non c'è nulla da vedere perchè di fronte ad uno specchio sò benissimo cosa vedrò.
Sò benissimo cosa vedrò eppure vorrei spaccare il mio riflesso.
Vorrei spaccare il mio riflesso perchè in qualche modo non mi appartiene più.
Non mi appartiene più perchè con grande abilità qualcuno ha cambiato quello specchio.
Qualcuno ha cambiato quello specchio perchè era stufo del mio riflesso.
Era stufo del mio riflesso perchè non era granchè.
Non era granchè ma era qualcosa, adesso invece è una maschera.
E' una maschera perchè non è vera.
Non è vera perchè non è una.
Non è una perchè devo restare a galla.
Devo restare a galla ma sbaglio.
Sbaglio e sò di sbagliare.
Sò di sbagliare eppure non voglio cambiare.
Non voglio cambiare perchè adesso ho qualcosa da perdere.
Ho qualcosa da perdere perchè non ho più nulla.
Non ho più nulla, nemmeno il desiderio, infine, di lasciarmi un'ombra alle spalle.
Lasciarmi un'ombra alle spalle e dormire.
Dormire perchè sono stanco.
Stanco a tal punto che nonostante ogni mio sforzo...

Ecco... in sè questa sorta di filastrocca dovrebbe essere tremendamente efficace, e sballottolarmi qua e la senza pietà alcuna apparentemente fino alla fine dei miei giorni. Ma gli stacking faults sono in agguato. Dopotutto nessuno nega che questi ultimi non facciano quadrare unicamente ciò che sogniamo o pianifichiamo. Magari a volte si prendono la briga di mettere a soqquadro quei meccanismi letali tipo la filastrocca di cui sopra, spaccando la monotonia e facendoti respirare aria nuova. Aspetterò con ansia un qualcosa del genere. Lo battezzerei RSF, reverse stacking faults, ma i fisici molecolari giustamente mi farebbero notare che un piano cristallografico non pianifica e non sogna un bel nulla. Io invece sì, imperterrito, come Jack Sparrow, fiero ed invincibile, ritto sul pennone di una nave ormai sott'acqua, ebbene allo stesso modo io agogno la terra sotto i piedi. Da marinaio a marinaio. Nel frattempo, staremo a vedere cosa ha in serbo la marea per noi relitti incagliati, incrostati di antiche e serpeggianti alghe nere a tal punto da disconoscere onde e vento... al punto da dimenticare altri lidi meno gotici, ed infine rassegnarci a rimanere ombre in un mare in tempesta...ombre in un mare in tempesta...

08 luglio, 2006

there is no going back...


How do you pick up the threads of an old life? How do you go on... when in your heart... you begin to understand... there is no going back? There are some things that time cannot mend. Some hurts that go too deep... that have taken hold.


Kubrik è fuori come una mela ma col cinema, e scusate se è poco, ci sà fare, e alla grande. Ed in fondo anche noi ci ritroviamo qui, soli, a sognare, a tentare di capire questa trama di tenebra e ricordi che ancora ci tiene ancorati ad un passato lontano. Sviscerare il sonno, graffiare l'attimo, vivere come foglie d'autunno, senza fretta, consapevoli di essere caduti o di essere ancora sospesi ad un destino già scritto. Maschere e pugnali, atmosfere seicentesche e dragoni, ma il passo è breve, bastano un pò di poesia , un cuore impolverato e soprattutto una spolverata di follia...

04 luglio, 2006

not so easy...


No, non è per nulla semplice stare soli. Specie quando non sei abituato, quando avevi un ancora, una bussola per starci dentro in stò casino, e adesso non sai se star male per aver perso la rotta o per non riuscire a trovarne un'altra. Ma la verità, è che lì fuori non c'è un cazzo di nessuno. Parole, promesse, cazzate, il tutto vano e confuso, annaquato dalla cortesia, sfregiato dal solito. Sei spaccato tra i ricordi ed un futuro che non c'è. Sei divorato dal passato, reagisci, tenti di costruirti un presente, dato che un futuro è un pò troppo, ma fallisci miseramente, travolto da te stesso, soffocato, inutile, grigio. Lacrime amare, versate senza alcuna spalla su cui riposare... non c'è pace qui. Ogni tuo gesto pare finalizzato a sottolineare che non è così che eri, e che soprattutto non è così che vorresti essere. Nè carne nè pesce, ma di sicuro carne sola o pesce solo che dir si voglia. L'ottimismo e il resto del mondo tentano di enucleare al posto tuo un che di positivo, ma è una maschera, cade dopo qualche birra. Perchè? Perchè

L'amore è un castigo. Veniamo puniti per non essere riusciti a rimanere
soli.


-Marguerite Yourcenar-



Basta. Dormire. Non è ciò che mi serve, ma è ciò che mi fa dimenticare. E' abbastanza per queste sere, nere e senza via di uscita, trascorse a sognare chi è qualche gradino al di sopra di te ed inconsapevolmente ti ride in faccia. Non c'è colpa, non c'è nulla, a cuor non si comanda. Definitelo banale, perdeteci un paio di minuti, ritagliatevi un qualche istante da questa quotidianeità che ci annichila e ci smembra, e limitatevi a darmi ragione. E così spendo questo ore insonni, forzandomi di rimettere tutta la mia mente allo studio, ma inesorabilmente cadendo nel nero. No fucking way...

02 luglio, 2006

take a look from another side...the outside one...

Il mio capitano in questo è un vero artista... I mean, il "riuscire a vedersi da fuori". Non è semplice da spiegare, specialmente se non siete abituati a farci caso... perciò lascio che siate voi ad interpretare il virgolettato di cui sopra. Senza dubbio è un bell'esercizio mentale, ed oltretutto è di una utilità pazzesca, perchè se è fondamentale avere dei punti di vista esterni rispetto a ciò che si fà, a maggior ragione il nostro punto di vista per così dire esterno è importantissimo. Ovviamente non mi sono spiegato. Diciamo che ci vuole un senso di autocritica paurosa, ma questo è appena sufficente per riuscire a vedersi da fuori al termine di ciò che si fà. Per farlo durante, e magari grazie a quello cambiare rotta, ecco, lì ci vuole il mio capitano... ma ieri notte, da bravo discepolo, ci sono andato vicino, ottenendo questo risultato... provvisorio, parziale, ma in un certo senso positivo...



Cause I'm a picker,
I'm a grinner,
I'm a lover,
And I'm a sinner,
I play my music in the sun...

I'm a joker,
I'm a smoker,
I'm a midnight toker,
I sure dont want to hurt no one...


-Steve Miller band-







There's some other stuff about this fly... I'll work on it...

25 giugno, 2006

la mia pipa...

La mia pipa è tentazione, serenità e poesia. La fumo solo in occasione particolarissime, di grande nervosismo ( mi rilassa da morire), o di grande ispirazione (un tramonto in montagna fumando la pipa è l'apice... sembra quasi di vedersi da fuori, di diventare almeno per un istante un poeta degno dei romanzi più epici). Per un certo periodo, a dire il vero, la fumavo spesso anche nella quotidianeità, a causa di un misto di rabbia, vanità, voglia di cambiare e maschera baudeleriana... ma ora sono più o meno tranquillo... e mi concedo questo piacere perfetto solo al momento giusto nel posto giusto, e soprattutto al fianco delle persone giuste...

La mia pipa...

Ed anche messer vento,
eterno millantatore,
cessa le sue danze e si improvvisa spettatore.

Sono complici le ombre,
scolpite nella notte,
ricamano silenzi e regalan rime rotte.

Ma ecco arrivano gli attori,
morbidi e lenti,
si innalzano nel cielo come pallidi serpenti.

Ignari, spensierati,
seguono il destino dei loro creatori,
inchiodati ai ricordi, ma eterni sognatori.


Non è granchè, ma anche solo rileggerla mi riporta con la memoria a quei rari, pazzeschi istanti, in cui il resto del mondo cessa di esistere, e tutto te stesso si limita a seguire con lo sguardo la fine di una giornata, annegata senza amarezza alcuna in un tramonto senza nome...

22 giugno, 2006

back to the sea...

A volte l'unico modo per inchiodare i ricordi a quella sottile trama di pensieri che ci torna in mente in queste notti così strane, e storte, è scrivere... senza contare il fatto che andare a recuperare qualche vecchio foglio dalla libreria è molto più facile e poetico che sedersi e sforzarsi di farsi tornare in mente qualcosa... nel bene e nel male, sia chiaro. Però è molto simpatica l'idea di aver lì un tot di cose, black&white e grigio compreso, che quando si ha voglia si sfogliano, si scelgono, si leggono, e poi, magari, si postano...



Sul mare

La notte è strana, qui, in questi vicoli così stretti,
e storti,
che strisciano come serpenti tra le piccole case del porto.

Dappertutto è silenzio.

Anche il mare sonnecchia stanco,
e culla con sé le barche ubriache di onde e di vento.

Solo un gabbiano mi guarda stupito,
mentre scricchiolano sotto i miei passi le assi bagnate del vecchio molo.

Risale a tre anni fa. Gara della vodka sulla spiaggia. Niente black, anzi. Fondamentalmente la posto perchè quest'anno porteremo più vodka... Il punto è che il mare per me rappresenta il cambiamento, l'insicurezza. Il mio habitat naturale, la mia calma, la mia pace, risiedono senza dubbio tra le mie adorate montagne... la crudeltà della roccia, l'immensità dei boschi, il buio delle valli, la solitudine delle cime, il canto del fiume che rompe il silenzio dei 3000... ma queste cose non cambieranno mai. Io non cambierò mai in questo. Invece il mare... è un pò più cattivello, ecco... non si riesce mai a capire dove voglia portarti... contorto, ritorto, ma sempre in movimento, e tu con lui... sì, è necessario anche un pò di mare... ancora non sò bene se per ricordare o per dimenticare... nel frattempo ci si lascia vincere dal soffice sciabordio di queste onde, fino a quando il nostro naufragio trovarà infine la sua pace...



16 giugno, 2006

o me, o life...

Un post da mezzo Joker, questo... sarà che è ancora presto,e la maschera è su ancora per metà... in ogni caso, et voilà! The white! Stamattina mi sono svegliato (parola grossa...sono vecchio, ormai...me la ronfo come un ghiro...) non ho fatto colazione (per prepararmi alla mangiata epica che mi attende), doccia (ebbene sì, quando plutone è in fase con mercurio stringo una tregua col sapone) e via con la modellizzazione Hamiltoniana dell'He. Dopo un tot. mi accorgo però che chiudendo gli occhi vedo lo stesso le formule, quindi onde evitare il collasso abdico in favore di una ginnastica mattutina, approfittando del fatto che quel bigolo del mio brother fà pesi anche alle otto di mattina. Resisto stoicamente a fianco di quella specie di Rocky per cinque, forse dieci minuti, poi mi butto sul letto, spacco due cd (cazzo, uno è della Maddy! Disastro!)con i miei 75 Kg per 2m di imbranato, faccio cadere una stampante, un libro di meccanica quantistica,una chitarra e una sedia in quest'ordine (e tutto in due secondi! wow!), e mi becco uno sguardo di puro odio della mia mutter, giustamente ingrifata per l'habitat metropolitan-amazzonico che ogni giorno ricreo nella mia stanza. Ma, ma , ma. Dall'alto della libreria un foglio plana sul mio letto. E' un segno, mi dico. Evito di squartare il cane di mio cugino alla panoramix, ma sono sicuro. Raccolgo, giro,leggo, sorrido, lacrimuccia, lacrimona. Carpe diem. In effetti la distribuzione di probabilità di fogli simili nella mia libreria è Lorentziana, ma non importa, questo è particolare. Scritto a china nera su un foglio simil-bruciacchiato in simil-elfico, si parla di qualche anno fa, quando la malattia di fantasy, D&D , Radagast il Bruno e tutto il resto era ad uno stadio decisamente terminale. Ma i miei neuroni collegano subito. Carpe diem, l'attimo fuggente, robin williams, Walt Whitman. Lo Zio Walt! Come dimenticarsi del "pazzo con la bava alla bocca" ? Bram. La rete mi salverà dall'ignavia. Un clic lì, uno là, scanso abilmente il link di un certo Walt , svedesone superdotato di anni 25, (se volete ho l'URL in cronologia , my girls) et voilà, English version della poesia più bella del mondo. Leggete, assaporate, contestualizzate, lasciate che la sua grandezza vi soffochi. Dice lo Zio Walt:
O Me! O Life!

O ME! O life!... of the questions of these recurring;
Of the endless trains of the faithless—of cities fill’d with the foolish;
Of myself forever reproaching myself, (for who more foolish than I, and who more faithless?)
Of eyes that vainly crave the light—of the objects mean—of the struggle ever renew’d;
Of the poor results of all—of the plodding and sordid crowds I see around me;
Of the empty and useless years of the rest—with the rest me intertwined;
The question, O me! so sad, recurring—What good amid these, O me, O life?
Answer.

That you are here—that life exists, and identity;
That the powerful play goes on, and you will contribute a verse.
Walt Whitman (1819–1892). Leaves of Grass. 1900.

"CHE IL GRANDE SPETTACOLO CONTINUA, E TU PUOI CONTRIBUIRE CON UN VERSO" Beh, maccheccazzo, come si fà a non aver voglia di vivere, di spaccare tutto dopo una roba del genere? Al diavolo i dadi, i ricordi, il black e anche il Burattinaio! Datemi un 6a da climbare, datemi un leghista da legnare, datemi una venere da conquistare! Oggi è il bianco, dice il Joker. Io dico che dal nero al grigio va benissimo. Intanto, posso contribuire con un verso. Storto, forse al posto sbagliato, ma porca miseria ci sono. Ci sono anche io...E allora via, a pieni polmoni verso altre 24 ore di spettacolo...

14 giugno, 2006

si va in scena...

Questa notte è per urlare. Perchè fare l'attore è un bel mestiere del cazzo quando devi indossare una maschera per 24 ore. Sono stanco. Tempo fa scrissi che non mi importava sapere dove andare, l'importante era camminare nel migliore dei modi. Ci credevo davvero. Ma ora non è così. Camminare non basta. Non basta mettere un piede davanti all'altro, tirare una notte dopo l'altra, non basta perchè non sai se stai girando in tondo oppure no. Alcuni volevano che postassi infine qualcosa di sereno e simpatico. No. Non perchè non voglio, o perchè non ne sono capace. Per quello basta il solito Sox, no? Non ricevo su appuntamento, non serve, il cappello da giullare ce l'ho su dalle sei del mattino, fino a che l'ultimo degli astanti chiude gli occhi la notte. Ma qui, io devo urlare.



Spleen

Canti spezzati,
e rime massacrate.

E cos'altro credi che possa partorire
questa penna,

schiacciata da questo cielo umido di
pioggia,

incastrata tra un anima già stanca
e una giornata grondante di dolore?

la ballata del poeta pazzo...

"Essenzialmente è vanità. Vanità e grigiore che lentamente stravolgono questo blog, lo riportano al passato... è un diaro all'inverso, una biografia a ritroso, sempre più sincera, sempre più vera. Questa poesia ha una storia. Incredibilmente ha anche vinto un concorso (qui è la vanità), ma ora, appoggiata a questo bellissimo quadro, Il Vecchio Chitarrista di Picasso, è veramente dusty... (qui è il grigiore)"
Canterei di sangue, di anima, e di amore,
ma non trovo,
mi dispiace,
le parole.

E poi la rima,
la metrica,
e l’armonia!
Tutto è disordine,
in questa mia poesia.

A chi importa?

Ma suvvia, a nessuno,
questo canto a niente mi riporta, ma!

Allora è follia!

Può darsi.
Ma che venga,
avanti, amica mia!

Vedi,
è davvero meglio,
per noi piccoli mortali,
incastrati in pensieri così ridicoli
e banali…

Come dici?

Io son pazzo.
E’ vero,
ma non toglietemi questo sollazzo,
perché
io,
è vero,
di scrivere poesie
non sono capace,

ma,

almeno,

lasciatemi impazzire in pace.

12 giugno, 2006

echi...

Non ricordare significa mentire a ciò che và oltre ad ogni nostra maschera... ma senza sangue. Senza rimpianti, senza dolore. The complete rest. L'orologio ha fatto il suo dovere. Ora è tempo di levare la polvere dalle scarpe, e ricominciare a camminare... col coraggio e la gioia di ricordare. So be it...



Dove sono, i volti affilati di quei giovani amanti?
Cosa aspettano, quegli occhi di fuoco, quelle incredibili rime urlanti?

Venite, venite avanti,

maledetti intrecci di passioni orrende,
ché la mia penna ha ancora sete,
di voi e delle vostre oscure vicende.

Ah! Quanto in alto si levavano le vostre grida,
sino a che la luna non crollava esausta,
e la notte finiva.

E quanto, quanto ancora dovrò aspettare,
prima che quegli animi spaccati
si facciano infine ritrovare?

Ma forse siete solo ombre,

pallide lacrime
del passato,

riflessi spauriti
di un mondo dimenticato,

ed io non ho tempo per questi ricordi amari,
ma solo qualche verso di poemi solitari.

07 giugno, 2006

fenice...
























Un giorno, forse,
libero dai ricordi, troverò la pace.

Intanto, dove infine tutto tace,
ripongo non visto il mio dolore,
nascosto tra lune capovolte, e lunghe notti senza ore.

Sono voci grevi, grigie, che gridano di pioggia.
Sono i grandi romanzieri, sconfitti,
col capo chino sulla fine della storia.

30 maggio, 2006

il vecchio e il bambino...


"Nevica sempre, in questo cazzo di paese?", -domanda con un sorriso divertito il suo vecchio amico, calpestando allegro la neve- "Solo quando torni a farmi visita,Yankee...", -risponde lui-. Si stringono la mano, si abbracciano felici come due bambini fino a farsi male, in una sera di gennaio di quelle in cui il vento è incazzato sul serio, ed insieme alla bianca signora forse cade anche qualche lacrima. "Mi sà che stasera non combineremo un granchè" -riprende dopo qualche istante lo Yankee- "Non avevo messo in conto un tempo del genere, e alle nove devo essere a Rozzano, devo tirar su una amichetta e sarebbe scortese darle buca, non trovi?" "Ogni lasciata è persa, vecchio..." conclude l'altro, con la faccia di una che sà di dire una cazzata, ma solo fino a metà...Si infilano come due ladri nel circolino del paese,un posto da campari col bianco e da totocalcio. Scelgono il più nascosto tra una decina di tavoli da caffè veneziano inculcati a forza in una atmosfera tutt'altro che veneziana, incorniciata da un vecchio sdentato che si incazza contro la slot machine e due belle bionde, ma di quelle alla spina. Si siedono l'uno di fronte all'altro, squadrandosi a vicenda come se fossero sul ring, ma senza sospetto, senza rabbia, giusto per vedere cosa è cambiato."Ciao ragazzaccio. Bel tempo di merda. A Dallas due settimane fa c'erano trenta gradi, sai?" Lo Yankee è un tipo strano,occhiaie fino al collo ma due occhi di quelli che qualcosa da dire ce l'hanno,la testa piena di pensieracci peggio che una nuvola nera quando stà per piovere. Il ragazzaccio invece è un tipo strano,occhiaie fino al collo ma due occhi di quelli che qualcosa da dire ce l'hanno,la testa piena di pensieracci peggio che una nuvola nera quando stà per piovere. Il primo è un pò più vecchio, ha alle spalle un cuore spezzato e due anni in America,l'altro ha solo vent’anni, non è mai stato in America ma il cuore spezzato c'è, e almeno per questa sera tanto basta. Parlano, non per delle ore come vorrebbero, solo il tempo che ci vuole per finire due birre. Parlano di com'è l'America, strana, di come stanno, male, di cazzate, tante. Si erano salutati due anni fa, quando lo Yankee era partito,ed ora eccoli qui. Due anni fa non erano così, ma non importa, pensa il ragazzaccio, il vero problema è quando di due amici, di due colleghi, di due innamorati, ne cambia solo uno. E invece no . Meglio così."Perché?" domanda a un certo punto lo Yankee,con la faccia di uno che sà cosa aspettarsi ma solo fino a metà. Per due mesi, due lunghi mesi, il ventenne ha aspettato che lo Yankee glielo chiedesse: "Perché ti ha lasciato?" Quanta merda da tirar fuori... Non che gli seccasse, non che non l'avesse ancora fatto, il punto è che il tempo di una birra per certe cose non basta,e che due mesi per certe cose non bastano, e poi, cazzo, come fai a tirar fuori quel gran casino che hai in testa, quando nemmeno tu ci capisci nulla? L'unica cosa che sò, si dice il ragazzaccio mentre finge di pulire il bicchiere per temporeggiare, gli occhi fissi su un soffitto che non c'è, e la mano che tamburella nervosa sul tavolo sporco, è che tutto è sommerso dal dolore. Un dolore nero, tagliente, senza fine, per il quale nessuno ha ancora trovato un nome, e che nel frattempo dura una vita, graffiandoti così in fondo che ogni canzone, ogni gesto, ogni ricordo al posto sbagliato ti scaglia ancora in un oblio senza mai pace. Ma a volte il silenzio dice tutto, e lo Yankee lo sà, perché sepolto sotto una maschera da giullare, sotto la faccia del buffone di corte che ogni tanto ne tira fuori una dal cappello, anche lui ha il cuore spezzato, tante domande senza risposta, e anche qualcuna a cui forse purtroppo una risposta l'ha trovata. "Allora sei stato a Modena, hai fatto quel che dovevi fare?" Non parla di qualche cazzo di mostra di Picasso, lo Yankee, anzi. Parla di un rimpianto, di una ragazza, una serata per riuscire a dimenticare, ma non và. "Il problema è che dura una notte,Yankee. Poi ti svegli la mattina dopo a chiederti che cazzo ci facevi lì, e lo sai, perché lo sai, che lei non era lei, che non tornerà ,che non serve a un cazzo, che sei fottuto, che ti mancano dei pezzi di quelli che dal ferramenta non li trovi, pezzi che lei si è portata via e non torneranno mai, Yankee, lo capisci? Mai, cazzo, mai più...". Lo Yankee lo sa eccome,e allora racconta, come solo lui sà fare, pensa il ragazzaccio, parla con un sorriso amaro scolpito sulle labbra e gli occhi qualche oceano più in là. "Sono diventato flessibile, hai presente? Mi piego, quasi tocco terra, poi mi rialzo sempre, forse un pò più sporco ma ci sono. Ho l'anima in candeggina, le mani bucate, vivo in un cazzo di paese che non è il mio, eppure ci sono. Non è molto, ma è di sicuro abbastanza". "Canna che non si piega si spezza", gli risponde il ventenne con una citazione da casa di riposo, ma il concetto l'ha capito. "Sì, alla fine stiamo a galla, Yankee, a pezzi ma stiamo a galla, forse senza nemmeno sapere come ma è così..." E poi la birra finisce, e Rozzano è più lontana che mai con le strade ridotte a piste per sci di fondo. E allora via, si esce nella neve, dopo un aperitivo di quelli dove del martini con l'oliva non gliene importa un cazzo a nessuno, ciò che importa è incrociare due strade che non si incrociavano da tanto, e vedere dove cazzo hanno intenzione di andare. " Prima del cinque ci troviamo ancora, ma stavolta andiamo a cena. Scegli tu il posto" - dice lo Yankee. Il ragazzaccio annuisce, lo abbraccia, si volta, e torna verso casa, calpestando allegro la neve.

24 maggio, 2006

dirty nights & some jungle juice...

Il bello di una partita a scacchi, è che in ogni momento uno dei due giocatori può sbagliare. Anche se magari ci ha pensato mezz'ora, anche se aveva in mente da mezza partita quella mossa che a lui sembrava perfetta, infallibile, porcaccia la miseria non la imbrocchi. Ecco, quando giochi contro il destino, sebbene quest'ultimo sembri pazzescamente sicuro di sè, è importante ricordarsi che può sbagliare anche lui. A volte alcune cose, alcune situazioni, alcune persone, addirittura, sembrano ormai destinate, appunto, ad una fine ben precisa, che tutti già si immagino, che addirittura già consideriamo come passata. A volte certe cose sembrano così ovvie, così banali, che ci dimentichiamo che ci sono, e soprattutto ci dimentichiamo di poterle cambiare. La routine, per esempio. Mai meccanismo più perverso e crudele fu inventato dal grande burattinaio. Tutto diventa ordine, precisione, perfetto, inaffondabile, in ogni momento sai quello che devi fare e anche come lo devi fare, perchè lo hai sempre fatto e l'hai sempre fatto i quel modo...ma non si tratta di quanti cucchiaini di zucchero metti nel caffè alla mattina...si parla del modo in cui ci si rapporta con gli altri, il modo in cui reagisci agli imprevisti...tante e tante cose, più o meno importanti, che sono così soltanto perchè siamo abituati a far così, o perchè, peggio ancora, qualcun'altro ci ha abituato a fare così. Ma manca una cosa: il perchè. Spesso non ce lo chiediamo più. Il perchè delle cose, dal cucchiaino di zucchero al disperarsi quando siamo incasinati. Non cambiamo le cose perchè non ci domandiamo il perchè. E allora concediamo lo scacco matto al destino, e nemmeno ce ne siamo accorti...Lasciate perdere la scienza in ciò che stò per scrivere, ma nell'universo esiste una quantità fisica che si chiama entropia. Un fisico vi direbbe che misura il disordine delle cose. Un chimico vi direbbe che misura il grado di agitazione termica del sistema. Un matematico o un fisico quantistico vi direbbero di peggio, ma dove voglio arrivare? L'entropia è caos e calore. Senza di questo, siamo morti. L'ordine è morte. La routine è mettersi in fila , è mettere a posto, è un qualcosa di freddo, rigido, che non ci appartiene. La vita è disordine, caos, voglia di fare, di spaccare tutto, di mettersi scarpe rosa shocking a un colloquio di lavoro, di dipingersi il culo di rosso e presentarsi così al sindaco, di mettersi in gioco, di provare, di cambiare, di sbagliare, di tornare indietro, di black & white, di maschere...tutta questa giostra piace al grande burattinaio, ed io sono convinto che finchè abbiamo qualcosa da dire...beh, allora nemmeno lui avrà il coraggio di farci scendere da questo pazzesco calci in culo che stiamo vivendo... dirty nights and some jungle juice, dunque...stando attenti a non abbandonare mai quella scacchiera...e quando infine saremo stanchi di giocare...quando...
When you come down and take me home, send my soul away...
-Audioslave-

18 maggio, 2006

thoughts & dust...


Ho parlato tanto di maschere, e credo che coloro che hanno avuto la pazienza di seguirmi fino a qui si meritino almeno uno scorcio di una delle mie. Una delle più toste, credo, quella dei ricordi. Una smorfia da folle in un cielo stellato, non so se possa corrispondere alla descrizione di una maschera ma non importa…La mia maschera dei ricordi è pazzesca, a volte nera come la notte, a volte così incatenata a me stesso che nemmeno riesco a schiodarmela dalla faccia…Sono i ricordi di quelle notti senza sogni né riposo, trascorse senza più lacrime nel tentativo di annegare un dolore senza nome , fissando nel nero un soffitto che nemmeno riuscivo a vedere… E mentre tentavo di capire, qualche sogno più in là qualcuno stava giocando una gran partita a scacchi, e un bel signore elegante ha lasciato che il suo dado ticchettasse fino a fermarsi nel posto sbagliato. O giusto, chi può dirlo? Chiederselo, chiedersi il perchè, o anche solo aver la presunzione di poter giudicarne il motivo, quella è una maschera storta e crudele. Qualche minuto fa ho provato a guardarmi allo specchio. Sono sempre io,o almeno credo, qualche maschera in più, qualcun’altra in meno…Certo è che per strada ho perso qualcosa oltre che qualcuno, e dubito che gli uni o gli altri abbiano intenzione di tornare indietro…E anche in quel caso sarebbe una maschera scadente, grossolana…Se rompendo un bicchiere qualche pezzo ti è finito giù nel lavandino, fai prima a comprarne un altro piuttosto che tentare di rimettere insieme quello vecchio…certo, è difficile rassegnarsi al cambiamento, specialmente se il bicchiere non ti è scivolato di mano ma qualcuno te lo ha strappato di mano e lo ha fracassato. E' come quando stai per finire il puzzle e ti accorgi di aver perso un pezzo. Certo, puoi tentare di cercarlo, ma anche se lo ritrovi, magari per caso, magari dopo tanto tempo, è difficile che sia tutto intero, e sopratutto è ancor più difficile che tu abbia lasciato quello stesso puzzle sul tavolo...Dopo i grandi cambiamenti il problema non è inventarsi qualche altra maschera, è tentare di rimettere a lucido quelle vecchie, ecco, la mia maschera dei ricordi è pazzesca ma è solo mia, ed è difficile che qualcuno riesca a portarmela via. Chi anche solo in parte ci è riuscito si ritroverà a dover pagare per questo, e il conto sarà salato...La maschera dei ricordi a volte te la trovi spiegazzata, o sporca, o sdrucita, insomma, tutta da rattoppare... perchè il grande burattinaio a volte decide di concederti dei black da urlo, per arruolarti ad honorem in coloro che, come direbbe il vecchio Baudelaire, “sono scesi all’inferno per poi poterne raccontare” ma poi ritrovare un white decente è un impresa non da poco…Se non altro, ora posso scrivere poesie da poeta maledetto con un animo più nero, più da spleen, e non la trovo una consolazione poi così magra. Ho tempo,credo. Magari gli altri un po’ meno, e si vede, ma abbiate pazienza, non è facile convincersi di essere cambiato quando forse non lo sei, e alcune maschere sono un po’ troppo pesanti anche per un Joker esperto come il sottoscritto…

14 maggio, 2006

chess&dices...

A volte credo che tutto si riduca al lancio di qualche dado. A volte hai preparato tutto quanto, anche perchè ci lavoravi da mesi, sei pronto, sei a posto, sei tranquillo, eppure all'ultimo qualcosa non và. Qualcosa riesce ad andare storto. Dalla crema per la torta al colloquio di lavoro, passando per le piccole grandi sfide di ogni giorno e quelle giornate che sono invece destinate a cambiarti la vita. Ecco, io credo che sempre ci sia una componente che non riusciamo a tener sotto controllo, qualcosa che non ci appartiene, qualcosa che, nota bene, non è che sia in mano ad un altro, semplicemente esiste. Di certo la faccenda è meno noiosa se non sai mai fino all'ultimo come andrà a finire. Di sicuro a volte fà rabbia quando tutto finisce in fumo per il lancio di un dado...Forse è una visione grottesca, ma io mi immagino che in qualche enorme salone di marmo nero ci siano degli strani personaggi, uno per ognuno di noi, che ogni tanto si sentono in dovere di fare una partita a scacchi l'uno contro l'altro. E allora, nel silenzio più totale, i due si affrontano con calma, fino a che uno dei due arriva ad un passo dalla mossa giusta, quella che potrebbe risolvere la partita in favore dell'uno o dell'altro. Allora però entra un tizio elegante, giacca nera a righe, che giocherella distratto con un piccolo dado nerastro. Lì il tempo si ferma, e i due sfidanti rimangono con gli occhi inchiodati sulla mano di questo strano individuo, che senza fretta alcuna lascia cadere il suo dado sul pavimento.Ticchetta nel silenzio più totale, quel piccolo dado nero, e ogni rimbalzo è uno scherzo del destino... ma il bello è che nessuno dei due contendenti si alzerà mai per cercare di fermare il dado, o anche solo di vedere come andrà a finire. Semplicemente, il signore con la giacca a righe sà già quale sarà la prossima mossa...Personalmente, però, a volte credo che darei tutto me stesso per riuscire, se non a fermare quel dado sul numero che mi interessa, almeno a vedere su che numero si fermerà...

11 maggio, 2006

the Joker...

Il Joker è un personaggio fantastico, a me è sempre piaciuto. Sfuggente, arrogante, in un certo senso fascinoso&misterioso, e soprattutto... sempre diverso. Sempre una maschera per ogni occasione, e nessuno sà cosa abbia davvero in testa. In ogni situazione sà sempre cosa fare, non lo cogli mai impreparato, non rischi che rimanga senza parole, perchè a metà strada tra quel ghigno folle e quegli occhi sempre in movimento c' è un trucco indelebile, in grado di mutare in cento forme e di trovare con precisione assoluta quella che in quel momento è efficace. Io mi identifico assai con il Joker. Credo che essere un pò come lui sia eccezionalmente utile per tirare avanti nel migliore dei modi in un mondo in cui non si può certo farsi strada a testa bassa (o almeno, io non credo che questo sia il modo giusto di farlo...), e credo che non ci sia ipocrisia in questo. Non si tratta di mascherare il proprio Io dietro ad una maschera, ma di mostrare in quel momento solo una sfaccettatura di quest'ultimo. La differenza è sottile ma fondamentale. Non solo, ma esistono anche alcune persone che non si sà bene perchè riescono a prenderti per il collo e guardarti dritto negli occhi, e lì non ci sono maschere che tengono, sei tu nudo e crudo, e credo sia una sensazione crudele ma bella. Quando trovi una persona con la quale non riesci a trovare nessuna maschera che vada bene per lei...ecco, allora forse vale la pena di fermarsi un attimo. Anche perchè non si può rimanere maschere per sempre. Se è vero che essere un Joker è utile ed efficace, è anche vero che prima o poi la tua vera faccia dovrà saltar fuori, magari solo con una persona, magari solo per qualche tempo, ma tutto questo è di sicuro interessante...Sincerità, quindi. Non tanto nel mostare la propria vera faccia al resto del mondo, ma almeno nell'ammettere di essere dei Joker...

07 maggio, 2006

the complete rest...




Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono, al risveglio, la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti, per attuarlo.

Lawrence d’Arabia


Mi capita nei momenti più incredibili. Il sognare ad occhi aperti. In genere mentre dovrei essere concentrato su qualcosa di importante, oppure quando tento di mettere un pò di ordine in testa, in particolare nel momento in cui la mia mente dovrebbe focalizzarsi su un qualcosa da fare, ecco, allora a volte mi blocco. Ma proprio tutto, dalla muscolatura ai neuroni passando per la retina.Rimango lì come un cretino, e anche se in quell'istante passasse Jimy Hendrix credo che rimarrei con gli occhi fissi sul nulla. Quando ero un pò più piccolino (sembra che abbia 200 anni, a volte mi sembra di essere un Barbalbero in miniatura...) mi capitava più spesso, poi la testa ha iniziato a riempirsi di tante cosacce, una sopra all'altra senza pietà, ma lo stacking faults è sempre in agguato, e proprio qualche giorno fa, con la penna bloccata a mezz'aria, mi ha bloccato il tramonto. E' buffo. In linea teorica ne vediamo più o meno uno al giorno. D'accordo, nel 90% dei casi nemmeno ce ne accorgiamo, oppure alle volte ce ne accorgiamo solo se quella sera siamo particolarmente poetici, o particolarmente scombussolati. Ma il bello dello stacking faults è che ti becca all'improvviso, senza possibilità di fuga, niente, non ce nè per nessuno, rimani come un pirla con gli occhi inchiodati su quello stesso sole che vedi ogni giorno, ma che quella sera, porcaccia la miseria, ha un qualcosa che non va. Non sò se il sognare ad occhi aperti sia prerogativa di quelli che hanno qualche rotella fuori posto, ma io non credo. Quando mi capita, è davvero the complete rest, per eccellenza. Sembra che niente o nessuno possano romperti i coglioni per l'eternità , che tutto il resto, tutta la merda che abiamo in testa se ne vada in silenzio, e rimaniamo noi. Magari soffocati dai ricordi, perchè sognare a volte fa male più di quando si è svegli, ma dopotutto non importa, ne vale la pena.

06 maggio, 2006

no time enough...

Non c'è tempo per. Non abbiamo più tempo per questo. L'abbiamo perso. L'abbiamo lasciato nelle fauci della frenesia, dell'ansia, della ambizione. Quante volte abbiamo rimpianto di non aver avuto il tempo per? Tempo per parlare, per ascoltare, tempo per amare, ecco, quel tempo forse avremmo duvuto prendercelo, strapparlo dalla routine, ritagliandolo dalla noia per consegnarlo a noi stessi e soprattutto agli altri. E invece no. Le ore corrono veloci, i giorni passano in silenzio, quasi senza lasciar raccia sulle nostre notti. Ma a me piace pensare che alla fine tutto quel tic-tac di lancette di orologio ci verrà restituito. Il grande burattinaio ci farà accomodare su una bella poltrona, rigorosamente bianca, e si metterà compiaciuto a raccontarci la storia dei nostri "e se". E se avessi avuto il tempo di chiedere una sigaretta alla ragazza seduta di fronte a me? E se avessi avuto il tempo di spiegarmi, di farmi capire, di rimediare...un'anima un pò stanca come il sottoscritto una volta ha detto: " Se una mattina venisse da me un tizio in abito nero e mi proponesse una firma per ripartire da qualche anno fa, firmerei quel contratto anche col sangue." (Dostoevskij, "Il giocatore"). E noi? Cosa daremmo per qualche manciata di secondi di quelli che ti hanno rivoltato come una calza? Il carpe diem oltre che un modo di vivere è anche una utopia, una maledizione necessaria per adempiere al Black&White di cui sotto, ma senza dubbio è una maledizione crudele. No way out...

03 maggio, 2006

black&white...

Senza nero non esisterebbe il bianco. Banalità? Forse sì. Ma da sempre l'uomo si concentra sugli estremi, analizza gli apici, esalta i massimi, cerca l'esasperazione, dal piccolo gesto della quotidianeità al grande ideale di una vita. I saggi affermano che senza i grandi dolori non esisterebbero le grandi gioie e senza i grandi sacrifici non esisterebbero le grandi soddisfazioni. Dalla filosofia passando per la storia, l'uomo tende a un qualche estremo, ma si è dimenticato di ciò che ci stà in mezzo. Il grigio. La noia. La routine, il solito, la sveglia alle sei, il treno, il ritorno, e via che si ricomincia. Il dolore che non è più un abisso ma che si insinua piano tra i ricordi di un tempo e le speranze di adesso. Il fare le cose senza il gusto di farle, il parlare con qualcuno e non riuscire a guardarlo negli occhi, l'inventarsi un'altra maschera, da aggiungere alla collezione, una per ogni occasione, come un buffone di corte sceglie il cappello più buffo per far ridere il re. La mediocrità, insomma, di per sè apparentemente futile e per l'appunto mediocre, ma magari più pericolosa del nero. Forse non siamo più capaci di grandi sentimenti, forse davvero nemmeno siamo più in grado di sentire sulla nostra pelle un nero da notte senza luna o un bianco da neve dei 3000. Qualche squarcio nel nostro cielo, qualche urlo che non ci esce dalla bocca ormai da anni, qualche lacrima che non riusciamo più a versare...
“Ma allora pensò che per quanto la vita sia incomprensibile, probabilmente noi la attraversiamo con l’unico desiderio di ritornare all’inferno che ci ha generati, e di abitarvi al fianco di chi , una volta, da quell’inferno ci ha salvato. Provò a chiedersi da dove venisse quell’assurda fedeltà all’orrore, ma scoprì di non avere risposte. Capiva solo che nulla è più forte di quell’istinto a tornare dove ci hanno spezzato, e a replicare quell’istante per anni. Solo pensando che chi ci ha salvati una volta lo possa poi fare per sempre. In un lungo inferno identico a quello da cui veniamo. Ma d’improvviso clemente. E senza sangue.”
-Alessandro Baricco-

02 maggio, 2006

spleen...

Sono un canto spezzato,
una lacrima di perla,
un nome dimenticato.
Non ho nessuno fuorchè le stelle,
l'urlo della notte, il vento sulla mia pelle.
Non ho ricordi e non ho rimpianti,
la pioggia li ha ammazzati tutti quanti.
Ma cammino piano,
gridando forte per le vie,
perchè quando sono solo,
quelle vecchie pietre diventano mie

stacking faults...

Gli stacking faults, come ogni buon scienziato dei materiali sà bene, sono dei difetti nei solidi cristallini. E' come quando tenti di impilare venti cassette di frutta una sull'altra, ma nonostante i tuoi sforzi una sporge un pò in fuori rispetto alle altre. Ad un livello meno brutale, gli stacking faults sono tutte le cose che non vanno a posto, che non si impilano, tutte quelle piccole o grandi cazzatine che non sembrano avere un senso, tutto ciò che nonostante tutto proprio non funza. Ultimamente i miei pensieri sono strapieni di stacking faults. E allora via, non sarà come i grandi romanzieri di un tempo, alle prese con pergamena e calamaio, (un blog è decisamente meno poetico di una pergamena), ma non importa...

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behind the curtains...

La mia foto
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"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-