silenzio. le stazioni dei treni non conoscono il silenzio, ma c'è un tizio strano, sulla banchina. solo,
con addosso una giacca verde scuro. si direbbe quasi che non ascolti il frastuono dei treni che passano, ma lo senta e basta.
è sera. una di quelle sere non da tutti, a cavalcioni tra l'autunno e l'inverno, in una milano meno grigia del solito, dove il vento gelato non risparmia nessuno, lui compreso.
tra poco arriva il treno, uno degli ultimi, non sò se avete presente, ci salgono sempre e solo una decina di persone, e probabilmente ciascuna di loro meriterebbe una sua storia. sorride, l'uomo con la giacca, sorride senza motivo, ma poi dopo un pò alza le spalle soddisfatto, come se avesse infine capito che non sempre c'è bisogno di un perchè per essere felici.
"ma è mai possibile !!" sbraita l'Arpia, statuaria nel suo paleozoico trucco e nella sua ira contro il treno in ritardo. buona domanda, pensa lui, davvero una buona domanda. ha imparato a non stupirsi più di nulla, ormai, non si arrabbia per il treno in ritardo, non importa, non spalanca gli occhi quando intuisce di essere a un bivio, non urla di dolore quando il rancore affiora dai ricordi, viscida idra che ancora a volte lo divora.
nel nero della sera nessuno ci fà caso, ma oltre a quella strana giacca quel tizio indossa qualcos'altro. una sciarpa, colore indefinito, provenienza pure. la accarezza come se fosse un gatto. la toglie, la guarda, ridacchia contento, la liscia, la rimette, la sistema, poi si scrolla e via che si ricomincia.


"ah, ecco il treno", pensa lo Zoppo, quarant'anni ad aspettare lo stresso treno, quarant'anni che implacabilmente ti frega il posto migliore, c'è da chiedersi se non faccia finta a zoppicare.
essere seduti su un treno la notte è come svegliarsi alla mattina. non puoi fare a meno di guardarti allo specchio. sì, perchè prima o poi ti capita di dare una occhiata al tuo riflesso nel finestrino, e allora ti sembra di non essertene mai uscito di casa.
puoi guardare il tuo riflesso nel finestrino per anni, ma qualche volta ci rimani, perchè ti accorgi di essere cambiato, e non di poco. deve pensarla così, il tizio con la giacca, che ora stringe la sua sciarpa tra le mani, e la guarda, sì, ma riflessa nel finestrino, la fissa come un pittore guarda la sua opera, soddisfatto ed altero, quasi come se anche quella sciarpa avesse qualcosa da raccontare.
e forse è davvero così.
la Bambina della Cicca lo riporta alla realtà. il tizio con la giacca si è sempre stupito di come una bambina possa prendere quel treno sola soletta, ma poi ha capito. nessuno le resiste, nessuno può sopportare quell'assurdo ruminare, nemmeno l'assassino più incallito.
che strana gente, pensa l'uomo con indosso quella sua strana giacca, un attimo prima di darsi una occhiata e ridere, e ripensare...
ma come prima o poi sempre accade, il treno arriva. l'uomo con la giacca strana scende dal treno, un pò ammaccato, Rocky lo ha quasi steso contro la porta.
Rocky è il pendolare più grosso e più cattivo, tutti i treni hanno un Rocky, che anche nell'ora di punta e seduto precisamente nel mezzo del vagone, sà che non può non scendere dal treno per primo. finirà in tragedia, prima o poi, il tizio con la giacca strana ne è convinto, lo pensa davvero, mentre con passo stanco si trascina verso la notte.
perchè la notte gioca sporco con lui, spesso mischia le carte in tavola e non è detto che i pezzi che faticosamente aveva messo insieme rimangano tali. a volte lo notte lo uccide e poi lo fà rinascere, antica fenice che dalle ceneri dell'alcool lo riporta alla realtà, mentre intorno a lui in mondo vortica senza posa, e la volontà di fermarsi almeno un secondo non conta proprio nulla, perchè nemmeno c'è il tempo per pensare, e allora imperterriti si improvvisa con arte e senza rancore, perchè questo palco è grande, ed è un peccato che vada sprecato...
all'uomo con la giacca non rimane granchè a cui rivolgere i propri pensieri... rimane una sciarpa, che almeno per questa sera lo ha fatto sorridere... ma non è poco, continua a ripetersi nella testa, quando ormai non è che un ombra nel vento di inverno, mentre il nero ammanta anche l'ultimo dei suoi pensieri...

2 commenti:
-Mi piace!c'è del buonissimo! Come in un vino novello...tanti i colori che vogliono emergere dal sapore che ti sprigiona in bocca, in tutte le direzioni!
-dobbiamo essere molto affezionati a 'ste fenici..=)ne avessero mai vista alcuna!
-"perchè questo palco è grande, ed è un peccato che vada sprecato..."
questa vale 100 punti. anzi se potessi osare direi che non gioca nemmeno!
DAvvero!
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