E rieccoci qua, forti dell'ennesimo espatrio in terra straniera, ottima occasione -ormai ho imparato- per farsi due conti in tasca, e anche -perchè no?- per scrivere, dato che per quante e quali cose uno abbia in testa, ci sono giorni che semplicemente passano con un ritmo tutto loro. Questo è il caso, varrebbe a dire una serie di conferenze di dimensioni mostruose -my big brother would certainly say "siamo un milione!"- in quel di Strasburgo. Che non è Germania, come la mia penosa geografia supponeva mesi fà. Ci và molto vicino, e vero, e qualche glimpse di teutonicità ogni tanto vien fuori, tra i mezzi pubblici ultra efficienti e l'architettura della parte nuova della città, ma in fondo, diciamocelo, questi son francesi, non ci son santi. Scrivo come viene, un pò abbattuto dal fatto che in questi mesi ho scritto ben poco, eppure di roba da dire ce ne sarebbe tanta, ma tanta assai. E' cominciata la stagione delle gare, e io mi diverto come un bambino, grato al Burattinaio per avermi dato il corpo che ho, grato a chi mi stà intorno per darmi una mano logistica, morale, umana, totale. Chi gioca in prima linea in questo senso è chiaramente la mia piccola fatina irlandese, finalmente tornata stabilmente in patria dopo lunghi mesi di verde soggiorno là dove il cielo è davvero di nuvole e lana. Un pò di nostalgia per una terra che ancora ha molto da darci e da dirci, eppure non c'è tempo per star qui a lagnarsi. C'è l'ultimo anno di PhD, un esame di stato, Via Cozzi 50 che adesso è nostra soltanto, e che ha davvero una faccia diversa. Numi, sul serio non avrei mai creduto che quei quattro muri potessero diventare così colorati, e strani, e belli, e nostri. Forse una parte di me lo sperava, ma sin dal copriletto verde, le candele profumate, e il coprilampadario con le libellule era chiaro che sarebbe stato legen-wait for it-dary. E così viviamo, mai annoiati, anche nervosi, un pò schiacciati dal soldo che non c'è mai, dalle agende impestate. Ma ora che ci faccio caso, ho davvero cominciato a scrivere al plurale? Che segno, che roba! Anyway, andiamo avanti. Dopo la gara di sabato, in cui la mia autostima di biker ha trovato grande conferma dopo aver affrontato a cazzo durissimo una roba da rampage, un aereo a ELICA mi ha trasbordato in quel di Francorte, a due giorni di distanza da -udite udite- il mio primo Invited Talk! Solo che non ci crede nessuno, qua son tutti tirati a lucido, io invece ho magliette imbarazzanti, felpe macchiate, scarpe da corsa. Bah, not my businness, right? Vero è che sono un pò teso, e quindi, anche per non mancare alla tabella degli allenamenti -nazista, ma la gara dell'anno è vicina!- ieri ho optato per un lungo di 45 minuti, bello soft per recuperare il sabato di fuoco. Dove? Già questa era la domanda. Ma in questo secolo, Google Maps è possente, e la vista satellite punta il naso del runner verso le macchie verdi più ciccione. Fu così che io, un paio di scarpe, di calze, di mutande, una maglietta e un orologio -specifico perchè fà una certa impressione andare a correre in terra straniera senza niente addosso, non troveranno mai il tuo cadavere!- abbiamo intrapreso una tortuosa ma simpatica ricerca di questo parco delle arance, che però i francesi hanno dovuto chiamare Parc de l'Orangerie, che non sò perchè mi fà pisciare addosso dal ridere. In ogni caso, dopo un buon quarto d'ora di corsa a caso per le vie di Strasburgo, ho fatto il mio trionfale ingresso nel parco di cui sopra, che in effetti è... bellissimo. No, dai, lo sapete che a me le robe cittadine fanno vomitare... è la prima volta che mi sento di dire "che figata" rispetto a un parco pubblico, sarà per il mood solitario-corridore, sarà per il tramonto, non sò. Stà di fatto che per mezz'ora buona ho vagato su è giù per questo ammasso immenso di alberi, sentierini, laghi, ville, fenicotteri... un bel guazzabuglio moderno, ma completamente illuminato dal sole che sanguinava contento dietro le chiome dei pini.
Una curva tira l'altra, questa luce strana mi strappa qualche sorriso, il pensiero è diviso tra le gambe -pezzi di legno, dopo la sgobbata di sabato- e il cuore -costantemente rivolto verso l'unica persona a cui davvero appartiene, alba e tramonto, ogni cosa è illuminata!- e c'è poesia, una cosa un pò soffice, paffuta, non una roba da farti piangere di gioia, più come un campari col bianco dopo una sgambata nei boschi, non sò se mi spiego. Ecco, tutto qua. Volevo solo fissare quel tramonto, ed è quasi comico che con tutte le cose importanti e belle che mi sono capitate in questi mesi, io abbia scelto di raccontare questo dettaglio. Forse è giusto così. Questo blog è vicino al suo tramonto, e un pò avrei voglia di farcirlo tanto e bene prima della fine -o meglio, del nuovo inzio-. Intanto, la butto lì. Primo dicembre 2012, signori, e tutto questo finirà. Perchè era nato come un qualcosa dove scrivere di ciò che era fuori posto. E' chiaro, sarò sempre un pò fuori posto, in modi e toni diversi e forse più densi di quanto io abbia cantato in questi ultimi anni, ma... non sarà la stessa cosa. Ci sono scelte che segnano tacche bellissime e indelebili in noi, e io sento con forza che quel giorno significherà anche la fine del mio peregrinare. Verranno altri spleen, altro nero e altre tempeste, ma le mie righe finiranno in un posto diverso. Scappo, adesso, che qui si comincia. Nell'attesa di tornare. Dove? Well, "My home is deep in the forest near the roots of the mountains"...
Ent:
When spring unfolds the beechen-leaf and sap is in the bough,
When light is on the wild-wood stream, and wind is on the brow,
When stride is long, and breath is deep, and keen the mountain air,
Come back to me! Come back to me, and say my land is fair!
Entwife:
When Spring is come to garth and field, and corn is in the blade,
When blossom like a shining snow is on the orchard laid,
When sun and shower upon the earth with fragrance fill the air,
I'll linger here, and will not come, because my land is fair!
Ent:
When Summer lies upon the world, and in a noon of gold
Beneath the roof of sleeping leaves the dreams of trees unfold,
When woodland halls are green and cool, and wind is in the West,
Come back to me! Come back to me, and say my land is best!
Entwife:
When Summer warms the hanging fruit and burns the berry brown;
When straw is gold, and ear is white, and harvest comes to town;
When honey spills, and apple swells, though wind be in the West,
I'll linger here beneath the Sun, because my land is best!
Ent:
When Winter comes, the winter wild that hill and wood shall slay;
When trees shall fall and starless night devour the sunless day;
When wind is in the deadly East, then in the bitter rain
I'll look for thee, and call to thee; I'll come to thee again!
Entwife:
When Winter comes, and singing ends; when darkness falls at last;
When broken is the barren bough, and light and labour past;
I'll look for thee, and wait for thee, until we meet again:
Together we will take the road beneath the bitter rain!
Both:
Together we will take the road that leads into the West,
And far away will find a land where both our hearts may rest.
J.R.R. Tolkien (need to ask?)


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