Una qualità eccellente dell'esistenza umana, è la capacità di prendere mazzate. A torto o a ragione, in faccia o alle spalle, per colpa di qualcuno o perchè in qualche modo te le sei andate a cercare. Una riflessione decisamente forzata -lo ammetto ma non mi interessa granchè- dall'esigenza di mescolare nelle stesse righe due mazzate decisamente differenti, che tuttavia si sfiorano in più punti, ed ogni volta che lo fanno lasciano il segno, e con piacere. Reduce da una giornata un gradino sopra le altre (e la media è alta...), le spalle brutalmente anchilosate, e una simpatica marea di cose in testa, imbracciar la penna è l'unica soluzione, poichè per correre è tardino e per l'Unplugged in via Cozzi pure. A noi, dunque. Qualche metro soltanto in linea d'aria mi separa dal cilindro della mia Fiamma. Che sarà piccolotta, sarà un 125 quattro tempi, ma di sicuro è mia, sudata e conquistata, e questo vale almeno 200 cc in più. Tutti in testa, però, perchè la mia solita fortuna mi ha portato, in queste due settimane, a cavallo di due mostri sacri e micidiali. Annoterò qui, perchè voglio ricordarmene. Husaberg 450 FX 2010 e Kawasaki 250 KX 2004.

La prima quattro tempi, la seconda due, ma entrambe puledre di razza. Difficile incastrarci una terza, in genere sei per terra prima. Peso più di 80 Kg, ma quelle hanno coppia da vendere, ti tirano mazzate orrende ad ogni marcia, vogliono andare e lasciarti nel fango a piangere, perchè non sei degno e... ma stò correndo avanti, suvvia. Torniamo invece ad una decina di giorni addietro: dopo aver completato il rodaggio, la Fiamma era finalmente pronta for the real shit. Olio nuovo vita nuova, e poi ero incagliato in una secca al sapor di bronchite, indi era decisamente tempo di dare il via alle endorfine in qualche modo che non contemplasse cascate di ghiaccio, poichè questo mese il conto piange sangue. D'altro canto, come mi suggeriva solo qualche ora fà un saggio,
" Noi siamo quella razza che non sta troppo bene,
che di giorno salta i fossi e la sera le cene;
lo posso gridare forte fino a diventà fioco,
noi siamo quella razza che tromba tanto poco;
noi semo quella razza che al cinema s'intasa,
per vedere donne gnude e fassi le seghe a casa;
eppure la natura ci insegna sia sui monti sia a valle,
che si può nascer bruchi e diverntar farfalle;
ecco noi siamo quella razza che è fra le più strane
che bruchi semo nati e bruchi si rimane;
quella razza semo noi ed è inutile far finta
c'ha trombato la miseria e semo rimasti incinta !"
da "Berlinguer ti voglio bene"
Detto fatto, mi intorcico speranzoso nella campagna brianzola in cerca di una fantomatica pista da cross che non trovo. Mutismo e rassegnazione, già volterei la prua verso casa quando all'orecchio mi giunge un suono come di trattore fuorigiri. "O è un aereo o è una moto con le palle mooooolto grosse..." rimugino mentre cum timida ed imberbe seconda mi infilo in simpatico praticello. Il rumore diventa tuono, ed il tuono prende presto la forma di un mostro bluastro che ara letteralmente una pista a qualche centinaio di metri di distanza. Osservano la scena due cani, un furgone, tre crossisti evidentemente con palle grosse, e numerose birre. Il mostro emette un ultimo ululato e getta l'ancora (strappando via qualche metro cubo di fango) nei pressi del furgone, giusto in tempo per vedere "un orso in bicicletta", questo il primo crudo giudizio emesso dai pro nei miei confronti. "Maddai, ti serve almeno una duemmezzo!" inneggiano i mannari colorati, al di sopra di avambracci possenti e lunga esperienza. Io annuisco e biascico qualcosa, mentre con occhio bovino squadro il mostro blu e alle spalle di quest'ultimo un mostro non meno orrendo che però al posto di Husaberg reca scritto Kawasaki sulle plastiche. Accenno qualche parola, di chi è il posto, posso girare, com'è, che belle moto, e via dicendo. Osservo per qualche minuto il Coach (ex crossista vero, non giovane, tenace e duro, con le palle e un Kawa 250 2 tempi che recita "la belva" sul carburatore, ma questa è un'altra storia...) divorare lo sterrato, poi assisto inebetito alle prodezze dei companeros che galleggiano a velocità mostruose sui mostri. Non importa se la tutina colorata non ce l'ho. Non importa se quelle belve staccano coppie da disarcionare un bisonte, non importa se il sound della mia piccola Fiamma manco si sente tra le urla primordiali degli akrapovic (non abalakov, eh?).
Mi infilo gli stivali, e accenno qualche giro. Mica facile, cristo. Dicono che la prima volta in pista non si scorda mai, ed io confermo assai! Stare in piedi è complicato, buttar marce è un casino, sai di fare tutto nel modo più sbagliato, eppure ti diverti come un pazzo, a sgasar nei canali e aprir via sui dossi. Terra ovunque, non si capisce un cazzo, tutto a velocità folli, un faticosissimo caleidoscopio di pistoni e tasselli. Dopo qualche giro sono sudato fradicio, ma felicissimo. E' allora che il pro mi invita a fare un giro sul mostro. Così su due piedi rifiuto, ho visto che cazzo fà quella moto, ma poi un saggio mi dice "quand'è che ti ricapita?" e cazzo, ha davvero ragione. Col fiato spezzato, mi isso sulla puledra, la metto in moto (grazie al cristo con lo starter. a pedate è come spostare una betoniera a calci) e mi cago sotto. E' come aver sotto il culo una mandria di cavalli impazziti. Tento una prima, apro di un millimetro, e mi becco una botta pazzesca su mani, braccia e spalle che mi spara via il culo dalla sella e i piedi dalle pedane, l'anteriore a un metro da terra e il back che morde il fango come se fosse calcestruzzo. Bestemmio, mi salvo di frizione e mi accorgo di essere 50 m più avanti. "Santo cazzo" è l'unica cosa che riesco a pensare, ma è un bel gioco, e mi piace giocare. Azzardo una seconda, e questa volta la coppia mi massacra. Ancora una volta mi salvo di frizione e arrivo basso di giri in curva. "Sarà mica un probema", penso, "ora apro appena un pochino ed esco comodo". Come no. Apro di un nulla e la trazione micidiale del mostro spacca il canale, esco storto e bello sparato dalla pista con l'unica preoccupazione di riuscire a rimanere attaccato. Le cose migliorano di poco, col tempo. Mettendo un pò meglio il peso riesco a mettere una terza, ma si gira veloce, troppo veloce. Le curve sembrano troppo vicine, frenare quel mostro è un'impresa, si litiga ad ogni canale, vieni strappato via ad ogni marcia senza pietà. Torno ai box, svenato, come se mi avessero preso a mazzate tutta notte. Tra un rivolo di sudore e l'altro, ringrazio e godo, oh come godo! Giro ancora un pò con la Fiamma, che ora però mi sembra un triciclo, e poi via verso Cozzi, con in testa la bellissima violenza del mostro blu, e la cortesia pazzesca dei pro. Sono felice, assolutamente felice. Nel frattempo, la secca perdura nella sua opera, ma la perseveranza è un'arte, ed io insisto sull'azione terapeutica dei tailleur.
Arriviamo allora a ieri, quando il Coach mi propone il suo Kawa 250 DUE TEMPI, un'arma. Quando sei nonno ma hai le plastiche tribal skull, significa che ne hai da vendere. E infatti. Meno trazione dei mostri 450, ma questa ti beve benza in faccia. Frenare non serve, devi bloccare il posteriore e riaprire altissimo, ed è un mestiere indegno. Solo per tirarla su a pedate, ci vuole maestria, e il Coach ne ha davvero tanta, mentre io per un cazzo. Bestemmio qualche giro, ma il due tempi è per i pro, non ci son cazzi, ogni marcia è una penna a un metro da terra. Ringrazio, scendo dalla giostra, mi ripiglio un pochino, e rientro con la Fiamma decisissimo a darci dentro coi controcoglioni. Entro cattivo, raspo veloce, niente a che vedere coi mostri, chiaro, ma va bene così, un passo alla volta. Colleziono anche il mio primo volo, ed è giusto così. Il Coach, salomonico, sottolinea: "nel dubbio... tieni sempre aperto!" E così è, e la massima si trascina sino a questa tarda e stanca ora.
Perchè? Ma perchè non importa quanto maniacalmente tenti di organizzare la tua vita, di metterci delle pezze, di cambiare la marmitta, semplicemente alle volte ti ritrovi su una rotta nuova, strana, più o meno sicura, che ti soffia via e ti rivolta come un guanto. Oggi è una di quelle volte, in cui devi avere il coraggio di ammettere di non aver perso la capacità di meravigliarti. Prendere mazzate, scoprire che l'orgoglio pazzesco che tanto millanti in realtà vale molto poco, di fronte ad un qualcosa o un qualcuno a cui basta del balsamo di tigre per farti capire che in fondo anche i lupi crollano. Sarebbe bello avere le palle di ricamarci un pò di miele sopra, ma così non è, e forse è giusto così. Solo qualche gomitolo un pò assurdo di parole, col solo scopo di ricordare, perchè ne vale la pena.
Respirare, azzannare a pieni polmoni l'ubriaco sapore della libertà, graffiare la porpora della follia nella pelle altrui, cavar via senza pietà tutto ciò che di grigio rimane nel cranio nel nome di ciò che davvero ci rende noi stessi.
Non ho la pretesa di pensare al domani, ho imparato di non esserne capace. Ho imparato anche a far sì che la bellezza scivoli su di me come un buon bagnoschiuma, che fà il suo dovere sotto la doccia e magari ti lascia anche un profumo non male addosso. Magari ne hai comprata una fornitura vitalizia, magari era l'ultima confezione. Who knows? Ma una cosa, Zio Cordusio povero, la sò, ce l'ho in testa e quanto è vero l'Abalakov me la ricorderò: nel dubbio, sia che si parli di Kawa o di bagnoschiuma... terrò sempre aperto! Happy tattooed cross, my friends!
"Can I be saved? I spent all my money on a future grave... Wooden Jesus I'll cut you in, on twenty percent of my future sin... I'll cut you in!" Temple of the Dog
