milano. un qualcosa che non mi appartiene. senza alcun pudore, quest'alba da ultimo atto mi inchioda la sua aria fredda negli occhi. il grande burattinaio si mette ancora una volta in moto, nel non patetico tentativo di spaccare ulteriormente i cocci dei miei pensieri, cascate di perle nerastre che ancora tintinnano lievi nella mia testa. un'altra pagina scritta di mio pugno nell'antico libro delle lune storte che non illuminano mie notti. nè nero, nè bianco. l'orrido grigio. ma questa volta è un grigio di classe, è la bava di sale che prelude al daiquiri ghiacciato. le labbra sul bicchiere, giocherellando senza mai bere. ma con il sorriso, perchè sai di non avere tra le mani un qualcosa di perfetto. l'arroganza, il sapere di poter dare parecchio, di essere un gradino sopra. che ti riporta in equilibrio, e ti fà capire. la vanità. che ti riporta in equilibrio, e ti fà capire. che hai bisogno di tuffare le mani nel ghiaccio e di soffocare ridendo nell' ambrato profumo della resina.

toglietemi tutto questo, avanti. non è semplice. mezzo cane e mezzo lupo, scodinzolo di fronte alla rugiada del mattino, per poi la sera alzare il capo sanguinante dalla carcassa del tramonto. e questa nuova alba, è solo mia. di nuovo mia. dopo aver mischiato il mazzo di carte, finalmente posso metterne sul tavolo alcune. io, finalmente io. senza fronzoli, senza maschere, senza nulla addosso. nudo di fronte a me stesso, per ricominciare. e già ora l'aria ha in sè la novità, il vento porta con sè il profumo di roccia e di pinete, il sole scalda non solo la pelle ma anche questa mia scema testolona. un urlo al cielo, tanto per far capire che questo burattino vuol scrollarsi di dosso i suoi fili, e via. dove non si sà. ma il bello è andare, capitano di nulla e di nessuno, a bagnarsi il volto con le acque di mari in tempesta. attendetemi, nuovole ed onde, non abbiate fretta. perchè il vento è cambiato. il vento è cambiato...

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