alcune cose sopravviveranno al tempo...


30 marzo, 2009

reach around

"[...] and not even have the goddamned common courtesy to give him a reach-around !! "
- Sgt. Hartmann, "Full Metal Jacket" -

perchè non c'è nulla di male nel rendersi conto che un qualcosa si stà sfaldando. o che si è già sfaldata. capita. a tutti. in amore è più complicato, è vero. anche se non giustifico, comprendo. ma quando (ed è questo il caso) si tratta di amicizia, giustifico ancora meno, e non comprendo affatto. insieme abbiamo sognato, abbiamo sperato, ci siamo tirati su l'un l'altro, abbiamo pianto, abbiamo condiviso la stessa tavola, le stesse coperte. abbiamo vissuto. anni. e adesso? vipere. voi, ed anche io, non lo metto in dubbio. ma VOI. strisciare nell'ombra come viscidi serpenti, leccando con lingua forcuta il calcagno quando occorre, per poi azzannare rapidi e nella tenebra scomparire. voi. a cui ho dato tutto, non per ricevere in cambio qualcosa, unicamente per non ricevere in cambio tutto questo. gretti, meschini, privi di rispetto. se la stima l'avete perduta, non fà nulla. ma il rispetto! la grandezza dell'uomo stà nel rispettare il proprio nemico. e potete uccidermi. fatelo, non muoverò un dito. voi vivrete, ma non troverete pace. potete tentare di portarmi via quanto ho di più caro. fatelo, non muoverò un dito. significa che ho sbagliato a ritenerlo tale. potete sussurrare alle mie spalle, millantare menzogna alle orecchie altrui con mano più che generosa. fatelo, non muoverò un dito. coverete invidia in ogni caso. perchè potete infilarmi un coltello nel cuore millimetro per millimetro, ma dovete farlo guardandomi negli occhi. negli occhi. abbiate il coraggio, siate ciò che non siete mai stati. uomini. e non pezzi di carne guidati dal proprio glande.


abbiate la cortesia di menarmelo davanti, come ben diceva il Sgt. Hartmann. la rabbia è tanta... ma la tristezza domina il mio cranio in misura assai maggiore. ho riflettuto molto, ma la conclusione è banale. come sempre peccare si sincerità, porta alla rovina. rimuginare i propri pensieri invece che buttarli addosso al prossimo... fine, elegante. ma poco produttivo, sulla lunga distanza. ed ecco i risultati. non che non me lo aspettassi, anzi. anche se doveva arrivare tardiva conferma, pare, per fugare il sospetto. non che questo cambi molto. per mia fortuna la mia fiducia è riposta in persone molto migliori di voi. non che questo mi ridurrà all'insonnia. pare che dopotutto io non abbia perduto granchè. di faccie di bronzo ce ne saranno sempre. ma mi dispiace, questo sì. andate, ora. vorrei voltarvi le spalle. vorrei il vostro sangue sulle mie mani. vorrei a mia volta non seminar zizzania, ma semplicemente raccontare la verità. vorrei negarmi la mano che sempre vi porgo. e una grande parte di me davvero spera che nonostante il vero perdono sia nei confronti dei propri nemici, io riesca a trattarvi come meritate. anche la più piccola frazione della stupida crudeltà che operate nei miei confronti, risulterebbe sufficiente. non lo sò, staremo a vedere. una cosa è certa: non capirete mai. e questo è davvero triste. non capirete mai...

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.

- Friedrich Nietzsche -

23 marzo, 2009

avere

la gelosia è un qualcosa di estremamente forte. in effetti, di tutti gli stati d'animo, forse quest'ultima và a conquistarsi (a spallate) quell'angolo di scortese ineluttabilità che tanto mi fà sentire impotente e sciocco. esiste una lunga serie di lati più o meno comici, a incorniciare questo sentimento che alcuni vorrebbero dimenticare catalogandolo come fanciullesco ed inutile unicamente poichè ne hanno un paura fottuta. difficile dar loro torto, dopotutto. abbiamo un qualcosa, abbiamo paura che quel qualcosa non ci appartenga più al 100%. qualcosa, qualcuno, fà lo stesso. il punto è che la gelosia và a scavare davvero in quello che è il più animalesco anfratto della nostra psiche. perlomeno, nel mio. e non si tratta dell'aquila alla quale una rivale ha rubato la preda all'improvviso, ma si tratta al contrario della madre alla quale hanno tolto di soppiatto il cucciolo. soffriamo per ciò che più teniamo a cuore, perchè per esso abbiamo dato tutto. il sonno, il cranio, ogni più recondito pensiero, dal più tenero sospiro al più rabbioso dei lamenti. ciò che una volta era nostro, ora appartiene in una misura non nulla anche a qualchedun'altro. e siamo letteralmente ossessionati dall'idea non tanto di perderlo, quanto di realizzare infine che non occorriamo più. che siamo solo una rosa in mezzo ad un mazzo di rose. non necessariamente la più bella, non quella desiderata, quella che attira l'attenzione. una come le altre, e nulla più. per non parlare degli incubi. no, non notturni fantasmi - magari così fosse! - ma orribili visioni ad occhi aperti, pronte a tartassare le nostre fragili certezze con voce di tuono, non appena il più piccolo dettaglio pare scivolare di un millimetro appena al di fuori da quella che noi crediamo sia la retta via. inutili le pronte raccomandazioni del nostro raziocinio, che pur affranto sempre si prodiga nel tentare di fornire semplice ed ovvia spiegazione alla tessera mancante del mosaico. accecati dal dubbio, inchiodati dall'ansia, a stento ragioniamo, implorando una pace che - ahinoi! -non da noi stessi può venire, qualunque sforzo in questo senso si voglia operare. gelosia significa essere soli, poichè il resto del mondo di fronte a tal sentimento si vela di un manto pallido e opaco, che non snatura ma semplicemente ovatta ciò che ci circonda, soli lasciandoci senza pietà alcuna in quello che nemmeno è nero dolore, ma ancor più insidioso grigiore. scrivo in questa notte, ma non scrivo nulla di nuovo. d'altro canto, la serenità non avrebbe senso senza il passato grigiore. se davvero fossi saggio a sufficienza, accoglierei a braccia aperte la rabbia ben sapendo di poter in seguito gustare la felicità vera. ma sono impaziente, affamato, e scosso da un furore antico, che un unico sollievo conosce, e che non giungerà per questa notte affatto. basta, ora, vado a letto perchè dopotutto dormirò, perchè ho un sonno bieco e perchè ancora il grigiore non vince sulla stanchezza. grigiore, che tra poche ore svanirà come neve al sole. e tuttavia, entro di me monta la più rossa delle maree, perchè la solitudine è ciò che di più semplice possiamo vivere, ma vivere non è questo. vivere significa anche sacrificare le proprie notti incatenati alla brutale consapevolezza che nulla per cui valga la pena lottare giunge senza esigere adeguato tributo in sangue e sudore. ed io darò al vento volentieri queste strane ore, poichè credo. credo che nel momento in cui sai già come andrà a finire, non ha senso continuare a giocare. ed in fondo, mentre Tom Waits seguita a domandarmi
Don't you know there ain't no devil, there's just God when he's drunk.




infine comprendo di non poter condannare il mio io nell'odio verso coloro che attentano a ciò che amo, poichè a a ciò che amo ho dato la mia fiducia. e tanto basta. dopotutto, non si può essere così codardi da cancellare il pericolo per paura di perdere, anzi. consci del fatto di non voler ceder passo a chicchessia, più in alto bisogna volare. volare, perchè Jim Morrison diceva bene.

Tutti gli uomini hanno le ali, ma solo chi sogna impara a volare.


Lo scrivevo sui muri dieci anni fà, eppure ora come allora ancora questa mezza riga mi riempie di speranza, ed è come se tutti i venti di quest verde terra insieme si riunissero nel concepire un'ultima, gelida eppur morbida carezza da posare sul mio volto. prima dell'oblio, prima del domani... buonanotte. a tutti, anche a chi, privo di rispetto alcuno, o forse solo molto più disperato e sfortunato del sottoscritto, più o meno di proposito imbianca le mie nocche or che più non posso martoriare il legno. di gelosia ebbro, al limite della follia vera vi saluto, nella speranza che il domani arrivi più velocemente di quanto le mie mani invochino giustizia.

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-