alcune cose sopravviveranno al tempo...


12 giugno, 2008

ora ricordo

sì, io ora ricordo.

ricordo,
quei giorni che sembrano pallidi e lontani, in cui le notti non avevano una fine, ed il dolore non aveva un nome, ore trascorse a contemplare il soffitto nella tenebra, il nulla, scoprirsi con gli occhi sbarrati, non vedendo e nemmeno guardando, ma unicamente soffrendo, il cranio che par rivoltarsi di continuo in un delirio che solo i folli conoscono.

ricordo,
come tutto ciò che credevi di aver costruito è crollato al suolo, e grande fu il fragore nel mio animo, scosso come mai era accaduto, e forse mai più avverrà. ti ritrovi sperduto, a navigare senza bussola ne sestante, capitano di un vascello in rovina senza più alcuna terra da cercare, alcun porto da desiderare.

ricordo,
la rabbia che cedeva il passo alla tristezza, i pugni serrati che lasciavan spazio alle lacrime, inarrestabili, senza pudore, nemmeno più la forza di coprirsi il volto, guardar le proprie mani, contemplarsi stupidamente come mastodontico uomo, eppur in realtà specchiarsi in una debolezza invincibile.

ricordo,
come ogni cosa perdeva il suo colore, come ogni soddisfazione non era del tutto tale, il sorriso che non riusciva a liberarsi di quel piccolo ma tenace cantuccio nerastro che ancora e sempre rodeva dentro di me. tutto era etereo, informe, senza significato, scritto in una lingua che forse tempo addietro avevo conosciuto, ma che come per incanto avevo accantonato.

ricordo,
come tentai di ricoprir la buca, di ricomporre il puzzle. inesperto, disperato, frettoloso, senza riguardo per il prossimo, egista nel profondo, tutto teso a tentare di aggiustare me stesso, incapace di comprendere che al posto di restaurare era necessario demolire per poi ripartire da capo.

questa sera, grazie a mio fratello, ho ricordato, ho ricordato anche di non esser stato certo l'unico. e tuttavia, congelato nella ossessione del quotidiano, incatenato dal livore di queste giornate, in cui tutto è d'obbligo, e nulla ti ritorna indietro, io ho chinato il capo. perchè non posso più permettermi di fermarmi, e non credo ci riuscirei, provate voi a dir di no ad un treno in corsa. sarebbe bello capire finalmente dove vorrebbe andare a finire, stò maledetto treno, ma così non è, ed in fondo nemmeno mi dispiace troppo.





a volte mi sembra di essere come quei barboni che incontri sui treni delle due del mattino. sonnecchiano, assorti tra il puzzo di vino e già il cispo sulle ciglia, raggomitolati come capita tra un cesso ed una rientranza del vagone più sudicio, l'ultimo. ma loro, che ci crediate o no, vedono tutto, e sentono ogni cosa. lì i padroni sono loro, sovrani anche del tuo sogno più nascosto, marcescenti re di altri tempi su uno scranno che non conosce sudditi. per un istante, un istante soltanto, aprono l'occhio macilento per squadrarti, poi un mezzo sorriso, ed infine di nuovo si sistemano la faccia sul gomito, pronti a ripartire. per dove, nessuno lo sà. ma dentro di loro recano infinite tracce, un graffio per ogni uomo, o donna, o assassino, o disperato che incrociano la loro strada.

basta. una parentesi di qualche minuto, di più non posso concerdermi. ma le mie dita ticchettano più lente, e lo sguardo pare altrove. verrà il tempo di ricordare con più calma. ma non è tempo, non ancora...

"No, this trick won't work...How on earth are you ever going to explain in terms of chemistry and physics a so important biological phenomenon as first love?" -A. Einstein-

Buona domanda, ma non vorrei trovar risposta. Lascerò invece che ancora una volta il gravido soffitto di queste nuvole giunga possente a nascondere le mie urla. Ancora una volta, e così sia.

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behind the curtains...

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