alcune cose sopravviveranno al tempo...


07 luglio, 2009

triplo

Ebbene sì, di questi tempi addirittura mi ritrovo costretto a comprimere tre post in uno, tentando debolmente di trovare un qualcosa che possa accomunare una tripletta davvero eterogenea. Pure, non dispero, già credo di avere in testa, o meglio nel cuore, quanto occorre. Partiamo con la follia, il viaggio a San Sebastian, la Spagna, l'oceano, il ritornare idioti, dimenticando tutto nel nome di amicizie sincere e belle. Pochi giorni, quelli spesi in terra basca, un angolo di mondo che mi ha colpito con forza, scricchiolando sui cardini di una lingua antica e strana, cigolando arrugginito tra orgoglioso vecchiume ed un presente vivo, pulsante e crudele eppur come nascosto, inaccessibile, elitario. Una casta, una terra strana, non da sognare ma da vivere standosene dietro le quinte eppur non privi del critico, discreto applauso di un pubblico difficile. Pochi i giorni, dicevo, eppure quanto abbiamo fatto! Ma d'altro canto, non vi era dubbio alcuno. Errare è umano (un messicano in compagni del sottoscritto può non accorgersi di aver scazzato di pigrecomezzi la retta via in terra francese...), ma per fortuna nel nostro andirivieni su questa terra ci è concesso riversar fiducia e certezza nelle persone, e davvero sarebbe inutile tentare di sbrodolare aggettivi a riguardo. Ogni uno di voi sà con precisione cosa nutro nei suoi riguardi, e aver avuto finalmente del tempo per poter rigirarmi in vostra compagnia a fuoco lento sullo spiedo del dolce cazzeggio...





beh, è un bukkake di emozioni, su questo non si discute. Vi ringrazierei, ma sò che mi mandereste a cagare, indi mi limito ad immaginare un mega abbraccione, perchè, si sà, il qui presente è stupido ed infantile, ma parimenti tutt'altro che timido di gridarvi quanto e come costruite di me, ricamando le mie giornate dentro e fuori, ciascuno col suo passo, ciascuno col suo sorriso. Ma si sà, il bello alle volte è davvero tale anche perchè non dura per sempre, ed ecco che, dopo altre N grande ore di macchina, i nostri eroi tornano in patria, ed è come togliere il tappo ad una vasca da bagno colma di merda. Nel giro di un istante, il peso di tutto ciò che devo fare e disfare, delle mille cose che non tornano e devo far tornare... mi si avventa contro, senza pietà, con chirurgica precisione a sezionare la stanchezza, a ricordarmi con occhio di brace che il tempo corre, e che io non sono capace di costringere il mio passo a più molle andatura. Questi giorni hanno visto la fine di tante cose... ma anche l'ennesima goccia di ceralacca sul sigillo di un'altra grande amicizia, che porta il nome di quello che per alcuni potrebbe essere un comodo coinquilino, ma che per me è spalla ed arco, il quid pronto a ricordarmi chi sono, pronto a rilanciarmi, a farmi vivere. Questa sorta di sublime fratello, non poteva non avvertire la fine dell'avventura milanese, non poteva digerire il rimpianto di aver vissuto nel dovere, nello studio feroce, nella rinuncia, nel sudore e nel sacrificio. Non poteva non accorgersi che mancava qualcosa, un botto, certo, ma da lui non ci si poteva aspettare un banale fuoco d'artificio. Detto fatto. Sull'onda di un ricordo, eccezionale citare e rimembrare, costruire dall'odore di un qualcosa, scovare, prendere un pensiero e viverlo, ecco che, forte di una generosità e di una bellezza d'animo che purtroppo ha cessato di imbarazzarmi - e di questo mai mi scuserò abbastanza, bro - egli inforcava la macchina e di peso mi trascinava sulle mura di Lucca a bere birra, in attesa di una assurda mescolanza di musicisti al di là del senso comune, fatti apposta per ricordarci che dentro di noi vive un ritmo più forte della noia e del grigiore. Un che di colorato ed allegro, semplice nel suo virtuosismo magistrale, coniato per noi, per quella sera, per la fine di Via Volterra. Sì, perchè questa volta siamo davvero alla fine. Concluso il doppio carpiato della vita da cameriere, costata parecchi Kg in meno e forse la mia definitiva entrata a pieno titolo nel vivace mondo dei fuori di melone, concluso l'orientamento, la borsa, le pizze... mi sono mancate le forze per andare avanti. Ho avuto paura. Ancora adesso ne ho parecchia, a dire il vero, perchè gli stupidi come me, che non sono mai stati male in vita loro, sono proprio quelli che al minimo cedimento crollano piangendo. E... si chiude il sipario, signori. Su questi mesi - quasi un anno! - milanesi, questa vita strana, che mi ha portato ciò che ora ho di più caro al mondo, e che forse mi ha cambiato, ma ancora non saprei. I muri si imbiancano di nuovo, ciò che conta sono le persone. Ma in realtà è una riflessione davvero troppo banale, specie se quei mesi li hai sudati per davvero, specie se la tua libertà l'hai sgranata goccia a goccia dal roccioso rosario del proletariato. Nulla di tutto questo sarebbe mai accaduto senza il mio fratellone. Albatro degno di Baudelaire, ancora non si convince di elevare coloro che gli stanno accanto semplicemente per ciò che è. Ma verrà il giorno, ed io ci sarò, quanto è vero lo spin. Basta, non mi và di sprecare righe sull'alcova che ha accolto le mie lacrime, i miei sospiri, le mie risate così a lungo. Quei muri non torneranno più. E nemmeno il porco sotto il cesso, il coccodrillo di gomma, la caldaia rotta, la vodka in balcone, le lettere di protesta dei vicini... sì, forse non è solo stanchezza quella che ora vorrebbe ridurre le mie pupille alle dimensioni di una capocchia di spillo. Ma temo che sia giunta l'ora di voltare pagina. Fare l'ultimo respiro, perchè il motivo per il quale scrivo poco e di fretta è che sono in corsa su un treno dal quale non sono mai sceso. Ed il capolinea è vicino, ed io devo trovare la forza di costringermi alla volata finale. Sò di non averla, ma sò chi la avrà per me. Sò che nonostante io me ne dimentichi troppo spesso, le mie lamentele sono insulse e ciniche, perchè al mio fianco ci sono persone rare, che in questa tarda ora penso, e chi mi portano alle labbra il più bello dei sorrisi. In quanto all'elemento in comune... occorre ben poco intuito per capire che vi è un filo che trapassa ogni mio istante ed ogni mio pensiero. Sottile, lui stesso alle volte fatica a ritrovarsi capo a coda, eppure nel suo avvolgersi ha tessuto grandi cose dentro di me. A te, piccola, che hai bevuto quell'orrendo sidro basco e che, in fin dei conti, sei stata la vera artefice di questa mia avventura milanese. Il regista, modesto e pensieroso, era d'eccezione - e come abbia potuto resistere al mio disordine e alla mia pigrizia rimane un mistero - ma su quello strano palcoscenico hai tirato fuori quanto di meglio ho di me stesso, e non vi è oblio che possa spazzare questo sogno.


"Il volto umano non mente mai... è l'unica cartina che segna tutte le terre in cui abbiamo vissuto..."



- L. Sepulveda, Diario di un Killer Sentimentale -

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-