alcune cose sopravviveranno al tempo...


28 marzo, 2010

just... run!

Clima e location non aiutano, questo và detto. Sembra che ogni nuova alba porti con sè una nuova definizione di brutto tempo, giocando con innumerevoli tinte grigiastre quasi come se fosse compito del cielo convicerti del fatto che è meglio lasciarsi vincere dalla pigrizia, dalla morbida tentazione del sabato pomeriggio. Purtroppo o per fortuna, tuttavia, l'imponente mole lavorativa che grava sulle mie spalle non subisce calo alcuno durante il fine settimana, anzi. Non voglio ridurmi al vittimismo, ben inteso... in ciò che faccio risiede buona parte dei miei sogni e dei miei obiettivi, ed ogni novità è più che bene accetta, ma soffro l'assenza delle mie montagne. Non pensavo che ne avrei sentito la mancanza... non a questi livelli, perlomeno, ma la sola idea (che in ogni caso preclude ad una banale constatazione della pura realtà) che al di fuori di questi 17 metri quadri l'orizzonte si stenda piatto come il mare in bonaccia per centinaia di Km, mi scombussola un pochino. Il massimo del dislivello possibile è rappresentato da un (ordinato, classificato ed efficiente, siamo in Germania, dopotutto....) intrico di sentierini che portano dall'università al lago, passando per un ameno giardino botanico (che risulta notevole anche in questa stagione assurda...). Certo, non più di 50, 100 m, ma questi disperati ci fanno downhill, e non stò scherzando. Venti secondi per discesa, temo. Se solo ripenso al Sasso del Ferro... che avventura, dovrebbero provare l'ebbrezza! Stà di fatto che dopo aver scaricato per l'occasione un paio di album degli Staind (se la poesia non stà nell'ambiente, bisogna sforzarsi di architettare dei ripieghi degni...), ho inforcato scarpe e quant'altro e mi sono precipitato verso il lago. In primo luogo sono rimasto piacevolmente sorpreso di vedere come nè il fiato nè la gamba abbiano ancora ceduto il passo al nefasto effetto del mezzo litro di doppio malto giornaliero. Davvero quest'oggi ho sentito che il mio corpo carburava, e carburava bene, il che implica (una volta che il comparto motorio è autosufficiente, e.g. non dolorante e/o non affaticato) la possibilità di pensare a lungo, finalmente a mente libera (o quasi...) da formulacce e affini. Ma non è che abbia riflettuto a lungo su un qualcosa in particolare... solo, oggi mi sento davvero in debito col Burattinaio per avermi concesso il dono di... correre. Sì, una banalità ai limiti dell'idiozia, ne sono consapevole... eppure rimane la forma di sfogo, di allenamento, più genuina e più vera, in quanto una delle più semplici possibili. E c'è qualcosa di magico nel ritmo... nella cadenza con cui i calcagni si alternano, mentre il respiro da affaticato si tramuta in uno sbuffo intenso ma regolare, perfetto riflesso di come il nostro corpo lavori. In particolare adoro la sensazione di "andare a posto", che sopraggiunge per quanto mi riguarda almeno dopo la prima mezz'ora. Prima di allora stai cercando un senso, ancora fai attenzione a come muovi le braccia, ancora fai caso a come appoggi i piedi, al rumore del tuo respiro, ma poi tutto magicamente si fonde in un mosaico perfetto, ineguagliabile. Il pensiero inzia a vagare altrove, e questa è liberta, la stessa del movimento perfetto prima del rinvio difficile. E' bello riscoprire la bellezza di una cosa così semplice, l'unica che attualmente mi è concessa in attesa del mio ritorno a più scoscesi lidi. Quando correre non si limita semplicemente a farti dimenticare le mille menate che hai in testa, ma davvero in parte le elimina, le lima un pò, per lasciare spazio ad una sensazione che ha del magico. Alle volte la musica arriva proprio come il cacio sui maccheroni, specialmente quando vuoi forzare, quando come i bambini nella tua testa ti costruisci il tuo traguardo, e allunghi la falcata come un pirla come se al di là della fermata del pullman ci fosse Jonson a darti una medaglia. Altre volte semplicemente capisci che è tempo di affidarti al silenzio, di dare un occhio in giro, di far caso alle cazzate. Oggi ad esempio ho visto che qui esistono ancora i corvi. Non le cornacchie, quelle mezze seghe grigio-nere che da noi abbondano alla grande, ma i corvi quelli veri, neri come la pece e grandi. Grandissimi, bellissimi, non si spostano nemmeno dalla strada quando gli passi accanto, al massimo di traforano i timpani.



E allora anche dalla troppo cheta superifice del misero laghetto di Bochum pare affiorare una sorta di poesia, tenuta a galla con fatica da una parvenza di tramonto. Tutto è pallido, ma non malato, ammantato dalla foschia ma non per questo velato dall'umida coltre della nebbia come la conosciamo noi. Ma è solo un abbozzo, un tentativo, è come tentare di riprodurre un Van Gogh al corso di piuttura di una classe di terza media. Mettiamoci l'impegno, aggiungiamoci la fortuna, se vogliamo un briciolo di talento, ma è solo un'illusione che dura molto poco, il tempo che le sparute propaggini della brughiera tedesca lascino spazio al ricordo della roccia trentina, là dove il sangue dei tramonti benedice con mano possente le cime innevate delle dolomiti. Sì, mi mancano le mie montagne. Ma il passo è simile; non identico, no, troppa birra (e troppo lavoro? e i miei primi capelli bianchi?) per poter aspirare al ricordo di certe imprese del passato, ma ancora dico la mia, ancora rido di gioia ogni volta che sento le gambe andare come devono. Forse è una sciocchezza, forse solo un appunto notturno dettato dalla stanchezza, ma in realtà credo che non sia così. Non sei perduto davvero fintanto che sai apprezzare l'aria gelida nei polmoni. E vivere, nella speranza di poter chiedere il massimo al nostro corpo ancor per lunghi anni a venire. Buonanotte... un pensiero a quelli che in un modo o nell'altro hanno corso al mio fianco. Chi in una estate dorata, chi in un inverno gelido, il vostro passo (che vi distingue ancor più della vostra voce o delle vostre facce) mi accompagnerà in questa lunga corsa portando con sè un prezioso alito di terre lontane...

12 marzo, 2010

cronache

"Silver wings of mornin'
Shinin' in the gray day
While the ice is formin'
On a lonely runway..."


-Look out for my love, Neil Young-

Dubito che Neil Young sia mai stato in Westphalia (che ci crediate o meno si scrive così... anche se ha dato il nome al magico pullmino! Prima o poi un mega journey...), eppure queste poche righe descrivono con grande precisione le mie giornate qui. Ancora non trovo poesia in questa terra... è vero, macino le ore inseguendo un obiettivo ambizioso, e il lavoro che ne consegue mi prosciuga letteralmente dalla volontà di evadere da ufficio o appartamento in maniera creativa, eppure... in primo luogo bisogna ammettere che ad un posto come questo, piatto come una tavola da surf, per lasciar trasparire almeno un vago alone di paesaggistica bellezza bisognerebbe che il grande burattinaio aggiungesse qualcosa di caratteristico quà e là. Non pretendiamo certo un ayers rock nel centro di Dortmund, solo un paio di vedute in grado di rallegrare lo spirito del viandante, italiota o meno. E invece, nulla da fare. Il piattume è velenoso, perchè in certo senso avvolge tutto, spiana non solo i luoghi ma anche le persone. La gente è davvero strana, qui... incredibilmente disponibile, ma scarsamente votata al sorriso. E questo vale in generale, al di fuori cioè dal mio dipartimento il quale riunisce in effetti degli esemplari notevolissimi. Proprio oggi mi sono reso conto di una cosa: tralasciamo quel velo di timidezza che ammanta un pò tutti, può essere che sia una caratteristica squisitamente teutonica -che in verità dovrebbe fungere da esempio per parecchi oriundi dello Stivale-, quello che è davvero notevole è come non esista contatto fisico tra la gente. Nessuno stringe la mano o si abbraccia, i grupponi di amici (che esistono, ma non al di sopra dei 25 anni, almeno nel senso più letterale del termine... potremmo poi parlare di "gilde", direi...) sono in ogni caso riservati anche dal punto di vista della gestualità, ed addirittura i bambini si prendon dentro pochissimo quando giocano o sono in giro. In ogni caso questo stile mi va benissimo, devo essere sincero. La Westphalia è un posto dove essenzialmente ciascuno si fà i cazzacci suoi, ma non nel senso che la gente non ti aiuta, anzi... semplicemente non viene a romperti i coglioni.



Una buona dimostrazione dei cuori teneri e assolutamente umani che battono sotto queste corazze mitteleuropee l'ho avuta proprio ieri, quando in pausa pranzo son saltato fuori con l'idea di trasformare il beer meeting (sì, qui sono avanti... c'è un beer meeting settimanale, comprendente addirittura i Prof., senza esclusione di colpi!) in un pizza meeting. Detto fatto, nel giro di due ore avevo trovato una casa, un forno, la spesa e addirittura un passaggio in macchina. Abbiamo trascorso una serata davvero strana... molto tranquilla, sia chiaro, ma anche piena di una curiosità molto sincera. Avendo delle menti realmente incastonate in una logica micidiale, qualsiasi novità subisce necessariamente una analisi dettagliata ed efficace. E così siamo finiti a parlare di caffè, con una ragazza di Taiwan, un Indiano, e Tedeschi vari in ordine sparso, giocando a un domino da veri fisici (C6 nel piano, da paura!) mentre la birra scorreva copiosa. Sì, perchè nella loro cucina (esatto, questi hanno la cucina di gruppo... mica i cazzi!) tra i mille Kg di caffè e strane diavolerie si possono contare almeno una decina di casse delle birre più incredibili. Insomma, un buon groove. L'unica cosa che mi ha fatto pensare consiste nel fatto che la metà degli invitati erano marito e moglie... qui la gente si sposa a rotella, e la cosa simpatica è che sono i Ph.D students a sposarsi per primi perchè gli stipendi ovviamente sono un'altra cosa rispetto ai nostri. Temo che andrò a letto, ora... la mia musa è sperduta chissà dove, ma io tengo duro. Non che sia un grosso sforzo, beninteso, la legacy del crauto rovina il 98% della popolazione femminile tedesca, temo, riducendola ad un tremolante ammasso di chiattazze da competizione. Sì, anche Neil Young ha finito di cantare.... ed io ho finito il mio premio per la fine della settimana, 0.5 l di Paulaner Salvator, una ambrosia che può farmi dimenticare anche un inquetante mal di testa pericolosamente localizzato. Ma si sà, l'ipocondria è un talento, e devo dire che stò migliorando... d'altro canto la soluzione è semplice... basta rotolarsi nelle mille cose fare come i cani nel fango. E da solo la mia mania organizzativa si tramuta in una macchina perfetta. Il tempo è razionalizzato al femtosecondo... ed è bello rispettare tempi ed obiettivi. Domani corsa in riva al lago (sperando di non scendere sotto i -10...), dopodomani climb (let'see...) e pulizie generali, nell'attesa che giunga l'abilitazione all'utilizzo della fantomatica super-lavatrice comune. Nel frattempo macero con gioia nei panni vunci, ammazzando il fetore mortale che ne deriva a colpi di soffritti illegali. Attendo la venuta degli "essentials", i pochi che contano davvero e a quali in queste teutoniche sere, il mio pallido pensiero corre assai di frequente. Un abbraccio a voi, dunque, poichè ancor mi è rimasto sufficente senno da poter discernere ciò che infine conta davvero.

05 marzo, 2010

Bochum

Temo sia trascorso parecchio tempo dall'ultima volta che ho inforcato la penna... forse perchè una parte di me desiderava davvero che arrivasse questo momento. Scrivo in quella che un Peppone dopo la gara della vodka potrebbe a buon ragione definire come "terra straniera", ma ad essere sinceri qui c'è poco, molto poco, di cui lamentarsi. Ho sognato a lungo l'estero, l'ho sempre visto come una sorta di battesimo, anzi di più, come una sorta di ingresso ufficiale nel mondo della scienza, quella vera.




Forse è un'illusione, forse non significa nulla, ma per me essere qui rappresenta la concretizzazione di un grande sogno, costruito nel tempo alla faccia della scarsa costanza che metto in tante altre cose (temo che i piatti li laverò domattina, tanto per dirne una...). Diciamocelo, non è che la mia permanenza qui in teutonica terra sia stata finora perennemente pervasa da un'aura dorata, anzi. Il viaggio non fù indolore (la prima parola che ho imparato in tedesco è stato "Ausfall", vale a dire "soppresso", lo spettro di Trenitalia non cessa la sua persecuzione ferroviaria...), l'arrivo ebbe del burrascoso (colloquio durissimo con il supercapo dopo 14 ore di treno), e la quantità di carte che ho visto e firmato in soli due giorni è incredibile. Però ho un appartamento, pulito (ancora per poco...), tutto nuovo, nemmeno tanto piccolo... e a cinque minuti dall'università, il che non mi sembra vero. Certo, ho dovuto aprire un conto in una banca tedesca per pagare l'affitto, e per ottenere la connessione ho dovuto penare assai, ma... sembra che al di fuori dell'Italia le cose siano davvero rapide, oltre che trasparenti. Sono rimasto impressionato dall'efficienza quasi innaturale della gente, oltre che delle istituzioni. Sembra davvero inumano... ma non per questo vacuo o impersonale, anzi. Il responsabile dei servizi informatici è un metallaro durissimo, che però ne sà una più del diavolo e lavora come una bestia... già, ma chi non lavora come una bestia? E' vero, qui gli stipendi sono tosti, e le università vomitano letteralmente fondi (hanno tutto, nuovo e in gran quantità... per quanto riguarda il mio campo, hanno praticamente un supercluster in casa, è pazzesco...), ma forse se lo meritano pure. Pochissime pause caffè, pochissimissime pause sigaretta, pranzo veloce e via che si riparte. Ah già, il pranzo. Che io mangi come un cane, in termini di quantità e qualità, è ben noto in letteratura. Tuttavia, l'archetipo dell'uomo rude della Westfalia che si ingozza di carnazza trova qui la sua più completa realizzazione. Tanto per dirne una, oggi sono sopravvissuto ad un piatto unico composto da funghi interi, pollo a tocchi, cipolle a svarzella, patate intere, manco pelate, e crema allo jogurt, o almeno credo. Il tutto soffocando dei rutti impressionanti, perchè il concetto di acqua naturale è del tutto avulso a questa gente, al pari del concetto di buona cucina. Semplicemente se ne strafregano... e l'unica cosa che mi fà sentire diverso, ed Italiano, è proprio la moka fedelmente portata in valigia, sempiterna salvezza da quel beverone insapore che qui si trangugia a litrate. Italiano... una vergogna più che un vanto, direi. E' come recitare le parti di un giullare durante una tragedia di Shakespeare, siamo grotteschi. Giusto oggi a pranzo, ho chiesto ad un ragazzo spagnolo se la mia tessera universitaria italiana valesse o meno per lo sconto in mensa... e lui non ha esitato un istante, "Well, man, I really don't know but come on, you're Italian, that shouldn't be a problem for you!". Ecco, lì ho realizzato una sottile consapevolezza che mi accompagna da molti anni, ormai: le mie radici sono davvero nelle persone, e non nella terra. Forse nelle montagne, ma non in quanto italiane... non lo sò, stò vivendo una sorta di rifiuto verso quella che alcuni definiscono la propria patria, ma che per quanto mi riguarda non significa proprio un bel nulla. Ok, non stò rileggendo, ne seguendo un filo, ma va bene così... meglio che le parole vengano come devon venire, dopo ore e ore di un inglese che credevo discreto, ma che paragonato con quello che chiunque, anche la nonnina locale, sfoggia senza alcuno sforzo, mi appare alquanto fuori luogo. Altro motivo che mi fà chinare la testa, e mi ributta di peso sul mio lavoro, che pare davvero sovraumano, ma staremo a vedere. Nel frattempo, continuo a muovermi. Non corro davvero il rischio di annoiarmi, solo di rimpiangere di continuo l'assenza al mio fianco di quelle poche persone che per me contano davvero. E basta, andrò a letto così, consapevole di non aver tracciato nemmeno l'abbozzo di un ritratto di questo posto ma senz'altro felice di aver vinto la pigrizia una volta di più. D'altro canto,

"Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone."

-John Steinbeck-

A presto, regazz. Io qui tento la maschera del Ph.D student agguerrito, ma con certa gente non attacca... bisogna davvero capire che sono i piccoli passi a portarti avanti, e ricordare con umiltà chi ci ha sorretti lungo la via.

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-