Salmo
Seguo la folle danza di un orologio appiccicoso,
incollato alle vene e al polso,
ribatte rintocchi con cipiglio fastidioso.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Scale e finestre diventano acquari,
urlo a un mondo sordo,
ne ricevo in cambio un dolore senza pari.
Ma come un idiota continuo a nuotare,
fiacco, pesante
immemore dell'ultimo colpo di coda che una notte mi scagliò distante.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Al limitare del sogno,
risalgo fiero la corrente,
ma con gli occhi spalancati mi accorgo invece di non aver più niente.
Scivolo piano sul bruno fondale,
la melma mi copre,
[-compagna sleale-]
di queste giornate che ciondolano pigre, lasciano in faccia il sapore del sale.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Cercando finalmente un porto,
uno qualunque, qualsivoglia ammasso,
di legno bagnato, vecchi molluschi, qualche stupido sasso.
In fondo, qui sul fondo, a che importa?
Piango lacrime modeste,
si mischiano all'acqua nera, scivolano come una sottoveste,
o un orrido vetro sulla pelle nuda,
insanguina il futuro prima che la speranza lo rinchiuda,
in un libro senza inchiostro,
in un vessillo bianco,
l'illusione di camminare con qualcuno a fianco.
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.
Eccomi là, vecchio e raffermo,
mi appoggio ridendo a un bastone tarlato
un gran bel lavoro, un bordone intagliato.
Appartiene ai quei giorni in cui davvero credevo,
di poter vincere sulle lancette,
e di poter piangere di meno
E allora, ad ancora,
Pietà per questo mio stanco navigare.
Padre dei vagabondi, regalami un letto dove -infine- riposare.


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