
Il fatto che rivolga la mia attenzione ed il mio tempo a questo blog sempre più di rado, ormai, non mi dispiace affatto. Molta voglia di urlare, poche volte senza giusto motivo. Insomma, le pennellate di nero che mi vengono riservate vengono coperte in fretta, e molte volte nemmeno ne rimane traccia. Scrivo quasi per dovere, oggi, perchè tecnicamente ho tagliato il nastro di un traguardo importante. In realtà, credetemi quando vi dico che non me ne sono accorto. Non che l'euforia sia ancora troppo acerba per far breccia nel mio cranio, affatto. Semplicemente, il prossimo obiettivo è orribilmente vicino, e se possibile richiede ancor più energie di quante ne ho spese per arrivar sin qui. Una cosa, tuttavia, mi è ben chiara. Se son qui, il merito và ai pochi che ci sono sempre stati. Più qualche strangers, ok, più qualcuno che all'atto pratico doveva esserci, ma come troverete scritto poco più sotto, mi piace che totalità di coloro a cui tengo sul serio sia pauca sed matura. Lo diceva anche Gauss rispetto ai suoi lavori, lui che pur di non pubblicare qualcosa che avesse anche solo la minima sbavatura, lasciò nel cassetto intuizioni pazzesche e grandi, grandi cose. Ma ora veniamo al sodo. Vi riporto ciò che ho scritto nelle ultime pagine della mia tesi, uncensored version. Due frasi in più che pesano come macigni, ma che la formalità non mi ha lasciato scrivere. E questo blog serve proprio a questo. Alè...
Trattasi di una lista lunga ma doverosa, ed in fin dei conti spendere qualche riga a questo proposito non solo non mi annoia affatto, ma al contrario mi onora e mi fa capire quanto sono fortunato. Il mio relatore, mi ha dato l’opportunità di imparare molto e ha mostrato una pazienza rara nei miei riguardi, ritagliando il proprio tempo per il sottoscritto anche quando pareva impossibile. La stima che nutro nei suoi confronti come scienziato è seconda unicamente alla stima che nutro nei suoi confronti come persona. Il mio correlatore, ha portato sempre con sè un consiglio e più di un sorriso. Il 99% del lavoro sulla metadinamica è stato possibile grazie alla cortesia di D.D. , e la stessa percentuale vale rispetto al lavoro sul BPM ad opera di R.M. , il quale ho avuto l’ardire di disturbare in ogni momento e che pure mi ha sempre prestato ascolto dimostrandomi grande disponibilità. Presenza palpabile ovunque vi sia un cavo di rete, S.C. (aka magico Seba!) ha vegliato su tutto il laboratorio, dispensando consigli e cavandoci dal fango in innumerevoli occasioni in tempi inferiori alla decina di ns. Lode a lui e al piccolo Tiziano. Lungi dal dimenticarmi degli svizzeri, bisogna menzionare G.M. (aka Jack) e M.C. (aka Ciro). Il primo rallegra molti dei nostri venerdì (oltre a riuscire sempre interessato e documentato su qualsivoglia novità in ambito accademico e non), mentre brindare insieme al secondo è più complesso, ma resta lo stupore sull’ operatore di Fermi e affini. Non sono bastati N Km per impedire a F.Z. (aka The Big Zip) di istruirmi sulle potenzialità di Povray. Se qualcuno riesce a farsi trovare pronto quando in mezzo c’è un oceano, significa che sei fortunato a conoscere quel qualcuno. E infatti, si sente che manca il vecchio Zip. Spina dorsale del laboratorio, E.S. (aka Elenina) ha condiviso col sottoscritto le gioie ed i dolori che solo il CP2K può dare (enumerando alle volte la totalità dei santi). Maestra in amuchina, pizzette e Lagrangiani, non potremmo fare a meno di lei nemmeno per un minuto. S.G. e D.C. (aka Silvietta e Davidino) mirano invece alla santità. Cortesi fino all’osso, hanno sopportato le angherie ed i malumori di noi grandoni senza colpo ferire, ed hanno lavorato sorridendo anche quando meditavamo di radere al suolo la Finalndia tutta. Al di fuori del sublime mondo dell’ab initio ci sono (pauca sed matura...) la bVi, il Suke, il Berto, la Jadina ed il Nano, senza i quali sorriderei molto meno, e ai quali devo davvero moltissimo. Inutile aggiungere altro, scriverò il mio grazie sulla roccia e nella birra. Questa tesi è stata concepita e quasi ultimata tra motorini in bilico su strade ghiacciate e litri di limoncello nel dopo chiusura. Se l’esperienza dello studente lavoratore (che sconsiglio caldamente a chiunque) non si è conclusa con l’abbruttimento totale del sottoscritto, il merito và al vejo D.C. (aka la Mina), con il quale ho vissuto, pianto e sudato in una cornice che dubito potrò mai dimenticare. È la tesi di via Volterra, questa, e di un qualcosa che sopravviverà al tempo. Ultima (perchè è piccolotta) c’è Chiara, che non mi ha mai piantato un coltello nelle scapole (anche quando le serate trascorrevano nel tentativo di azzeccare la Gaussiana giusta). Il mirto e la seta... Due anni addietro, al termine della tesi triennale, scrissi che non mi sentivo sull’orlo del traguardo, ma sulla linea di partenza. Da allora ho imparato forse qualcosina di più, ma là fuori c’è di tutto, ed anche se alle volte il poco tempo e la stanchezza mi rendono impreciso e fallace, di certo non abbattono la mia curiosità. È bello guardarsi allo specchio e realizzare che l’unica differenza tra quei giorni ed oggi è rappresentata dal fatto che ora posso guardare più lontano, ed il merito non è certo mio.
e via... il tempo già stringe, bisogna rimboccarsi le mani un'altra volta. Ma resta un asse del cesso rotta, e la gioia, e la serenità, di poter contare su di voi. Alè particolarmente duri, regazz. Verrà un tempo...

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