alcune cose sopravviveranno al tempo...


06 agosto, 2011

Mainz: faith and trust, all you need is pixie dust...

E alè, eccoci qua. Un'altra volta in terra tedesca, un'altra volta perfettamente solo. Trovo interessante confrontare il me stesso di oggi e quello di ieri, dove per oggi si intende addesso, e ieri si intende durante il mio precedente soggiorno crucco in quel di Bochum. Cosa è rimasto uguale? Uh, tante cose, sul serio. Ascolto ancora la colonna sonora di Cowboy Bebop, mentre guardo la pioggia cadere sui vetri di finestre non mie. Cucino ancora le stesse cose, forse le uniche che un italiano può mettere insieme in un paese dove le salse sono sacre. Ancora mi sento tra capo e collo -mica sempre, ma ogni tanto sì- quella sensazione unica che ha dentro un pò di epica, di panico, di malinconia, il sentire di essere al timone da soli. Niente ciurma, una barchetta piccola piccola, ogni tanto buona compagnia in quel dei pochi porti rimasti sicuri. Ah beh, chiaramente i numeri. Non sono gli stessi, ma si soffre frose ancora peggio di un anno fà. Il gioco si fà duro, i duri cominciano a giocare, ma sarò duro abbastanza da reggere il passo dei giganti? Alle volte la paura ti fotte, e sei lì lì per buttare via tutto e tutti, ma in realtà credo sia soltanto un modo che qualche parte assurda di me stesso ha escogitato per farmi apprezzare davvero pienamente le soddisfazioni. Che ogni tanto arrivano, ma fare il callo all'idea che non avrai mai davvero finito, che qualcosa ti sfuggerà sempre... oh, certo, dovrebbe essere il bello della faccenda, ed in parte lo è, solo che ci sono sere in cui il Burattinaio ti mette di fronte a un cielo di piombo, e tu per non rimaner schiacciato scrivi, perchè non puoi fare nient'altro.



Ecco, direi che si tratta di un buon elenco, incompleto ma rende l'idea. Per quanto riguarda invece ciò che è cambiato... beh, io per primo. Meno brivido, perchè già sò. I tedeschi sono in generale tremendamente prevedibili, anche se coloro che non lo sono vanno invece classificati come mine vaganti di proporzioni cosmiche. Ma stà di fatto che la puntualità micidiale, il freddume umano, l'andare dritti al punto, le regole, l'umorismo duro e crudele... ce li ho, dai, non me ne stupisco più. Ecco, la verità è che la differenza grossa non la faccio io, la fà qualcun'altro. Per essere precisi, my little irish pixie, che mi ha introdotto ad un nuovo concetto di tristezza, ad un micidiale paradigma di nostalgia che rischia di farmi diventare scemo. Non negherò di essere felice come una pasqua anche in virtù di quanto appena detto, anzi. Non lo credevo possibile, e quando -alba del quarto di secolo- qualcuno riesce a tirarti fuori qualcosa di te stesso che ancora non sapevi proprio... beh, allora forse ci siamo. Ma non divaghiamo, qui stiamo parlando di un diario di bordo di una estate assurda, non del -in verità molto più interessante- universo del mio essere in pace con me stesso. Dicevamo. Un problema grosso relativo alla mia permanenza ivi, viene dal fatto che -dio bello- il resto del mondo è in vacanza. Mare montagna lago collina estero quello che volete, ma stanno staccando la spina per un pò. Un pò di cleaning up, perdio. Già. Qui no. Manco per le palle, signori. Si lavora, come al solito, forse anche di più. Con una mano butto giù l'ennesima formulaccia, con la testa ogni tanto mi perdo tra i ricordi delle mie montagne. E' come un fottuto film, vivo con degli spot pubblicitari in mezzo,e vi assicuro che fanno davvero incazzare. Ci sarebbe anche la casa allagata -temporale di merda!- la pioggia che martella senza pietà, e tanto, tanto altro... ma troverò senz'altro il tempo di raccontarvelo un'altra volta. In realtà, oltre che per evitare di demolire il muro a pugni invocando il nome della mia donna -nella peraltro nulla speranza di ritrovarmela tra le braccia invece che a parecchi Km di distanza- , quest'oggi volevo una scusa per mettere nero su bianco qualche riga non mia che davvero credo possa ben accompagnarmi per i prossimi mesi, italiani, tedeschi o irlandesi. Basta, lo scrivo,

Peter pan: [sees Tinkerbell on the Peter Pan statue] Tink!
Tinkerbell: Say it, Peter. Say it and mean it.
Peter pan: I believe in fairies.
Tinkerbell: Yo
u know that place between sleep and awake?
That place where you still remember dreaming?
[Peter pan nods]
Tinkerbell: That's where I'll always love you... Peter Pan.
That's where I'll be waiting.

-Hook-
e poi però lo rileggo, e ancora, un'altra volta, ancora ancora e ancora, con la stessa faccia incazzata di quando riguardo foto che non riesco a smettere di guardare. Un pò con la stessa rabbia di Giacomo Uncino. Capitano. Che vociona, eh? Ve la ricordate, era il grande Dustin Hoffman, il cui doppiatore italiano era una roba sublime. Cattivo ma non volgare, duro eppure triste. Ecco, un pò come mi ritrovo io in questi giorni, a ringhiare contro il cielo grigio, qui dove -per quanto io mi sforzi-, non riesco a vedere le montagne all'orizzonte. Rimarrò allora ad ascoltare i miei occhi stanchi, si aprono e si chiudono come un carillon nulla trovando fuorchè rabbia. A presto...

Nessun commento:

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-