alcune cose sopravviveranno al tempo...


29 agosto, 2008

corno nero

19 agosto 2008, h. 23:00

tutto è compiuto. lo zaino è pronto, pieno, zeppo, quando si parte da soli è sempre così. dovrei saperlo, ma ogni volta me lo dimentico. dovrebbe esserci tutto, o perlomeno l'essenziale, anche se quando scopri che l'unica busta di liofilizzato in tutta la valle è crema di funghi e patate vorresti morire. non importa. ironia della sorte, oggi ho avuto l'opportunità di scattare una foto della meta, da un paio di valli più avanti. un gran tocco di roccia brunita, mondo boia, ma a dire il vero è con supremo piacere che accolgo nelle mie viscere il consueto brivido della partenza.



per domani è prevista pioggia. ma non un temporale, per favore... quando si è in giro da soli in alta quota, non è bello, provare per credere... da soli. sì, è profondamente giusto. non scrivo per convincermi, sia chiaro. è un anno che attendo di poter tornare tra le mie montagne. scrivo perchè sono curioso di vedere cosa scriverò col senno di poi. l'obiettivo è chiaro. a chi mi chiede il motivo (ogni volta c'è qualcuno...), rispondo che c'è di mezzo una donna. in un certo senso, è assolutamente vero, la mia meta è ineluttabile. devo essere lì, dopodomani, anche se la cresta ovest del corno nero non la ricordano nemmeno i nonni della valle. sì, ma che potente mistura, in ciò che deve arrivare. il nome della meta è significativo già per i cavolacci suoi, ed inoltre, ho una promessa da mantenere. splendido. sà molto di quei bei tempi in cui vigevano ancora le pergamene e la ceralacca. è una poesia forte. l'armonica, d'altro canto, c'è. pronta all'uso. non così la pipa, perchè, che ci crediate oppure no, non ho i soldi nemmeno per il tabacco. d'altro canto, mi attendono tempi in cui la cinghia sarà stretta, stretta assai, indi, meglio farci l'abitudine. bagno, ora, anche se una vasca di 1.60 m per uno alto quasi mezzo metro in più, assomiglia alla peggiore delle torture. ieri il mio compagno e fratello mi ha scosso dalla quiete, come sempre. a lui un abbraccio enorme. molte saranno le bianche falene davanti al mio sguardo, a ricordare che ancora molto hai da raccontarmi... e basta, ora. tra poche ore sarò un ombra tra i pini, e nulla più. silenzio, silenzio, silenzio. già assaporo la notte che verrà, con un occhio di cui finalmente sono soddisfatto. la barba è fil di ferro, i capelli ispidi e secchi, la pelle bruciata dal sole, quello vero, non quello di chi ozia, ma di chi cammina. teso, nervoso, più tendini che altro, il cuore batte solo una volta ogni tanto, ben allenato dal "sò e zò dai slavazi", come dicon qui. la gamba c'è, la testa pure. non posso volere altro. posso solo ringraziare il burattinaio di avermi concesso l'ennesima occasione di vivere davvero. domani,domani, domani. roccia e silenzio. io. la pace, quella che non trovo da molte altre parti. un ultimo pensiero alla stella a causa della quale ho stretto questo buffo patto con il corno. parte del mio andare, le apparterrà. buonanotte...

20 agosto, h 14:00

"Partito da Ziano di Fiemme. Lunghetta, ma la gamba c'è. Questo baitino è sempre un buon punto di arrivo. E di partenza. Domani, Corno Nero. Fà già frescolino, speriamo che la nottata non sia glaciale. Un pensiero al mio vecchio, se son qui a sudare su e giù per le dolomiti, è anche merito suo. Alè! Sox"

questo è quanto ho scritto sul diario di bordo del baitino in questione. sono le due del pomeriggio, ma a dirla tutta son qui già da un pò. sono andato davvero forte. ho anche preso in considerazione l'idea di tentare la vetta questo pomeriggio, ma oggi non è il 21 agosto, no way. devo trovare un modo di lasciar qui lo zaino, però. ho dato una occhiata alla cresta, credo non sia carino portarsi dietro tutto quel peso quando giochi all'equilibrista lassù. siamo a 1900 m e passa, qui, mi son sparato i 1000 di dislivello (saliscendi esclusi...) senza colpo ferire, ma le spalle fan male, lo zaino pesa sul serio. sarà perchè mi son portato dietro "Le Nebbie di Avalon" della Bradley, un mattone consistente. d'altro canto, non potevo non farlo.

"Ad Avalon il tempo non trascorre come in un sogno. Tuttavia ha cominciato a slittare, non coincide con il tempo che passa altrove."

anche qui, statene certi. qui c'è un silenzio pazzesco, innaturale. solo adesso che messer vento si è messo in testa di incazzarsi, si sente un qualche rumore, ma nulla di più. credo che andrò a spaccar legna, ora.

20 agosto, h 19:00

l'ora della cosiddetta cena si avvicina. davanti a me, il portentoso apparato culinario faticosamente approntato. fornelletto a gas (accensione piezoelettrica, signori... questo ageggio ha visto la presa della bastiglia ma non mi ha mai tradito...), una ciotola di latta (senza dubbio appartenuta a qualche dobermann, meglio non indagare...), la malefica crema liofilizzata patate e porcini (4% di boletus edulis. no comment...) et, dulcis in fundo, una padella che secoli addietro voleva essere antiaderente la quale ho rinvenuto qui in baita insieme ad un sedicente olio di arachidi del 1978 (fù un eccellente annata per le arachidi...). lo scopo è tentare di tostare/friggere qualche fetta di pan carrè (così dice la confezione, ma per conto mio si tratta di gomma pura) onde ottenere una sorta di crostini pro-crema. staremo a vedere... la fiducia non è molta, ma fà parte del gioco. fa freddo sul serio, ora, ma non accenderò la stufa, non passa nemmeno uno spiffero qui dentro, e per quanto riguarda la voglia di sentirmi addosso il freddo della notte dei 2000... beh, c'è mezza foresta là fuori, no problem. ho anche fatto una piccola catasta di ciocchi di pino, vicino alla stufa, tanto per tenere onore alla camicia a quadri da vero taglialegna che ho addosso (se dico che la metto su da più di 10 anni qualcuno mi crede?) e, in fondo, anche a mò di servizio per quelli (uomini con le palle) che tengono in ordine stò ammasso di roccia e di legno, in vero stile scout. merda, questa era una lacrima lo sò...

20 agosto, h 21:00

niente crostini, la crema era per tre persone, dovevo finirla... fuori si gela, ma sul serio, stò vento è bastardo, ma qui dentro non è malaccio, anche se ho la lingua gonfia come un melone, l'efferata crema di cui sopra mi ha cauterizzato la quasi totalità del mio apparato digerente. scrivo al lume di una torcia che mi ha dato il mio fratellino, una di quelle che devi girar la manovella per ricaricarla... un gesto che qui ha del comico, non sò perchè ma è così. sono stanco, e ho un mal di testa boia, prima ho preso una craniata allucinante contro una trave, ma aspetterò il buio, quello vero, per andare a dormire. anche i larici sembrano d'accordo, con questi loro rami biancastri, imploranti, quasi scolpiti nel gelido andirivieni di Eolo. è quasi l'ora dell'armonica... oggi credo sia stata una di quelle giornate in cui ho pensato, in cui ho riflettuto più a lungo. curiosamente, però, buona parte del mio rimuginare non aveva il sottoscritto come protagonista. anche se settembre è vicino, e con esso... grandi numi, mi manca il fiato al solo pensiero, ma ogni boccata d'aria che respiro è qualcosa di magico. aria pulita, vera, fredda, mia. mia. non c'è nessuno nel raggio di... boh, non saprei. parecchio, questo è certo, ma d'altro canto son qui per questo. certo, non vorrei vivere così ogni giorno, temo di aver appena sognato ad occhi aperti una megafesta in cui il negroni scorre a fiumi... ma essere qui, è ciò che mi serve ora. in pochi lo hanno capito, e a loro và il mio pensiero ed il mio grazie, sincero e forte. E scrivo, scrivo, scrivo, perchè voglio raccontare, voglio poi poter rileggere che questa è la mia pace, la mia terra, la mia roccia. ogni singola goccia di resina che cola piano da quel tronco spezzato quà fuori ha un suo profumo, ed io sembro così piccolo, così dannatamente piccolo, sepolto tra due versanti di vecchia pietra, annegato nel verde così scuro della foresta, osservato ed osservatore di una vita che si dipana lenta nella notte. ma ora, stenderò il sacco a pelo, e dormirò. ho un affare da sbrigare domani... un affare alto 2500 m.

21 agosto, h 10:00


la notte è andata probabilmente più liscia rispetto ad una ronfata in un cinque stelle. ho dormito in maglietta, il mio buon vecchio sacco a pelo è un forno. prima di dormire, seduto al di fuori dalla malga, il vento che tirava rabbioso dalla mia sinistra, ho tentato di tirar fuori qualcosa dalla mia armonica, tutto imbacuccato, con anche il mio vecchio cappellone di pile che ha fatto sorridere mezzo mondo, ombra nelle ombre, bardo scadente, ma nel giusto. diciamocelo, non è che io sappia suonare l'armonica, cioè, non sul serio, non come quei mostri che ogni tanto sento suonare... ma il bello è che basta davvero poco. ed è blues, baby. oh, yeah. puoi tirar giù le stramaledette note una alla volta, piegarle che sembra di vedere piegarsi la schiena dei neri mentre tiravan su cotone, non importa quanto tu sia bravo, basta volerlo. e ci stà, oh se ci stà, fraseggiar con mala arte mentre in testa ti si accavallano mille cose, mille tempi... ragazzi, che nero. non si vedeva una beneamata mazza. e allora via, scarponi allacciati mica troppo, a pestar l'erba bagnata nell'inchiostro più truce, per sentire, per guardare, per fondersi con muschio e rugiada. mi sveglio alle 4:30 del mattino, per colpa dell'alba che non sò come si insinua fin sù nel soppalco dove mi son sistemato. mi risistemo meglio, e mi riaddormento fino alle 6:00 quando suona la sveglia. con addosso una fretta più o meno ingiustificata, impacchetto tutto e mi sparo un pane e nutella gigante, innaffiato con l'acqua della fonte ch'io son sicuro sia ghiaccio, non lo è all'atto pratico unicamente perchè è acqua corrente. ragranellato l'indispensabile (una tavoletta di milka, portafogli e macchina fotografica) zompo fuori, spaventando un capriolo che in un istante si dilegua tra gli alberi. dapprima la traccia sale tra pini schiantati e intere praterie di mirtilli, poi arriva in cresta, su e giù tra pratoni enormi, dove il sole ci prova.



a venir fuori dalle nuvole, intendo, perchè non si vede una beneamata mazza, tanto è vero che perdo pure la traccia e la riguadagno a naso solo un pratone più tardi, l'ultimo, poi manco l'erba ce la fà più e deve lasciar spazio alla roccia, bruna, venata a volte di giallo, a volte di rosso. mi imbarco sulle ultime creste, non dovrebbe mancar troppo ma è già buono se riesco a vedere dove metto i piedi. una verticale di porfido rossastro mi dice che dovremmo esserci sul serio, ed in effetti dopo un pò sbuco su una guglia che definir stretta è dir poco. una concrezione di roccia familiare, ed ecco la croce che affiora dalla foschia... sì, ma sarà quella giusta? la bruma si dirada un pò, in effetti, scoprendo due altre croci una delle quali potrebbe competere in altezza con quella dove mi trovo ora (ed il corno nero è il più alto, questo me lo ricordo...). come un cretino, mi fiondo a controllare, per poi ricordarmi del diario di vetta. che idiota... e come volevasi dimostrare, la vetta era la prima croce.



una foto a quest'ultima (ma non si vede nulla, solo nebbia, nebbia ovunque!), qualche riga in ricordo di questa salita, e poi mi fiondo a rompicollo verso il campo base, felice come una pasqua. mi imbatto in un gregge di capre maldisposte a lasciarmi il passo (stè maledette non sudano nemmeno e riescono ad arrivare fino a qui!) almeno fino a quando non irrompe un vecchio di quelli delle fiabe, guance rosse (grappa a litri...) e parlata quasi incomprensibile. improvvisiamo un dialogo non facile (lui è una cresta sopra di me...), ma i sorrisi mi bastano. non è semplice ottenere un sorriso così largo e sincero da un mandriano di capre trentino, dico sul serio... ma sono le 8:00 del mattino, e lui sà che in quell'istante faccio parte anche io di quel suo mondo. qualche battuta, un augurio bilaterale che mi scalda il cuore (come se ce ne fosse bisogno), e via. ora son qui che tento una colazione alla bavarese, wurstel alle 10:00 del mattino, ma che volete, ho fame, ho dato e ancora mi manca una discesa snervante. unico rammarico, il non essere un buon fotografo, perchè di materiale ce ne era. ma in fin dei conti, non mi interessa. ce l'ho fatta. da solo. e sono felice, tremendamente felice, vanesio, orgoglioso, come vi pare, d'accordo. ma felice.


1 commento:

Anonimo ha detto...

Leggendo queste parole, le immagini mi scorrevano nitide davanti agli occhi. A te non serve una macchina fotografica...ti basta scrivere. Una foto non reggerebbe il confronto con le tue descrizioni.
Mi sono sentita catapultata su quella vetta...sono riuscita a vedere la bellezza di questo posto...

Complimenti!!
Baci...by May

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-