
alcune cose sopravviveranno al tempo...
30 maggio, 2006
il vecchio e il bambino...

24 maggio, 2006
dirty nights & some jungle juice...
Il bello di una partita a scacchi, è che in ogni momento uno dei due giocatori può sbagliare. Anche se magari ci ha pensato mezz'ora, anche se aveva in mente da mezza partita quella mossa che a lui sembrava perfetta, infallibile, porcaccia la miseria non la imbrocchi. Ecco, quando giochi contro il destino, sebbene quest'ultimo sembri pazzescamente sicuro di sè, è importante ricordarsi che può sbagliare anche lui. A volte alcune cose, alcune situazioni, alcune persone, addirittura, sembrano ormai destinate, appunto, ad una fine ben precisa, che tutti già si immagino, che addirittura già consideriamo come passata. A volte certe cose sembrano così ovvie, così banali, che ci dimentichiamo che ci sono, e soprattutto ci dimentichiamo di poterle cambiare. La routine, per esempio. Mai meccanismo più perverso e crudele fu inventato dal grande burattinaio. Tutto diventa ordine, precisione, perfetto, inaffondabile, in ogni momento sai quello che devi fare e anche come lo devi fare, perchè lo hai sempre fatto e l'hai sempre fatto i quel modo...ma non si tratta di quanti cucchiaini di zucchero metti nel caffè alla mattina...si parla del modo in cui ci si rapporta con gli altri, il modo in cui reagisci agli imprevisti...tante e tante cose, più o meno importanti, che sono così soltanto perchè siamo abituati a far così, o perchè, peggio ancora, qualcun'altro ci ha abituato a fare così. Ma manca una cosa: il perchè. Spesso non ce lo chiediamo più. Il perchè delle cose, dal cucchiaino di zucchero al disperarsi quando siamo incasinati. Non cambiamo le cose perchè non ci domandiamo il perchè. E allora concediamo lo scacco matto al destino, e nemmeno ce ne siamo accorti...Lasciate perdere la scienza in ciò che stò per scrivere, ma nell'universo esiste una quantità fisica che si chiama entropia. Un fisico vi direbbe che misura il disordine delle cose. Un chimico vi direbbe che misura il grado di agitazione termica del sistema. Un matematico o un fisico quantistico vi direbbero di peggio, ma dove voglio arrivare? L'entropia è caos e calore. Senza di questo, siamo morti. L'ordine è morte. La routine è mettersi in fila , è mettere a posto, è un qualcosa di freddo, rigido, che non ci appartiene. La vita è disordine, caos, voglia di fare, di spaccare tutto, di mettersi scarpe rosa shocking a un colloquio di lavoro, di dipingersi il culo di rosso e presentarsi così al sindaco, di mettersi in gioco, di provare, di cambiare, di sbagliare, di tornare indietro, di black & white, di maschere...tutta questa giostra piace al grande burattinaio, ed io sono convinto che finchè abbiamo qualcosa da dire...beh, allora nemmeno lui avrà il coraggio di farci scendere da questo pazzesco calci in culo che stiamo vivendo... dirty nights and some jungle juice, dunque...stando attenti a non abbandonare mai quella scacchiera...e quando infine saremo stanchi di giocare...quando...When you come down and take me home, send my soul away...
-Audioslave-
18 maggio, 2006
thoughts & dust...

Ho parlato tanto di maschere, e credo che coloro che hanno avuto la pazienza di seguirmi fino a qui si meritino almeno uno scorcio di una delle mie. Una delle più toste, credo, quella dei ricordi. Una smorfia da folle in un cielo stellato, non so se possa corrispondere alla descrizione di una maschera ma non importa…La mia maschera dei ricordi è pazzesca, a volte nera come la notte, a volte così incatenata a me stesso che nemmeno riesco a schiodarmela dalla faccia…Sono i ricordi di quelle notti senza sogni né riposo, trascorse senza più lacrime nel tentativo di annegare un dolore senza nome , fissando nel nero un soffitto che nemmeno riuscivo a vedere… E mentre tentavo di capire, qualche sogno più in là qualcuno stava giocando una gran partita a scacchi, e un bel signore elegante ha lasciato che il suo dado ticchettasse fino a fermarsi nel posto sbagliato. O giusto, chi può dirlo? Chiederselo, chiedersi il perchè, o anche solo aver la presunzione di poter giudicarne il motivo, quella è una maschera storta e crudele. Qualche minuto fa ho provato a guardarmi allo specchio. Sono sempre io,o almeno credo, qualche maschera in più, qualcun’altra in meno…Certo è che per strada ho perso qualcosa oltre che qualcuno, e dubito che gli uni o gli altri abbiano intenzione di tornare indietro…E anche in quel caso sarebbe una maschera scadente, grossolana…Se rompendo un bicchiere qualche pezzo ti è finito giù nel lavandino, fai prima a comprarne un altro piuttosto che tentare di rimettere insieme quello vecchio…certo, è difficile rassegnarsi al cambiamento, specialmente se il bicchiere non ti è scivolato di mano ma qualcuno te lo ha strappato di mano e lo ha fracassato. E' come quando stai per finire il puzzle e ti accorgi di aver perso un pezzo. Certo, puoi tentare di cercarlo, ma anche se lo ritrovi, magari per caso, magari dopo tanto tempo, è difficile che sia tutto intero, e sopratutto è ancor più difficile che tu abbia lasciato quello stesso puzzle sul tavolo...Dopo i grandi cambiamenti il problema non è inventarsi qualche altra maschera, è tentare di rimettere a lucido quelle vecchie, ecco, la mia maschera dei ricordi è pazzesca ma è solo mia, ed è difficile che qualcuno riesca a portarmela via. Chi anche solo in parte ci è riuscito si ritroverà a dover pagare per questo, e il conto sarà salato...La maschera dei ricordi a volte te la trovi spiegazzata, o sporca, o sdrucita, insomma, tutta da rattoppare... perchè il grande burattinaio a volte decide di concederti dei black da urlo, per arruolarti ad honorem in coloro che, come direbbe il vecchio Baudelaire, “sono scesi all’inferno per poi poterne raccontare” ma poi ritrovare un white decente è un impresa non da poco…Se non altro, ora posso scrivere poesie da poeta maledetto con un animo più nero, più da spleen, e non la trovo una consolazione poi così magra. Ho tempo,credo. Magari gli altri un po’ meno, e si vede, ma abbiate pazienza, non è facile convincersi di essere cambiato quando forse non lo sei, e alcune maschere sono un po’ troppo pesanti anche per un Joker esperto come il sottoscritto…
14 maggio, 2006
chess&dices...
A volte credo che tutto si riduca al lancio di qualche dado. A volte hai preparato tutto quanto, anche perchè ci lavoravi da mesi, sei pronto, sei a posto, sei tranquillo, eppure all'ultimo qualcosa non và. Qualcosa riesce ad andare storto. Dalla crema per la torta al colloquio di lavoro, passando per le piccole grandi sfide di ogni giorno e quelle giornate che sono invece destinate a cambiarti la vita. Ecco, io credo che sempre ci sia una componente che non riusciamo a tener sotto controllo, qualcosa che non ci appartiene, qualcosa che, nota bene, non è che sia in mano ad un altro, semplicemente esiste. Di certo la faccenda è meno noiosa se non sai mai fino all'ultimo come andrà a finire. Di sicuro a volte fà rabbia quando tutto finisce in fumo per il lancio di un dado...Forse è una visione grottesca, ma io mi immagino che in qualche enorme salone di marmo nero ci siano degli strani personaggi, uno per ognuno di noi, che ogni tanto si sentono in dovere di fare una partita a scacchi l'uno contro l'altro. E allora, nel silenzio più totale, i due si affrontano con calma, fino a che uno dei due arriva ad un passo dalla mossa giusta, quella che potrebbe risolvere la partita in favore dell'uno o dell'altro. Allora però entra un tizio elegante, giacca nera a righe, che giocherella distratto con un piccolo dado nerastro. Lì il tempo si ferma, e i due sfidanti rimangono con gli occhi inchiodati sulla mano di questo strano individuo, che senza fretta alcuna lascia cadere il suo dado sul pavimento.Ticchetta nel silenzio più totale, quel piccolo dado nero, e ogni rimbalzo è uno scherzo del destino... ma il bello è che nessuno dei due contendenti si alzerà mai per cercare di fermare il dado, o anche solo di vedere come andrà a finire. Semplicemente, il signore con la giacca a righe sà già quale sarà la prossima mossa...Personalmente, però, a volte credo che darei tutto me stesso per riuscire, se non a fermare quel dado sul numero che mi interessa, almeno a vedere su che numero si fermerà...11 maggio, 2006
the Joker...
Il Joker è un personaggio fantastico, a me è sempre piaciuto. Sfuggente, arrogante, in un certo senso fascinoso&misterioso, e soprattutto... sempre diverso. Sempre una maschera per ogni occasione, e nessuno sà cosa abbia davvero in testa. In ogni situazione sà sempre cosa fare, non lo cogli mai impreparato, non rischi che rimanga senza parole, perchè a metà strada tra quel ghigno folle e quegli occhi sempre in movimento c' è un trucco indelebile, in grado di mutare in cento forme e di trovare con precisione assoluta quella che in quel momento è efficace. Io mi identifico assai con il Joker. Credo che essere un pò come lui sia eccezionalmente utile per tirare avanti nel migliore dei modi in un mondo in cui non si può certo farsi strada a testa bassa (o almeno, io non credo che questo sia il modo giusto di farlo...), e credo che non ci sia ipocrisia in questo. Non si tratta di mascherare il proprio Io dietro ad una maschera, ma di mostrare in quel momento solo una sfaccettatura di quest'ultimo. La differenza è sottile ma fondamentale. Non solo, ma esistono anche alcune persone che non si sà bene perchè riescono a prenderti per il collo e guardarti dritto negli occhi, e lì non ci sono maschere che tengono, sei tu nudo e crudo, e credo sia una sensazione crudele ma bella. Quando trovi una persona con la quale non riesci a trovare nessuna maschera che vada bene per lei...ecco, allora forse vale la pena di fermarsi un attimo. Anche perchè non si può rimanere maschere per sempre. Se è vero che essere un Joker è utile ed efficace, è anche vero che prima o poi la tua vera faccia dovrà saltar fuori, magari solo con una persona, magari solo per qualche tempo, ma tutto questo è di sicuro interessante...Sincerità, quindi. Non tanto nel mostare la propria vera faccia al resto del mondo, ma almeno nell'ammettere di essere dei Joker...07 maggio, 2006
the complete rest...

Tutti gli uomini sognano, ma non allo stesso modo. Coloro che sognano di notte nei ripostigli polverosi della loro mente, scoprono, al risveglio, la vanità di quelle immagini; ma quelli che sognano di giorno sono uomini pericolosi, perché può darsi che recitino il loro sogno ad occhi aperti, per attuarlo.
Lawrence d’Arabia
Mi capita nei momenti più incredibili. Il sognare ad occhi aperti. In genere mentre dovrei essere concentrato su qualcosa di importante, oppure quando tento di mettere un pò di ordine in testa, in particolare nel momento in cui la mia mente dovrebbe focalizzarsi su un qualcosa da fare, ecco, allora a volte mi blocco. Ma proprio tutto, dalla muscolatura ai neuroni passando per la retina.Rimango lì come un cretino, e anche se in quell'istante passasse Jimy Hendrix credo che rimarrei con gli occhi fissi sul nulla. Quando ero un pò più piccolino (sembra che abbia 200 anni, a volte mi sembra di essere un Barbalbero in miniatura...) mi capitava più spesso, poi la testa ha iniziato a riempirsi di tante cosacce, una sopra all'altra senza pietà, ma lo stacking faults è sempre in agguato, e proprio qualche giorno fa, con la penna bloccata a mezz'aria, mi ha bloccato il tramonto. E' buffo. In linea teorica ne vediamo più o meno uno al giorno. D'accordo, nel 90% dei casi nemmeno ce ne accorgiamo, oppure alle volte ce ne accorgiamo solo se quella sera siamo particolarmente poetici, o particolarmente scombussolati. Ma il bello dello stacking faults è che ti becca all'improvviso, senza possibilità di fuga, niente, non ce nè per nessuno, rimani come un pirla con gli occhi inchiodati su quello stesso sole che vedi ogni giorno, ma che quella sera, porcaccia la miseria, ha un qualcosa che non va. Non sò se il sognare ad occhi aperti sia prerogativa di quelli che hanno qualche rotella fuori posto, ma io non credo. Quando mi capita, è davvero the complete rest, per eccellenza. Sembra che niente o nessuno possano romperti i coglioni per l'eternità , che tutto il resto, tutta la merda che abiamo in testa se ne vada in silenzio, e rimaniamo noi. Magari soffocati dai ricordi, perchè sognare a volte fa male più di quando si è svegli, ma dopotutto non importa, ne vale la pena.
06 maggio, 2006
no time enough...
Non c'è tempo per. Non abbiamo più tempo per questo. L'abbiamo perso. L'abbiamo lasciato nelle fauci della frenesia, dell'ansia, della ambizione. Quante volte abbiamo rimpianto di non aver avuto il tempo per? Tempo per parlare, per ascoltare, tempo per amare, ecco, quel tempo forse avremmo duvuto prendercelo, strapparlo dalla routine, ritagliandolo dalla noia per consegnarlo a noi stessi e soprattutto agli altri. E invece no. Le ore corrono veloci, i giorni passano in silenzio, quasi senza lasciar raccia sulle nostre notti. Ma a me piace pensare che alla fine tutto quel tic-tac di lancette di orologio ci verrà restituito. Il grande burattinaio ci farà accomodare su una bella poltrona, rigorosamente bianca, e si metterà compiaciuto a raccontarci la storia dei nostri "e se". E se avessi avuto il tempo di chiedere una sigaretta alla ragazza seduta di fronte a me? E se avessi avuto il tempo di spiegarmi, di farmi capire, di rimediare...un'anima un pò stanca come il sottoscritto una volta ha detto: " Se una mattina venisse da me un tizio in abito nero e mi proponesse una firma per ripartire da qualche anno fa, firmerei quel contratto anche col sangue." (Dostoevskij, "Il giocatore"). E noi? Cosa daremmo per qualche manciata di secondi di quelli che ti hanno rivoltato come una calza? Il carpe diem oltre che un modo di vivere è anche una utopia, una maledizione necessaria per adempiere al Black&White di cui sotto, ma senza dubbio è una maledizione crudele. No way out...03 maggio, 2006
black&white...
Senza nero non esisterebbe il bianco. Banalità? Forse sì. Ma da sempre l'uomo si concentra sugli estremi, analizza gli apici, esalta i massimi, cerca l'esasperazione, dal piccolo gesto della quotidianeità al grande ideale di una vita. I saggi affermano che senza i grandi dolori non esisterebbero le grandi gioie e senza i grandi sacrifici non esisterebbero le grandi soddisfazioni. Dalla filosofia passando per la storia, l'uomo tende a un qualche estremo, ma si è dimenticato di ciò che ci stà in mezzo. Il grigio. La noia. La routine, il solito, la sveglia alle sei, il treno, il ritorno, e via che si ricomincia. Il dolore che non è più un abisso ma che si insinua piano tra i ricordi di un tempo e le speranze di adesso. Il fare le cose senza il gusto di farle, il parlare con qualcuno e non riuscire a guardarlo negli occhi, l'inventarsi un'altra maschera, da aggiungere alla collezione, una per ogni occasione, come un buffone di corte sceglie il cappello più buffo per far ridere il re. La mediocrità, insomma, di per sè apparentemente futile e per l'appunto mediocre, ma magari più pericolosa del nero. Forse non siamo più capaci di grandi sentimenti, forse davvero nemmeno siamo più in grado di sentire sulla nostra pelle un nero da notte senza luna o un bianco da neve dei 3000. Qualche squarcio nel nostro cielo, qualche urlo che non ci esce dalla bocca ormai da anni, qualche lacrima che non riusciamo più a versare...02 maggio, 2006
spleen...
Sono un canto spezzato,una lacrima di perla,
un nome dimenticato.
Non ho nessuno fuorchè le stelle,
l'urlo della notte, il vento sulla mia pelle.
Non ho ricordi e non ho rimpianti,
la pioggia li ha ammazzati tutti quanti.
Ma cammino piano,
gridando forte per le vie,
perchè quando sono solo,
quelle vecchie pietre diventano mie
stacking faults...
Gli stacking faults, come ogni buon scienziato dei materiali sà bene, sono dei difetti nei solidi cristallini. E' come quando tenti di impilare venti cassette di frutta una sull'altra, ma nonostante i tuoi sforzi una sporge un pò in fuori rispetto alle altre. Ad un livello meno brutale, gli stacking faults sono tutte le cose che non vanno a posto, che non si impilano, tutte quelle piccole o grandi cazzatine che non sembrano avere un senso, tutto ciò che nonostante tutto proprio non funza. Ultimamente i miei pensieri sono strapieni di stacking faults. E allora via, non sarà come i grandi romanzieri di un tempo, alle prese con pergamena e calamaio, (un blog è decisamente meno poetico di una pergamena), ma non importa...behind the curtains...
- gabriele
- near milan..., Italy
- "The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-