It's done. For I don't fear anything, as I only want your very soul. Together, we'll cross paths and time, and no one will stop us. I'll love you till the earth will melt, far beyond the sunshine, deep into God's curtains. Be my lady, now, be mine, come to get your savage pleasure from my black rage! Come, my beloved fairy, taste my hunger and bow!
alcune cose sopravviveranno al tempo...
28 settembre, 2011
09 settembre, 2011
sticky clock...
Sballottato in giro per l'Europa, tra uova di quaglia a Zurigo e scioperi inclementi a Francoforte, cos'altro rimane se non scrivere?
Salmo
Seguo la folle danza di un orologio appiccicoso,
incollato alle vene e al polso,
ribatte rintocchi con cipiglio fastidioso.
Scale e finestre diventano acquari,
urlo a un mondo sordo,
ne ricevo in cambio un dolore senza pari.
Ma come un idiota continuo a nuotare,
fiacco, pesante
immemore dell'ultimo colpo di coda che una notte mi scagliò distante.
Al limitare del sogno,
risalgo fiero la corrente,
ma con gli occhi spalancati mi accorgo invece di non aver più niente.
Scivolo piano sul bruno fondale,
la melma mi copre,
[-compagna sleale-]
di queste giornate che ciondolano pigre, lasciano in faccia il sapore del sale.
Cercando finalmente un porto,
uno qualunque, qualsivoglia ammasso,
di legno bagnato, vecchi molluschi, qualche stupido sasso.
In fondo, qui sul fondo, a che importa?
Piango lacrime modeste,
si mischiano all'acqua nera, scivolano come una sottoveste,
o un orrido vetro sulla pelle nuda,
insanguina il futuro prima che la speranza lo rinchiuda,
in un libro senza inchiostro,
in un vessillo bianco,
l'illusione di camminare con qualcuno a fianco.
Eccomi là, vecchio e raffermo,
mi appoggio ridendo a un bastone tarlato
un gran bel lavoro, un bordone intagliato.
Appartiene ai quei giorni in cui davvero credevo,
di poter vincere sulle lancette,
e di poter piangere di meno
E allora, ad ancora,
Salmo
Seguo la folle danza di un orologio appiccicoso,
incollato alle vene e al polso,
ribatte rintocchi con cipiglio fastidioso.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Scale e finestre diventano acquari,
urlo a un mondo sordo,
ne ricevo in cambio un dolore senza pari.
Ma come un idiota continuo a nuotare,
fiacco, pesante
immemore dell'ultimo colpo di coda che una notte mi scagliò distante.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Al limitare del sogno,
risalgo fiero la corrente,
ma con gli occhi spalancati mi accorgo invece di non aver più niente.
Scivolo piano sul bruno fondale,
la melma mi copre,
[-compagna sleale-]
di queste giornate che ciondolano pigre, lasciano in faccia il sapore del sale.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Cercando finalmente un porto,
uno qualunque, qualsivoglia ammasso,
di legno bagnato, vecchi molluschi, qualche stupido sasso.
In fondo, qui sul fondo, a che importa?
Piango lacrime modeste,
si mischiano all'acqua nera, scivolano come una sottoveste,
o un orrido vetro sulla pelle nuda,
insanguina il futuro prima che la speranza lo rinchiuda,
in un libro senza inchiostro,
in un vessillo bianco,
l'illusione di camminare con qualcuno a fianco.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Eccomi là, vecchio e raffermo,
mi appoggio ridendo a un bastone tarlato
un gran bel lavoro, un bordone intagliato.
Appartiene ai quei giorni in cui davvero credevo,
di poter vincere sulle lancette,
e di poter piangere di meno
E allora, ad ancora,
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
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behind the curtains...
- gabriele
- near milan..., Italy
- "The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-

