alcune cose sopravviveranno al tempo...


19 dicembre, 2007

il vento è cambiato...

milano. un qualcosa che non mi appartiene. senza alcun pudore, quest'alba da ultimo atto mi inchioda la sua aria fredda negli occhi. il grande burattinaio si mette ancora una volta in moto, nel non patetico tentativo di spaccare ulteriormente i cocci dei miei pensieri, cascate di perle nerastre che ancora tintinnano lievi nella mia testa. un'altra pagina scritta di mio pugno nell'antico libro delle lune storte che non illuminano mie notti. nè nero, nè bianco. l'orrido grigio. ma questa volta è un grigio di classe, è la bava di sale che prelude al daiquiri ghiacciato. le labbra sul bicchiere, giocherellando senza mai bere. ma con il sorriso, perchè sai di non avere tra le mani un qualcosa di perfetto. l'arroganza, il sapere di poter dare parecchio, di essere un gradino sopra. che ti riporta in equilibrio, e ti fà capire. la vanità. che ti riporta in equilibrio, e ti fà capire. che hai bisogno di tuffare le mani nel ghiaccio e di soffocare ridendo nell' ambrato profumo della resina.




toglietemi tutto questo, avanti. non è semplice. mezzo cane e mezzo lupo, scodinzolo di fronte alla rugiada del mattino, per poi la sera alzare il capo sanguinante dalla carcassa del tramonto. e questa nuova alba, è solo mia. di nuovo mia. dopo aver mischiato il mazzo di carte, finalmente posso metterne sul tavolo alcune. io, finalmente io. senza fronzoli, senza maschere, senza nulla addosso. nudo di fronte a me stesso, per ricominciare. e già ora l'aria ha in sè la novità, il vento porta con sè il profumo di roccia e di pinete, il sole scalda non solo la pelle ma anche questa mia scema testolona. un urlo al cielo, tanto per far capire che questo burattino vuol scrollarsi di dosso i suoi fili, e via. dove non si sà. ma il bello è andare, capitano di nulla e di nessuno, a bagnarsi il volto con le acque di mari in tempesta. attendetemi, nuovole ed onde, non abbiate fretta. perchè il vento è cambiato. il vento è cambiato...

12 dicembre, 2007

un tentativo...

scrivo parecchio. credo sia un bene, significa che ho parecchio da dire. che stò vivendo, che stò lottando, anche se là fuori ci sono persone che stanno lottando contro il cancro, contro una famiglia che và a rotoli, contro il non arrivare nemmeno alla fine del mese... il mio lottare non ha molto di epico, noi privilegiati con un letto caldo ed il pane in tavola abbiamo poco da combattere.


comunque.


questa sera volevo fare un tentativo. di spiegare a parole una sensazione, composta per metà da uno stato d'animo e per l'altra metà da un qualcosa di puramente corporale.


la stanchezza.


calma, calma... non banalizziamo. stanchi lo siamo tutti, chi più chi meno e a giorni alterni... ma ogni tanto mi capita di crollare in uno stato di stanchezza particolare. ora ve lo analizzo, ve lo seziono chirurgico col bisturi del teorico.


c'è il sonno, senza dubbio. e molto. ma deve essere il sonno accumulato nei giorni, nelle settimane, il sonno di chi non dorme davvero da parecchio, di chi in ogni caso deve puntare la sveglia anche quando non dovrebbe. di chi si devasta certe notti e non riesce a recuperare quei preziosi istanti di oblio e di pace nei giorni che si susseguono, rapidi come il vento, quasi non ce ne si accorge di come sbocciano e appassiscono queste ore, incastonate nei nostri occhi stanchi ma mai velati, semichiusi ma non pallidi, specchi di un' anima che dietro alle palpebre pesanti cela un mare in tempesta.

c'è la stanchezza. fisica. in termini di acido lattico. perchè ogni notte, qualunque sia l'ora, per vanità e per costanza seguo le orme del mio fratellino, tolgo un pò di Kg dal bilanciere (lui è un duro, io un novellino) e via a piegare, con in testa canzoni da osteria e sudando non poco, incurante delle lancette e del domani. e si calzano le scarpe vecchie, e si corre, sbuffando come mantici nella notte di inverno, perchè è bello, perchè ci hanno donato muscoli ed ossa allo scopo di farne uso finchè possiamo. e poi. 12 ore e più trascorse di fronte allo schermo sono tante, anche se ormai nemmeno ci fai più caso, anche adesso le mie dita battono più o meno inconsapevoli sulla tastiera, vittime di una quotidianeità aberrante che però io stesso ho scelto e della quale sono felice.


c'è la testa piena, e questa è la parte peggiore. piena di cosa? ah, ce ne sarebbe per un libro. di hamiltoniane e diagonalizzazioni, di modi trasversali anomali e fasi di berry, di densità di spin e di bash scripting, e a volte questi miei neuroni viaggiano da soli, mi capita di restare a pranzo con la forchetta a mezz'aria e un illuminazione in testa, se fossi un fumetto verrebbe fuori la lampadina. ma è una lampadina un pò fioca, in confronto a quelle che mi circondano. devo fare di più, sempre di più, migliorare è la chiave, anche se il nero che ho in testa a volte mi incatena a un qualcosa che con la meccanica quantistica non ha molto a cui vedere. ma non di sola fisica è satura questa testolona. è zeppa di roba da fare, gente da chiamare, faccende da sistemare, mille e uno cose che portano via tempo, ed energie, alcune le hai scelte e ne sei felice, altre sono piombate tra capo e collo e me le tengo, non ci posso fare nulla. ma stà arrivando per me il momento di sfrondare l'albero. l'ho fatto tempo addietro, dovrò rifarlo anche ora. per non fare troppo facendolo male.


e insomma, questa sera mi è successo. sul treno. mi si sono chiusi gli occhi, mi è caduto di mano il libro, e la mia testa ha semplicemente seguito la gravità fino a sbattere contro il vetro del finestrino. ma attenzione. cadere dal sonno capita spesso. ma qui è diverso. perchè nella mia testa c'era silenzio. e il nulla. e prendevo delle gran testate, sul serio, ma non mi importava. sentivo solo il mio corpo improvvisamente leggero, etereo, privo di peso. percepivo il dolore del collo piegato, innaturalmente, ma non per questo ne ero colpito. anzi.


silenzio.


e in quel silenzio, ma piano, con cura, come il vetraio che soffia l'ampolla più sottile della sua vita, iniziarono a ticchettare in quel gran bel bianco una serie di stralci, di parole. che lentamente, senza fretta, diventarono una canzone. che io qui vi scrivo, anche se pochi sono i motivi che mi trattengono dal buttare off-line questo blog... è pericoloso... quanto di me c'è in queste righe? parecchio, da due anni ormai mi trovo ad urlare da queste parti... c'è stato un tempo in cui lo sfondo era nero, ma ora è bianco e tale resterà, perchè il Grande Burattinaio ci ha donato la speranza.





vi saluto. possano le righe che verranno cullare i pensieri di tutti voi, di tutti coloro che ancora aspettano l'ultimo lancio del dado, di coloro che non sanno se avranno la fortuna di vivere ancora un giorno nella serenità, e , soprattutto, io vorrei che queste parole lenissero le nostre lacrime. quelle che ognuno di noi porta dentro, quelle per le quali non si riesce a piangere.

per le quali nemmeno si riesce a piangere.

è una canzone che sò suonare, che ho suonato di fronte ad altri non senza paura, che mi è costata parecchio, che mi ha dato la buonanotte quando sognavo ancora ad occhi aperti, ma che ora non riesco più a suonare. è una canzone che mi ha graffiato, una canzone per la quale ho imbracciato la chitarra poche volte, e di queste ho un ricordo netto per ognuna. è una canzone bellissima, triste, che mi piacerebbe farvi sentire. è mia. chi l'ha scritta avrebbe voluto che l'usassi così. ne sono convinto. di essa ho assaporato ogni singolo accordo, lasciando che le note fluissero insieme alla voce in un qualcosa che non fosse solo musica. per ore.

non la suonerò mai più. il perchè rimane mio, ed è scritto a fuoco, nel vero senso della parola, dentro la mia vecchia chitarra. la stessa che non mi ha mai tradito. che è arrivata ai tremila, che si è ghiacciata, che tanto mi ha dato e che ho rotto più voltr, ma che incurante di tutto e di tutti, imperterrita, suona. ed io con lei.


We chase misprinted lies

We face the path of time


And yet I fight

And yet I fight

This battle all alone


No one to cry to

No place to call home


My gift of self is raped

My privacy is raked


And yet I find

And yet I find

Repeating in my head


If I cant be my own I'd feel better dead


If I cant be my own I'd feel better dead...

11 dicembre, 2007

cavallo e cavaliere...

Dove sono cavallo e cavaliere?


Dov'è il corno dal suono violento?


Dove sono l'elmo e lo scudiero, e la fulgida capigliatura al vento?


Dov'è la mano sull'arpa, e il rosso fuoco ardente?


Dov'è la primavera e la messe, ed il biondo grano crescente?


Son passati come pioggia sulla montagna, come raffiche di vento in campagna;


I giorni scompaiono ad ovest, dietro i colli che un mare d'ombra bagna.


Chi riunirà il fumo del legno morto incandescente?


Chi tornerà dal Mare e potrà mirare il tempo lungo e fuggente?

"J.J.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli"




Non io. Io devo ritrovarmi. Ritrovarmi. Oltre la Milano di notte, oltre ai giochi di parole, oltre all'incoerenza. Dovrei essere un testimone. Ma se io per primo infrango ciò in cui credo, che speranza ho di esserlo? Avrei voglia di partire e non tornare. Se potessi forse ora lo farei, perchè sono solo un debole. Acqua marcia in un vaso ben dipinto. Devo cambiarmi d'abito, e non solo. Non chiederò aiuto a nessuno, nemmeno al Grande Burattinaio. Lui vorrebbe che per una volta ci riuscissi da solo, lasciando stare l'immensa fortuna che ho sempre avuto. Dai, stronzo. Sii ciò che fai credere al resto del mondo di essere. E non per qualche ora soltanto. La vita è figura e sfondo, ma nel mio caso lo sfondo non và un cazzo bene...

07 dicembre, 2007

preghiera

dio del vento, della pioggia e del sole.

dio del mare, della neve e delle rocce.

dio dell'alba, del tramonto e della notte.

grazie per questi giorni, per queste ore, per questi istanti.

grazie per lasciare che i miei passi smuovano la polvere di questa mia strada,

fà che questa sia strana, e fà che non sia unicamente mia.

dammi nervi, tendini ed ossa, perchè voglio camminare.

dammi mani, pelle e labbra, perchè non sono solo.

dammi l'occhio di chi è in pace, la voce di chi è se stesso, dammi il sorriso e la risata.

rendimi uno, rendimi coerente, rendimi giusto.

rendimi forte, rendimi altruista, rendimi sincero.

uccidi la mia vanità.

fà che io sia ciò che sono per me stesso e non per gli altri.

voglio essere il fiocco di neve, la goccia di pioggia,

voglio dormire sognando e svegliarmi sereno.

voglio il tutto e lo voglio perfetto.



e allora, arrogante e disperato,

lo sguardo ritto su questo mare, che di star calmo non ne vuole sapere,

mi ritrovo in ginocchio, ai piedi di questo silenzio,

nel tentativo di trovare un istante che sia mio.

un istante rubato alla notte, tra un sospiro ed una lacrima,

in cui chiederti, dio dell'uomo e di questa vita,

qualche bianca stella per rendere meno tetro questo cielo di urla e di serpenti,

sinuosi compagni simili ad aspre volute di nero fumo,

che senza posa si graffiano l'un l'altro nella pallida cornice dei miei penseri.

e così sia...

02 dicembre, 2007

è questione di tappezzeria...

silenzio. facciamo silenzio nella nostra testa, almeno per un istante. buttiamo via il traffico della settimana, il frastuono delle nostre giornate, la cacofonica sonata della quotidianeità.


lasciamoci invece cullare dal sonno, armiamoci di colori e tavolozza, e diamo una gran mano di bianco immacolato a questi nostri pensieracci, sporchi e polverosi, simili alle stanze di un albergo di periferia ormai mal frequentato.





e tuttavia, in queste camere malandate, è passata passa e passerà un sacco di gente. va e viene, a volte per una notte sola, altre volte si ferma per mesi, anni, anche una vita intera. e di chi ci ricordiamo? perchè non di tutte le visite conserviamo qualcosa, anche solo uno stralcio, un ricordino piccolo piccolo, dopotutto mica tutte le visite lasciano il segno.


lasciare il segno. mi ha sempre fatto pensare, come concetto, perchè è la cosa più neutra eppure possente che uno possa immaginare. un qualcosa lascia una traccia dentro di noi se è forte, intenso, ma non necessariamente positivo, anzi.


purtroppo ciò che si ricorda di più è ciò che ci ha fatto più male, anche perchè un bel ricordo puoi scegliere o meno di riviverlo, ma un ombra del passato, o il pensiero di ciò che non puoi avere rimangono lì, ben saldi nella tua testaccia, che tu lo voglia o no.


tracce. preferisco chiamarli graffi, forse perchè la traccia è quella della matita sul foglio, ma quella con un minimo di impegno la si tira via, no, qui si tratta di qualcosa o qualcuno che ha piantato un coltellaccio nella consunta tappezzeria delle stanze di cui sopra e ha tirato uno squarcio, più o meno grande.


ecco, questa notte ho ripensato un pò a chi ha fatto questo a me. sono parecchi. alcuni hanno tracciato elaborati arabeschi lungo gli angoli delle pareti, ripassando con cura e gentilezza i miei sogni e i miei sorrisi, altri hanno semplicemente piantato una gran coltellata al centro, lasciando lì anche il coltello, incuranti delle urla e di tutto ciò che, senza saperlo o meno, stavano per distruggere.


ma a dire il vero, c'è ancora spazio. ed io attendo, perchè mi piacerebbe ridurla ad uno sfacelo, questa tappezzeria, mi piacerebbe che i suoi disegni fuori moda venissero del tutto fatti a pezzi, perchè vivere è anche questo.


a volte esagero. a volte apro io stesso quella strana stanza d'albergo, e piano mi metto a ricucire gli strappi sulle pareti. lo facciamo tutti. lo facciamo perchè deve rimanere spazio per strappare ancora, nella speranza che il prossimo non sia un vandalo ma un artista. come possiamo saperlo? nulla da fare, regazz, non si può. e tentare di immaginare è ancora peggio, illude e disorienta. bisogna avere fiducia, ed essere capaci di non smettere di sognare, anche quando, dice qualche idiota, dovremmo smettere. mai.


certo, potremmo pagare uno stilista o come diavolo si chiama e farci rifare tutto, scegliendo disegni e colori strepitosi, ma non sarebbe lo stesso, non li avremmo scelti noi. potremmo anche entrare in quella stanza a testa bassa, senza guardare ciò che è stato fatto, senza nemmeno preoccuparci se ci sia spazio o meno per andare avanti. e invece no.


del tutto ispirato dal domani, lascerò non senza soddisfazione che la stanza si riempia, che le pareti prendano vita, perchè prima o poi da quella stanza, ahinoi, ci dovremo uscire, e mi piacerebbe, prima di consegnare la chiave al portinaio, sedermi un minuto a guardare sorridendo la mia ormai completamente sgualcita tappezzeria.


buonanotte... soprattutto a chi, in questo istante, giocherella più o meno incosciente col coltello, nell'attesa di incominciare la sua opera. siate pazzi, siate sognatori, spaccate e ricomponete, senza aver paura di sbagliare. siate pazzi, siate sognatori...

27 novembre, 2007

c'erano alcune sillabe...

c'erano alcune sillabe, qui, che non erano abbastanza per meritarsi uno spazio in questo blog.


c'erano alcune sillabe, qui, che erano così grigie e nervose da non essere degne di ciò che ho realmente in testa.


c'erano alcune sillabe, qui, che erano belle per davvero, precise ed affilate cadevano sul mio ego a ricordarmi il perchè di molte cose.


c'erano alcune sillabe, qui, così pallide e sottili da rimanere ombre in questa notte senza luna.


c'erano alcune sillabe, qui, così mie da ridurmi in pezzi al solo pensiero.


c'erano alcune sillabe, qui, che mi facevano una paura fottuta.


c'erano alcune sillabe, qui, che non avevo mai messo insieme così come erano.


c'erano alcune sillabe, qui, che ticchettavano come pioggia sulle foglie nella mia testa.


c'erano alcune sillabe, qui, che ciondolavano sonnacchiose e pigre sull'orlo dei ricordi.


c'erano alcune sillabe, qui, che parevano urla, e il loro nero era troppo per poi poter dimenticare.


c'erano alcune sillabe, qui, che parlavano di rose e ceralacca, ma erano troppo lontane da questo tempo strano.


c'erano alcune sillabe, qui, che ora ho cancellato.


c'erano alcune sillabe, qui, che non rimarranno mie.


a loro, e a chi le leggerà, auguro sonni tranquilli. perchè dormire dobbiamo, e lasciare che Morfeo il Sommo ci guidi per vie di leggera seta là dove finalmente, almeno per una notte, troveremo la nostra pace. ma ci desteremo sorridendo nel vedere questa alba su di noi, grati al grande burattinaio di averci concesso tanto. buonanotte...



23 novembre, 2007

really drunk...

stavolta e' dura... 40 bicchieri vuoti... cristo... e in testa una sola cosa... dai, maliziosi del cazzo... come se non fosse possibile dormire al fianco di una dea semplicemente guadandola, per ore. in vino veritas. dicono, ma bisogna andarci piano, lo so'... ma come si fa'... poche parole, stanotte... forse nemmeno quelle giuste... chi lo sa'... bisognerà centellinare con calma da questo calice ebbro, e lasciare che le lancette camminino in silenzio per qualche tempo... dopotutto la prima dote di un buon giocatore di scacchi è la pazienza... che notte strana... davvero contorta...


e proprio per questo ci sarebbe tanto da urlare... e invece... poche parole... ma io le scrivo, le graffio qui sul vetro dei ricordi, queste sillabe, perchè le vivo, le soffro, perche' non e' arte, e' cio' che davvero sento su e dentro di me... al diavolo finezza ed imbarazzo... se in questo istante dovesse calare su di me me il nero, io ve lo giuro, non mi importa. sentirsi uno e se stessi, ecco, questo privilegio ci appartiene raramente se siamo fortunati, a volte mai. uno, magari storto, magari grigio, ma non certo vuoto, no, al contrario. la passione non ha mezze misure, e con essa bisogna fare i conti, a costo di perdere noi stessi. come direbbe il Bardo,
"I'll follow thee, and make a heaven of hell,

To die upon the hand I love so well"

- A Midsummer Night Dream -

buona notte. saluti ai miei pensieri e ai miei ricordi, dopotutto ciò che ho scritto una volta mi è stato detto, anche se a teatro... ma in fin dei conti queste notti sono ciò che di più simile a uno spettacolo io abbia mai visto... e come sempre, non è concesso sbagliare. saluti a tutti coloro che giocano senza sapere il perche', ma giocano solo perche' sanno che ne vale la pena. sporchiamoci le mani. fratelli, amanti, teatranti, compagni e ipocriti di pazze capriole notturne, sporchiamoci le mani. per non arrivare alla fine e scoprire di aver potuto giocare di piu'. per non arrivare la fine e scoprire di aver potuto giocare di piu'. no, questo mai. 'night...

21 novembre, 2007

scrivere...

sì, stanotte si scrive e basta... nè per mettere ordine nè per urlare, si scrive per poi poter rileggere, per potersi specchiare, un giorno più o meno lontano, e ridere di se stessi... queste sono notti in cui pare che le parole non abbiano fine... la cosa mi piace, perchè significa che c'è molto da dire e come direbbe danny boodman t.d. lemon 900, "non sei fottuto veramente finchè hai una storia da raccontare e qualcuno a cui raccontarla". che idiota, che sono. che ottocentesco idiota. alcune frasi mi hanno graffiato così a fondo che le ripeto davvero spesso. ma non troppo, credo, non troppo... insomma, per farla breve molto di ciò che scrivo è tornato a vedere la luce da una penna... vecchio stile, come qualche anno fa... quando versavo spesso lacrime amare nello scoprire che ciò che scrivevo andava perduto, maledetto disordinato che sono... ma non c'è nulla da fare, un blog non è come quei fogli... alcuni sono sopravvissuti a notti insonni o peggio, e... valgono cento volte più di ciò che scrivo ora, perchè quest'ultimo, nonostante i miei sforzi, è scritto solo in parte per me stesso. e poi, diciamola tutta, l'uomo ha del gran nero, dentro di sè... un nero che potrebbe spaventare chiunque e che non trova qui la sua espressione, per fortuna dello scrittore e dei lettori, beati loro. un qualcosa stasera scriverò, ma sia ben chiaro, non certo per fare un favore a qualcuno o simili... scrivo perchè qualcuno prima di me ha detto parole eccezionali. e la parola è tutto. in ciò che faccio quotidianamente, di parole ce ne sono ben poche. ma è questo il punto, mirabilmente riassunto da un gran film...


Non leggiamo e scriviamo poesie perchè è carino, noi leggiamo e scriviamo poesie
perchè siamo membri della razza umana.. e la razza umana è piena di passione.
Medicina, legge, economia, ingegneria, sono nobili professioni, necessarie al
nostro sostentamento… ma la poesia, la bellezza, il romanticismo, l’amore, sono
queste le cose che ci tengono in vita.
-L'attimo Fuggente-


questo è vero almeno quanto il secondo teorema di honberg & kohn, e non è poco. tanto di ciò che scrivo, è squisitamente infantile. fantastico. era tempo. e il bello, è buttarsi alle spalle la vergogna, perchè è con animo sereno che


Andai nei boschi perchè volevo vivere con saggenza e in profondità e succhiare
tutto il midollo della vita, sbaragliare tutto ciò che non era vita e non
scoprire in punto di morte che non ero vissuto
-L'attimo Fuggente-


ho quasi finito, abbiate pazienza. concludo questa carrellata di frasone con un grande. è strano, credetemi, scrivere non di se stessi ma di altri... strano perchè ciò che esce dal nostro cuore e dalla nostra testa è vivo e pulsante, ciò che invece riportiamo citando come libri di testo... sono solo parole, è vero... ma io nutro la profonda arroganza di viverle davvero, queste sillabe. e allora, andiamo a dormire con l'occhio sicuro e la voce possente del capitano dei cadetti di guascogna. riporto la fine, del cyrano, per noi teatranti non è solo un must, è dizione e controversia, perchè nel finale si può scegliere o meno di recitare l'ultima battuta. è bellissimo. una parola può fare così tanto... pazzesco. ovviamente riporto la versione monca, perchè io credo nel sudore e nella fatica, nella fantasia e nelle lacrime, nel nero del cielo senza luna verso il quale tutti noi urliamo, a modo nostro, ma urliamo, proprio come cyrano quando, infine, giunge anche la sua ora.


CYRANO (si ferma affannando) : Sì, m'avete preso
tutto: l'alloro e la rosa. Prendete! Prendete!... Ma c'è qualcosa che porto con
me, nonostante voi, qualcosa con cui stasera saluterò l'azzurra soglia del cielo
nel presentarmi a Dio, qualcosa che non ha piega né macchia...
(si lancia
con la spada levata verso il vuoto)
qualcosa che… qualcosa…
(la spada
gli scivola dalle mani, barcolla, cade nelle braccia di Le Bret e Raguenau)

ROSSANA (chinandosi e baciandolo): Che
cosa?

CYRANO (riaprendo gli occhi e sorridendo) :
Qualcosa... qualcosa che... (muore)

17 novembre, 2007

a testa alta...

un pò di cronaca. sono le quattro del pomeriggio, e mi sono appena svegliato. tre giorni fa me ne uscii di casa, sapendo che avrei dormito da un amico (una parola che non basta proprio per nulla, ma questa è solo cronaca...), ma non sapendo cosa sarebbe successo il giorno dopo. nelle ultime 48 ore ho messo il mio fegato, e non solo, a durissima prova. il motivo è il più semplice del mondo. per ciò che si ha a cuore, si fà qualunque cosa. e infatti. ieri notte,
"I've eaten the sun so my tongue has been burned of the
taste
" -Down in a Hole (Alice in Chains)-
ma davvero.

e cosa può fare un uomo che ha morso il sole? unicamente spezzarsi solo perchè forse non ne mangerà mai più? no. perchè il sapore rimane, e quei minuti pure. e vanno tenuti lì. inchiodati, incatenati, a costo che i chiodi e le catene spezzino te stesso, perchè in quegli istanti sei invincibile, in quegli istanti gli orologi sono sono una inutile massa di metallo, il tempo e il domani si liquefano al sole e tu sorridi,

perchè la felicità è questo, ed io mi ero dimenticato cosa fosse.


dalle 2:30 del mattino fino alle 5:00 ho vagabondato per milano. mi sono cambiato i vestiti insieme ai barboni di greco pirelli, ho camminato con i pazzi di melchiorre gioia e ho raccontato barzellette al paninaro della stazione centrale, sempre camminando, lottando contro il freddo ed il sonno, ma a testa alta, assolutamente convinto di poter sventrare il cielo con la punta delle dita. nemmeno riuscivo a pensare, non quanto avrei voluto, perchè era parecchio che non mi capitava di dover attendere il primo treno di tutta la giornata. da pazzi, mi è stato appena detto. no. non è una patetica dimostrazione del mio infinito ego, la vanità mi appartiene, è vero, ma non questa volta.




ed ora?

ah, darei un braccio per saperlo. ma tanto per freddare la poesia, il problema ha parecchi gradi di libertà, ed i parametri che avevo la possibilità di fissare li ho fissati, e da un pò. non tufferò la lingua nel ghiaccio, nonostante il sole, anzi. per scelta. e a testa alta, rimarrò qui, malconcia sentinella di fronte a questo mare inquieto. nel frattempo, corro a comprare un telefono che ho perso, sorridendo tra le lacrime, e nell'assoluta certezza che se queste, la milano di notte, e tutto ciò che verrà, costituiscono il prezzo da pagare per aver osato tanto, in ogni caso ne è valsa davvero la pena. bruciato. ma con occhio attento e il vento nei capelli guarderò questo fuoco, nella speranza che presto o tardi possa stendere ancora questa mia manaccia su di esso.

“Rest and a complete change,” said George. “The overstrain upon our brains has
produced a general depression throughout the system. Change of scene, and
absence of the necessity for thought, will restore the mental equilibrium.”
-Three Men in a Boat (Jerome K . Jerome)

ma non mi è possibile, mi dispiace. o meglio, non mi dispiace affatto.

09 novembre, 2007

la sciarpa...

silenzio. le stazioni dei treni non conoscono il silenzio, ma c'è un tizio strano, sulla banchina. solo,
con addosso una giacca verde scuro. si direbbe quasi che non ascolti il frastuono dei treni che passano, ma lo senta e basta.

è sera. una di quelle sere non da tutti, a cavalcioni tra l'autunno e l'inverno, in una milano meno grigia del solito, dove il vento gelato non risparmia nessuno, lui compreso.


tra poco arriva il treno, uno degli ultimi, non sò se avete presente, ci salgono sempre e solo una decina di persone, e probabilmente ciascuna di loro meriterebbe una sua storia. sorride, l'uomo con la giacca, sorride senza motivo, ma poi dopo un pò alza le spalle soddisfatto, come se avesse infine capito che non sempre c'è bisogno di un perchè per essere felici.


"ma è mai possibile !!" sbraita l'Arpia, statuaria nel suo paleozoico trucco e nella sua ira contro il treno in ritardo. buona domanda, pensa lui, davvero una buona domanda. ha imparato a non stupirsi più di nulla, ormai, non si arrabbia per il treno in ritardo, non importa, non spalanca gli occhi quando intuisce di essere a un bivio, non urla di dolore quando il rancore affiora dai ricordi, viscida idra che ancora a volte lo divora.


nel nero della sera nessuno ci fà caso, ma oltre a quella strana giacca quel tizio indossa qualcos'altro. una sciarpa, colore indefinito, provenienza pure. la accarezza come se fosse un gatto. la toglie, la guarda, ridacchia contento, la liscia, la rimette, la sistema, poi si scrolla e via che si ricomincia.


"ah, ecco il treno", pensa lo Zoppo, quarant'anni ad aspettare lo stresso treno, quarant'anni che implacabilmente ti frega il posto migliore, c'è da chiedersi se non faccia finta a zoppicare.


essere seduti su un treno la notte è come svegliarsi alla mattina. non puoi fare a meno di guardarti allo specchio. sì, perchè prima o poi ti capita di dare una occhiata al tuo riflesso nel finestrino, e allora ti sembra di non essertene mai uscito di casa.


puoi guardare il tuo riflesso nel finestrino per anni, ma qualche volta ci rimani, perchè ti accorgi di essere cambiato, e non di poco. deve pensarla così, il tizio con la giacca, che ora stringe la sua sciarpa tra le mani, e la guarda, sì, ma riflessa nel finestrino, la fissa come un pittore guarda la sua opera, soddisfatto ed altero, quasi come se anche quella sciarpa avesse qualcosa da raccontare.


e forse è davvero così.


la Bambina della Cicca lo riporta alla realtà. il tizio con la giacca si è sempre stupito di come una bambina possa prendere quel treno sola soletta, ma poi ha capito. nessuno le resiste, nessuno può sopportare quell'assurdo ruminare, nemmeno l'assassino più incallito.


che strana gente, pensa l'uomo con indosso quella sua strana giacca, un attimo prima di darsi una occhiata e ridere, e ripensare...


ma come prima o poi sempre accade, il treno arriva. l'uomo con la giacca strana scende dal treno, un pò ammaccato, Rocky lo ha quasi steso contro la porta.


Rocky è il pendolare più grosso e più cattivo, tutti i treni hanno un Rocky, che anche nell'ora di punta e seduto precisamente nel mezzo del vagone, sà che non può non scendere dal treno per primo. finirà in tragedia, prima o poi, il tizio con la giacca strana ne è convinto, lo pensa davvero, mentre con passo stanco si trascina verso la notte.


perchè la notte gioca sporco con lui, spesso mischia le carte in tavola e non è detto che i pezzi che faticosamente aveva messo insieme rimangano tali. a volte lo notte lo uccide e poi lo fà rinascere, antica fenice che dalle ceneri dell'alcool lo riporta alla realtà, mentre intorno a lui in mondo vortica senza posa, e la volontà di fermarsi almeno un secondo non conta proprio nulla, perchè nemmeno c'è il tempo per pensare, e allora imperterriti si improvvisa con arte e senza rancore, perchè questo palco è grande, ed è un peccato che vada sprecato...


all'uomo con la giacca non rimane granchè a cui rivolgere i propri pensieri... rimane una sciarpa, che almeno per questa sera lo ha fatto sorridere... ma non è poco, continua a ripetersi nella testa, quando ormai non è che un ombra nel vento di inverno, mentre il nero ammanta anche l'ultimo dei suoi pensieri...

08 novembre, 2007

tutto al posto sbagliato...

intro, da fisico.

l'amorfo ha un suo perchè, se in mezzo al casino della non periodicità qualche specie atomica cambia numero di coordinazione non fa niente, è amorfo. il cristallino vuncio è molto peggio. ultimamente appartengo a questa categoria. non un bel BCC con una vacanza ogni morte di papa, no... un triclino violento, ve lo dico io. la mia esistenza è uno stacking faults unico, un twinningone, una mega screw-dislocation che si dibatte nei pressi dei bordi di grano... un casino, un fottuto casino.


contenuto, da umano.

non posso andare avanti così, mi stò consumando, tocco a tocco stò abbandonando questa verde terra... tempo, non ho più tempo, lo cerco, mi sforzo e non c'è... stà per ritornare il tempo delle scelte, nella speranza siano quelle giuste... orario improbabile, lavoro duro nei buchi, mille altre cose che overlappano... no, non si può fare... sul serio, basta... solo che ora che sono in ballo mi tocca ballare. ballerò. ma l'ultimo giro di valzer, non di più.




conclusione, da perdente.

ho la netta sensazione di sbagliare ogni parola, ogni gesto, anche solo ogni pensiero od ogni intenzione. non ne azzecco una, è imbarazzante. come i dilettanti. seguito a muovere il pezzo sbagliato al momento sbagliato. scacchiera antica ma consumata, la mia. e ovviamente ho perduto. allo stesso modo di chi non si ricorda di come si gioca. o forse, non l'ha mai saputo. buonanotte, una notte colore del fuoco... nella speranza che il destino mi conceda la rivincita.

04 novembre, 2007

lacustre, lacustre...

lacustre. non la calma piatta di un giorno senza vento, non l'uniforme blu delle giornate di sole, ma le braccia delle alghe che si avvinghiano nelle profondità. sono tornato da quattro giorni trascorsi al lago. non solo, con un gruppo di amici tecnicamente già rodato. giorni volati via. non scherzo, nemmeno me ne sono accorto, domani ricominciano i corsi e il prof. mi ha appena forwardato un pacco di roba da fare. onorato e felice, senza dubbio. ma il tempo? cristo, il tempo. queste camicie azzurre mi stanno divorando. eppure l'ho scelto io, e non credo potrei mai farne a meno. lago. quella casa è legata fortemente a me. ogni volta che ci vado, ho sempre qualche enorme cazzo per la testa. questa volta non fà eccezione, anzi. felice, ma non sereno. gioioso, ma insicuro. eppure ogni volta il Signore decide di regalarmi delle stellate da restare senza parole. sì, riesco sempre a ritagliarmi i miei spazi. anche se questa volta sono stati giorni votati all'ozio completo. alla pigrizia. dormire, mangiare, guardare un film, e via. così per quattro giorni. credevo che fosse ciò ci cui avevo bisogno, e forse per quanto riguarda il fisico ho ragione. ma mica tanto, avrò messo su 20 Kg, a furia di sfondarmi di cibo come un elefante. e in ogni caso, lo spirito non ne giova, nulla da fare. mi sento molto più soddisfatto adesso che sono di ritorno da una lunga corsa, da solo, per i campi. una doccia che fai perchè sei sudato fradicio, non perchè sai di letto. è un'altra cosa. e domani? tante cose da fare, da risolvere... una in particolare. che non mi fa dormire, che mi tiene sul filo del rasoio, che mi fà sognare ed allo stesso tempo disperare. scrivo per sfogo, è evidente. forse la corsa non è bastata. ma basta il pensiero di domani. un nuovo inizio, e questa volta non si scherza. per una volta nella vita devo riuscire non a essere bravo, ma ad esserlo di più. non a sforzarmi, ma a tirarmi allo stremo. devo bruciare la mediocrità. per me stesso. perchè la soddisfazione è la serenità, non ci sono i cazzi... anche se essere sereni significa anche fermarsi un secondo e guardare i colori dell'autunno. "credi nell'arte?", mi è stato chiesto in questi giorni, da uno che già di suo potrebbe essere un Picasso, non nel senso della pittura ma tanto per lui è chiaro lo stesso... sì, credo. e riporto qui ciò che ho risposto, perchè è bello, perchè non voglio dimenticare, perchè in questi giorni oltre che chiedere spesso ringrazio, e ringrazio anche perchè non tutti hanno dalla loro persone che riescono a tirarti fuori tutto questo. comunque. io credo nel'arte nel senso che credo nel bello. e più che i grandi quadri, le musiche immortali, ecc... credo che il Signore abbia una mano inimitabile. credo che per fondere il tramonto con il rosso dei boschi d'autunno...



ecco, forse nemmeno vale la pena di imitarlo. credo che davvero dovremmo ringraziare. e vivere, e respirare quest'arte, e contribuire con un verso, come direbbe lo Zio Walt. contribuire con un verso. basta. ho scritto, sono più leggero, anche se teso come una corda di violino, ma ormai ci ho fatto l'abitudine, c'è di peggio. spero solo che questo grande conto che ho in ballo converga. conto delicato, molto delicato. mi manca il Baldereschi point della situazione... buonanotte a tutti, chi più chi meno. chi più, chi meno...

28 ottobre, 2007

colore del fuoco


Istanti,
sospiri rubati al silenzio.

Colore del Fuoco.

Il solo suo essere mi incatena al gesto, al momento,
al sangue che rotola veloce nelle mie vene.

Nelle pallide mani di questa notte,
custode gelosa, laconica messaggera,
consegno il mio desiderio, l'unico.

Fà sì che non finisca.
Fà sì che io possa esultare per sempre.

E rinascere.

Perchè non vi è fine in quell'iride di fata,
in esso giocano felici i colori del mare, del cielo,
ed altri ancor più belli e senza nome.

Non basterebbe l'intera la mia vita per naufragare in
un così inumano e cangiante oceano.

Possente, eppure dolce.
Fine.
Senza peso.

Un rosso velo di seta che cade sui miei occhi,
impalpabile, tremendamente fragile.

Urla in me la paura di spezzare questa fiamma,
così antica, così nuova.

E mentre tra le mani e nel cuore la inchiodo a me stesso,
mi ritrovo tremante a sognare ancora.

23 ottobre, 2007

correre di notte e bere negroni... facce diverse della stessa moneta...

facce diverse della stessa moneta. ma ci ritornerò più tardi, ora devo urlare.

la testa
sabato mattina, visita sportiva, mi trovano l'onda T dell'elettrocardiogramma un pò allungata. panico. solito ipocondriaco che non sono altro. ovvio che non è un cazzo, ma io già sogno falci e preghiere, che ci posso fare, son fatto così. e allora, dieta ferrea, e per orgoglio, per dimostare a me stesso che sono ancora quello che saliva le montagne correndo e cantando, 15 Km al giorno di corsa. secchi. ma quando? la mia vita è strapiena. allora, dalle 7 alle 8 di sera. casterno, carpenzago, robecco, senza soste, senza nulla addosso, una felpetta e via. corro, corro per essere meno preoccupato, per orgoglio, e perchè corro di notte, e dietro, di fianco e davanti a te la notte si muove. ma sono fortunato, il mio correre mi porta a tramonti bellissimi, rosso e azzurro insieme. due colori che sulla carta son dei bambini, ma nel cielo di autunno sono di Dio, e ogni volta penso, e ringrazio, perchè il Grande Burattinaio deve avere dei gran bei pennelli. credo che questo significhi pregare. e ne sono felice. seguo le stelle, non conto i miei passi, le gambe vanno veloci, il fiato un cupo tamburo, ma senza fretta ne fatica. e poi tornare a casa. ancora intero, con la consapevolezza di essere forse un pò meno in forma, ma comunque in gran spolvero, checcazzo, e con la gioia di fare una doccia che lavi via sudore, puzza di treno, smog di milano, e brutti pensieri. non male.


la croce
settimana scorsa, si parlava in U-5, la mia vera casa. completamente senza volerlo butto lì un aperitivo a orafe & affini. una mi prende in parola. oggi. giacca, pochi soldi in tasca, stanco morto, senza nessuna voglia al termine di 10 ore passate a lottare contro un cluster di cray (gran cluster!!) di essere allegro. il posto è il sio, c'ero stato con steno e la ele, paghi un cocktail e ti abbuffi fino a scoppiare. e così è stato, ma ridendo, ve lo giuro, ridendo di gusto, facendo il fine, lo splendido, quello che volete, ma ridendo. camicia azzurra e sedie rosse. stessi colori delle mie nottate trascorse a correre, ma contesto opposto, mondano, frivolo, obbligato... eppure felice. parlare senza essere obbligato a farlo, riscoprire l'amicizia senza nulla più, ecco, questa è una gran bella sensazione.



facce diverse della stessa moneta
e allora ho capito. ho capito che tra il correre solo come un cane immerso nel nero della notte, e il mettersi in camicia bevendo negroni seduto su una sedia di velluto, non c'è differenza. a lungo ho pensato di essere incoerente. a lungo ho creduto di non essere io davvero nell'uno o nell'altro caso. stolto. sono sempre io. sono la stessa moneta, un'altra faccia. ci fu un tempo in cui le facce erano false, vuote, grigie. ora sono vere, sincere, self-consistent, tanto per fare il fisico teorico. e lo faccio, e me vanto, perchè si può lavorare 10 ore al giorno sul fritz-haber pseudopotential code, e il giorno dopo tirare tacche su una cima sperduta. la moneta è la stessa. grazie a chi l'ha coniata. ora non importa più se dopo averla lanciata esce testa o croce.

16 ottobre, 2007

dottore...

fatta, finita. alè, tutti a casa. sono laureato. laureato, porcaccia la miseria... dopo tre anni di sudore di cui 6 mesi di fuoco e fiamme. fantastico. e oggi ho chiuso col botto, ma alla grande... fanculo la modestia, la lascio ai buonisti, oggi è stata giornata di vittoria e di soddisfazioni. a parte la vagonata di gente che si è fatta viva (che è davvero unica, perchè da bravo egoista di merda io non mi faccio mai sentire), a parte l'orgoglio familiare, chè è sempre un bel vedere, ciò che mi ha davvero reso strafelice è stato lui. unico, ineffabile, inimitabile, eccelso, onnisciente, onnipresente, marco . bernasconi. uscendo da quell'aula, finito tutto quanto, egli mi ha teso la mano dicendo, semplicemente "lei è stato molto chiaro". nessuno può capire come capisco io quanto abbia voluto dire con queste parole. poche, come sempre, voce di ghiaccio, come sempre, ma cristo santissimo, quanto mi ha fatto piacere. "molto chiaro". significa poter camminare sulle acque ed essere in grado di trasformare il cloruro di metilene in birra scura. ah... oggi ho davvero provato cosa significa raccogliere ciò che si è seminato... il sudore non è sceso invano sulla mia fronte... no davvero... ora bisognerà fare i bagagli e ripartire, alla specialistica voglio la lode, non ci sono i santi cazzi... ma sento di aver lavorato, e lavorato duro. ora casco dal sonno... ma credo che dormirò del sonno del giusto, per non dire del sonno dello stanco... e la cosa bella è che domani sarò ancora in università... perchè la mia casa è il lab... datemi del malato... voglio morire di saggezza... e quest'ultima richiede sacrificio... ma da un pò di tempo a questa parte immolarsi è diventato un piacere... buonanotte, mondo.


DOTTOR gabriele cesare sosso






Canzone di San Damiano

Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno,
con amore ed umilta potra’ costruirlo
Se con fede tu saprai vivere umilmente
Piu’ felice tu sarai anche senza niente
Se vorrai ogni giorno con il tuo sudore
Una pietra dopo l’altra in alto arriverai
Nella vita semplice troverai la strada
che la calma donerà al tuo cuore puro.
E le gioie semplici sono le piu’ belle
Sono quelle che alla fine sono le piu’ grandi
Dai e dai ogni giorno con il tuo sudore
una pietra dopo l’altra in alto arriverai.

23 settembre, 2007

sepolcri imbiancati

per mia immensa fortuna, io come altri siamo stati educati alla fede. al domandarsi il perchè, a guardarsi dentro, a tentare di capire, di cambiare, di crescere. ma qui c'è qualcosa che non và. che non và, zio porco, ve lo assicuro. settimana scorsa. me ne stavo tornando a casa bel bello, quando, sul ponte, l'inossidabile penna veloce (municipale di robecco, stivali sado e rayban, cranio rasato e probabile feticista violento, ma questa è un altra storia...) mi intima l'alt. ok, no problem, man, what's going on? processione. ok. poi la vedo. non la bionda in bici (anche questa è un altra storia...), la processione, dico. 100 persone e un prete. sotto un cazzuto, enorme, barocco, inutile, baldacchino di porpora ricamato oro, retto da quattro nerboruti robecchesi (senza dubbio cannaioli e pestatori ma vaffanculo, a messa bisogna andare e questa è un'altra storia ancora). ma porca troia. quell'affare completamente inutile, se lo rivendi fai 200 euro secchi solo per l'oro che c'è dentro. e allora, perchè cazzo non lo fai? il mondo ha bisogno di soldi oltre che di preghiere, fratelli miei, e allora perchè invece la chiesa è piena di soldi e risoldi e strasoldi? c'è del marcio regazz. non venite a spaccarmi i coglioni con la busta delle offerte. vendete il baldacchino, prima.



ma cazzo, facciamo un paio di conti, no? in ogni chiesa italiana, tra tabernacoli, croci e altra roba, ci saranno dai 5 ai 10 Kg di oro (facciamo 5, ma perchè sono un signore...), saltando cattedrali e affini, manco a parlare del vaticano (dal mio punto di vista associazione a delinquere) ed escludendo avorio, marmo, i cazzi e i controcazzi. (stima ultra-generosa!). quante chiese ci sono in italia? ma figurati se non esiste un sito apposta... 25985 parrocchie solo nel database, facciamo 25000 così non direte che esagero. quanto vale un Kg d'oro sul mercato? beh, l'oro è quotato in borsa, e in tempo reale si legge 735,5 dollari per oncia, ovvero, calcolatrice alla mano, 1299.47 dollari al Kg. facciamo 1000, dai. e tiriamo le fila. sono 125.000.000 dollari, ovvero 125 milioni di dollari. cifra non da poco. vuol dire che se ogni parroco tenesse le ostie in un tabernacolo di pioppo, e avesse in chiesa una croce di frassino, si potrebbe dare davvero a chi ne a bisogno una mano. e non credo che il buon gesù si dispiaccia se la croce è di legno. anzi, io credo che apprezzi. viva i frati e i monaci, fratelli. viva il saio e il sandalo, le pate con riso e il lavoro nei campi, sono felice e orgoglioso per quella gente. ma odio la felpa nera di marca, le scarpe di vernice, l'aragosta a cena e l'autista personale. io credo in un dio povero, che cammina a piedi scalzi. e credo nella gente di dio, quella umile e sincera, quella coerente e generosa, non in quella che raspa soldi alla parrocchia quando la grande meringa sguazza nella porpora e nel lusso. vendete la città del vaticano. con tutto ciò che c'è dentro, il debito del terzo mondo lo saldiamo in una botta sola. ma no. la storia, la tradizione, il porco qui e il porco la. seeeeeeee... è come l'auto a idrogeno, c'è ma non la usiamo, il petrolio è economia, l'economia è tutto. così è anche per la chiesa. che schifo. ma il buon dio ci ha reso liberi di scegliere. e io scelgo le stelle sopra il mio viso, il vento tra i capelli e il fuoco al mio fianco, non un mantello dorato ne il tappeto rosso. scelgo un dio al quale, ne sono convinto, tutto stò lusso proprio non và giù. e nell'attesa che un nuovo diluvio lavi via inutili cattedrali ipocrisia annessa, prego.

09 settembre, 2007

bushido

una persona è in linea di massima un mix. di caratteri, di difetti, di pregi, di modi di essere. a parte rare eccezioni. in ogni caso, una parte del mio cuore è sempre appartenuta al mondo delle spade. da piccolo "giocare alle spade" era il passatempo preferito, anche perchè vietatissimo da mamma&papà (ed in effetti di male ce ne si faceva spesso y volentieri...). poi, crescendo, ho scoperto D&D, The Lord of the Rings... insomma il fantasy, che ogni tanto si fà sentire, perchè va bene la fisica teorica ma come dicevo, dopotutto siamo un mix. qualche hanno fà vidi "The Last Samurai" un film con Tom Cruise. Tom Cruise a parte, il film è rimasto uno dei miei must, sapete, grandi gesta, onore, katane a Kg... insomma, in questo periodo tra Kill Bill e affini mi è tornato in testa il grillo delle katane, che credo si concretizzerà tra poco in un acquisto... ma a parte quello. ciò che il film tende a sottolineare, e sul quale mi sono documentato assai in giro per il web e affini, è stò bushido. letteralmente significa "la via del guerriero". in pratica è un codice scritto che i samurai osservavano e consideravano come base per la loro vita. un codice di condotta morale, credo si possa chiamare così. sono andato a sbirciare, e ho notato che incredibilmente le regole alla base del bushido assomigliano (ma davvero!) agli articoli della legge scout. no, sul serio, non per fare il profano... in ogni caso ciò che volevo scrivere era che se è vero che ogni tanto sogno di essere su qualche strana montagna in oriente, a forgiare katane, immerso nel silenzio e in pace, beh, allora è altrettanto vero che forse non c'è bisogno della montagna solitaria e dell'arte della spada per essere in pace con sè stessi. forse devo davvero sviscerare la legge scout, e soprattutto tenerla bene a mente 24h/24. certo, ciò non toglie che tra l'uscita di reparto e sei mesi trascorsi a ripiegare 15.000 volte su se stessa una lama di acciaio... beh, il passo non è brevissimo. ma la precisione, la ricerca della perfezione, della bellezza... l'arte di saper preservare, di avere ordine in testa e nella camera, la volontà forte e la coerenza di voler essere sè stessi... sì, non c'è bisogno di una katana, c'è bisogno di mettere in pratica tutto questo. molto spesso lo scrivo. il rimboccarsi le maniche dovrebbe essere ormai automatico per me. non è così. ancora troppo pigro, e anche questo lo ripeto spesso. e bon. ora andrò a ripassare, domani ultimo esame, poi, se Dio vuole, sono free. free di finire di lavorare e di scrivere la tesi, free di iniziare un nuovo anno... insomma, free mica troppo, ma va bene così, l'ho scelto io, ed è una bella sensazione. nel frattempo, leggo e mi innamoro di questo bushido, questo modo di vivere così perfetto e così impeccabile... davvero tante cose interessanti. ad esempio, in giappone ancora oggi i discendenti degli antichi samurai non si separano mai dalla loro katana, nemmeno per andare al lavoro. ecco allora una centralinista che si presenta in ufficio in tailleur ma con la katana a tracolla.



non male. ma non è mania. non è il nerd col portatile anche mentre dorme, è la testimonianza che l'oriente in questo ci batte alla grande. quando mai un dirigente italiano si presenterebbe in ufficio con uno spadone longobardo? no, non ce n'è... per il samurai la propria katana era la propria anima... a mè l'immagine piace... drogato di D&D e affini, ma mi piace. così come mi entusiasma il fatto che gli antichi samurai si togliessero la vita se sconfitti in battaglia. eccezionale. e probabilmente (non ci giurerei su tutti, ma forse qualcuno sì...) a cuor sereno. si può essere più a posto con sè stessi? io non credo. così come credo che il bushido non abbia nulla a che spartire con l'occidente. nessun fabbro piegherebbe 15.000 volte una lama, nemmeno per soldi. i mastri forgiatori invece ci mettono anni, partendo dal metallo e arrivando a lucidare la lama con la sabbia. ogni mattina si purificano, per dei mesi, e ogni mattina lavorano senza posa. per cosa? per una katana. impressionante. questa è perfezione, dedizione, coraggio. bushido.

31 agosto, 2007

old times...

come sempre, arrivato a fine anno, tiro le somme. ma questa volta qualcosa è cambiato. al posto della passività alzo il telefono. un pò meno pigrizia, e tutto si autocostruisce. cena da me, ultimo giorno di libertà prima del ritorno dei miei. non dieci telefonate per due svogliati che mi citofonano, ma due one shot one kill perchè qualcosa da dire l'abbiamo. io luca e ste, ovvero io il px e il nano, 3 anni fa eravamo qualcosa, ora pure, bastano una carbonara e un liquore alla liquerizia. raccontarsi l'estate, capire tra le righe ciò che và e cosa non và, pestarsi sul divano, un film che non si vede ma non importa, importiamo noi, così diversi, così unici. vecchi amici, non si deve perderli, è un dovere. ricordano tempi passati, ma il nero lascia spazio al bianco in fretta, quando ci si sente a posto. a posto perchè capisci che quelle persone sono lì perchè lo vogliono davvero.

bello. raro, di questi tempi di comodità e relazioni ipocrite. no, volevamo esserci davvero e ci siamo stati. che sarà? buona domanda. l'importante è ricordare e non essere pigri. ricordare e non essere pigri. capire dove si può far meglio e rimboccarsi le maniche per farlo. mica facile. ah, però ne val la pena. grazie della serata, guys. in tempi come questi è una rarità. good night...

26 agosto, 2007

guardarsi alle spalle col sorriso in faccia...

introduzione didascalica: scrivo un sacco, e scrivo spesso. beh, sono a casa solo soletto, siamo arrivati alla fine dell'anno scout & uninversitario... e poi... beh, insomma, da scrivere non manca. comunque. oggi sono andato ad arrampicare. posto splendido, gran clima (un pò caldo per chi suda come il sottoscritto), io , la mia donna, il fratello di quest'ultima e il mio unico compagno di corso. significativo, il perchè ci arrivo tra poco. correva l'anno non mi ricordo, e al 15enne innamorato dei boschi e delle montagne le semplici camminate-ferrate-arrampicatine non bastano più. vede il free-climbing, ed è subito amore. cosa esiste di più armonico, puro, bello, estetico, silenzioso, solitario, perfetto dell'arrampicata? nulla. ma i genitori, brava gente, non mollano. pericoloso, e poi non conosci nessuno, sbarbatello. ma lo sbarbatello cresce ( a parte che a 15 anni di barba non ne avevo pochissima...), e il grillo di testa non se lo toglie. arriva la maggiore età, e con infinita lentezza, accumula le sue scarse ricchezze (siam proletari veri, checcazzo, quando andavamo in giro con le toppe sui giubbotti era perchè erano rotti, non perchè qualche stilista cazzuto li strappava apposta...) e pezzo dopo pezzo si costruisce l'attrezzatura. il primo imbrago, inutilizzato per un anno intero. poi la roba per le ferrate, e nessuno che lo accompagni. fa nulla. parte solo, la voglia è tanta. poi decide di darsi una sveglia, si informa, fà, disfa, trova un compagno coi coglioni, inizia a dar vita a un sogno. ora, non sono più solo.




il conto delle persone che grazie a quel grillo in testa ora arrampicano, non sono poche. nessun professionista (non ancora), nulla di clamoroso, ma mi ricordo di quando ero solo, e ora, mentre sudo come ultima ruota del carro passaggi che coloro ai quali ai tempi dovetti spiegare come si mette un imbrago chiudono come se nulla fosse, ecco, ora non è invidia quella che provo. l'arrampicata è più personale della preghiera, non può esserci invidia. no, quando penso a due anni fa, cristo santo, sorrido. guardate cosa può fare la passione. non la bravura (due metri d'uomo ormai del tutto fuori forma, l'antitesi del climber...), la passione. la voglia, la voglia di dirlo al resto del mondo cosa si prova, e insistere, e spaccare le palle al prossimo, e provare e riprovare, per poi vedere la gioia negli occhi altrui nel rimirarsi le mani insanguinate e sporche di magnesite, e la testa su una tacchetta a trenta metri dal suolo. sì, possiamo fare tanto. il grande burattinaio ci ha fatto questo dono. spero di poter fare lo stesso anche con lo scoutismo, con la fisica teorica, con un sacco di altre cose. profeta non per crogiolarsi del successo, ma perchè il vero modo di essere felici è fare la felicità degli altri. ora andrò a dormire, teso come una corda di violino con stò dolore al petto, ipocondriaco di merda che non sono altro, ma se non altro con la speranza di poter un giorno chiudere in bellezza. una cosa così:



"Ormai, Dama Stella del Vespro, la più splendida di
questo mondo e la più amata, il mio mondo stà svanendo. Abbiamo raccolto,
abbiamo speso, e ora si avvicina il momento di pagare."


-J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli-


citazione dotta assai, ma tanto questo blog serve più che altro a me stesso. e in ogni caso, chiuedere così non sarebbe male. ma per farlo, bisogna essere uomini migliori del sottoscritto.

good night.

sentirsi strani (reverse)...

yep. quello che voglio dire è che arrivato a questo punto lo stacking fault è reverse. ovvero. non faccio più caso a quando nell'impaccamento di questa vitaccia qualcosa sbroffa di lato, pende dall'altro, si rifiuta di mettersi in linea. no. non più. ora è come essere un sistema amorfo e meravigliarsi che qualcosa si sistemi in un qualcos'altro di ordinato. pazzesco. il punto è che questa mattina mi son svegliato (tardi, porca paletta... sempre tardi...), mi son piallato di fronte allo specchio e mi sentivo strano. lo specchio al mattino non serve per vedere la tua faccia, non se le tue occhiaie fanno così paura.... beh, dicevamo, mi sentivo strano. ma il punto è che saranno anni, ormai, che mi sento strano. qualcosa non và o capita a tutti? credo di sì, ma nel mio caso la frequenza della sensation è preoccupante, sul serio. e poi, voglio dire, almeno sapere il perchè. e invece niente, rimani a guardarti allo specchio con occhio bovino e sguardo assente ogni mattina, nel patetico tentativo di capirci qualcosa. boh. non che la mia esistenza sia particolarmente piatta, anzi. perennemente in movimento, discretamente attivo, curioso, mortalmente curioso, intento senza posa ad oltrepassare la superficie della banalità... eppure, nulla da fare. come se il cercare tutto questo fuori da me stesso significasse che dentro di me non c'è granchè. è davvero così? non saprei. però mi serve.
L'avventore: Le serve? Scusi... che cosa?
L'uomo dal fiore: Attaccarmi cosi - dico con l'immaginazione
- alla vita. Come un rampicante attorno alle sbarre d'una cancellata. Ah, non
lasciarla mai posare un momento l'immaginazione: - aderire, aderire con essa,
continuamente, alla vita degli altri... - ma non della gente che conosco. No,
no. A quella non potrei! Ne provo un fastidio, se sapesse, una nausea. Alla vita
degli estranei, intorno ai quali la mia immaginazione può lavorare liberamente,
ma non a capriccio, anzi tenendo conto delle minime apparenze scoperte in questo
e in quello. E sapesse quanto e come lavora! fino a quanto riesco ad
addentrarmi! Vedo la casa di questo e di quello; ci vivo; mi ci sento proprio,
fino ad avvertire... sa quel particolare alito che cova in ogni casa? nella sua,
nella mia. - Ma nella nostra, noi, non l'avvertiamo più, perché è l'alito stesso
della nostra vita, mi spiego? Eh, vedo che lei dice di sì...




tratto da " l'uomo dal fiore in bocca". Pirandello. Uno che di se stesso non aveva capito una mazza, quindi aveva capito tutto. credo. perlomeno suona bene. mi piacerebbe potermi cullare al suono del "sò di non sapere" (socrate, giusto? cazzo, solo molecole in testa, la cultura generale per me è morta...), ma purtoppo mi sento alquanto insoddisfatto. mah. in ogni caso gran cosa stò blog. si scoppietta e ci si sfoga assai... oddio, ora che ho imparato a non postare proprio tutto il mio intimo... beh, rischio di perdere quest'ultimo tra qualche foglio in giro per casa e una testa piena di altre cose... ma ora basta, vado a dormire, domani si arrampica e con quello che ho mangiato probabilmente sarà uno spettacolo pietoso... good night...

22 agosto, 2007

pasta fatta in casa

così. prendi la palla di pasta all'uovo, frutto di tanto lavoro e tanta fatica, poi la stendi sul tavolaccio col mattarello, e fai le tagliatelle, ognuna ha il suo destino. così è successo a noi. noi la cumpa della piazzola, ma si parla ormai di un'altra vita, ma soprattutto noi di adesso.




accorgesene è facile.non perchè ci si vede meno, ma perchè per vedersi adesso ci vuole un pretesto. qualunque, qualunque, va bene qualsiasi cosa, dal risiko alla birrazza. ma ci vuole. stare insieme e basta, ecco quello non siamo più capaci di farlo. amicizia occasionata. magari sincera, magari solo divorata dal tempo, dagli impegni, dal fatto che dopotutto stè tagliatelle se ne andranno davvero ognuna dove cazzo vorranno, però... mi spiace. perchè l'amicizia e lo star bene sono una cosa, ma l'amicizia e lo star bene solo quando c'è occasione di esserlo... no, questo non me lo sarei mai aspettato. proprio stasera un altro colpo basso. ma non scrivo per giudicare nessuno, anzi. le loro sono pagliuzze, io ho le travi, ma alla grande. io, il mio poco tempo, il mio egoismo e la mia pigrizia. perderò molta gente per strada, è già accaduto, e alcuni di essi meritavano di esser tenuti stretti. così non è stato. un autoinvito a migliorarmi, un pò di nostalgia e di tristezza da spremere. post scritto in frettissima, brutto da leggere, ma così è. ora a nanna, domani uni... 'notte...

19 agosto, 2007

tantalico intermezzo

boma di un boma... spero davvero che ne valga la pena, ragazz... ok non dormire, ok non aver tempo nemmeno per pisciare, ok non leggere mai altro che useful stuff in order to grep the goal, ok niente vacanze, ok zuppa di neuroni, ok tutto quello che vuoi... ma stavolta si esagera. avere sotto mano le mie montagne, la mia roccia, i miei boschi, il mio silenzio, la mia pace, insomma, e non avere ne' la testa ne' il tempo per giocarmi a fondo... eccheccaspita, speriamo che ne valga la pena. lavoro come un porco da... ma boma, nemmeno me lo ricordo da quanto... so', e non poco, ma la sete e' possente, la saggezza infinita e inarrivabile... e intanto i muscoli perdono il tono, l'occhio da vispo e allegro diventa bovino e vacuo... e' il declino? no, col caspita. è solo una tesi di laurea con le palle. in ogni caso, qualcosa ho combinato. aria pura, vera, non di quella che arrivato alla sera scatarri nero (milano city docet), polenta e salsiccie tra cavalli curiosi e vecchi amici, vodka e martini con gli immortali della valle, un tetto di stelle a curare i miei ricordi... non c'è nulla da fare, il mio cuore stà lì,



crocifisso su Canzenàgol, tra il fil di ferro della cima e il mio sudore sulla roccia. il mio cuore è nato lì, tra il profumo dei pini, e il vento, e il blu ghiacciato del Lagorai, è cresciuto lì, tra le streghe della Litegosa e i miei passi nel buio, è stato felice lì, tra le marmotte delle Aie e i fulmini a Cavelonte, è morto lì, sulle Polse, su Cece, sulle mille pietre su cui avevo scritto un nome, e sia stramaledetto, non potrò mai cancellarlo da tutte quante. ma questo è il passaggio. quest'anno sono rimasto insoddisfatto, l'anno prossimo divorerò prati e sentieri, correrò giù come un pazzo dai ghiaioni come facevo a dodici anni, quando la ragione era un optional, cadrò nei cespugli, mi rotolerò nella buascia delle mucche, cane scodinzolante nel parchetto del paese, eterno sognatore, inguaribile tradizionalista, che guarda con gli occhi impestati dai tensori covarianti il sangue del sole tingere le croci delle cime, il ricordo dei miei passi, la consapevolezza di essere rimasto a galla.

07 luglio, 2007

sssssskin...

Non sempre il vecchio Jack tiene l'occhio fisso sulla Perla Nera come dovrebbe... overcrowded lui è, direbbe uno pseudo Yoda inglesofilo. Di questo il Capitano porge ammenda alla suddetta... ma non solo. Non solo per scusarsi oggi si sfila la penna. E' per fixxxare un immagine. Un momento, un attimo, un gioco di ombre, un istante solo, nuovo come non mai, curioso come un bambino, tenero come l'orsacchiotto di peluche che si tiene nel letto da piccoli. All'occhio del resto del mondo, apparirà come una strana foto. All'occhio di chi quest'oggi ha incrociato lo spade col sottoscritto... a lui tornerà in mente una frase, un brandello di pensiero, un sospiro.



Nell'ombra filtrava appena un idea di luce, abbastanza per non condannare l'occhio alla tenebra, ma nemmeno abbastnza per poter dire di aver visto. E allora forse è solo un sogno, ciò che ho inseguito tra il nero ed il bianco questo pomeriggio, tra le linee perfette lo tenni stretto, mi portò la dove l'orologio si ferma e tutto diventa come una vecchia pellicola di un film. Bianco e Nero, per una volta insieme con stile, nell'offrirmi, me fortunato, un vellutato saluto, da accarezzare con cura. Buonanotte...

05 luglio, 2007

once upon a time...

ci fu un tempo in un cui non diagonalizzavo un bel nulla.
l'apice dello sforzo mentale era come rubare la figurina al compagno di classe.
ci fu un tempo in cui il mondo girava anche se io non sapevo perchè,
l'apice era chiedersi perchè la birra fà le bollicine.
ci fun tempo in cui avevo tempo per essere un amico,
l'apice era dover dividere il tempo per ognuno.
ci fu un tempo in cui se chiudevo gli occhi non vedevo numeri,
l'apice era fare i conti con la mancetta mensile.
ci fu un tempo in cui ero libero,
l'apice era fare finta che così non fosse.
ci fu un tempo in cui sognavo, e non funzioni d'onda, sognavo,
l'apice era inventarsi il sogno più assurdo.



ora diagonalizzo matrici dinamiche, hessiani delle costanti di forza, matrici di adiacenza, hamiltoniani di perturbazione, correzioni al terzo ordine sull'energia,
ma ho perso il gusto di collezionare alcunchè.
ora sò perchè gira il mondo, fin dentro l'atomo, metto insieme molecole e faccio l'indovino sulla materia, vedo e prevedo ciò che è con uno schiocco di dita,
ma non mi stupisco più di nulla, tutto ha un perchè.
ora non ho tempo nemmeno per pisciare, vivo la mia vita un conto dopo l'altro, più che rispetto all' aorta i miei ventricoli battono rispetto alla tastiera,
ma poi mi sveglio e realizzo che nel mezzo c'è ben poco, e la gente passa e và.
ora chiudo gli occhi ed è come matrix, coi neuroni vedo sistemi complessi in 3d e trovo a mente anche le simmetrie, linee di codice che interminabili scorrono sotto i miei occhi chiusi,
ma la mancetta non basta più, perchè io non mi basto più, e il resto và a cascata.
ora sono legato alla mia scrivania, al modo di essere, alle giacche scure e al gradino sopra di noi teorici, i saggi, mistica setta di antichi stregoni,
ma la libertà và allocata come variabile sperando che il gran burattinaio la compili.
ora sogno articoli, ferrari, cocktail di gamberi e convegni, quando avanza spazio il tensore di Sosso,
ma la scottatura sarà da chiodi e gli incubi parecchi.
white & black, ma in mezzo mi ricordo il profumo dell'adrenalina a 3000 m dal mare, mi ricordo le foreste e il silenzio, mi ricordo il lottare duro, senza nemmeno sapere perchè, ma lottare, mordere, divincolarsi da tutto e poi fuggire senza mai guardarsi indietro. c'è da lavorare. farsi il culo, se non và di sfiga, premia. bisogna solo correre veloci, sul filo dei minuti, consapevoli che quelli a nostra disposizione, dopo tutto, non sono poi tantissimi... notte, sox... tra cinque ore sei in piedi, tra sette sei sulla scrivania, ma c'è gente che la scrivania non ce l'ha e non sà se domani si alzerà intera... piagnucolone che non sei altro, fatti una doccia fredda e svegliati, il resto del carlino non aspetta. alè.

23 giugno, 2007

uomini...

le altrui esistenze passano cangianti sotto il mio sguardo opaco.
mutevole è il dolore, ma in esso solo è possibile cogliere il midollo di noi uomini.
votati al tramonto, nati e vissuti, alle spalle tutto e davanti niente.

20 giugno, 2007

urlare, ma non solo...

Già, non solo... Nel senso che da un lato il classico sistema del diario o dei fogli sparsi ha senz'altro dei vantaggi... con buona probabilità, infatti, ciò che scrivi, e in particolare ciò che urli, rimane tuo, e tuo soltanto... questo, invece, è il surrogato web version, è la panacea dei pigri, la salezza degli incostanti. Potente è lo strumento blog. Il contro principale di quest'ultimo, è che non è concepibile sperare che le tue urla rimangano unicamente tue... e quindi, quando si esagera, il latente auditorio si mette in moto e... commenta, o almeno coloro che ci tengono/si sentono toccati da ciò che scrivo. Bello, in un certo senso. Si capiscono parecchie cose di chi scrive, ma ancora di più di se stessi... l'altro è sempre uno specchio, per quanto doloroso...sì, perchè a quanto pare (e a freddo ne sono convinto anche io) l'ultimo post non è molto politically correct, passatemi il termine, chi deve capire capirà... tuttavia non lo cancellerò affatto, per due motivi. Il primo è il consenso del diretto interessato, il secondo è che non mi vergogno per nulla di ciò che ho scritto. Buttare le cose fuori dai denti fà un male cane... e non è detto che si riveli utile, alle volte incrina del tutto il bicchiere... ma va bene così, o almeno credo. Non saprei. Mi verrebbe voglia di confinare questo blog (che ormai ha una sua dignità, per quanto mi riguarda, a volte rileggo ciò che ho scritto... tanta rabbia e tanta tristezza, ma è la mia vita, va accettata e questo è un bel modo per ricordare, con stile...) in un unico file criptato sul cluster più blindato della rete dell' ETH di Zurigo.



Ma forse questa è paura, paura di dire ciò che và detto, costi quel che costi. E basta. Alcuni commenti hano lasciato il segno, ma questo era lo scopo preciso di chi li ha scritti, e non porto rancore, perchè dovrei? Ma ora basta, è tardi, e non c'è spazio per tutto questo quando si deve risolvere il tensore dielettrico in mezzi anisotropi biassici. O forse è il contrario? Interessante, ma la risposta deve essere negativa, ho un obiettivo da raggiungere. Il resto... è lì. Murphy diceva che "la vita non è che figura e sfondo". Indi, senza togliere nulla a queste pennellate di grigio che forti si stagliano come lunghe ombre di alberi nudi, protesi verso il cielo in cerca di urla che mai vedranno la luce, vi saluto. 'Notte, popolo delle ombre... storie intricate, che sono state e che verranno. E il gusto per questo giallo d'autore che è stà vitaccia... và trovato, il self service è finito...

10 giugno, 2007

cristo santissimo...

Ma tiriamo in ballo anche lui, chissà, magari mi dà una mano... in questo momento vorrei morire e rinascere, o forse solo morire, l'oblio è meno faticoso di tutto questo... vorrei morire perchè a qualche km da me c'è una ragazza. Un angelo. Una persona unica, una di quelle che anche a costo di spendere delle ore ad osservarla vivere, non troveresti nulla fuori posto. Miliardi di uomini a questo mondo darebbero un braccio per averla al proprio fianco. Questa ragazza è la mia. Ma io, che sia stramaledetto nei secoli dei secoli amen, con lei non sono felice. Non sempre. E non va bene, cristo, perchè io non voglio che sia così. Vorrei sorridere davvero, vorrei vivere davvero. Con lei ci riesco, ma a volte, non sempre, ed il perchè lo sò, anche se fa male ammetterlo... non sono felice io. Di base, di partenza. Sarò ripetitivo, e sò che lei vorrebbe uccidermi mentre legge ciò che scriverò ora, ma mi mancano dei pezzi, dio santo, sono stato spezzato e incollato alla meno peggio, qualcosa è andato perduto, ed ora io son qui perennemente terrorrizzato alla sola idea di potermi rompere di nuovo. Non riesco a convincermi di essere cambiato, di aver cambiato tutto, di aver ricominciato. Non riesco perchè non voglio, avrei tanti sogni che vivo invece come incubi. E capirete che non è giusto che lei si ritrovi con uno così a pezzi. Il punto è che lei ha scelto, e ha scelto forte, e questo invece che rallegrarmi e darmi sicurezza mi fà impazzire di paura e mi fà incazzare con me stesso, a morte, perchè sò con certezza che in questo preciso istante vengono versate delle lacrime di dolore e di paura, per causa mia. Mia, e solo mia, perchè mi ritrovo di fronte ad una persona incapace di fare del male, dotata di una pazienza e di una dolcezza infinita... e io qui, a far che? Eppure, così non và... tempo? Non saprei... vorrei tentare di capire se sono in grado di restare solo, ma non voglio rovinare ciò che ho costruito. E questo non toglie in ogni caso che lei dia cento e io dieci. Ma io conosco quel dolore, conosco quelle lacrime, è l'odi et amo più lancinante che esista, e il solo pensiero che sia io a infliggere una simile tortura dopo averla subita, anche se nettamente più in grande, in prima persona, costituisce un senso di colpa insopportabile. Se qualcuno è in grado di perdonarmi per questo, lo faccia, per cortesia. Intanto, dormirò. In fondo, sono solo pensieracci, che da un pò di tempo non riesco a metter via. Ma prima voglio fare una cosa. Dimostrare a me stesso che sono cambiato. Una volta, la canzone che ora posterò era prerogativa della persona che mi ha spezzato. Ora, voglio che sia prerogativa di colei che piange per causa mia. La leggerò fino ad addormentarmi, nella speranza di farmi perdonare, da lei e da me stesso... buonanotte...




"Camminavo vicino alle rive del fiume, nella brezza fresca degli ultimi giorni d'inverno. E nell'aria, andava una vecchia canzone, e la marea danzava, correndo verso il mare. A volte, i viaggiatori si fermano stanchi, e riposano un poco in compagnia di qualche straniero. Chissa dove ti addormenterai stasera, e chissà come ascolterai questa canzone. Forse, ti stai cullando al suono di un treno, inseguendo il ragazzo gitano con lo zaino sotto il violino. E se sei persa, in qualche fredda terra straniera, ti mando una ninnananna, per sentirti più vicina. Un giorno, guidati da stelle sicure, ci ritroveremo in qualche ancgolo di mondo lontano, nei bassifondi, tra i musicisti e gli sbandati, o sui sentieri dove corrono le fate. E prego, qualche Dio dei viaggiatori, che tu abbia due soldi in tasca da spendere stasera, e qualcuno nel letto per scaldare via l'inverno, e un angelo bianco seduto alla finestra."

02 giugno, 2007

drunk...

Un paio di righe per gli eventuali lettori, specie quei due o tre che fraintendono e iniziano a pensare frenetici, con risultati pessimi... ecco in pasto al web uno stralcio di pensieri sinceri di ieri (tre rime, mica cazzi...), dettati da parecchio rum... non ciocca triste, ma circondato com'ero da storie intricate e lontane, mi è salito in testa un pò di nero... buttarlo fuori non può che farmi bene... credo... dai, ora si riparte con il cuore un pò più leggero...





Serata antica, il passato ed il presente vengono a galla come cadaveri stanchi sul Gange. India. Bombay City. Intruglio di anime e odori, così è il mio cuore, troppo vecchio per tornare, troppo giovane per partire. Incompleto. Ancora divorato dai ricordi. Perennemente insoddisfatto. Forse solo. Stanco. Stufo. La scusa. Gente che non è la mia, ma quale è la mia gente? Lascio il segno ma sono solo, solo come un cane. Dentro c'è buio, buio pesto. Tiro avanti al 40%, il resto mancia. Aiuto. Una grossa gabbia di cristallo pare questa vita essere. Alcool et in vino veritas, qui son cazzi. Stanco, sonno, vorrei chiudere gli occhi, ma l'orgoglio tira. Qualcuno mi dia una mano. Perfetto fuori, un disastro dentro. E i pezzi da aggiustare non li fanno più. Dio meccanico, che sfiga. Buonanotte, le righe son finite.

29 maggio, 2007

disconnecting


Staccare. Lasciar perdere per un istante. Uno solo. Tutto. Spazzare, togliere, spaccare. Pensare. Il suo profumo in testa, respiri profondo sognando lieve, ciondola questa testolona dal sonno e dalla stanchezza di mesi, nell'attesa di una carezza. Partire, via, lasciare il quotidiano, tornare dove hai davvero vissuto, sangue e sudore, ore di passi l 'uno dopo l'altro, silenzio nero, pini contorti, roccia grigia sotto la pelle, umide notti nel ventre delle motagne... solo. Il vento dei 3000 sulla pelle, lo sguardo perso con dolcezza in un mare di nuvole e... e l'orizzonte. Alla Jack Sparrow, ma date anche a me una bussola. Buonanotte a tutti coloro che anche solo per un attimo non hanno avuto una Perla Nera da cercare. Buonanotte. Io vado a dormire... un tramonto dorato, un gabbiano solitario sfiora la spuma di un mare lontano... notte...




27 maggio, 2007

ogni volta che arrivi, in realtà devi ripartire...

La costanza non è una delle mie qualità... e infatti l'ultimo post risale al lontano 19 febbraio... da allora... no, dai con ordine. Precisione e pulizia innanzitutto. Allora. Il colore è tornato il nero ma non per altro, solo perchè così il blog si legge meglio... dovrei smanettare un pò di html per cambiare un paio di caratteri e di colori, ma la voglia non è molta, il tempo men che meno, e poi stò imparando a programmare in fortran, indi meglio non far casino... comunque. Colori a parte, la lunga assenza è dovuta al fatto che la vitaccia da febbraio ad oggi è stata sempre uguale. Non noiosa, però uguale. Avevo un obiettivo, 6 esami in un mese (aprile) e l'ho portato a termine, ora sono in tesi con il prof. che tanto ammiro e rispetto. Et voilà, uno a zero per me, palla al centro.



Ma. In realtà di roba ne ho combinata comunque, università a parte, dico... però non ho avuto tempo per scriverla. A dire il vero ora non è che le cose siano cambiate. La tesi è un delirio, il lavoro tanto, la difficoltà immensa, almeno per me. E io che credevo di essere uno tosto... però ho un obiettivo, la laurea, e anche un obiettivo più grande, ma quello lo tengo per me... in tutto questo lo scoutismo lima i pochi minuti di tempo libero... proprio ora sono di ritorno da un evento regionale... a tocchi ma felice. Posterò tra pochissimo sulla nottata che ho passato... sì, perchè ora sono un piccolo scienziatino, ma ogni tanto bisogna staccare dalle formulone e dallo schermo del computer per tornare coi piedi a terra... o meglio, per aria, visto che le cose che mi ditraggono davvero sono l'arrampicata (ah, se ci sarebbe da postare! Ma con calma...) lo scoutismo, e la mia donna. Già, la mia donna. Perchè nonostante il mio caratterino, il tempo che le dedico (ridicolo!), e tutto il resto... beh, incredibile, è ancora lì. Che santa... e io invece che 100% dò il solito 80% alla Sosso e poi mi rodo il fegato... e poi gli amici, caspita, quelli non esistono più, è tutto un giracchiare di gente vecchia e nuova più o meno coscente del fatto che l'amicizia esige del tempo pure lei... tempo, il problema è questo... spero di trovarne un pò anche per questo blog... che ora sarà un mix tra la stronzata quotidiana e la mia inguaribile vanità/poesia... basta. Lascio spazio ai due post sottostanti... alè!

tuoni e fulmini...

L'orgoglio e la vanità formano un mix davvero tosto... ed è per questo ( ma non solo) che ormai da un annetto il sottoscritto decide di dormire all'addiaccio durante le attività e i campi, invernale escluso... in realtà la cosa mi piace davvero tantissimo (romantico, diverso, alternative, crasto, duro, insomma avete capito...), ma devo ammettere che mi piace carpire qualche occhiata o qualche frase del tipo "cazzo che tosto", "questo è fuori", "io non ce la farei mai". Insomma, diciamo che il callo l'ho fatto benino. L'equipaggiamento è ormai testato: coperta di pile sotto, stuoino di gomma (ehi, mezzo centimetro di poliuretano, mica nà roba comoda, sennò!), sacco a pelo da combattimento (fino ai -20 C°, se tiri tutte le corde e cordicine riesci a lasciar fuori solo la punta del naso...), giacca con interno in pile come cuscino, e... via! Quando va bene c'è la stellata, è lì sono al settimo cielo quando va male il nuvolo ma va bene lo stesso, sei tu e il resto del mondo, del bosco, del prato... rumori strani (ormai non più...) ed oscurità, e tu... ma scherzate, è troppo una figata! Beh, in ogni caso ieri notte mi son steso in un pratone, ma verso le due del mattino mi sveglio per un tuono allucinante... in mezzo minuto sono sotto un telo tra due alberi, nel bosco, aspettando che arrivi... ed è arrivato duro, il temporalone, ve lo assicuro! Lampi da illuminare a giorno, un paio a 200 m di distanza (tanti? insomma... provare per credere... una volta ne ho beccato uno a cinque metri e son rimasto a terra per dieci minuti non capendo sentendo e vedendo un cazzo... ah, la mountagn!) tuoni da apocalisse e pioggia a tinozze... e allora ti senti davvero piccolo e idiota, un minchiottino perduto in qualcosa di immenso... e i colori, i colori, quel viola impossibile che fà paura a vederlo, il cuore a mille aspettando il lampo successivo... per certe cose bisogna davvero fare 31, il 30 non basta. E quando mi capita il temporalone... all'inizio son felice perchè sò come andrà a finire... nel mezzo ho il cuore in gola e tanta adrenalina da riempire nà botte, e alla fine sono con la testa in strane e vecchie poesie nordiche e il sorriso stampato sul volto, perchè sei ancora lì, e hai visto ciò che tutti gli altri hanno solo sentito...

Si squarcia il nero della notte, e il Grande Burattinaio apre sipario e danze...
E a me, spettatore incallito, tocca l'onere, e l'onore , di chi ha occhi per vedere.

19 febbraio, 2007

irrimediabilmente...in mezzo!

Sì, in mezzo! Nel grigio, tanto per utilizzare il gergo che ho utilizzato sino ad ora in questo blog, vanesia raccolta di pensieri, macabro crogiolo di ricordi, patetico rifugio dal nervosismo quotidiano. E' da un pò che non posto, alcuni mi dicono che è un buon segno, ma io non ne sarei così sicuro... non che possa lamentarmi più di tanto, sia chiaro, la mia vita, tanto per fare il punto che non fà mai male, non è stò disastro. Solo che potrei dare cento, e invece dò cinquanta. Anzi peggio, a volte dò duecentoquaranta e il giorno dopo meno quindici... incostante, lunatico, sempre nervoso, perennemente preoccupato, insicuro... adolescente in ritardo, pensatore maledetto, nulla di particolare soprattutto per pigrizia... assetato di poesia, nostalgico di rose rosse e vestiti lunghi, novello borghese e grande attore... non sò, non sò... le giornate passano e nonostante le sprema fino allo spasmo... nulla da fare, manca quel quid. Bello, certo, fino a qualche tempo fà lo dicevo anche io, anzi, sostenevo che fosse addirittura necessario essere sempre alla ricerca di qualcosa, sempr in movimento, eccetera. Forse. In realtà và tutto bene se e solo se si ha bene in mente dove andare, e soprattutto se ci si butta anima e corpo, ma con costanza, eppure senza noia. Voglio troppo, ne sono cosciente... e allora volevo gridare un pò, pregare, perchè di questo si tratta in fin dei conti, e siccome da solo non sono capace di grand originalità, citerò ancora Baricco, ma è più di una citazione, è un ricordo antico ed è qualcosa che ha scritto un altro ma che vivo anche io, e forte... e allora...
Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo. Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi. Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no. Curiosamente si disfa. Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa. Dovendo riassumere, se ne va un po' di qua, un po' di là, presa da improvvisa libertà. Chissà. Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi. Non è roba da Voi. Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare. Faccenda di un attimo. Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto. Tecnicamente parlando. Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente. Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un'altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro. Non so se avete presente: la mia strada. Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l'altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo. Una strada dentro ce l'hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l'incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica. Adesso è uno dei momenti che lo complica. Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c'è più. Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole. Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire. ... So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca. Corre questa carrozza, e io non so dove. Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani. E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un'ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste? Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov'è. Una cosa da nulla per voi, così grande per me. Mi ascoltate Signore Buon Dio? Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell'attesa. Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto. Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò. Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò. Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò. Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove. Amen
Ma non solo per me, Signore, ma per tutti coloro che stanno ancora aspettando l'ultimo lancio di dado... lo vedi, nemmeno per concludere riesco ad essere io... perchè?

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