alcune cose sopravviveranno al tempo...


26 ottobre, 2006

oggi scrivo...
















Oggi scrivo, scrivo, scrivo… a costo di essere noioso, non importa, questa eterna serie di zero e di uno che dà spazio a ciò che ho in testa oggi ha molto da dire, e questo mi piace, non accadeva da un po’… e allora volevo semplicemente incorniciare un ricordo con la erre maiuscola, una foto Jokerosa (Nel senso del cappello, badate bene! Ma che bello non è? Ogni tanto lo metto ancora, anche se ovviamente faccio davvero ridere…) di quando ero a Praga, con VD del Liceo Scientifico Statale Donato Bramante. Ho anche una poesia allegata, l’ho scritta sul pullman del ritorno, e siccome sono narcisista e vanitoso vi dirò anche che mi piace un delirio… alè!












Praga

Ma cari amici,
qui mi ci vorrebbero altre penne,
altro inchiostro ben più degno del mio umile cantare!
Troppa, troppa poesia,
vive in questa città assurda!

Prendete dunque un quadro di Picasso,
una di quelle irripetibili misture di colore e di follia,
e tuffatelo intero nell'acqua grigia di un vecchio fiume.

Allora vedreste davvero con occhi nuovi,
amici miei,
sorgere
dalla nebbia questi palazzi,
queste case storte,
contorte,
ritorte,
bellissime, ricamate ad arte sulle strade,
tristi come l'anima del mare.

E nell'aria il sapore del vento, sempre,
ma è un vento bastardo,
antico,
che ti entra gridando nei polmoni e
fà l'amore come un matto,
col profumo della birra versata ebbra
sul legno delle cantine.

Perchè quest'accozzaglia di guglie e mattoni non ha padrone,
ma svela la sua magia solo a coloro,
e sono pochi,
che si fermano per le vie,
soli,
lottando contro il freddo e contro il sonno,
immobili,
ad ascoltare il suo respiro, e la sua pena.

Questa è una città cattiva,
una donna bella da spaccarti il cuore,
che si sdraia accanto a te,
e, dolce come vino,
lascia cadere dalle sue spalle sottili
un vestito di seta,
bianca e morbida come la sua pelle.

Una tentazione che è paura, pazzia e silenzio,
ma che ti accarezza come un dio,
e lo fa cantando,
sussurando piano di te e delle tue lacrime.



Dai, è carina, no?

come, grazie all’ingrifatura, ci si libera del Joker…

Bella faccia, vero? Non mi ricordo se l'ho tirata fuori causa Caterpillar sull'alluce o causa generale insofferenza nei confronti di me stesso... insomma non importa, stà di fatto che mi sembra che come espressione esprima con grande precisione quel supremo mix di emozioni/sentimenti che mi piace chiamare, licenza poetica permettendo, "ingrifatura".
Essere ingrifati non significa essere incazzati, non significa essere insofferenti, tristi, nostalgici, pieni di roba da dire e da fare, non significa essere rigurgitanti di energia da alzare un TIR con il mignolo, non significa essere a pezzi, essere stanchi, dover dire alla vecchietta che ti stà di fronte sul treno "Scusi, non è che gentilmente quando arriviamo a Magenta mi sveglia? Che sono un pò stanco, oggi..." se no finisco a Novara, non significa averne le palle piene di essere qui e non in Nuova Zelanda ad arrampicare e basta, non significa avere l'orrenda sensazione di non essere in pace con te stesso, di lavorare per nulla, di essere perennemente sul filo del rasoio, di dover sforzarsi per essere coerente, pulito, a posto, non come ero prima ma diverso in senso positivo. Essere ingrifati significa avere in testa un mix di tutto questo e anche più. E per una serie di fattori che per qualche tiro di dado mi sono piombati tra capo e collo in questi giorni, ecco, oggi sono davvero ingrifato. Nervoso, teso, insoddisfatto di me stesso. Come direbbe Nicolas Cage in "Out of 60 seconds", "I'm a baaaaad man...". Solo che quello era un fottuto film, qui invece il sottoscritto è ingrifato davvero. Ma è solo colpa sua, e piano piano ci si rimetterà in sesto, I tell you... anzi ho già cominciato, e non và così male... solo che a volte qualche bastardissima marea rompe i coglioni alla traversata di Captain Jack. Oggi ho commesso un errore, ho accettato un passaggio da Pippo Pessina, il quale mi ha raccontato un po’ di roba che per qualche ora mi ha ributtato senza troppi complimenti in un abisso dal quale credevo di essere ormai uscito. E invece no, la mente umana è bastarda. Per il 90% di coloro che leggono stò blog in silenzio (Hey, ma ho scoperto che son tanti a muoversi nell'ombra! Figata, per un vanitoso come me...), tutto ciò non significa granchè, per altri invece sì. Vabbè, credevo andasse peggio, e invece no. Dopotutto prima o poi doveva accadere. Prima di scomparire in tutta tranquillità in quel di Gran Canaria, una ragazza il cui ricordo ancora mi uccide mi disse “Non ti preoccupare, tu sei forte. Sei sempre stato forte, vedrai che passerà…”. Questo non è vero, e la conferma risiede nel fatto che il solo riportare qui quelle parole non è cosa banale, per me. Riesco a farlo, riesco a ricordare, riesco ad andare avanti, non perchè sono forte, ma perché sono circondato da gente che mi rende forte. Qui stà il trucco, qui stà la magia. Che figata, vivere. Che figata sentire l'amicizia. Che figata avere sotto i tuoi piedi il ponte di questa superba Perla Nera. E cmq, piano piano, ci si tira su. Ho deciso di piantarla con stà storia del Joker, sapete? Leggevo un articolo su Metro (Non ridete, dai! Dopotutto è la mia unica fonte di informazione!), l'autore sosteneva che il 99% della gente tende a costruirsi un personaggio sul web, poichè in effetti si sente scontento o ha paura di ciò che è o che fa nella vita reale. Questo discorso và dal pervertito che mette la foto della modella brasiliana su MSN e invece ha 30 cm di popparuolo, al ventenne un pò incasinato che per un misto di vanità e poesia si rifugia in qualcosa di indefinibile per sfuggire a molte, troppe cose. Nonostante l’articolo fosse sul Metro, mi ha colpito, in effetti è davvero così, e anche se vi assicuro di non aver mai messo foto di brasiliane su msn, vero è che generalemente non vado in giro con una rosa blu in bocca e una cappello da Jolly (ho fatto tutte e due le cose, ma si parla di eccezioni…). Inoltre negli ultimi mesi stà storia di Joker e maschere è saltata fuori spesso con un pò di gente rispetto a dei contesti sbagliati, inficiati dalle presunte maschere di cui sopra. Indi, basta cazzate, mettiamo su il Sox, su stò blog, quello vero. Certo, non sì sà bene quale Sox la gente vede o crede di vedere, ma almeno gli dò una mano. Sincerità, suvvia. Sincerità prima di tutto. Basta Joker. Viva il Sox, invece, quello che vuole realmente liberarsi dall’ ingrifatura...

23 ottobre, 2006

and then?

Son qui mezzo morto, mi gira la testa, sono a pezzi, formule che escono da ogni dove, una paura fottuta del e di domani. Nervoso, teso, stanco, anche un pò incazzato, triste, nostalgico, pensieroso, la testa tra le nuvole... troppe roba per una testa sola, e infatti stò sclerando. Ansioso. E allora peschiamo da Matrix, un film che cambiò tante cose in mè, non è una stronzata, anche i film come i libri e le persone possono cambiare tante cose... questa citazione mi dà coraggio, e poi mi esalta, vedo Morpheus a Zion, di fronte a un delirio di persone, a convincere ciò che resta dell'umanità a non avere paura. Utopico, forse idiota, ma ormai ho imparato a fregarmene del buonsenso comune. Son solo numeri. Una delta di Kronecher fuori posto in un integralino di probabilità. E allora...
"Believe me when I say we have a difficult time ahead of us. But if we are to be prepared for it, we must first shed our fear of it. I stand here, before you now, truthfully unafraid. Why? Because I believe something you do not? No, I stand here without fear because I remember. I remember that I am here not because of the path that lies before me but because of the path that lies behind me"
-Morpheus-
E fà differenza, ma alla grande...

19 ottobre, 2006

rametti di pino...

C'è un che di strano in questa pioggia... scende leggera, in silenzio, timida alunna dei temporali estivi, eterna rompicoglioni del pendolare medio. Il quale se ne va mica tanto allegro, incastrato tra un treno che sà di vecchio (quando va bene) e una lunga serie di pensieracci in testa, questi ultimi selvaggiamente cangianti, si và dalla stronzata al macigno passando per il delirio. Eppure, tra un ritardo bastardo e un panino inquietante , il pendolare medio trova tempo per pensare. Ebbene sì , la routine gli procura dei trip che in confronto un viaggio da LSD è nulla, a volte lo becchi, stò pendolare, congelato alla fermata del tram nel tentativo di bucare l'asfalto con lo sguardo, tanto è in fissa con i cazzacci suoi che frullano tra i neuroni come un minipimer.

Ecco, quello sono io. Ogni giorno diverso, ogni giorno uguale. Jokeroso, direi. Vestito a caso, a volte di meno, a volte di più, a volte c'è addirittura uno scopo ma in genere è la fretta, la stessa sgradita collega che mi fà fare colazione con cracker e maionese, tanto per la gloria dell'aneddoto. E cammino, cammino sempre, fermo non sò stare, vago e vagheggio per una Milano umida e vuncia così ingombro di borse che sembra ch'io voglia vendere porta a porta non sò cosa, magari cavatappi, non ridete, c'è gente che fà anche quello... Come siamo buffi mentre viviamo. A volte mi fermo, mi guardo, e rido. Ma senza tristezza, al massimo con un pò di follia. Rido perchè

Mi sembra spesso di scivolare lungo le giornate come un rametto di pino in un torrente... E forse noi siamo proprio così, e il Grande Burattinaio in realtà è solo un bambino, che spezza rametti dalla mattina alla sera e li butta nel torrente, senza nemmeno sapere che sarà di loro. Ma a me piace pensare che perlomeno abbia voglia di raddrizzarli se si incastrano tra i sassi. Di legarne insieme un pò , magari anche solo un paio, per farli stare a galla...

Insomma, in questi giorni mi guardo in giro e mi sento per l' appunto molto rametto di pino, che nel bene e nel male tenta di arrivare... non saprei dire dove... ma sò anche che non è quello ciò che importa. No davvero... l'importante è il come. Non seguire l'onda, ma inventare, non lasciare che le nuvole ci mettano paura, e sempre stare a galla... non più nell'estremo tentativo di non annegare, ma nel possente sforzo di galleggiare a testa alta, pur essendo, in fin di conti, solo un fottutissimo, microbico, ed insignificante rametto di pino... un sorta di pazzesco Cyrano anfibio...

13 ottobre, 2006

Nico

Altro Stacking Fault. L'autore del mancato impaccamento stavolta è uno che di queste cose se ne intende pure lui... un mio compagno di corso, Nicola, uno dei sopravvissuti a questi due anni di università, uno dei tre moschettieri, tra cui il sottoscritto, che a dispetto della marea tentano di restare sulla cresta dell'onda. Esame dopo esame. Sveglia alle sei e a casa alle otto. Sudando come bastardi, in questo magico delirio di scienza e di persone. Oh yes.
Personaggio, questo Nicola, ma davvero con la P maiuscola. Il primo anno in sua compagnia trascorse per quanto mi riguarda senza onore nè gloria, agli occhi di un superficiale come me era difficile andare più in là di un cazzone che apparentemente aveva come unico scopo quello di rompere i coglioni e fare casino. Poi le persone scompaiono, Darwin fa la sua parte, rimaniamo quattro gatti. Le cose cambiano. Si inizia ad intravedere un tipo diverso dal cazzone puro, un tipo strano, certo, ma profondamente gentile. Dopodichè, è in discesa. E adesso? Beh, il primo impatto ti devasta. Nicola è fuori come un melone. Ormone a mille, mente da genio, sincerità agghiacciante. Aneddotti troppo incredibili per essere raccontati. In sua compagnia rischi la vita almeno un paio di volte al giorno, dentro o fuori dai laboratori, è lo stesso... però non ha mai detto una cazzata. Non ha mai preso per il culo nessuno. E' sempre stato il più gentile e disponibile di noi, anche nella stanchezza più assurda. Certo, non è semplice... quando tu sei a pezzi o incazzato nero Nicola ti uccide, lui è sempre lui, cadesse il mondo... Ma non è un coglione. Lui di maschere non ne porta, dice in faccia tutto e subito, con lui non ci son cazzi, niente grigio, o è nero o è bianco.
Ma veniamo al punto. Lo Stacking Fault. Periodo del cazzo, questo, per il vecchio Nik. Non entriamo nei dettagli. Ma ieri, sul treno, mi ha fiocinato con una perla, ma non di quelle vuote e puramente estetiche... roba con le palle, roba per la quale ci è passato, roba dalla quale ne è uscito, roba per la quale noi ci dovremmo vergognare , perchè ci lamentiamo per cazzate. C'è un piccolo dettaglio in tutto questo. Il padre di Nico è morto qualche tempo fa. E noi stronzi a lamentarci se perdiamo la metro. Dovremmo pensare di più a quanto cazzo siamo fortunati.... e sentite cosa tira fuori dal cappello stò 80 Kg di cazzone buono come il pane..


"Io ho imparato che la vita te lo mette nel culo. Perciò quando la vita te lo mette nel culo abbasso la testa e stò zitto, ma quando le persone me lo mettono nel culo divento cattivo. Perchè se la vita te lo mette nel culo non ci puoi fare un cazzo, ma le persone, invece, possono scegliere di non mettertela nel culo"


Ecco. Magari le parole non sono precisissime, ma il succo c'è. E questo è Nico, che magari le cose non le mette giù con calma, ma a volte di fronzoli non ce ne è bisogno, siamo noialtri che ce li inventiamo... Questo è Nico, personaggio con la P maiuscola personaggio che se non conosci senz'altro t sei perso qualcosa, personaggio a cui però, se non sei proprio stronzo fino al midollo... non puoi fare a meno di voler bene. Nico dà fiducia a tutto il mondo, e come i tutti i buoni la prende nel culo... ma non da tutti, non da me.

05 ottobre, 2006

Franco Magri

E' impressionante come una robina piccola piccola possa farti tanto piacere... ogni volta che mi capitano stè cosucce (beh, mica tanto spesso, a dire il vero...) mi sento sempre un pò strano, un pò diverso, e mi ritrovo a camminare in giro con un sorriso stampato in faccia che sembra che abbia vinto alla lotteria...
Insomma, stamattina, putacaso, ero nell'amena Università Degli Studi Milano Bicocca (ormai eletta a mia seconda magione...), intento a digerire una spatafiata di lezione su misteri inenarrabili sui quali non mi dilungherò. Deo gratias, il maledetto aguzzino toglie, infine, dopo quella che sembra una eternità, l'ultimo lucido dalla lavagna, e con un ghigno malefico ci saluta, sparendo svolazzando nella sua (orrida) giacca scozzese. Più lento della morte mi alzo, tento di stiracchiarmi fallendo ahimè miseramente e ritrovandomi incroccato come un bastoncino findus dopo due ore di frittura in olio di ricino. Imbocco come una cinquecento ubriaca il corridoio bianco manicomio che porta verso la salvezza... caffè! Sì, io ti adoro, o mia caffeinica droga che instancabile tenta di salvare i miei sparuti neuroni dall'oblio.
Beh. comunque. Piglio per 20 centesimi del mio sangue un bicchierino colmo di tutto tranne che di caffè (c'è una proposta di tesi sperimentale su ciò che esce da quella macchinetta al posto del caffè...) e mi avvio a mò di bradipo sulla via del ritorno, testa bassa, occhio spento e viso di cemento. Arrivo a qualche metro dall'aula ,e sento qualcuno che mi tira una pacca sulla spalla alla Jhon Wayne urlando come un pirla "Ma chi è stò polentone?" C'è solo una persona al mondo capace di simile lessico in un plesso di Scienza dei Materiali...
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$\displaystyle V_{l}(r,\theta ,\phi )\sim l!\frac{r_{0}^{l}}{r^{(l+1)}}P_{l}(\cos \theta )(1+O(r_{0}/r))$
Franco Magri. L'id-olo. Il faro. La guida. L'uomo più simpatico, più gentile e più buono dell'intera facoltà di scienze, pluripremiato professore di analisi funzionale già citato in mille ed uno lavori sulla modellistica differenziale di sistemi supramolecolari. Insomma, un guru, sceso dalla cattedra per illuminare, nel corso più bello della mia carriera universitaria, noi poveri stolti su ogni cosa che conteneva una modellizzazione in più variabili. L'uomo che si fermava guardandoti con quella faccia che non ridere è impossibile, e soprattutto quel difetto di pronuncia mortale , nel senso che ti ammazza dal ridere... tutto ciò che finisce in "òlo" (nota l'accento...) lui ripeteva. Dip-olo-olo-olo e anche alo ilo elo ulo, a volte piazzava delle combo che ti ribaltavi sul banco dal ridere... Dio che tempi... e noi a trovare tutte le parole del mondo che finiscono in olo, tra cui ricordiamo ammenic-olo, cavaturacci-olo, discob-olo, ninn-olo... e andammo avanti per mesi, anche adesso lo diciamo spesso... ci manca. Lui, il disatro di gesso che spalmava su ogni millimetro quadro dell'aula, ciò che scriveva alla lavagna autostenografandosi con risultati assurdi...
Ecco, tutto questo per dire che lui, idolo sceso sulla terra, uomo potente e di un intelligenza tremenda, lui sente il bisogno di fermare un suo ex-alunno per il corridoio e tirargli una pacca sulla schiena, con un soriso a trentadue denti di quelli che ti fanno ridere il cuore e ti lasciano contento per almeno un paio d'ore. Ecco, questo è uno stacking fault mica da ridere. Piccole cose fuori posto che impaccano antisimmetricamente la nostra esistenza, così simile a un fottuto reticolo cristallino, coi suoi voids, dislocations, misfits, e chi più ne ha più ne metta. Difetti di punto e di superficie che a volte spaccano le palle ma che a volte spaccano la routine con classe. Come Franco Magri, uomo che ho conosciuto solo per qualche mese, di cui non sò nulla, ma che rientra in quella rara e strana categoria di persone a cui non puoi fare a meno di voler bene, anche dopo due miuti. Qualche post fa avevo scritto qualcosa a proposito di ciò che non è inferno... e qui questo qualcosa l'ho fatto durare, e gli ho dato spazio...

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-