Una domenica di Luglio in quel di Milano, uno di quei pomeriggi chiaramente destinati a friggerti il cervello. Il cielo sembra un grosso forno, l'aria e' bollente eppure umida, le strade impegnate e impregnate da automobilisti troppo stanchi e sudati per poter fare attenzione alla guida. L'esistenza sembra limitata al desiderio inoppugnabile di una birra ghiacciata, o meglio, di infinite birre ghiacciate, perche' una, due, tre birre non servono a nulla con questa caldazza paurosa. Ma anche in questa torrida situazione, puo' esserci del tempo per scrivere, e io ho un po' di cose da mettere nero su bianco. La prima, la piu' pressante, e' la paura. Paura per una clamorosa botta in testa che ho rimediato allenandomi in MTB, e che mi tiene in scacco da ormai due settimane. Chi mi conosce sa' quanto sono capace di spaventarmi in questi casi, e sto' giro, poiche' essenzialmente il mio corpo mi fornisce sensazioni nuove, e quindi strane, e qundi preoccupanti, sono veramente un po' abbattuto. Punito, direi, per la mia eterna fortuna che mi da' sempre tantissimo, e che prima o poi vorra' anche cedere alle maliziose lusinghe della sfiga bella e buona. E quindi, eccomi ad attendere gli esiti di una NMR del mio augusto cranio, mentre la schiena litiga col collo e mi sembra di avere la testa immersa in un mare di gelatina sballonzolante. Passera'? Oh, lo spero proprio, perche' voglio fare taaaaante cose, e sopratutto perche' voglio farle in compagnia di determinate persone. Let's see, then. Pregherei, se ne fossi ancora capace, ma ho perso tante, troppe cose per strada. Non e' ancora tempo, forse quel tempo non verra' mai piu', non lo so'. Tante le cose che mi sfuggono di mano in questi giorni, prima tra tutte la possibilita' di esserci, di vivere, e di camminare allo stesso passo di una persona che puntella la mia vita secondo geometrie spesso imprevedibili ma impeccabilmente necessarie. Lontani qualche centinaio di Km, mi intristisce la consapevolezza di non poter dare risposte, di non poter capire fino in fondo, ma soprattutto sopporto a malapena l'idea di non poter mettermi in gioco in prima persona, per quanto ci siano battaglie che non si possono combattere se non da soli, con fatica, centellinando dolore ogni giorno mentre allo specchio sembra che non sia cambiato nulla. Sono quei mali senza tempo che strisciano in noi da sempre, e che ogni tanto vogliono un tributo piu' o meno pesante. Avessero un volto, saprei cosa fare, ma non e' cosi'. Posso soltanto dire banalita', mezze verita', e rosolarmi a fuoco lento aspettando che il vento cambi. Ma mi spiace, questo si'. E' la cosa piu' vera e semplice che posso pensare, e dire, e cantare al vento, nella speranza che quest'ultimo tiri dalla parte giusta. Sapete, in ogni caso vivere e' diventato piu' facile, da qualche tempo, quindi il nero che imperversa nelle teste altrui arriva sempre un po' in sordina alla mia capacta' di giudizio. Il merito e' -naturalmente- della mia piccola fatina irlandese, che e' riuscita a regalarmi, tra le molte altre cose, anche questa: una casa. No, tranquilli, non le quattro mura ammobiliate. Per quelle, nell'ipotesi che il futuro ci arrida, serviranno anni all'insegna del vivere sulla lama del coltello. No, parlo di un concetto, di un sentimento, di qualcosa che ti senti, e capisci che e' bella, e rara, e per me assolutamente nuova. Mi sono spostato tante volte, negli ultimi anni, a volte da solo, a volte in piu' o meno bella compagnia, ma non mi sono mai sentito a casa. Non basta, metterci passione e precisione, non bastano le candele, i quadri, le cose, la cura nel tenere un posto in ordine e pulito. E' qualcosa per la quale fatico a trovar parola, ma che -di questo sono sicuro- si concretizza nell'istante in cui chiudi la porta alle tue spalle, ti togli le scarpe, e ti butti sul letto, sapendo esattamente che e' l'unica cosa giusta da fare, perche' quei muri, quelle cose, non sono piu' tue soltanto. Si costruisce invece qualcosa di unico, e sempre in movimento, che passa da piccole soddisfazioni -i nuovi tappetini del cesso, per esempio- a piccoli incidenti -a tutti puo' succedere di dar fuoco a una mensola nel tentativo di sterminare una massa non indifferente di formiche, no?- e che nonostante sia una cosa che avevi gia' fatto, ora ha un odore diverso, ed e' un buon odore. Un po' e' anche un bel traguardo, ma e' molto meglio di arrivare un fondo ad una gara, perche' sai che sei gia' ripartito. A proposito di gare, non crediate ch'io mi sia dimenticato del grande evento triatletico di quest'anno. Sto' solo aspettando che lo staff mi mandi il DVD, poi mi dilunghero' con estrema dovizia di particolari, non temete. Ma c'e' un'ultima cosa di cui vorrei raccontarvi e che vorrei fissare su questo blog, che ormai ha i giorni contati perche' -ale'!- il gran giorno si avvicina ormai di gran carriera. Be', andando al punto: l'orata ai tre liquori.
Si da' il caso che la mia meta' dell'anguria abbia fatto faville in quel del mistico banco di prova di un esame di stato, e insomma, si doveva festeggiare. A questo bisogna agguingere che ieri stavo leggendo un po' per caso un libro di ricette eccezionale, il complemento preciso e ridanciano del Nero Wolfe di Stout, vale a dire le ricette di Fritz Brenner & Co. prese dai romanzi stessi, che per il loro clima teatralmente irrestibile si collocano molto in alto nella mia graduatoria letteraria. Anyway. Armati di ricettario e qualche soldino, approdiamo in pescheria, dove nonostante le proteste tipiche della massaia proletaria, alla fine ci aggiudichiamo una orata da un Kg, un pesciazzo davvero regale (30 sblenfis di sangue blu). Detto fatto, veleggiamo verso la casa dei patriarchi, la' dove le attrezzature consentono di esprimere al massimo le potenzialita' di qualunque chef. Sgusciamo non senza fatica un buon mezzo Kg di gamberetti, li frulliamo insieme a 3 albumi d'uovo, un cartoncino di panna, prezzemolo, basilico e una punta di sale, ottenendo una salsa di una bonta' clamorosa, che lasceremo per ora sul tavolo. Prendiamo invece il pesciazzo, lo squamiamo, togliamo le pinne che che sembrano fatte di diamante, con complicate movenze da sushi bar lo priviamo della lisca intera e delle interiora dall'alto, senza scalfire il ventre, e poi, con sommo gaudio e vistoso edonismo, lo farciamo violentemente con la super salsa che giaceva dimenticata sul tavolo. Adagiamo il capolavoro su una teglia imburroliata, e gia' che ci siamo sciogliamo 2 cucchiai di burro a cui andiamo ad aggiungere un cucchiaio di cognac, uno di wishkey, e uno di rum. Mantechiamo, e spalmiamo il tutto sul pesciazzo gia' integliato. Mentre i 190 celsius fanno il loro mestiere (30 minuti esatti), spazziamo via senza ritegno la salsa rimanente bruschettandola con amore vero su panini ai semi tostati. Apriamo una bottiglia, e' imbevile, ne apriamo un'altra, gia' meglio, me e' solo quando arriva il trionfo di sfrigolante alta cucina che cediamo alla lussuria e aprimo quello buono. Il risultato e' meraviglioso, di classe, sudato, nostro, e rientra a pieno titolo in quel "sentirsi a casa" che non necessariamente coinvolge sempre gli stessi spazi e che -credetemi- non e' certo sinonimo di un qualcosa che si siede e aspetta una fine piena di rimpianti. Cosi' passa questo afoso pomeriggio estivo, serenamente preoccupato. Lascio ai posteri le mie speranze, e abbraccio forte quelle poche, bellissime persone senza le quali sarei solo un vaso colmo, forse nemmeno brutto, ma pieno fino all'orlo di me stesso, inutile, fermo.
Si da' il caso che la mia meta' dell'anguria abbia fatto faville in quel del mistico banco di prova di un esame di stato, e insomma, si doveva festeggiare. A questo bisogna agguingere che ieri stavo leggendo un po' per caso un libro di ricette eccezionale, il complemento preciso e ridanciano del Nero Wolfe di Stout, vale a dire le ricette di Fritz Brenner & Co. prese dai romanzi stessi, che per il loro clima teatralmente irrestibile si collocano molto in alto nella mia graduatoria letteraria. Anyway. Armati di ricettario e qualche soldino, approdiamo in pescheria, dove nonostante le proteste tipiche della massaia proletaria, alla fine ci aggiudichiamo una orata da un Kg, un pesciazzo davvero regale (30 sblenfis di sangue blu). Detto fatto, veleggiamo verso la casa dei patriarchi, la' dove le attrezzature consentono di esprimere al massimo le potenzialita' di qualunque chef. Sgusciamo non senza fatica un buon mezzo Kg di gamberetti, li frulliamo insieme a 3 albumi d'uovo, un cartoncino di panna, prezzemolo, basilico e una punta di sale, ottenendo una salsa di una bonta' clamorosa, che lasceremo per ora sul tavolo. Prendiamo invece il pesciazzo, lo squamiamo, togliamo le pinne che che sembrano fatte di diamante, con complicate movenze da sushi bar lo priviamo della lisca intera e delle interiora dall'alto, senza scalfire il ventre, e poi, con sommo gaudio e vistoso edonismo, lo farciamo violentemente con la super salsa che giaceva dimenticata sul tavolo. Adagiamo il capolavoro su una teglia imburroliata, e gia' che ci siamo sciogliamo 2 cucchiai di burro a cui andiamo ad aggiungere un cucchiaio di cognac, uno di wishkey, e uno di rum. Mantechiamo, e spalmiamo il tutto sul pesciazzo gia' integliato. Mentre i 190 celsius fanno il loro mestiere (30 minuti esatti), spazziamo via senza ritegno la salsa rimanente bruschettandola con amore vero su panini ai semi tostati. Apriamo una bottiglia, e' imbevile, ne apriamo un'altra, gia' meglio, me e' solo quando arriva il trionfo di sfrigolante alta cucina che cediamo alla lussuria e aprimo quello buono. Il risultato e' meraviglioso, di classe, sudato, nostro, e rientra a pieno titolo in quel "sentirsi a casa" che non necessariamente coinvolge sempre gli stessi spazi e che -credetemi- non e' certo sinonimo di un qualcosa che si siede e aspetta una fine piena di rimpianti. Cosi' passa questo afoso pomeriggio estivo, serenamente preoccupato. Lascio ai posteri le mie speranze, e abbraccio forte quelle poche, bellissime persone senza le quali sarei solo un vaso colmo, forse nemmeno brutto, ma pieno fino all'orlo di me stesso, inutile, fermo.


1 commento:
Sfrigolare è bello...ma dipingere le tinte di un focolare domestico ancora di più! Grazie per averlo fatto!!!!
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