Comincia tutto come sempre, da una mezza cazzata buttata per aria. Si sà, tra il dire e il fare c'è di mezzo non tanto il mare quanto lo striminzito stipendio di un PhD student italiota. Ma ci sono cose che valgono parecchio, e che in fondo in fondo sono un pò come un gelato con Stan Lee:
"No, no. I will never have another chance to have gelato with Stan Lee... because opportunities to have gelato with Stan Lee come but once in a lifetime. The moving finger writes, and having writ, moves on!"- S. Cooper, TBBT -
Insomma, la Sosso-Martinez sul granito la si vede poco di questi tempi, ma per le strade ancora si fà rispettare. L'esordio è di eccezione, con la cerca notturna di un indirizzo di una trentenne franco-germanica in quel del wrong side of Hamburg. Cerca che ovviamente culmina nel portoncino di una simpatica casetta dove ci apre la porta una dodicenne visibilmente terrorizzata alla vista di due viaggiatori del nostro calibro. Risolto (senza denuncia alle autorità competenti) il malinteso, veleggiamo un civico più in là, dove un esemplare notevolissimo di mamma cosmopolita ci accoglie a suon di valpolicella. Tempo di qualche strano cetriolo come aperitivo, e via (by ferry... crazy!) per le strade di questa città gigante, dove le dimensioni son subito chiare non appena si arriva in vista del porto. Siamo uomini da roccia, non di mare, ma c'è una sorta di poesia tra petroliere giganti e strani macchinari assolutamente inumani. Questo giro il viaggio in ferry è diverso, c'è un tedesco ubriaco&molesto (esistono!!) ed anche il pilota deve essere strafatto, derapa a dieci metri dalla banchina come se fosse Niki Lauda ed infatti riesce anche a cuzzarci contro. Non c'è molto tempo, il Messicano stà collassando dalla fame, indi troviamo salvezza nel kebabbaro di fiducia (Italia, Germania, Polinesia, non importa dove sei, c'è sempre un kebabbaro che ti salva la pellaccia) per poi avventarci su un paio (+?) di birrazze. Si inizia a raccontare, perchè di roba ce n'è... ma decidiamo di tenere il grosso (lavoro & donne) per il giorno seguente. Una tira l'altra, ma la sonnazza è potente, accalappiamo un bus alquanto anonimo, e in religioso silenzio (eh sì, ci son due bimbi da non svegliare...) sveniamo nel sacco a pelo, dove ci abbandoniamo a gargarismi notturni degni di un ciclope. Piuttosto abbruttiti, al mattino ci attende una colazione già pronta (lode al couchsurfing per l'eternità!) e i due pischelli, ma il tempo è tiranno, indi doccia (altezza bimbo tedesco... lasciamo perdere...) e poi via. Affittiamo un paio di bici, un'occasione di più per realizzare che l'Italia non è un paese, è una fottuta barzelletta. Altro che bike sharing di stà minchia, sponsorizzato ATM (e quindi vuncio, malfunzionante, scomodo e complicato, indi inutilizzato), ad Hamburg city bastan due minuti direttamente su touch screen e TAAAC, via che si và. Ovviamente però il clima germanico non ci grazia (piove, non piove, forse piove, così ad libitum sfumando...), indi occorre riparo, e soprattutto un'altra birra o due. Poi è tempo di collezionare una sorta di spesa, abbiamo promesso una pastasciutta coi controcoglioni ai nostri padroni di casa, e così sarà. Dopo la seconda bottiglia di bianco, la serata inizia ad assumere toni interessanti. Voliamo nell'ombelico d'Amburgo, una sorta di Lloret de Mar a prova di italiano, un posto farcito di locali dall'assurdo all'illegale. Redbullina e via, in un posto dove per un vodka&martini ho speso una cifra rivoltante, ma in compenso ho ricevuto una bella botta di autostima, che in questo periodo non fà male. Tuttavia il posto non è quello giusto (il Mechicho, che non è una puttana come me, ha un limite oltre il quale la musica fà così cagare che non si può davvero ballare...), indi si fà rotta verso il basso. Passiamo in una via dove le signorine non sono ammesse (una sorta di assaggio di Amsterdam), ci rifacciamo le balle degli occhi in 100 m di vetrine, e poi si ritorna sulla terra. Rock & punk, c'è di tutto, la città è viva, pulsante, ogni angolo è una sorpresa. A questo punto il mal di testa passa dal messicano al sottoscritto (dobbiamo sincronizzare il ciclo, questa è la nostra conclusione), forse a causa di un ultimo paio di birre mentre l'orologio segna le quattro del mattino. Approdiamo stanchi ad Altona Fishmarkt, dove già l'odore di pesce fritto regna possente, e peschiamo un fratello giamaicano che nella vita ha capito tutto, ha una bancarella di un metro cubo con cui diventa ricco vendendo caffè alla gente della notte. Siamo golosi, ma ancora non è il momento.
Le ultime birre, poi finalmente ci si tuffa nella mischia, e non c'è una cosa come un cartoccio di calamari fritti alle cinque del mattino al porto di Amburgo col messicano, semplicemente non c'è, è davvero il gelato con Stan Lee. Il calamaro porta al paninazzo (il messicano addenta coraggioso una svarzella di pesce crudo, ma solo perchè non vede di colore è), ed il mattino, udite udite, porta all'assurdo. Ore 6, dal palazzone del mercato iniziano a giungere strani rumori. Increduli, assistiamo ad un mix improbabile (impiegati ubriachi, sedicenni appena usciti dai locali, vecchi e bambini appena svegli) che si accinge a partecipare ad un doppio concerto folk, mentre sulla griglia il wurstel la fà da padrone. Sembra una sorta di universo parallelo, ma è così, questi pazzi riprendono in allegria a festeggiare un'altra volta. Tempo dell'ultima birra, stiamo in piedi per miracolo, poi si torna a casa. Il giorno dopo, stessa storia stesso bar, un pò di tristezza, due giorni non sono poi tanti... ma i cinesi a comprare tonnellate di granchi dai pescherecci, il messicano che con la pupilla verace ti chiede "ma senti, com'è il bagno?"... insomma, alcune cose davvero non hanno prezzo. Una piccola follia, un assaggio delle rispettive, solitarie esistenze, entrambi sperduti nel nord europa, entrambi troppo nostalgici delle nostre montagne, entrambi sempre pronti ad azzannare le giornate quando c'è bisogno. Una città incredibile, che nonostante sia una specie di unico, immmenso porto, non ha odore. Nè salsedine nè alga, nè mare nè fiume... soltanto qualche gabbiano un pò pigro, a carezzare la spuma come un'amante svogliata, il resto stà nelle mani degli incauti viaggiatori.
Le ultime birre, poi finalmente ci si tuffa nella mischia, e non c'è una cosa come un cartoccio di calamari fritti alle cinque del mattino al porto di Amburgo col messicano, semplicemente non c'è, è davvero il gelato con Stan Lee. Il calamaro porta al paninazzo (il messicano addenta coraggioso una svarzella di pesce crudo, ma solo perchè non vede di colore è), ed il mattino, udite udite, porta all'assurdo. Ore 6, dal palazzone del mercato iniziano a giungere strani rumori. Increduli, assistiamo ad un mix improbabile (impiegati ubriachi, sedicenni appena usciti dai locali, vecchi e bambini appena svegli) che si accinge a partecipare ad un doppio concerto folk, mentre sulla griglia il wurstel la fà da padrone. Sembra una sorta di universo parallelo, ma è così, questi pazzi riprendono in allegria a festeggiare un'altra volta. Tempo dell'ultima birra, stiamo in piedi per miracolo, poi si torna a casa. Il giorno dopo, stessa storia stesso bar, un pò di tristezza, due giorni non sono poi tanti... ma i cinesi a comprare tonnellate di granchi dai pescherecci, il messicano che con la pupilla verace ti chiede "ma senti, com'è il bagno?"... insomma, alcune cose davvero non hanno prezzo. Una piccola follia, un assaggio delle rispettive, solitarie esistenze, entrambi sperduti nel nord europa, entrambi troppo nostalgici delle nostre montagne, entrambi sempre pronti ad azzannare le giornate quando c'è bisogno. Una città incredibile, che nonostante sia una specie di unico, immmenso porto, non ha odore. Nè salsedine nè alga, nè mare nè fiume... soltanto qualche gabbiano un pò pigro, a carezzare la spuma come un'amante svogliata, il resto stà nelle mani degli incauti viaggiatori.

Nessun commento:
Posta un commento