stacking faults...

alcune cose sopravviveranno al tempo...

25 novembre, 2009

virtual tatoo

Sono serate un pò particolari, queste. La quiete non mi si addice, ed il fatto di non dover necessariamente svegliarmi ad orari impossibili e tener la testa occupata sino a tarda ora, in realtà non mi giova più di tanto. Cerco di rimediare alla pigrizia massacrandomi di tacca e svaso, ma nonostante le spalle si ingrossino rimango efficace come uno facocero su un 8c in strapiombo. Non sò. Sono ancora stanco, a volte temo che lo sarò per sempre. E poi, inutile negarlo, per la prima volta in vita mia ho avuto davvero paura. Non per me stesso, ma per la donna che amo, il che nel mio caso è ancora peggio. In effetti, complice il tempo incredibilmente libero, ed una rinnovata volontà di fuggir dalle formulone (che tuttavia mi mancano assai, e che non riesco a non riabbracciare di frequente), mi stò dedicando ad uno svago per me non poco periglioso, vale a dire la lettura. E non la lettura impegnata (ho già dato... solo pochi autori in questi tempi mi squotono...), ma -ed è assai peggio- quella fantasy vecchia ed epica che tanto mi fà sognare.




E' inutile, in questo sono rimasto bambino. Nel leggere di draghi e cavalieri ritrovo non una pace, ma una energia incredibile. Temo sia a causa degli ideali. Sono sempre stato pazzescamente sensibile ai grandi ideali. Forse come tutti gli altri, non lo sò, però noto che i miei occhi si illuminano spesso per delle cazzate anche banali, che però in me risvegliano come un sentimento fuori posto. Ho già scritto di come forse ho sbagliato secolo... è una frase che mi piace, chiamatela vanità... e in effetti l'ho tirata in ballo con più di una ragazza in diverse occasioni... ma resta il fatto che la verità stà nelle parole del mio vejo compagno, che ben sà come il presente offra occasioni ben più degne di stima di lame insanguinate ed arcani incantesimi. Si chiama vita, ed è una roba strana, che non è semplicemente tutto quello che abbiamo, e non è detto che ci possa bastare, anzi. Leggendo (peraltro a velocità vertiginose, mi ero dimenticato di quanto veloce fossi, ed in un certo senso mi dispiace parecchio...) mi sono domandato quale tra le tante imprese dei tempi che furono, o dei tempi che furono sognati, sopravviva anche ora, ora che il quotidiano ticchettio delle nostre giornate par unicamente ricordarci con malo garbo quanto poco il nostro agire abbia radici profonde e grandi sogni da realizzare. Più che le gesta del guerriero, o il mistero dell'arcano, credo che la vera impresa sia amare. Forse il voler bene davvero ad una persona è l'unica cosa che è rimasta immutata nei secoli... non saprei, forse è un pensiero un pò idiota e un pò da liceale... quest'oggi in treno sono stato allegramente sfottuto al grido di: "ma dai, uno come te che legge ancora stè stronzate?". Probabilmente hanno ragione... però io non mi arrendo, e credo parecchio nell'amore. Nella fedeltà soprattutto, la quale in effetti và di pari passo con l'onore. E l'onore, se non è tutto, poco ci manca... no? E' da mesi che tento di capire se e come farmi un tatuaggio. Non una stronzatina, una roba grande, perchè sono due metri d'uomo e perchè ho sognato fino a sanguinare, come avrebbe detto uno che della vitaccia qualcosina secondo me aveva capito. Son passato dall'edera al lupo, dal lupo al drago, dal drago a qualche cifra del pigreco... è bello essere confusi, alle volte, ed inoltre passerà del tempo prima ch'io possa permettermi di realizzare quello che in ogni caso è solo un progetto. Ma i progetti tendo a realizzarli, finchè ne ho la forza. Anche se non è corretto definirmi come determinato, anzi. Più esatto sarebbe affermare che la fortuna spesso spezza un paio di lance a mio favore. Mi piacerebbe trovare qualcosa che simboleggi l'onore, l'unica cosa che forse davvero non ha mai smesso di accompagnarmi. Non nel senso ch'io non l'abbia mai infangato, anzi... ma proprio per questo mi piacerebbe. Ricordare, ed agire di conseguenza. Dubito che rileggerò quanto ho scritto. Sono stanco, e domani mi attende una giornata impegnativa. Sono reduce da giorni tinti di ansia e di nero, che davvero mi hanno fatto capire -se mai ce ne fosse ancora bisogno- che l'uomo esiste affinchè non sia lasciato solo. Il domani non porterà consiglio, ma è sempre il domani, e per questo bisogna ringraziare sempre. Non importa chi o cosa, ma all'egoismo c'è un limite, e pensare che la bellezza che ci circonda sia unicamente merito nostro è pura follia. Perciò sogno le mie montagne, ed anche i draghi di cui ho appena letto, perchè sono un bimbo, e non me ne vergogno. Il mio cranio lavora ancora veloce, e non vedo l'ora di poter affondare i denti in un qualcosa di tremendamente nuovo ed interessante che già stò seguendo da lontano, come il cacciatore la preda, ansioso non tanto del sangue quanto della sfida. Nato, come tutti, per dimostrare qualcosa a me stesso, attendo la nuova alba, con una strana malinconia nel cuore, che mai ho imparato a spegnere ma alla quale, in fin dei conti, non sò nemmeno se valga la pena rinunciare. Un pensiero, l'ultimo di questa notte, a colei che di me possiede tutto, ed un saluto ai tanti che sono partiti. Mi mancate orribilmente, e sono fiero di portarvi nel cuore, sempre. Buonanotte...

23 ottobre, 2009

just a transition state...



Il fatto che rivolga la mia attenzione ed il mio tempo a questo blog sempre più di rado, ormai, non mi dispiace affatto. Molta voglia di urlare, poche volte senza giusto motivo. Insomma, le pennellate di nero che mi vengono riservate vengono coperte in fretta, e molte volte nemmeno ne rimane traccia. Scrivo quasi per dovere, oggi, perchè tecnicamente ho tagliato il nastro di un traguardo importante. In realtà, credetemi quando vi dico che non me ne sono accorto. Non che l'euforia sia ancora troppo acerba per far breccia nel mio cranio, affatto. Semplicemente, il prossimo obiettivo è orribilmente vicino, e se possibile richiede ancor più energie di quante ne ho spese per arrivar sin qui. Una cosa, tuttavia, mi è ben chiara. Se son qui, il merito và ai pochi che ci sono sempre stati. Più qualche strangers, ok, più qualcuno che all'atto pratico doveva esserci, ma come troverete scritto poco più sotto, mi piace che totalità di coloro a cui tengo sul serio sia pauca sed matura. Lo diceva anche Gauss rispetto ai suoi lavori, lui che pur di non pubblicare qualcosa che avesse anche solo la minima sbavatura, lasciò nel cassetto intuizioni pazzesche e grandi, grandi cose. Ma ora veniamo al sodo. Vi riporto ciò che ho scritto nelle ultime pagine della mia tesi, uncensored version. Due frasi in più che pesano come macigni, ma che la formalità non mi ha lasciato scrivere. E questo blog serve proprio a questo. Alè...

Trattasi di una lista lunga ma doverosa, ed in fin dei conti spendere qualche riga a questo proposito non solo non mi annoia affatto, ma al contrario mi onora e mi fa capire quanto sono fortunato. Il mio relatore, mi ha dato l’opportunità di imparare molto e ha mostrato una pazienza rara nei miei riguardi, ritagliando il proprio tempo per il sottoscritto anche quando pareva impossibile. La stima che nutro nei suoi confronti come scienziato è seconda unicamente alla stima che nutro nei suoi confronti come persona. Il mio correlatore, ha portato sempre con sè un consiglio e più di un sorriso. Il 99% del lavoro sulla metadinamica è stato possibile grazie alla cortesia di D.D. , e la stessa percentuale vale rispetto al lavoro sul BPM ad opera di R.M. , il quale ho avuto l’ardire di disturbare in ogni momento e che pure mi ha sempre prestato ascolto dimostrandomi grande disponibilità. Presenza palpabile ovunque vi sia un cavo di rete, S.C. (aka magico Seba!) ha vegliato su tutto il laboratorio, dispensando consigli e cavandoci dal fango in innumerevoli occasioni in tempi inferiori alla decina di ns. Lode a lui e al piccolo Tiziano. Lungi dal dimenticarmi degli svizzeri, bisogna menzionare G.M. (aka Jack) e M.C. (aka Ciro). Il primo rallegra molti dei nostri venerdì (oltre a riuscire sempre interessato e documentato su qualsivoglia novità in ambito accademico e non), mentre brindare insieme al secondo è più complesso, ma resta lo stupore sull’ operatore di Fermi e affini. Non sono bastati N Km per impedire a F.Z. (aka The Big Zip) di istruirmi sulle potenzialità di Povray. Se qualcuno riesce a farsi trovare pronto quando in mezzo c’è un oceano, significa che sei fortunato a conoscere quel qualcuno. E infatti, si sente che manca il vecchio Zip. Spina dorsale del laboratorio, E.S. (aka Elenina) ha condiviso col sottoscritto le gioie ed i dolori che solo il CP2K può dare (enumerando alle volte la totalità dei santi). Maestra in amuchina, pizzette e Lagrangiani, non potremmo fare a meno di lei nemmeno per un minuto. S.G. e D.C. (aka Silvietta e Davidino) mirano invece alla santità. Cortesi fino all’osso, hanno sopportato le angherie ed i malumori di noi grandoni senza colpo ferire, ed hanno lavorato sorridendo anche quando meditavamo di radere al suolo la Finalndia tutta. Al di fuori del sublime mondo dell’ab initio ci sono (pauca sed matura...) la bVi, il Suke, il Berto, la Jadina ed il Nano, senza i quali sorriderei molto meno, e ai quali devo davvero moltissimo. Inutile aggiungere altro, scriverò il mio grazie sulla roccia e nella birra. Questa tesi è stata concepita e quasi ultimata tra motorini in bilico su strade ghiacciate e litri di limoncello nel dopo chiusura. Se l’esperienza dello studente lavoratore (che sconsiglio caldamente a chiunque) non si è conclusa con l’abbruttimento totale del sottoscritto, il merito và al vejo D.C. (aka la Mina), con il quale ho vissuto, pianto e sudato in una cornice che dubito potrò mai dimenticare. È la tesi di via Volterra, questa, e di un qualcosa che sopravviverà al tempo. Ultima (perchè è piccolotta) c’è Chiara, che non mi ha mai piantato un coltello nelle scapole (anche quando le serate trascorrevano nel tentativo di azzeccare la Gaussiana giusta). Il mirto e la seta... Due anni addietro, al termine della tesi triennale, scrissi che non mi sentivo sull’orlo del traguardo, ma sulla linea di partenza. Da allora ho imparato forse qualcosina di più, ma là fuori c’è di tutto, ed anche se alle volte il poco tempo e la stanchezza mi rendono impreciso e fallace, di certo non abbattono la mia curiosità. È bello guardarsi allo specchio e realizzare che l’unica differenza tra quei giorni ed oggi è rappresentata dal fatto che ora posso guardare più lontano, ed il merito non è certo mio.

e via... il tempo già stringe, bisogna rimboccarsi le mani un'altra volta. Ma resta un asse del cesso rotta, e la gioia, e la serenità, di poter contare su di voi. Alè particolarmente duri, regazz. Verrà un tempo...

07 luglio, 2009

triplo

Ebbene sì, di questi tempi addirittura mi ritrovo costretto a comprimere tre post in uno, tentando debolmente di trovare un qualcosa che possa accomunare una tripletta davvero eterogenea. Pure, non dispero, già credo di avere in testa, o meglio nel cuore, quanto occorre. Partiamo con la follia, il viaggio a San Sebastian, la Spagna, l'oceano, il ritornare idioti, dimenticando tutto nel nome di amicizie sincere e belle. Pochi giorni, quelli spesi in terra basca, un angolo di mondo che mi ha colpito con forza, scricchiolando sui cardini di una lingua antica e strana, cigolando arrugginito tra orgoglioso vecchiume ed un presente vivo, pulsante e crudele eppur come nascosto, inaccessibile, elitario. Una casta, una terra strana, non da sognare ma da vivere standosene dietro le quinte eppur non privi del critico, discreto applauso di un pubblico difficile. Pochi i giorni, dicevo, eppure quanto abbiamo fatto! Ma d'altro canto, non vi era dubbio alcuno. Errare è umano (un messicano in compagni del sottoscritto può non accorgersi di aver scazzato di pigrecomezzi la retta via in terra francese...), ma per fortuna nel nostro andirivieni su questa terra ci è concesso riversar fiducia e certezza nelle persone, e davvero sarebbe inutile tentare di sbrodolare aggettivi a riguardo. Ogni uno di voi sà con precisione cosa nutro nei suoi riguardi, e aver avuto finalmente del tempo per poter rigirarmi in vostra compagnia a fuoco lento sullo spiedo del dolce cazzeggio...





beh, è un bukkake di emozioni, su questo non si discute. Vi ringrazierei, ma sò che mi mandereste a cagare, indi mi limito ad immaginare un mega abbraccione, perchè, si sà, il qui presente è stupido ed infantile, ma parimenti tutt'altro che timido di gridarvi quanto e come costruite di me, ricamando le mie giornate dentro e fuori, ciascuno col suo passo, ciascuno col suo sorriso. Ma si sà, il bello alle volte è davvero tale anche perchè non dura per sempre, ed ecco che, dopo altre N grande ore di macchina, i nostri eroi tornano in patria, ed è come togliere il tappo ad una vasca da bagno colma di merda. Nel giro di un istante, il peso di tutto ciò che devo fare e disfare, delle mille cose che non tornano e devo far tornare... mi si avventa contro, senza pietà, con chirurgica precisione a sezionare la stanchezza, a ricordarmi con occhio di brace che il tempo corre, e che io non sono capace di costringere il mio passo a più molle andatura. Questi giorni hanno visto la fine di tante cose... ma anche l'ennesima goccia di ceralacca sul sigillo di un'altra grande amicizia, che porta il nome di quello che per alcuni potrebbe essere un comodo coinquilino, ma che per me è spalla ed arco, il quid pronto a ricordarmi chi sono, pronto a rilanciarmi, a farmi vivere. Questa sorta di sublime fratello, non poteva non avvertire la fine dell'avventura milanese, non poteva digerire il rimpianto di aver vissuto nel dovere, nello studio feroce, nella rinuncia, nel sudore e nel sacrificio. Non poteva non accorgersi che mancava qualcosa, un botto, certo, ma da lui non ci si poteva aspettare un banale fuoco d'artificio. Detto fatto. Sull'onda di un ricordo, eccezionale citare e rimembrare, costruire dall'odore di un qualcosa, scovare, prendere un pensiero e viverlo, ecco che, forte di una generosità e di una bellezza d'animo che purtroppo ha cessato di imbarazzarmi - e di questo mai mi scuserò abbastanza, bro - egli inforcava la macchina e di peso mi trascinava sulle mura di Lucca a bere birra, in attesa di una assurda mescolanza di musicisti al di là del senso comune, fatti apposta per ricordarci che dentro di noi vive un ritmo più forte della noia e del grigiore. Un che di colorato ed allegro, semplice nel suo virtuosismo magistrale, coniato per noi, per quella sera, per la fine di Via Volterra. Sì, perchè questa volta siamo davvero alla fine. Concluso il doppio carpiato della vita da cameriere, costata parecchi Kg in meno e forse la mia definitiva entrata a pieno titolo nel vivace mondo dei fuori di melone, concluso l'orientamento, la borsa, le pizze... mi sono mancate le forze per andare avanti. Ho avuto paura. Ancora adesso ne ho parecchia, a dire il vero, perchè gli stupidi come me, che non sono mai stati male in vita loro, sono proprio quelli che al minimo cedimento crollano piangendo. E... si chiude il sipario, signori. Su questi mesi - quasi un anno! - milanesi, questa vita strana, che mi ha portato ciò che ora ho di più caro al mondo, e che forse mi ha cambiato, ma ancora non saprei. I muri si imbiancano di nuovo, ciò che conta sono le persone. Ma in realtà è una riflessione davvero troppo banale, specie se quei mesi li hai sudati per davvero, specie se la tua libertà l'hai sgranata goccia a goccia dal roccioso rosario del proletariato. Nulla di tutto questo sarebbe mai accaduto senza il mio fratellone. Albatro degno di Baudelaire, ancora non si convince di elevare coloro che gli stanno accanto semplicemente per ciò che è. Ma verrà il giorno, ed io ci sarò, quanto è vero lo spin. Basta, non mi và di sprecare righe sull'alcova che ha accolto le mie lacrime, i miei sospiri, le mie risate così a lungo. Quei muri non torneranno più. E nemmeno il porco sotto il cesso, il coccodrillo di gomma, la caldaia rotta, la vodka in balcone, le lettere di protesta dei vicini... sì, forse non è solo stanchezza quella che ora vorrebbe ridurre le mie pupille alle dimensioni di una capocchia di spillo. Ma temo che sia giunta l'ora di voltare pagina. Fare l'ultimo respiro, perchè il motivo per il quale scrivo poco e di fretta è che sono in corsa su un treno dal quale non sono mai sceso. Ed il capolinea è vicino, ed io devo trovare la forza di costringermi alla volata finale. Sò di non averla, ma sò chi la avrà per me. Sò che nonostante io me ne dimentichi troppo spesso, le mie lamentele sono insulse e ciniche, perchè al mio fianco ci sono persone rare, che in questa tarda ora penso, e chi mi portano alle labbra il più bello dei sorrisi. In quanto all'elemento in comune... occorre ben poco intuito per capire che vi è un filo che trapassa ogni mio istante ed ogni mio pensiero. Sottile, lui stesso alle volte fatica a ritrovarsi capo a coda, eppure nel suo avvolgersi ha tessuto grandi cose dentro di me. A te, piccola, che hai bevuto quell'orrendo sidro basco e che, in fin dei conti, sei stata la vera artefice di questa mia avventura milanese. Il regista, modesto e pensieroso, era d'eccezione - e come abbia potuto resistere al mio disordine e alla mia pigrizia rimane un mistero - ma su quello strano palcoscenico hai tirato fuori quanto di meglio ho di me stesso, e non vi è oblio che possa spazzare questo sogno.


"Il volto umano non mente mai... è l'unica cartina che segna tutte le terre in cui abbiamo vissuto..."



- L. Sepulveda, Diario di un Killer Sentimentale -

08 maggio, 2009

la mia musa, la mia compagna

"Noi moriamo soltanto
quando non riusciamo a mettere radice in altri..."

-L. Tolstoj-

Sono tempi di grande frenesia, di grande fretta nell'animo. Tempi in cui il dettaglio annega nella massa, in cui le ore trascorrono non necessariamente secondo uno scopo, ma, al contrario, come stanche ombre prima dell'ultimo tramonto vanno ad incolonnarsi nella bruma d'inverno per poi infine svanire nella tenebra, intatte, non vissute, unicamente passate. Ma non ci arrendiamo, vogliamo trovare un senso, vogliamo volere, fortissimamente volere, perchè in fondo in fondo abbiamo una paura del diavolo di arrivare alla fine con la saccoccia vuota e il muso lungo, dilaniati dalla noia, vuoti, inutili. Il punto, è che da soli non siamo in grado di cavalcare l'onda con occhio da vero capitano, ma solo di remare più o meno stancamente contro la risacca, rigirandoci nella fallace consapevolezza di poter guidare la nostra canoa senza nessuno al nostro fianco. A dire il vero, forse qualche ammiraglio, severo e solitario, potrebbe anche riuscire nell'intento. Serve passione ma anche forza, ed io non ne ho abbastanza, temo. Credevo di avere molto della prima, e a sufficienza della seconda, ma mi sbagliavo. E non ci sono arrivato da solo, perchè alle volte guardarsi dentro non basta. Bisogna lasciare che qualcun'altro dia una occhiata a quello che siamo davvero. Pochi, sia chiaro, perchè bisogna tenersi stretto il proprio io, bisogna esser riservati, esigenti, alle volte anche brutali e apparentemente scortesi, ed ancora non basta, poichè solo una persona deve avere l'onere e l'onore di concedersi una sbirciatina in ogni istante, vale a dire, nel mio caso, colei che stà al mio fianco. Che non si è limitata a sedersi appena un pò più in là, ma mi ha scosso dalla testa ai piedi donandomi ricordo di cosa significa amare. E nonostante ogni definizione risulti ingiusta e per forza di cose incompleta, forse non ho più bisogno di imbracciare carta e penna e mettemi a sezionare le mie giornate in cerca di parole adatte. Perchè non servono, perchè non sarebbero abbastanza, e, cosa più importante, perchè non ce ne è bisogno. Credevo che non sarei mai stato in grado di donare la totalità della mia fiducia, del mio essere, ad una persona, eppure così è accaduto. Ma attenti, il veliero che ora scivola come se non toccasse l'acqua sul mare mai increspato, ha dovuto affrontar burrasche non da poco. Pure, abbiamo resistito, in un primo momento inconsapevoli, in un secondo momento speranzosi, ed ora, finalmente, felici. Le giornate hanno un altro colore, le ore uno spessore diverso. C'è qualcuno al mio fianco. Qualcuno per il quale ho buttato via vergogna e paura, e a cui ho donato il me stesso più vero. Che magari non è granchè, ma è quello lì, ed è quello che conta. Non sono mai stato così sereno. Non ho mai amato così tanto. Carne e spirito, rami di mirto e veli di seta, poesia antica e semplicità sincera. Non posso desiderare null'altro, ne ora, ne mai. I pochi che mi conoscono davvero sanno che ben poche volte mi azzardo a far pendere la bilancia da un lato piuttosto che dall'altro... ma d'altro canto, non ho mai smesso di sognare. Di volere, di sentire che un qualcosa vale la pena di essere vissuto, e che per custodirlo è necessario fare qualunque cosa. Finalmente libero da rimpianti e rimorsi, ora è tempo non di festeggiare, ma di vivere. Perchè nulla è facile nè scontato, ma quando si è in due la paura è solo una sfida appena più inquietante del quotidiano rosicare della nostra esistenza. Alcuni ringrazierebbero il grande burattinaio, giunti a questo punto. Grati di aver ricevuto tanto. Io non sò ch'io debba ringraziare di etereo ed inesplicabile, ma sò di certo chi voglio ringraziare per ciò che è e ciò che fà. Indi, grazie, piccola.


Per avermi trascinato al di fuori del mio girovagare, insegnandomi a vivere davvero. Non basterà una vita per sdebitarmi, ma in verità nemmeno è mio desiderio ch'io esaurisca il mio debito. Insomma, son cotto come una mela, e ora che ho sproloquiato in lungo ed in largo con magra filosofia, vorrei buttare allegramente nel cesso i paroloni, perchè tra le mille cose che mi hai insegnato (sapessi quante!), c'è anche questa. Sorridere, lasciare che sia, non subendo il mondo ma facendosi largo in quest'ultimo a gomitate anche crudeli, perchè oltre al pensiero c'è l'azione. Quel tuo insondabile miscuglio di tenerezza e di crudeltà che ti pone fuori da ogni schema, e che pure ti riporta entro il mio. Ed insieme a te, mai ho subito imbarazzo nè vergogna. Mai, ed ora hai me. Intero, vero, sereno, con in faccia quel sorriso che sà di sogno, gli occhi di Jack Sparrow al comando della sua Perla Nera. Navighiamo dunque, con il vento in poppa ed il cuore gonfio di futuro. Un abbraccio, amore mio... irraggiungibile musa, sempiterna compagna...

"qui n'ètait pas son genre - emanava quella rara specie di felicità che non gli faceva ribrezzo, un'aura che poteva apparirgli come un qualcosa di benefico già per il fatto di esistere"

, poichè

"per altro non vi è dubbio che siete stata talmente inondata, saturata di lusinghe che ormai una sola cosa può lusingarvi, sapere cioè che fate del bene - anche senza saperlo, anche dormendo- semplicemente vivendo."

- R. Calasso, La Folie Baudelaire -

30 marzo, 2009

reach around

"[...] and not even have the goddamned common courtesy to give him a reach-around !! "
- Sgt. Hartmann, "Full Metal Jacket" -

perchè non c'è nulla di male nel rendersi conto che un qualcosa si stà sfaldando. o che si è già sfaldata. capita. a tutti. in amore è più complicato, è vero. anche se non giustifico, comprendo. ma quando (ed è questo il caso) si tratta di amicizia, giustifico ancora meno, e non comprendo affatto. insieme abbiamo sognato, abbiamo sperato, ci siamo tirati su l'un l'altro, abbiamo pianto, abbiamo condiviso la stessa tavola, le stesse coperte. abbiamo vissuto. anni. e adesso? vipere. voi, ed anche io, non lo metto in dubbio. ma VOI. strisciare nell'ombra come viscidi serpenti, leccando con lingua forcuta il calcagno quando occorre, per poi azzannare rapidi e nella tenebra scomparire. voi. a cui ho dato tutto, non per ricevere in cambio qualcosa, unicamente per non ricevere in cambio tutto questo. gretti, meschini, privi di rispetto. se la stima l'avete perduta, non fà nulla. ma il rispetto! la grandezza dell'uomo stà nel rispettare il proprio nemico. e potete uccidermi. fatelo, non muoverò un dito. voi vivrete, ma non troverete pace. potete tentare di portarmi via quanto ho di più caro. fatelo, non muoverò un dito. significa che ho sbagliato a ritenerlo tale. potete sussurrare alle mie spalle, millantare menzogna alle orecchie altrui con mano più che generosa. fatelo, non muoverò un dito. coverete invidia in ogni caso. perchè potete infilarmi un coltello nel cuore millimetro per millimetro, ma dovete farlo guardandomi negli occhi. negli occhi. abbiate il coraggio, siate ciò che non siete mai stati. uomini. e non pezzi di carne guidati dal proprio glande.


abbiate la cortesia di menarmelo davanti, come ben diceva il Sgt. Hartmann. la rabbia è tanta... ma la tristezza domina il mio cranio in misura assai maggiore. ho riflettuto molto, ma la conclusione è banale. come sempre peccare si sincerità, porta alla rovina. rimuginare i propri pensieri invece che buttarli addosso al prossimo... fine, elegante. ma poco produttivo, sulla lunga distanza. ed ecco i risultati. non che non me lo aspettassi, anzi. anche se doveva arrivare tardiva conferma, pare, per fugare il sospetto. non che questo cambi molto. per mia fortuna la mia fiducia è riposta in persone molto migliori di voi. non che questo mi ridurrà all'insonnia. pare che dopotutto io non abbia perduto granchè. di faccie di bronzo ce ne saranno sempre. ma mi dispiace, questo sì. andate, ora. vorrei voltarvi le spalle. vorrei il vostro sangue sulle mie mani. vorrei a mia volta non seminar zizzania, ma semplicemente raccontare la verità. vorrei negarmi la mano che sempre vi porgo. e una grande parte di me davvero spera che nonostante il vero perdono sia nei confronti dei propri nemici, io riesca a trattarvi come meritate. anche la più piccola frazione della stupida crudeltà che operate nei miei confronti, risulterebbe sufficiente. non lo sò, staremo a vedere. una cosa è certa: non capirete mai. e questo è davvero triste. non capirete mai...

Quanto più ci innalziamo, tanto più piccoli sembriamo a quelli che non possono volare.

- Friedrich Nietzsche -

23 marzo, 2009

avere

la gelosia è un qualcosa di estremamente forte. in effetti, di tutti gli stati d'animo, forse quest'ultima và a conquistarsi (a spallate) quell'angolo di scortese ineluttabilità che tanto mi fà sentire impotente e sciocco. esiste una lunga serie di lati più o meno comici, a incorniciare questo sentimento che alcuni vorrebbero dimenticare catalogandolo come fanciullesco ed inutile unicamente poichè ne hanno un paura fottuta. difficile dar loro torto, dopotutto. abbiamo un qualcosa, abbiamo paura che quel qualcosa non ci appartenga più al 100%. qualcosa, qualcuno, fà lo stesso. il punto è che la gelosia và a scavare davvero in quello che è il più animalesco anfratto della nostra psiche. perlomeno, nel mio. e non si tratta dell'aquila alla quale una rivale ha rubato la preda all'improvviso, ma si tratta al contrario della madre alla quale hanno tolto di soppiatto il cucciolo. soffriamo per ciò che più teniamo a cuore, perchè per esso abbiamo dato tutto. il sonno, il cranio, ogni più recondito pensiero, dal più tenero sospiro al più rabbioso dei lamenti. ciò che una volta era nostro, ora appartiene in una misura non nulla anche a qualchedun'altro. e siamo letteralmente ossessionati dall'idea non tanto di perderlo, quanto di realizzare infine che non occorriamo più. che siamo solo una rosa in mezzo ad un mazzo di rose. non necessariamente la più bella, non quella desiderata, quella che attira l'attenzione. una come le altre, e nulla più. per non parlare degli incubi. no, non notturni fantasmi - magari così fosse! - ma orribili visioni ad occhi aperti, pronte a tartassare le nostre fragili certezze con voce di tuono, non appena il più piccolo dettaglio pare scivolare di un millimetro appena al di fuori da quella che noi crediamo sia la retta via. inutili le pronte raccomandazioni del nostro raziocinio, che pur affranto sempre si prodiga nel tentare di fornire semplice ed ovvia spiegazione alla tessera mancante del mosaico. accecati dal dubbio, inchiodati dall'ansia, a stento ragioniamo, implorando una pace che - ahinoi! -non da noi stessi può venire, qualunque sforzo in questo senso si voglia operare. gelosia significa essere soli, poichè il resto del mondo di fronte a tal sentimento si vela di un manto pallido e opaco, che non snatura ma semplicemente ovatta ciò che ci circonda, soli lasciandoci senza pietà alcuna in quello che nemmeno è nero dolore, ma ancor più insidioso grigiore. scrivo in questa notte, ma non scrivo nulla di nuovo. d'altro canto, la serenità non avrebbe senso senza il passato grigiore. se davvero fossi saggio a sufficienza, accoglierei a braccia aperte la rabbia ben sapendo di poter in seguito gustare la felicità vera. ma sono impaziente, affamato, e scosso da un furore antico, che un unico sollievo conosce, e che non giungerà per questa notte affatto. basta, ora, vado a letto perchè dopotutto dormirò, perchè ho un sonno bieco e perchè ancora il grigiore non vince sulla stanchezza. grigiore, che tra poche ore svanirà come neve al sole. e tuttavia, entro di me monta la più rossa delle maree, perchè la solitudine è ciò che di più semplice possiamo vivere, ma vivere non è questo. vivere significa anche sacrificare le proprie notti incatenati alla brutale consapevolezza che nulla per cui valga la pena lottare giunge senza esigere adeguato tributo in sangue e sudore. ed io darò al vento volentieri queste strane ore, poichè credo. credo che nel momento in cui sai già come andrà a finire, non ha senso continuare a giocare. ed in fondo, mentre Tom Waits seguita a domandarmi
Don't you know there ain't no devil, there's just God when he's drunk.




infine comprendo di non poter condannare il mio io nell'odio verso coloro che attentano a ciò che amo, poichè a a ciò che amo ho dato la mia fiducia. e tanto basta. dopotutto, non si può essere così codardi da cancellare il pericolo per paura di perdere, anzi. consci del fatto di non voler ceder passo a chicchessia, più in alto bisogna volare. volare, perchè Jim Morrison diceva bene.

Tutti gli uomini hanno le ali, ma solo chi sogna impara a volare.


Lo scrivevo sui muri dieci anni fà, eppure ora come allora ancora questa mezza riga mi riempie di speranza, ed è come se tutti i venti di quest verde terra insieme si riunissero nel concepire un'ultima, gelida eppur morbida carezza da posare sul mio volto. prima dell'oblio, prima del domani... buonanotte. a tutti, anche a chi, privo di rispetto alcuno, o forse solo molto più disperato e sfortunato del sottoscritto, più o meno di proposito imbianca le mie nocche or che più non posso martoriare il legno. di gelosia ebbro, al limite della follia vera vi saluto, nella speranza che il domani arrivi più velocemente di quanto le mie mani invochino giustizia.

20 febbraio, 2009

que dolor! -in risposta ad un paio di discrete mazzate -

Devo aver smosso qualche pietra... il che mi dà occasione di ulteriore riflessione (e ciò è bene assai!).
Partiamo con la primavera... beh, è la MIA primavera, e se permettete stà a me decidere se risulta vuota o vana. Dubito che chicchessia possa arrogarsi il diritto di giudicare primavere altrui... sia chiaro, posso comprendere e valutare qualsiasi opinione... ma crocifiggere la felicità del prossimo in virtù di una supposta superiore saggezza... no, temo che continuerò a credere e coltivare la primavera di cui sopra!
Vediamo ora la vanità... beh, dai, una mazzata a tutto tondo che male certo non fà, nel senso che ogni tanto ricordarmi quanto sono arrogante e vanitoso non può che farmi bene. E' quasi tutto vero, lo ammetto... non sono l'unico ad essermi laureato, non sono l'unico ad aver pubblicato mentre frequentava la specialistica e, non vi è alcun dubbio... sono solo uno dei tanti! Su pizze e affini, confesserò invece di esser stato punto sul vivissimo. Vero, non ci si può mantenere solo consegnando pizze il sabato sera... e infatti le consegno anche il venerdì (mezzogiorno incluso) nonchè la domenica, per non citare il volantinaggio mattutino, le ripetizioni, l'aver venduto vini toscani, l'aver venduto buona parte delle mie chitarre e l'aver vinto una borsa di studio (ok, ok, ok, non sono l'unico ad averla vinta!), il che ancora non basterà per i mesi a venire... insomma, direi che la mia indipendenza me lo stò sudando goccia a goccia, dai... è vero, ogni tanto mio zio mi regala una bottiglia di rum, ed ancora conservo numerosi salamini dono di mia nonna, ma direi che l'ordine di grandezza è decisamente inferiore al millantato aiuto economico da altrui parte. Uè, regazz, se vi sentite in vena di riempirmi un assegno, tranqua, eh?


Minchiate a parte, il punto è: sono ben conscio del fatto di non essere l'unico ad avere fatto e a fare tutto quello che faccio. Sono solo uno dei tanti, lo sò... MA SONO STRACONTENTO E STRASODDISFATTO PER QUELLO CHE HO FATTO E PER QUELLO CHE STO' FACENDO! Mi è concesso? Posso essere contento? Assolutamente sì, nel senso che così come in questo blog riverso parte delle mie menate più tristi, così altre volte ci metto tutta la gioia e la soddisfazione che provo quando sono contento di ciò che sono o faccio. Tutto qua... scendere dal piedistallo, dite? Può darsi... ma le persone che stimo e rispetto le colloco ben più in alto di me stesso, statene certi... e mentre scrivo tutto questo sorrido, forse come i folli cheti giacciono nella loro felice illusione, perchè è bello non sentirsi in dovere di chiamare in causa altri che il sottoscritto a testimoniare ciò che sono. Che magari non è granchè, ma di certo è unico, così come ogniuno di noi lo è. Unico, non migliore ne superiore. Semplicemente unico, e come tale reputo lecito tanto gridare al cielo le brutture di cui mi macchio, quanto chinare il capo soddisfatto di fronte al mio viso nello specchio. Ciò che scrivo lo scrivo per me stesso... le volte che così non è... le pago, sempre. E sempre mi dispiace... così come mi dispiace aver letto quanto ho letto. Ma così è... scrivere (così come molte altre cose) implica una responsabilità più o meno pesante. Me la prendo tutta, regazz, nome e cognome, a differenza dei soliti ignoti (ignoti quanto è ignoto il band gap del silicio...) ai quali tuttavia non voglio vada nemmeno un oncia del mio peraltro inesistente rancore. Gentaglia come il sottocritto, gentaglia sempre fortunata eppur sempre così vanesia, necessita anche di sonore mazzate sui testicoli...alè, dunque! Cinico, forse. Ma dopotutto...
"What is a cynic? A man who knows the price of everything and the value of nothing..."

-Oscar Wilde, Lady Windermere's Fan, 1892, Act III-

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