e così. dopo un lasso di tempo non trascurabile torno a scrivere su queste... pagine, mi verrebbe da dire, ma non è così. tastiera e html, nulla più. se maturerò abbastanza pazienza forse un giorno trascriverò, sistemerò... un giorno. nel frattempo, si avvisa la gentile (numericamente scarsa ma intellettualmente assai valida) clientela che ciò che seguira sarà perfettamente groggy. come viene viene, senza stare a ricamare i soliti noiosi arabeschi, che peraltro nel loro consueto intrecciarsi già tendono a ricalcare i precedenti, chiaro sintomo di una vecchiaia non unicamente spirituale ma anche fisica. dunque. riprendo a scrivere perchè son di ritorno da 7 giorni in spagna. 7 giorni di climb, beninteso, la concretizzazione di un sogno che meditavo da due anni, e che ha visto la luce solo ora e solo grazie alla disponibilità e alla rarità di un pugno di persone che hanno dato vita a quella che il nanetto finlandese di zoolander avrebbe più che giustamente definito come una "bella ztoria, hanzel!". destinazione, albarracin, spagna, dicevamo, pregevole borgo medioevale (chissenefrega, non c'è tempo per l'arte...) circondato da una selva allucinante di bloccazzi di arenaria rossa, incastonati magicamente all'interno di un contesto decisamente californiano, in una sierra fiammeggiante che romperebbe il cuore anche ad un muratore bergamasco. il pre-partenza non merita che poche righe: il solito routinario back and forth a sfondo universitario, il resto pasteggia su di esso. ed è con animo non propio sereno et rilassato che mi appresto a partire, all'ultimo sistemando i dettagli per poi tuffarmi senza remore (o quasi) in clima sassista. ecco, mi son già stancato di fare il telecronista. potrei continuare a tono, ma è una roba lunga, ed infine non ha senso andare in ordine ben bene precisi. andrò per immagini, invece, sconclusionate ma (spero) efficaci, perchè di parole non ce ne sono. non per descrivere la stanchezza, l'ineffabile morsa grigiastra che attanaglia membra e spirito, ora dopo ora, giorno dopo giorno, blocco dopo blocco, mentre la pelle inesorabile si sfalda, le membra si irrigidiscono, il respiro si affanna. rischierò di essere mieloso, a tratti infantile, ma ad essere sincero me ne infischio, voglio che le parole si vedano limipide e nette, allo stesso modo dell'aria che ho respirato, certo, ma non senza fatica. perchè si tira avanti come meglio si può, stretti come sardine nel camperonzo, tra il grande lebowski e tanta tequila, tra pastasciuttate epiche e risate a non finire, per poi infine tentare di recuperare la forze, tra qualche ora si ricomincia. si tratta forse di un dovere, di una ricerca, di una prova di forza, di orgoglio? niente di tutto questo. il punto è che la roccia chiama, con voce arida e roca, dall'alto delle sue forme assurde, tutte fiammeggianti, tutte morbidamente modellate da una mano ben più forte della nostra, che tacca dopo tacca si sfalda senza pietà. un incanto antico protegge quel posto. nulla di epico, niente di nordico, ma qualcosa di più caldo ed umano, senza l'esagerazione delle rocky mountains, intimo, basta un giorno per appropriarsene. difficile poi dimenticarlo, ne sono certo. la verde cortina di una rara collezione di brulle colline si spacca di colpo, come se al grande burattinaio fosse scappata una coltellata, crack, e giù a dividere, ad aprire un canyon pazzesco, profondo, intarsiato dal verde della macchia che malamente nasconde, gelosa custode, i suoi gioielli di arenaria. ce ne è per tutti, e per tutti i gusti. placchette appoggiate, strapiombi da paura, dal 4a fino all'8c con il mezzo tutto quello che volete. e tutt'intorno sosta immobile l'aria calda della spagna, traboccante dell'ancestrale frinire grillifero e degli infiniti passi di coloro che per un motivo o per l'altro calpestano questa terra, rossa, rossa, rossa, quasi non ci credi, quasi non ne puoi più di quel color mattone che impesta ogni orizzonte se non fosse che a mitigare giunge sempre un cielo che non è da stare a bocca aperta, ma che è giusto, adatto, perfetto, come un guanto calza le aride forme di alberi e rocce per sfoggiare la fiammante ritirata del sole non nella tenebra, ma nel gemello, pallido astro.

nemmeno la nera signora ci ha fermati, anche la notte abbiamo inanellato qualche svaso, qualche presa, più nulla nelle braccia ma il cuore traboccante delle urla altrui. sì, perchè quel pugno di persone, perchè di compagni si parla, non di comparse che il mero caso ha portato sul palcoscenico, ma le giuste braccia ad aspettarti a terra, voci e mani tese verso l'alto, a tirarti su, ad innalzarti, al di sopra della roccia ma anche al di sopra del grigio che inclemente imperla le nostre giornate, ecco, il boulder le spazza via, cancella tensori, smembra hamiltoniane, fracassa codici e libera il resto, l'istinto, l'animale, l'adrenalina che cavalca sincera, e fa bene, cristo santo, fa bene, perchè spesso ho paura che tutto quanto mi si rivolti addosso, infine, ed è solo grazie agli altri che stò a galla, e nemmeno tanto a stento. mi sono ritrovato più egoista, questo sì. più secco, nervoso, meno disponibile, più pigro. di questo ho paura, non lo nego. sempre pronto a beccare il pelo nell'uovo altrui, chissà poi con quale diritto, no, non lo sò. eppure questi giorni, che appaiono così pochi, e già così lontani, rimarranno tra capo e collo, ne sono certo. trincare vodka mentre si provano gli svasi di un tetto, a mezzo metro dalla grandine che ticchetta feroce, non rientra in nessuno schema. ogni giorno alzarsi, combattere stanchezza e pigrizia, qualche striscia di nastro sulle dita ormai sanguinanti e... via, via, negli occhi lo sguardo di quando eravamo bambini, ricordo quando abbiamo visto i primi blocchi, sembrava fosse natale, tutti guardavano, toccavano, provavano... qualcuno ha riassunto bene lo spirito di questi giorni. lasciamo da parte l'ironia, lui non poteva farne a meno... e leggiamo semplici e schietti, perchè c'è del vero, se solo ci si affanna almeno un pochino a scavare un qualche layer al di sotto della superficie.
It is pure unadulterated country life. They get up early because they have so much to do and go to bed early because they have so little to think
about.
-Oscar Wilde-
ed è proprio così. nulla in testa, e che male c'è? abbiamo il cranio farcito come un tacchino di impegni, scadenze, doveri, fare e disfare... a volte in questo marasma, in questa marea perdiamo la rotta, perdiamo il perchè, e non è bene. ci deve essere sempre un motivo, no? e là, tra i ghirigori assurdi di roccia e di vento che hanno accompagnato le nostre ore, un motivo c'era, eccome. e mi basta. avrei mille altre cose da dire... ma son troppe, ed alcune risulterebbero una forzatura. ci siamo consumati le addominali a forza di ridere, e siamo bene o male riusciti ad incastrarci l'un l'altro, e non era facile. ognuno di noi ha i nostri spigoli, siam tante tesserine di puzzle sparse su un bel tavolone, e fortuna vuole (fortuna e basta? mah...) che un qualcuno abbia tirato una gran manata sul legno, e che tutti i pezzi si siano ritrovat al posto giusto. al molino del gato a bere birra, a rovesciare uova, quello che volete. ne abbiamo combinate di tutti i colori, ma è solo uno sfondo ben congengnato. le pennellate decise del tramonto, sono opera di sole e di vento, lame che oltre alla tela hanno graffiato anche il tormentato animo di chi ora tenta di arrabattar qualche sillaba. non vi dirò grazie, non basta. spero che siano bastati invece questi pochi giorni per lasciare un segno in ciascuno di noi, lo spero davvero. sarebbe il mio grazie, l'ombra di quello che meritate ma che nonostante tutto, vi butto lì. ci provo, regazz, ci provo con la stessa volontà di quando per la centesima volta crocchi le dita su quella tacchetta che non riesco a tenere. e così sia.

2 commenti:
"un motivo c'era, eccome" ...è così, e questo è la bellezza: trovare i motivi! i sensi delle cose! Vecchiaia non è solo ricami che si sovrappongono, ma sensi che si accumulano, luckily.
"non vi dirò grazie, non basta. spero che siano bastati invece questi pochi giorni per lasciare un segno in ciascuno di noi, lo spero davvero. sarebbe il mio grazie, l'ombra di quello che meritate ma che nonostante tutto, vi butto lì. ci provo, regazz, ci provo con la stessa volontà di quando per la centesima volta crocchi le dita su quella tacchetta che non riesco a tenere."
perfetta sintesi che non può che non culminare con un sì, di comune intento e di sorriso spezzato!
Comunque gabri take it easy! io oggi ho dormito dalle 2 alle 8:30!! va la che la tacca la tieni!
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