Incredibile. Per un motivo o per l'altro, è da Maggio che non scrivo. Beh, in realtà non è proprio così... scrivere ho scritto, e non poco, ma ho trovato altri spazi, forse più miei, forse più veri. Vero è che di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, trascinando di buon grado qualche grassa novità e molti cambiamenti. Sembra impossibile ch'io non abbia trovato il tempo o la voglia di scriverne. D'altro canto, questo non è un periodo qualunque della mia vita. In effetti, tra un mese questo blog cesserà di esistere, poichè ha adempiuto -egregiamente- alla sua missione, e altro dovrà venire che non sarà più soltanto mio. Insomma, battute finali, volata per la maglia gialla, le ultime correzioni prima di consegnare. Ai posteri qualche riga storta? Proprio no. Piuttosto, a me stesso, la memoria di ciò che è stato e ha lasciato il segno. E dunque, come ogni spettacolo che si rispetti, anche qui c'è un sipario da calare, un bel cambio di scenografia, se preferite. Ed ecco che invece di parlare del molto materiale arretrato, che temo resterà tale per sempre (ma è parte del gioco, no?), mi ritrovo a parlare di un singolo posto su questa vasta terra. Sì, ma anche 50 metri quadri possono scriverti dentro non poco. E proprio oggi, dopo un lungo sospiro e una lacrima a mezza via, abbiamo detto addio a Via Cozzi 50. Non solo una Milano che abbiamo respirato e costruito insieme, ma anche un posto magico, sempre diverso, imprevedibile, che ha visto di tutto, ma proprio di tutto. Via le candele, i posters, le tante cose colorate e belle, rimane uno scheletro triste di anni strani passati a cavallo tra il coinquilinaggio e la convivenza, scanditi dal ritmo di scelte pesanti e gente che approda o che alza le vele. Certo, il sospiro aveva anche una componente di sollievo.
Addio blatte che escono dalle tubature -come il video dei Prodigy, dice la mia piccola fatina irlandese- addio topi morti sulla tromba delle scale, addio lavatrice che non ha mai funzionato, addio pavimento gelido, addio tonnellate di zanzare anche a gennaio, addio ai treni che ci sono passati a fianco senza posa ne pietà, novelli Blues Brothers senza giradischi ma con molto pane bianco tostato liscio senza niente sopra. Addio tavolo di plastica vuncia, addio vicini inquietanti, addio al cane nero cattivissimo, alla gente strana con mille furgoni, ai tizi invisibili ricercati dalle forze armate di mezza europa, addio Maga Furla, teatro di grandi gesta, dispenser di ricordi preziosi, spesso ubriachi, a volte tristi e incazzati, ma sempre sinceri e bellissimi. Addio spaghettate assassine alle tre del mattino, addio sessioni di D&D stretti come sardine, addio alla vodka e alla chitarra sempre pronte come mortai, sempre sveglie all'uopo. Addio ai 200 metri dall'ufficio, addio alla liberta di poter gozzovigliare fino all'alba, addio al cinquecento, al pancafè, a tutti quei posti in cui abbiamo lasciato il segno, in cui abbiamo annegato le serate storte. Addio a letto e a divano, che per fortuna non possono raccontare cosa hanno visto, e ne hanno viste di cotte e di crude. Addio al lavandino che ti accoglie con miasmi pestilenziali ad ogni ora del giorno e della notte, addio a Topazio, il nostro topolino di casa, addio alla cucina a gas che prima o poi salterà in aria, addio a Tromso by Ikea, che non ha mai smesso di cigolare, addio ai due letti avvitati insieme e sistemati con assi e coperte che nemmeno in Bosnia dormono così male, addio al balcone che dà verso gli altri come a Napoli, addio al dolby sorround del vicino, ai gorgheggi canori o peggio chitarristici di quelli di fronte, addio alla massa informe di gentaglia del mercoledì sera, addio alla porta sfondata, ai carabinieri alle quattro del mattino, addio a tutti coloro -e sono tanti- che in Via Cozzi 50 sono passati, hanno mangiato, più probabilmente bevuto, in tanti hanno dormito, o hanno aspettato il mal di testa del giorno dopo fino a quando si apre la porta dell'ufficio. A questo, e molto altro ancora, io dico addio, anche se nei riguardi di molte cose sarebbe meglio dire arrivederci. Lascio un pezzettino di me stesso sincero ed importante, tra quei muri conciati male che sono stati un sogno prima e una realtà poi. Così come Via Volterra 4, questa vecchia e sporca Milano mi porta via un sorriso e una lacrima, da regalare ai giorni che verranno. E ora via, verso la fine. Come fenice vogliamo rinascere, e già arde il fuoco ai nostri piedi. Serve un lungo respiro, prima dell'ultimo salto. Buonanotte...


Nessun commento:
Posta un commento