alcune cose sopravviveranno al tempo...


05 febbraio, 2009

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4 febbraio 2009. il Journal of Physics ha pubblicato il mio articolo, ed in tutta sincerità vi confesserò ch'io fatico a trovare parole adatte a descrivere quello che più che ad un mero stato d'animo somiglia alla più genuina espressione della felicità.




in anticipo pertanto mi scuso per le ineluttabili carenze in forma ed estetica, ma vi chiedo non tanto di comprendere, quanto di chiudere un occhio, poichè non mi reputo nel pieno possesso del mio ego, anzi. è assolutamente necessario ch'io scriva, oggi, non tanto per incensarmi ulteriormente (anche se ora più che mai fuggire alla vanità mi risulta assai complesso...), ma perchè un giorno più o meno lontano voglio rileggere queste righe e ricordare, una volta di più scolpire nel mio io la consapevolezza che quelle sei pagine sono il frutto del lavoro di due anni. due anni di fatica, di quella vera, due anni in cui non ho mai smesso di sperare. ho lottato con le unghie e con i denti, sempre. ricordo la sveglia alle sei del mattino, l'eterna biciclettata al gelo fino alla stazione, il treno, un altro treno ancora, e poi alle 8 davanti a carta e penna. e via, sepolto nei numeri, crocifisso nel mio stesso pensiero, a volte affranto a volte esultante ma sempre vivo, sempre alto e preciso. le ore passavano svelte, fino a quando il portinaio mi sbatteva fuori alle 8 di sera e con passo stanco mi incamminavo verso casa, oppure alla ricerca di un qualcuno che mi facesse dimenticare la fatica e lo sconforto tra un bicchiere di vino ed una risata, tra coperte ritorte sul letto sfatto e lacrime amare. non c'è spazio per ringraziare tutti quelli che mi hanno dato una mano, tra algebra tensoriale e divani occupati. ho invaso le case di chiunque, ho disturbato mezzo mondo, ho chiesto, richiesto... ma alla fine è andata. è andata, è andata, è andata... un sogno lungo una vita, un qualcosa che a stento credevo possibile anni fà. ma ho messo pietra su pietra, senza fretta, troppo spesso sbagliando eppure sempre ho tirato un sospirone facendo un passo indietro e ho ricominciato. ancora una volta, la dimostrazione che bisogna sempre sperare, e che non basta, ma che oltre a crederci bisogna anche sudarci sopra. che bello. che sensazione. rileggo quelle righe, dò una occhiata alle formulone, ai grafici, a quant'altro... e sorrido. ogni millimetro di tutta quella roba mi è costato tanto, davvero. ma qualcosa mi è tornato indietro, qualcosa che mi darà la forza, ne sono certo, di tirare avanti ancora un altro pò. sì, perchè la cinghia è orribilmente stretta, ora, e il fatto ch'io sia costretto a rovinarmi i fine settimana rischiando la pellaccia portando pizze in giro per Milano, mi fà schiumare di rabbia, soprattutto quando realizzo che il mio cosiddetto collega è un peruviano quasi analfabeta. cristo, ho una laurea ed ora il mio nome ora può voler dire qualcosa per l'intero mondo accademico, eppure non c'è nulla da fare, sempre pizze dovrò portare, temo. ma forse, va bene così. se mai arriverò là dove voglio arrivare (perchè non riesco a non volare alto, non riesco a smettere di sognare), forse penserò con piacere a questi mesi così strani. a questa casa e a coloro i quali intrecciano la loro esistenza con la mia. mi volto un istante, ora, lo sguardo ad incrociare il letto sfatto, le coperte ritorte, il disordine pazzesco che sovrano alberga tra queste mura... la notte di ieri ancora vive tanto in me quanto in Via Volterra, il profumo di un ricordo che gelosamente porterò con me e a cui non posso fare a meno che rivolgere il mio pensiero anche ora che l'orgoglio pare schiacciare tutto me stesso ben poco spazio lasciando al resto. ma nulla da fare, a quanto sembra ancora una volta ho lasciato che uno sguardo altrui mi incatenasse alla seta e alla follia. che vengano entrambe, dunque, poichè la fiducia che nutro in me stesso è un nutrimento d'eccezione per la mente, ma non basta, non può e non deve bastare. serve sincerità, serve poesia, e da solo non troverei mai quest'ultima nella misura in cui l'assaporo ora. e sia. nella speranza ch'io apra gli occhi -infine rinunciando alla serenità del mio sognare- il più tardi possibile, un'ultima goccia del mio io rivolgo, se mi è concesso insieme alla più sottile delle carezze, a colei cui vale il merito di avermi dato nuovamente pace e alla quale vanno queste parole...

“You can cut all the flowers but you cannot keep spring from coming.”


'cause

“I want to do to you what spring does with the cherry trees.”

-P.Neruda-

2 commenti:

Anonimo ha detto...

E l'inverno invece lo puoi fermare? Machiavelli diceva di sì. Io temo di no.
E la primavera...che primavera è, se ne mancano i fiori, le manifestazioni, e la gioia profonda? Una primavera vuota. Vana. Che non ha motivo di esistere e non dovrebbe: stupida.

Anonimo ha detto...

Non capisco tutta questa boria. Non sei l'unico ragazzo che si è laureato, che frequenta la specialistica, che ha PUBBLICATO, e che consegna le pizze...(senza contare che non ci si può mantenere consegnando le pizze il sabato sera..). Quindi ti prego scendi dal piedistallo perchè sei uno dei tanti...

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-