alcune cose sopravviveranno al tempo...


28 dicembre, 2008

il mirto e la seta

"Belle ìle aux myrtes verts, pleine de fleurs écloses, / Vénérée à jamais par toute nation, / Où les soupirs des coeurs en adoration / Roulent comme l'encens sur un jardin de roses"

- C. Baudelaire, Le Fleurs du Mal -

che strani, questi versi... righe non certo tra le più famose, nascoste in bella vista al solo scopo di offrire al lettore un ingannevole incipit al consueto spleen. "Un Voyage à Cythère", così si intola questo eccellente fiore del male, il quale offre uno scorcio (o meglio, uno squarcio...) orribilmente macabro - degno dell'inchiostro più disperato - dell'isola in cui si narra abbia visto la luce nientemeno che dea Venere. eccezion fatta per questa venatura (subito stuprata pochi versi più avanti con mano possente) di candida quiete, infatti, il resto del componimento non si discosta di un millimetro dalle solite urla baudeleriane, andando a graffiare senza indugio una visione delle più agghiaccianti e prive di appello alcuno. e tuttavia, la conclusione non affonda nel nero, ma al contrario eleva un ultima speranza:

" Dans ton ìile, ò Venus! Je n'ai trouvé debout / Qu'un gibet symbolique où pendait mon image... / Ah! Seigneur! Donnez-moi la force et le courage / De Contempler mon coeur et mon corps sans dégoùt!"

e' una volontà estrema, potente, gravida di una poesia antica e terribilmente vera, la stessa che sempre mi sforzo di trovare nelle piccole come nelle grandi cose. a lungo mi sono interrogato sul motivo di questa mia cerca. senza dubbio non è scevra dalla mia ben nota vanità, ma vi è dell'altro. Non avrei mai ritrovato questi versi (ritrovato, sì... perchè li divorai anni fà, ma allora non v'era motivo per tenerli a mente...), nè ci avrei perduto del tempo sopra, se non fosse stato per quello che io ineluttabilmente amo definire il caso. le mie giornate raramente scivolano via senza lasciar traccia, ma in queste ore qualcuno più o meno inconsapevolmente si stà adoperano alacremente onde la traccia di cui sopra si tramuti in indelebile solco. scavato con una libertà che non conoscevo, ricalcato nella mia carne più che nel mio cranio... l'uomo non ha una fine. o almeno, non io. nel momento in cui credo di aver capito, di aver classificato, con cura e fatica, ogni più piccolo anfratto di me stesso, sempre giunge l'attimo in cui capisco di aver dimenticato qualcosa. e qui, è il mirto. Ii respiro che muta in ringhio, gli occhi velati da un manto nerastro che esige soddisfazione, la vera essenza di me stesso, l'animale, ciò che questi tempi vorrebbero farmi dimenticare che sono, che vivo, che assolutamente voglio. vi è una parte di me che rifugge la seta con ogni sua fibra. dapprima pensai che in qualche modo io mi stessi allontanando da quella devozione al bello, alla poesia, la quale fedeltà mi piacerebbe al contrario mai abbandonare o dimenticare, ma infine credo di aver compreso. vi è poesia anche nel mirto, sebbene assai differente dalle morbide righe che tanto apprezzo e coltivo. e ora basta. posso "contempler mon coeur et mon corps sans dégoùt" , fiero delle mie membra almeno quanto del mio spirito. e' una bella sensazione, e il merito, una volta di più, non è mio. forse per la prima volta, ho scritto non per soppesare la mia vita con sguardo critico, nè per dimenticare, nè per urlare. Questa volta, ho scritto perchè ho ancora fame.

11 dicembre, 2008

brutale ringraziamento...

h 21:42, giovedì 11 dicembre 2008. un giorno come tanti altri, un buon giorno per tirare finalmente un gran respiro. fermarsi, lasciare che il mondo segua le sue faccende per una volta senza il proprio contributo, abbracciando la lentezza senza conceder sguardo al fibrillante svolgersi delle giornate che mi hanno condotto sino a qui. alla fine, ce l'ho fatta. mi sono smezzato in due tocchi differenti, e ciascuno dei due ha fatto la sua parte. incredibile, quasi non me ne capacito. da dove venga questa assoluta determinazione, non lo sò. sò che la soddisfazione è tanta, e che finalmente posso arrogarmi il lusso di sorridere davvero, il cranio sgombro dalla consueta, ritorta massa nerastra che da mesi ormai tediava il mio io. oggi ho anche ricevuto parte della borsa di studio... altro sorriso, altra esultanza. ho sudato come un cane, ho rinunciato a tante, forse troppe cose, ed in effetti molte non torneranno, perchè ogni cosa ha un suo prezzo, e l'onestà conta poco: prima o poi, bisogna pagare. perciò mi ritrovo a dire il vero in una situazione che non mi è affatto nuova, ma che sempre mi inquieta non poco: la netta, precisa consapevolezza di essere una persona estremamente fortunata. mi piego, mi adatto, scarto quà e là, a volte perdo qualche pezzo per strada, digrigno i denti dalla sforzo, ma poi, orca la miseria ladra, finisco il puzzle. sempre. e sono spaventato, credetemi, perchè mi sento come in debito verso il grande burattinaio, e ringraziare non credo possa risultare abbastanza. intorno a me la gente stà di merda. di merda, non sorride, se lo fà è un qualcosa di orribilmente triste, grigio, senza speranza, appassito. ecco, sì, mi guardo intorno e mi sembra di ritrovarmi in una vecchia serra, maltenuta alcova dove il tempo ha vinto da mesi, e nulla più sopravvive nel suo verdeggiante essere. vorrei prendere fiato sul serio, ora, scalzare dal cervello questa montagna di formulone e fuggire verso le montagne vere... cristo, quanto mi mancano. eppure, vivere così non concede grande libertà. di certo non mi lamento (come potrei), ma non sono nato per poi, arrivato ad un certo punto, sentirmi finalmente in pace con me stesso e poter dire "ok, ora sono arrivato, è finita". lo dirò una sola volta, e non è detto che in quel frangente io conservi abbastanza fiato. insomma, non sono fatto per stare fermo, per restare seduto, per osservare con occhio spento la quotidianeità divorare la mie ore. e proprio ora, pare che una seconda volta qualcheduno si sia preso la briga di strapparmi dal volto la mia consueta maschera da vecchio giullare.




e senza urlare, senza pretese, ennesima, inconcebile dimostrazione del fatto che davvero chi muove la mie fila deve volermi un gran bene. basta così, suvvia. la stanchezza meriterebbe ascolto, ma se esiste un motivo per vegliare... ebbene, non ho mai mancato all'istinto. perchè in fondo, questo siamo davvero. forse sepolto, mortalmente schiacciato dall'umana quiete, dalla misera banalità, giace in noi un animalesco consiglio, incapace di stillar lentamente coscienziose perle, e tuttavia barbaro latore di verità, sincero vessillo di noi sognatori. non è semplice all'altrui volontà scavare così in fondo... la mente altrui è uno specchio, infido, crudele, senza appello, e spesso la paura di naufragare in quel mare senza orizzonte ci uccide e ci snatura. pure, non per questo bisogna rinunciare. non per poi dover subire l'atroce dolore di voltarsi indietro al lancinante monito di non aver tentato.

03 dicembre, 2008

in memoria dei tempi andati...

precisamente. serenamente confinato in questi pochi metri cubi che hanno visto la mia esistenza crescere, scrivo. il perche', per una volta, e' uno solo, ed e' caratterizzato da una semplicita' aberrante. e' un tributo. un nostalgico tributo al tempo in cui questa condizione non era una scelta, ma un obbligo. si dormiva qui, con la testa sulla scrivania, i piedi che scalciavano la tastiera per terra, le braccia che alla fine, anche se nessuno di noi lo ha mai ammesso, cercavano la vagamente confortante massa del monitor. pazzi? io credo di no. c'era un motivo. ed ora? pure, io credo, e se mi sbaglio, non mi importa poi piu' di tanto, vi diro'. mi manca una certa persona, e non di donna (may I have an alleluja?) si tratta, bensi' di vecchio amico. e' in suo onore che mi accingo, seppur parzialmente, a rivivere questa notte.




non so' trovare una motivazione anche minimamente razionale. so' unicamente che e' giusto cosi', che e' tempo. in fondo, questo disordinato insieme di libroni e processori, e' la mia casa, quella vera. e' qui che le mie fatiche si consumano, e' qui che le mie speranze vivono. qui ho subito delusioni senza nome, e ho esultato a seguito di piccole eppure immense vittorie. e anche questo spazio, dunque, esige la sua parte, ed io in questa notte cedero' al suo richiamo, senza rimpianti ne' rimorsi, privo di muller turgau e di labirintiche tresche intrecciate a spese altrui, eppur profondamente in pace. un abbraccio. e buonanotte. 'notte, zip. I miss ya.

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-