"Buffo, rileggere delle righe che, ve lo giuro, non ricordavo di aver scritto. Ma questa roba mi ha scavato dentro, e quindi la rileggo con piacere. Ho anche ritrovato un paio di foto... brindo a me stesso, qui. A quel sapore che ancora sono capace di trovare, e che mi tiene vivo. Grazie... e, per la cronaca. Novembre 2011..."
Ok, la citazione e' un po' a sproposito, ed anche un filino pretenziosa. Vorebbe riferirsi ad una via (8c max, 7c obbl.!) aperta dal Mago (Manolo) alba dei 50 anni suonati, ma nel mio caso "vecchi" va inteso nel senso di "recidivi", o "inguaribili". Temo che ci ricamero' sopra un pochino, dovete perdonarmi, ma dopotutto il morale e' alto sul serio, mi sento nella tipica fase post-prestazionale del "me lo merito". Tranquilli. domani e' lunedi' e rientro nei ranghi... ma adesso, a noi. In breve, da Lecco (Stazione FS) a Como (Stazione FS, Como S.Giovanni) in due giorni. Solo perche' avevo voglia di dormir fuori, ma -qui lo dico-, e' possibile anche in un giorno soltanto (sera/notte inclusa). Passando per: Valmadrera, San. Martino, Corno Birone, Monte Rai, Cornizzolo, poi giu' a Canzo, sull'asfalto fino a Scarenna, ancora asfalto fino a Caslino d'Erba, poi si risale al Monte Croce, giu' alla Capanna Mara, si inventa un bivacco in zona Rifugio Cacciatori (piu' in basso) e dopo una nottata irreale si rampega su ancora fino al Mara, poi Monte Bolettone, Boletto, Uccellera, e infine si scende a Brunate e poi a Como. Non voglio sapere il dislivello complessivo. So' soltanto di aver sofferto, e su collinette come queste (il problema del Lecchese? E' che non ci son le Dolomiti!) non mi capitava da un po'. Bene, ora che ho esposto il quadro generale, via nei succosi dettagli.
La motivazione viene dal fatto che la mia piccola fatina irlandese era (e'! credo sia ancora in ballo...) ingaggiata a sua volta in quel delle verdi colline irlandesi per ben tre giorni, e ho scoperto che sgambare "so' e zo' dai slavazi'" (dicitura Fiammazza a me sempre cara...) con la consapevolezza di essere in due, ad andar per boschi (seppure con qualche kilometrino in mezzo, vabbe'!), e' una sensazione da urlo, ma sul serio. Inoltre, una solitaria di due giorni e' un po' che non la combino... non ho piu' 16 anni (che tempi!), ma sono un vecchio cazzone, e cosi', cartina alla mano, mi ritrovo a quotare Frankestein Junior: "Si puo' fare!!" penso, e detto fatto organizzo. Per scrupolo sento anche qualche altro vecchio cazzone, ma giustamente non trovo risposte, ed e' giusto cosi'. Let the grey wolf alone, this time, cause the game's gonna be on the edge!
Per una zingarata di simili proporzioni servono (qui potete anche non leggere, serve a me, perche' uno zaino cosi' perfetto e' da segnare per la prossima volta): sacco a pelo, materassino, un cambio, il minimo di pronto soccorso, il necessario per la pipa e per il fuoco, fichi secchi (tanti), cioccolato, pane, tonno in scatola, salsiccie e salumi, cultelin, sciarpa cappellaccio e guantoni, racchette, fascia, nastro adesivo, pila da testa, batterie di riserva, un pile in piu' e... un botto di gamba!
Ore 6:00 AM, suona una sveglia inclemente e mi catapulto dal divano, zaino gia' pronto, mi vesto (pantaloncini ultracorti, fedele al credo scout a meno di cascate di ghiaccio o invernali al di sopra dei 2000m), qualche biscotto, e corro verso Milano Greco Pirelli. Incocco un treno che mi scaraventa in quel di Lecco FS. La meteo e' un po' indecisa, ma non piove, e questo aiuta il morale di molto. Aiutato da qualche mattutino passante, attraverso il lago e salgo verso Valmadrera. Nel momento in cui passo davanti alla stazione dei treni, capisco che e' da qui che son partito per l'hike di terza tappa, qualcosa come dieci anni fa'. Non mi fermo perche' ho fretta, ma una lacrima la verso. Dei, come correvamo allora! Come pazzi, come i matti! Anyway. All'imbocco del sentiero per il Corno Birone sento che le gambe son dure come pietra. Maledetti allenamenti! Ma il Triathlon mi piace, e un prezzo bisognera' pagarlo, no? Ecco dunque che a velocita' folle parto verso la cima, salutato da un capraro che mi mette nella giusta direzione. Qualche parola scambiata in fretta, mentre gli alberi lasciano spazio alla roccia. Il sentiero e' una traccia dove servon le mani, ma porta su in fretta. Tocco la cima, un po' stanco...
... e di gran lena caracollo verso il Monte Rai, per poi scendere a tuono al Cornizzolo. Qui mi attendono una discreta quantita' di pansones, alcuni con tanto di gatorade e vistose urla liberatorie. Per 1000m di dislivello? Good grief... per sfuggire a tale vista, corro giu' fino al Gajum e poi a Canzo. Faccio scorta d'acqua, e chiedo per Scarenna. Un panson mi dice che a Scarenna lui ci abita, "dai ti porto io, no? Che senso ha farsela a piedi sull'asfalto?". Temo di avergli risposto "eh, ma il bello e' quello li'...", ma dentro di me scuoto la testa... il problema e' quello, e' che la gente non ci arriva piu', a certe cose... la soddisfazione e' gemella del sudore, e su questo no way, non si discute. Attraverso quindi Canzo e salgo a Scarenna, dove nessuno e' in grado di dirmi dove cazzo si prende il sentiero per il Monte Barzaghino (o simili, non ricordo), per il quale vorrei passare onde evitare altro asfalto fino a Caslino d'Erba. Ma niente da fare, nessuno sa nulla. Mi fermo all'imbocco della ciclabile, di fronte ad una stamperia. Arriva un fenomeno con una mercedes e il look dello sportivo ricco, apre il cancello della ditta (che e' ovviamente sua), parcheggia, dimentica il freno a mano ed entra. Me ne accorgo quando la classe A incoccia contro il cancello. Poco male, sistema via muletto, io ridacchio un po', e mi incammino. Viene il pomeriggio, e un sole che a Novembre non dovrebbe esistere. Arrivo a Caslino, dove qualcuno mi indirizza verso il sentiero che si innalza fino alla Capanna Mara. Supero un gruppo di gente che brucia ramaglie, e mi immergo in un bosco umido, dove il sentiero e' a discrezione del viandante. In qualche modo approdo su una forcelletta, dove mi indica per il monte Croce. Sarei di fretta, ma il sentierino e' un opera d'arte, si snoda coperto da un tetto naturale di betulle che fanno arco, e' una cosa troppo bella per ignorarla. Corricchio, per sbucare sulla cima, coperta di erba gialla, altissima, calda, dorata nel sole.
C'e' un tavolino, faccio una foto, mi sdraio e scoppio a ridere. Sono felice, le gambe vanno, sono a buon punto, il cielo -senza nemmeno una nuvola- mi sorride, e ancora una volta ringrazio in silenzio mio padre, che per primo mi insegno' la montagna. Col morale alto, scendo lungo la cresta fino alla Capanna Mara. C'e' il gestore, e' un brav'uomo, mi da' dell'acqua, poi chiude e scende a valle. Ormai e' quasi buio, e devo trovare un posto dove bivaccare. Scendo di un centinaio di metri a valle, quando intravedo uno spiazzo piccolo ma ben nascosto da un grande pino. Sotto quest'ultimo azzardo un fuoco, mentre scende la sera, il buio, e un freddo umido e marcio che per essere intorno ai 1000m fa' un po' paura. Pulisco qualche ramo di pino e cuocio velocemente le salsiccie.
Non ho tempo per una gran brace, il che significa -yet another time- carne bruciata e semicruda, ma nella solitudine silenziosa del bosco di notte, e' qualcosa che non ha prezzo. Piscio sul fuoco, mentre mi accorgo che alla base del pino non c'e' corteccia. "Merda, vuoi vedere che e' zona di cinghiali?". Un po' nervoso sistemo il sacco a pelo su un mucchio di aghi di pino, poi sfido il gelo per scrivere qualche riga alla mia signora, che chissa' dov'e', ma di sicuro sta' sgambando pure lei. Tento di dormicchiare, ma e' presto, e il bosco mi sembra piu' rumoroso del normale. Non ricordo la prima volta che ho sfidato le tenebre montane in solitaria, ma di sicuro ero piccolotto, perche' nella notte, tra frasche e muschio e freddo, ho da molti anni maturato l'assurda sensazione di essere io quello piu' pericoloso. Insomma, il bosco di notte mi appartiene. E tuttavia, stanotte qualcosa non va'. In lontananza abbaia qualche cane, raschia qualcosa, poi -alla mia destra- passa qualcosa di grosso, cosi' grosso da fare un gran bel casino di rami spezzati e fronde spostate. E non e' solo. "Vabbe', saran cinghiali, e saranno pure cazzacci loro", mi dico, scacciando la fastidiosa consapevolezza di avere ancora qualche wurstel nello zaino, e in generale di aver addosso l'odore di una macelleria intera. Sbuffo, borbotto, chiudo il sacco a pelo e gli occhi. Dormo forse un paio d'ore, quando mi sveglio di botto. Tempo un secondo, il tempo di mettermi seduto, e senza bisogno della torcia (c'e' una luna piena meravigliosa, anche se la stellata non e' incredibile...) scorgo almeno tre o forse quattro sagome che scappano via facendo un gran macello, grugniti inclusi. Va bene tutto, ma a tutto c'e' un limite, mi dico mentre osservo come i cinghiali hanno devastato l'angolo dove avevo acceso il fuoco (e... si', dove potrebbe essermi caduta un po' di salamella tra le braci.) Tiro su' la mia roba, un po' rincoglionito, sicuramente infreddolito, e mi sposto qualche metro piu' a valle. Trovo un rudere, con pero' la porta chiusa. Meglio che niente, mi sistemo nei paraggi. Tempo di risistemarmi, e sento qualcosa che non ho mai sentito in vita mia. "Beu", credo sia la messa in prosa del verso che ho sentito, e credetemi che non so' davvero che cazzo fosse. Non un cinghiale, non un cane, non una volpe, e nemmeno un capriolo o un daino. Qualche ungulato a me ignoto? Non lo sapro' mai. Dopo qualche minuto di concerto, e di bosco in subbuglio, riesco finalmente a chiudere occhio. Mi sveglio alle sei del mattino, con un alba splendida. Rossa, come sangue, ferisce l'orizzonte e mi regala il primo pensiero della giornata, casualmente rivolto alla mia fatina irlandese. Mi scrocchio un po' nel sacco a pelo, e scopro di essere incriccato non male, indi, dato che e' arrivato un bel sole, decido di rosolare un altro po'. Chiaramente mi riaddormento, e mi sveglio con qualcosa di umido in faccia. "Ma Deo canaja de Deo can!", urlo saltando su, giusto in tempo per tirare una sventola in faccia a un povero setter inglese che mi stava annusando con gusto, giustamente interessato al poderoso sentore di salamellazza che ho addosso. "Sa ghe', boia, a' le' el me can!" mi urla un cacciatore che si allontana poi a colpi di bestemmia, lasciandomi sbavato ma bello pimpante. Mi scofano un quantitativo di fichi e cioccolato sufficiente per la Marcialonga, mi cambio addirittura la maglietta (ebbene si', mi sento di ottimo umore), e poi risalgo fino al Mara, da dove percorro tutta la dorsale del Lario (Monte Bolettone, Monte Boletto, Monte Uccellera) per poi intraprendere l'interminabile discesa verso Como. Stravolto, irrompo nel bar della stazione (c'e' sempre un bar della stazione), mi concedo il Campari col Bianco della vittoria, prendo il primo treno per Milano, e... ale'!
"Post scriptum datato il 24 gennaio 2012: a distanza di un paio di mesi, or che e' l'una di notte, e con la testa piena di pensieracci, mi sento nelle braccia e nel cuore una roba da rivoltare il mondo. Che euforia, che bellezza, riscoprirsi svegli ed agguerriti nel mezzo della tenebra per un ricordo cosi' fiero! A nanna, ora... ma quanto vorrei le fronde pesanti dei larici sopra di me, a vegliare sul cielo stellato... coperte, legni, luci e rumore, questo mi attende. Ma se il Burattinaio vorra', avro' ancora i miei boschi... e ancora, e ancora, succhiando avidamente il vento che cola capriccioso sul volto, come resina scende senza fretta a ricordarmi chi sono. Buonanotte..."
"Post scriptum datato il 24 gennaio 2012: a distanza di un paio di mesi, or che e' l'una di notte, e con la testa piena di pensieracci, mi sento nelle braccia e nel cuore una roba da rivoltare il mondo. Che euforia, che bellezza, riscoprirsi svegli ed agguerriti nel mezzo della tenebra per un ricordo cosi' fiero! A nanna, ora... ma quanto vorrei le fronde pesanti dei larici sopra di me, a vegliare sul cielo stellato... coperte, legni, luci e rumore, questo mi attende. Ma se il Burattinaio vorra', avro' ancora i miei boschi... e ancora, e ancora, succhiando avidamente il vento che cola capriccioso sul volto, come resina scende senza fretta a ricordarmi chi sono. Buonanotte..."




1 commento:
Caucciù di bellezza! Mi sembrava quasi di esser dentro nel tuo umidiccio del sacco a pelo da come lo descrivi bene! Alè uomo dalle sette leghe! alè vecchio cazzone! Sconquassa questo reame incantato: al tuo fianco si vola più che volando!
Posta un commento