alcune cose sopravviveranno al tempo...


28 novembre, 2008

Efesto

non è nottata da sprecare in fronzolute introduzioni, indi andrò a ricalcare senza indugio alcuno una peraltro piuttosto celebre serie di frasi certo non nuova ma che tempo (tanto tempo) fa davvero mi diede non poco da pensare. un affacendarsi di timide rimembranze che solo ora ha preso forma in me, come fenice possente si è levata dal mio stanco io, gridando ineluttabile giustizia, smuovendo la mia nave dalla secca con mano maestra ed ineluttabile.

Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C`è un tempo per nascere e un tempo per morire,
un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
Un tempo per uccidere e un tempo per guarire,
un tempo per demolire e un tempo per costruire.
Un tempo per piangere e un tempo per ridere,
un tempo per gemere e un tempo per ballare.
Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli,
un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci.
Un tempo per cercare e un tempo per perdere,
un tempo per serbare e un tempo per buttar via.
Un tempo per stracciare e un tempo per cucire,
un tempo per tacere e un tempo per parlare.
Un tempo per amare e un tempo per odiare,
un tempo per la guerra e un tempo per la pace.


no... non è così. esiste un unico tempo. uno solo. e c'è dell'altro. è il nostro tempo. è il nostro, ed il nostro soltanto, ci appartiene, e non è borghese privilegio, ma sanguinante golgota nelle fauci di questa nostra esistenza. perchè non ne avremo un altro, non potremo barattarlo nemmeno con noi stessi, quando il grande burattinaio tirerà i nostri fili un'ultima volta, levandoci di peso da questo strano palcoscenico come vecchi oggetti di scena, anacronistiche didascalie di un copione già scritto. perchè? perchè ne abbiamo uno solo, e non possiamo pensare che vivremo un tempo per tacere ed uno per parlare, un tempo per amare o per odiare... non possiamo sederci ed aspettare che arrivi un 'altro tempo, quello giusto, quello ad hoc. abbiamo solo il tempo per nascere e per morire, ed è l'unico che ci spetta, anche se quando abbiamo firmato il contratto col padre eterno con tutta probabilità eravamo sbronzi. e allora? e allora viverlo, questo tempo, stringerlo fra le mani non come se le nostre dita stessero sfiorando la pelle di una donna, ma al contrario afferrarlo senza appello, come il pescatore inchioda la preda per poi spaccarle il cranio. dobbiamo abbandonare pantofole e black russian, e piantarla di attendere rotolandoci nella nostra pigrizia come scrofe nel fango, per poi vestire i panni -orrendamente sporchi, ma profondamente degni- di ancestrale fabbro, e forgiare rabbiosi ciò che ci passa attorno, per vivere il domani nella consapevolezza di aver contribuito a quest'ultimo in larga misura. dormirò, ora, spaccato da una Milano che non mi appartiene, boccheggiante, senza il vento delle mie montagne, tristemente chiuso tra queste vie grigiastre come lupo in gabbia, qui dove la poesia và cercata con pazienza, ed assume toni che faticano a divenire arte nel mio ego. pure, seguito nei miei intenti, e mai per inerzia, mai per rassegnazione, fieramente adeso all'ancora della speranza grazie a quell'impareggiabile, genuino collante che è il sudore. perchè il fabbro non stà seduto a picchiettare indeciso sul metallo, ma faticosamente curvo sull'incudine assesta sapienti eppur feroci percosse a ciò di cui invero può arrogarsi il diritto di definirsi il reale creatore. Fuggite Apollo, non consacratevi a Bacco. reinventatevi come novello Efesto, e allora, unicamente allora respirerete l'aria che si conviene a chi non dedica unicamente stupite occhiate alla nera coltre del cielo, ma contro di esso bestemmia ardito, forte della propria vera libertà.


21 novembre, 2008

pulizie invernali...

eh sì. ogni tanto bisogna anche fare un pò di ordine. e siccome avrei da scrivere tante, troppe cosaccie (che ancora hanno da attendere tempi opportuni), allora ne approfitto per disfarmi di qualche bozza più o meno antica. che male non fà, suvvia. in effetti, fà quasi sorridere. ciò che sarà, invece... mah. devo avere pazienza. poi, in ogni caso, urlerò. per ora, mi limito a qualche vecchia riga scartabellata quà e là. senza date. chi mi conosce, saprà incastrare tutti i pezzi al posto giusto.



mezza solitudine...

yep. lunedì prossimo ultimo esame, poi finisco la tesi, poi mi laureo. se tutto va bene. conclusione di tre anni duri, davvero duri. si sono rivelati tali non solo a causa mia, ma non mi lamento. affatto. ora sono quasi in cima alla collina, con un nuovo anno davanti, e con poca roba intorno. a dire il vero, la solitudine per un fisico teorico non è malaccio. pensare, pensare, pensare. siamo questo. addestrati ad individuare un problema, capirlo nel profondo, elaborarne la risposta, concretizzarla, verificarla, e poi individuare un problema nuovo. molto dinamico, molta soddisfazione. il resto del mondo esiste appena, in effetti. le ore scorrono e l'unica cosa fissa sei te stesso, più i tuoi neuroni al lavoro. chiaro però che non siamo macchine. quando stacchiamo la spina (anche se non sempre ci riesce...) vogliamo urlare, ballare, giocare, divertirci, trincare... ma il resto del mondo viaggia a un ritmo diverso. più lento. ma paradossalmente siamo proprio noi a rimanere indietro, perchè vivere richiede tempo, e noi, non ne abbiamo. vittimismo? no, io non lo credo. non ora, non dopo mesi senza fermarsi mai. berremo noi un vino più buono di altri, a fine pasto? vedremo. ora rimango io, e ancora io. egoismo senza fine, ma non è semplice capire. l'ho scelto, come tante cose non consapevole di dove sarei andato a finire. ma la strada giusta è sempre quella in salita, e qui io di discese non ne vedo. buon segno. peccato dover camminare da soli, ma forse è destino [...]



in gran spolvero...

ma sul serio. una delle mille cose che mi rende insonne (in senso figurato, sia chiaro, in realtà me la ronfo come un ghiro sempre e comunque... la stanchezza non è una opinione...) è che passo parecchio tempo, diciamo pure troppo, a lamentarmi delle mille cosacce più o meno importanti che nella mia esistenza non vanno perfettamente al loro posto. sì, cazzo, ma se tralasciamo alcune eccezioni (che ci sono, perchè ci sono, boia mondo...), sono dettagli. la verità [...]



scarpe...

scarpe. utili e/o fighe. ciliegia d'eccezione sulla eccitante torta del vestito nuovo. oppure irritante gesto di mattutina noia tra il lavarsi i denti e il pullman che arriva. o ancora, ed è questo che per questa sera mi interessa, sudice portatrici di ricordi più o meno lontani. in linea di massima il sottoscritto non ha una gran cura delle cose. diciamo pure che sono un disastro. è uno dei miei mille difetti, ed anche uno dei più radicati. posso essere ordinato per un giorno, una settimana, un mese massimo, poi ripiombo inesorabilmente nel caos. comunque. questa sera ero talmente nervoso da non riuscire a star fermo. capita, quando il weekend che avevi in mente, l'unico da qui a non si sà quando in cui avevi la possibilità di farti un pò gli affaracci tuoi, si trasforma in due giorni di studio forzato. beh, niente lacrimoni, me la sono cercata a forza di bagordi notturni, quindi alè e zitti, si lavora, e poi, che diamine, ne verranno altri di weekend, giusto? e allora, quando sono nervoso la soluzione è sfiancarmi alla grande. inforcati i gloriosi pantaloncini del magenta basket, quelli che se quando l'allenatore mi beccherà mi userà come palla, buttata sù la altrettanto gloriosa [...]



orgoglio (e non pregiudizio)...

questa sera ero eccezionale, con il mio nuovo cappotto, e la sciarpa, e tutto il resto, ma in realtà ho dormicchiato tutto il tempo su un altrui divano, peraltro freddo assai. sembrare usciti da un film non serve a nulla se hai dormito poco, non ci sono cazzi. sono stanco. ma ora, sepolto vivo dalla coperta, scrivo. mi guardo intorno. mio fratello che dorme, quel maledetto cazzone, che ho tirato fuori a forza dal nero, si è fatto ripescare come un tonno, e meno male. vestiti ovunque, ma davvero ovunque, sparsi per terra, sulla lampada, nel letto, sugli scaffali della libreria, sul pc... tra chitarre e libroni, qualcuno sporco di magnesite, un altro con una strisciata di terra allucinante. un incubo. mia madre ultimamente si rifiuta di entrare in questa stanza, e non è ch'io possa dargli torto. è un disatro, un gran casino... un pò come il sottoscritto, e devo ammettere che la cosa non mi dispiace affatto. ingarbugliato, ma dinamico. mai completamente sereno, mai davvero in pace, ma sempre alla ricerca, sempre teso. teso verso l'alto. la testa che lavora veloce, avvezzo ormai all'improvvisazione, perenne. A volte mi sembra di venir trascinato di forza su un palco di un locale con una chitarra in mano, con il proprietario che ti dice "suona, stronzo". ma io suono, anche se a volte ci azzecco e a volte meno, questo non lo metto in dubbio... tra due giorni è natale. ovvio che ne ho perso il profumo, l'atmosfera, ma forse non del tutto. anche se quest'anno, con il prof. che mi violenta di hamiltoniane via mail, e il campo dei marmocchi da preparare, e un sacco di altra merda tra le mani ed in testa... beh, questo natale rischierebbe di diventare un giorno come altri. magarì accadrà proprio così, non lo sò. ho appena dato un occhio al malefico cellulare, croce hi-tech della moderna ansia, e ho trovato parecchia roba. l'sms sviluppa l'intuito e la fantasia di chi legge, ne sono convinto, al pari di quanto amplifica la capacità di sintesi di chi scrive. diventeremo una massa di persone efficaci e precise. perderemo il gusto di perderci, me lo sento. comunque. ho trovato parole, un sacco di parole. alcune dolci, altre dure, altre davvero nere, tristi, alcune sono urla, addirittura. per colpa mia, temo. ad alcune cose porrò rimedio, infine, anzi, sono già a buon punto. altre rimarranno lì, invece, che io lo voglia o meno. certo è, ed è per questo che questa notte scrivo, per questo che anche stanotte ringrazio il grande burattinaio, che sono orgoglioso di guardarmi allo specchio, e sentire di avere qualcosa da dire. orgoglioso di aver lasciato il segno, anche se a volte solo graffiando, e per causa di quei graffi mi morderò la lingua per sempre fino a sentire in bocca il sapore del sangue, e ancora non basterà, perchè la coerenza è il ricordarsi dove abbiamo sbagliato e perchè, ed evitare di concedere un bis alla platea attonita. un pò confuso, senza dubbio. a quest'ora e dopo quest'alcool le parole escono da sole, e sono tante, alcune sono solo fronzoli, ma che importa? nonostante la sgradevole sensazione che queste nuvolacce nasconderanno le mie lune ancora per molte notti a venire, non fa nulla. credo che l'importante sia sentirsi sereni quando si arriva alla fine della giornata. per me, oggi è così, anche grazie a parecchie persone che sempre, costantemente, mi offrono una spalla, nonostante la mia pigrizia. a loro va un abbraccio grande come una montagna. a me va invece augurata una buona notte. lo hanno fatto quattro persone diverse nell' ultima ora, tutte a parecchi kilometrini di distanza. incredibile. cosa faccio per meritarmi tutto questo? perchè proprio io? vero è che ne pago il prezzo, e spesso risulta salato assai, ve lo garantisco. solo, incasinato, non esente dal voler sfogare sulla roccia un pò di cose che in me ancora non capisco. ma c'è tempo. per ora, grazie. rocce e chitarre, palcoscenico e vento in faccia. difficile volere di più. difficile non esserne orgoglioso. impossibile non sghignazzare crudele alle spalle di chi vanta molto meno. vanità, senza dubbio, ma conquistata passo passo. il resto, cari signori, mancia. il resto, mancia [...]



hacking...

siamo al termine della grande frenesia, del "grande tremito", citando quel libro così solare che è "L'isola dei Gabbiani", uno di quei pochi che rileggo sempre volentieri quando si avvicina quella che almeno in linea teorica dovrebbe essere la vacanza. quest'anno, và un pò meglio dell'anno scorso, o almeno, per certi punti di vista è così. l'anno scorso ero invasato causa tesi, ma d'altro canto ero ben conscio di dove e come sarei arrivato a destinazione. questo giro, invece, le cose sono andate diversamente. tecnicamente [...]


e buonanotte, signori. ancora una volta, parlo in silenzio, e scrivo senza inchiostro. perchè non è tempo, non ancora. non ancora...










04 novembre, 2008

le ali del gigante...

L'albatro

Per dilettarsi, sovente, le ciurme
catturano degli àlbatri, marini
grandi uccelli, che seguono, indolenti
compagni di viaggio, il bastimento
che scivolando va su amari abissi.

E li hanno appena sulla tolda posti
che questi re dell'azzurro abbandonano,
inetti e vergognosi, ai loro fianchi
miseramente, come remi, inerti
le candide e grandi ali.

Com'è goffo e imbelle
questo alato viaggiatore!
Lui, poco fa sì bello, com'è brutto
e comico!

Qualcuno con la pipa
il becco qui gli stuzzica; là un altro
l'infermo che volava, zoppicando
scimmieggia.

Come il principe dei nembi
è il Poeta che, avvezzo alla tempesta,
si ride dell'arciere: ma esiliato
sulla terra, fra scherni, camminare
non può per le sue ali di gigante.


per una volta, non è roba mia, e si vede. è il grande Baudelaire, a stonare questa tarda ora, macabro rintocco di nera campana entro il nostro stanco cranio. a dire il vero, si tratta di un ripiego. è parecchio che non scrivo, che non metto insieme qualche verso, che mi sforzo di poetare almeno un pochino. non che il mondo ne sia afflitto, ma io sì. mi inquieta. mi fà venire il dubbio che forse non ho più molto da dire, nè al prossimo nè, ed è qui il punto, a me stesso. sarà Milano. ieri ho trascorso qualche ora immerso nel verde, quello vero, non l'aborto di un filare striminzito cacciato a forza nell'asfalto, ma al contrario un fronzuto insieme di colori fantastici, una tela rossastra incastonata nell'umida cornice del lago, acquosa sentinella che pareva stendere su di me una mano di donna, tanto mi cullava. pioveva, ma anche il cielo pareva mostrar un che di rispetto, centellinando un minuto pianto sul mio corpo immobile, sepolto tra le foglie, inchiodato alla verità e alla bellezza. mi mancano le mie montagne. qui non respiro. ci provo, ma non ci riesco, ovunque mi trovo sento che la mia fibra si ribella. ma ho ancora il tempo che mi serve, il tempo per vivere, il tempo per trovare la poesia in ciò che mi circonda, anche se tremendamente grigio, orribilmente indeciso, infermo, timido, incerto. ma il timoniere nella tempesta non può fare altro che indovinare una rotta, giusta o sbagliata che sia, e governar sperando in quest'ultima nella fievole speranza che il mare gliela mandi buona. ci sono un pò di cosacce che sembrano far le veci di quei marinai irrespettosi che citava il bardo, ma in fin dei conti non mi lamento affatto. alle volte, tuttavia, davvero mi sembra di ritrovarmi sul ponte di un antico veliero, imbelle ed inutile, capace eppur costretto. e in quelle sere avverto chiaramente le beffe della ciurma, al pari della rabbia che entro mi monta. non mi reputo certo il principe dei nembi, eppure spesso allargo le braccia per poi richiuderle sul nulla, come ad abbracciare il vuoto. non più qualcosa che ho perduto, ne un qualcosa che non ho, non saprei, davvero. sono cambiato davvero così tanto da non trovare ciò in cui credevo? io vorrei sbagliarmi. le giornate scorrono come l'acqua d'estate, veloce, scivola tra le rocce di un giovane torrente. lasciano traccia, scavano, pretendono un ricordo, spesso lo ottengono. ma viviamo il presente nella speranza di ciò che sarà, ed io questo fatico a ricordarmelo. basta così. avrei ben altro da urlare, che non meramente commentare il pur splendido favellare del maledetto saggio. ma dovrò aspettare, forse rinunciare, memore del lento battito d'ala del re dei cieli, impeccabile, saggio e maestoso, che nulla affretta e men che meno niente trascura. un ego che davvero mi piacerebbe poter ritrovare in me stesso, al mattino, quando alzo il culo dal letto e mi avvio ad affrontare la giornata, scarso giacobino nel milanese divenire. non è così, non ancora, ma non ho perduto la speranza, quella no. vedo la città che mi scorre intorno, penso alla roccia e al vento, e sorrido, perchè sono terribilmente fortunato. è vero, alle volte mi fermo, quelle volte che la giornata sembra condensarsi nel mio animo fino a farmi male, quasi ad esigere una risposta. l'occhio insicuro, un vento strano entro il mio io, in quegli attimi veglio altrove, rivelando a coloro che invero sanno andare al di là della mera superficie, un lato quasi clinico del mio forse troppo crudelmente cangiante essere. antico buffone di corte come efferato cortigiano, grezzo forestiero ricoperto di vecchie pelli eppur mellifluo politicante all'occasione. ma vi è chi ha saputo rinchiudere tutto questo senza pietà alcuna, in silenzio, con l'unico aiuto di un'arte che non mi appartiene, che mortalmente invidio e che non posso fare a meno di ammirare.






un monito. a ciò che sono, a ciò che mai dovrei dimenticare. una goccia lieve in questo mare, tintinna senza far rumore al di sopra dell'ingannevole eco della vanità, a ricamar sincerità, l'unica verità che valga la pena di rispettare in questi tempi così strani, nei quali mi sembra che ogni mio gesto abbia da trovare il proprio destino rovinando verso il suolo dall'affilato profilo di una grande ala, la stessa, ineluttabile catena che condanna tanto me stesso quanto il re dei cieli, il quale invero


"esiliato sulla terra, fra scherni,
camminare non può per le sue ali di gigante.
"


buonanotte...

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-