non è nottata da sprecare in fronzolute introduzioni, indi andrò a ricalcare senza indugio alcuno una peraltro piuttosto celebre serie di frasi certo non nuova ma che tempo (tanto tempo) fa davvero mi diede non poco da pensare. un affacendarsi di timide rimembranze che solo ora ha preso forma in me, come fenice possente si è levata dal mio stanco io, gridando ineluttabile giustizia, smuovendo la mia nave dalla secca con mano maestra ed ineluttabile.
Per ogni cosa c`è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
C`è un tempo per nascere e un tempo per morire,
no... non è così. esiste un unico tempo. uno solo. e c'è dell'altro. è il nostro tempo. è il nostro, ed il nostro soltanto, ci appartiene, e non è borghese privilegio, ma sanguinante golgota nelle fauci di questa nostra esistenza. perchè non ne avremo un altro, non potremo barattarlo nemmeno con noi stessi, quando il grande burattinaio tirerà i nostri fili un'ultima volta, levandoci di peso da questo strano palcoscenico come vecchi oggetti di scena, anacronistiche didascalie di un copione già scritto. perchè? perchè ne abbiamo uno solo, e non possiamo pensare che vivremo un tempo per tacere ed uno per parlare, un tempo per amare o per odiare... non possiamo sederci ed aspettare che arrivi un 'altro tempo, quello giusto, quello ad hoc. abbiamo solo il tempo per nascere e per morire, ed è l'unico che ci spetta, anche se quando abbiamo firmato il contratto col padre eterno con tutta probabilità eravamo sbronzi. e allora? e allora viverlo, questo tempo, stringerlo fra le mani non come se le nostre dita stessero sfiorando la pelle di una donna, ma al contrario afferrarlo senza appello, come il pescatore inchioda la preda per poi spaccarle il cranio. dobbiamo abbandonare pantofole e black russian, e piantarla di attendere rotolandoci nella nostra pigrizia come scrofe nel fango, per poi vestire i panni -orrendamente sporchi, ma profondamente degni- di ancestrale fabbro, e forgiare rabbiosi ciò che ci passa attorno, per vivere il domani nella consapevolezza di aver contribuito a quest'ultimo in larga misura. dormirò, ora, spaccato da una Milano che non mi appartiene, boccheggiante, senza il vento delle mie montagne, tristemente chiuso tra queste vie grigiastre come lupo in gabbia, qui dove la poesia và cercata con pazienza, ed assume toni che faticano a divenire arte nel mio ego. pure, seguito nei miei intenti, e mai per inerzia, mai per rassegnazione, fieramente adeso all'ancora della speranza grazie a quell'impareggiabile, genuino collante che è il sudore. perchè il fabbro non stà seduto a picchiettare indeciso sul metallo, ma faticosamente curvo sull'incudine assesta sapienti eppur feroci percosse a ciò di cui invero può arrogarsi il diritto di definirsi il reale creatore. Fuggite Apollo, non consacratevi a Bacco. reinventatevi come novello Efesto, e allora, unicamente allora respirerete l'aria che si conviene a chi non dedica unicamente stupite occhiate alla nera coltre del cielo, ma contro di esso bestemmia ardito, forte della propria vera libertà.

1 commento:
Adoro questa tua vena riflessiva, rapida, illuminata. Sembra quasi, a volte, che tu possegga internamente, accesa e viva, per lo meno in qualche frammento, quella verità e quella convinzione che io tanto mi sforzo di trovare, e della cui ricerca disperata mai mi stanco.
Sembra che tu abbia un'energia incredibile, inesauribile, e davvero a volte mi domando come tu faccia a mostrarti sempre così forte. Mai stanco, mai pago. Sempre giù, chino sul ferro di Efesto, con il martello, le unghie, i denti e persino le mani, senza paura nè timore di scottarsi, senza mai un rimpianto. Probabilmente non sei tutto questo, probabilmente hai anche tu i tuoi momenti bui e neri in cui le cose non vanno come dovrebbero, eppure...non riesco, sul serio, ad immaginarti e pensarti completamente afflitto, privo di forze, disperato. Annullato e bastonato del tutto. Lo sarai stato, in qualche attimo della tua vita, di certo. Ma non sai quanta carica mi dia, conseguentemente, l'energia inesauribile che invece pare librarsi nell'aria leggendo post come questo.
Un unico tempo, che non dobbiamo sprecare, che dobbiamo spremere fino all'ultima goccia. Eppure, sai? A volte ho quasi paura d'usarlo, per timore di sprecarlo in inutili passatempi e futili avvenimenti. Sciocco, vero? Come non vivere per paura di morire. Eppure, tant'è, ma pian piano questi momenti stanno diventando nulli, resi tali dalla mia concezione ritrovata della centralità della volontà che tutto -o quasi- può. Non importa dove ci condurrà il vento, in quale porto infine il nostro viaggio terminerà: è il viaggio stesso, ciò che conta realmente. Non è il risultato della vita a contare...o, per lo meno, non ciò che alla fine d'essa incontriamo. E' ciò che abbiamo fatto nel mezzo, come abbiamo vissuto. In fondo, alla fine c'è la morte per tutti. Per qualcuno paradiso o inferno, per qualcun altro il valhalla, per altri ancora la reincarnazione, ma il passaggio è sempre lo stesso: morte. Platone, nel mito di Er, sottolineava proprio questo. Er, insieme agli altri uomini, poteva scegliere quale sarebbe stata la sua prossima vita, se quella d'un animale, d'un politico, d'un contadino o che altro. E Platone sottolineava che, in base a come era stata la vita precedente, in base a quanto pienamente -filosofando, dunque, secondo la sua concezione- si era vissuto, la scelta poteva essere più o meno saggia, più o meno giusta. E che infine quella del filosofo era sempre la più giusta, perchè aveva riflettuto.
Hai ragione: c'è un unico tempo. Eppure, questo si riparte e divide in infiniti. Il problema dell'uno e dei molti...quell'unico tempo è nostro, ma possiamo decidere noi come impiegarlo. E quindi, se dev'essere il tempo della riflessione, dell'istinto, della maschera e della finzione oppure dell'aletheia e della noesis, in quel preciso, particolare, infinitesimo istante ed attimo.
Mh, meglio che chiuda qui: sto divagando davvero troppo, perdendomi nelle mie stesse parole e riflessioni. Quel che voglio dirti, è semplicemente un grazie infinito: ridimensionare il cosmo ed i problemi, rifocalizzare il centro dell'esistenza sull'uomo e sulle sue forze, che possono davvero qualcosa contro tutto e tutti (ah, Pascal! Creatura che è niente nei confronti del tutto e tutto nei confronti del niente), lasciando un segno negli altri od anche soltanto rincorrendosi in se stessi, è qualcosa di davvero meraviglioso...e l'aiuto che mi doni inconsciamente, con questi tuoi strani post, è immenso.
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