"A spell singing golden words in a broken voice, and I caught some blessing on the wind... I’m feeling lighter than a whisper from a dove..."
Reach down, Temple of the Dog
La colonna sonora questa volta non arriva da qualche vecchie riminescienza del sottoscritto, ma da uno di quei pochissimi che davvero contano, in questo casino più o meno colorato che da qualche parte dovrà pur buttar le ancore. Se potessi assegnare una consistenza alle ore storte di questi giorni, opterei per la melassa, credo. Tra grasso di balena e proverbi ebraici credo di aver steccato l'accordo, eppure le dita le vedo al posto giusto. Segno che -come quelli come me hanno sempre fatto- val la pena di continuare a suonare, e vedere se il groove riempie la hall anzichenò. We'll see. Nel frattempo, una persona notevolissima ha compiuto uno step accademico importante, che spero di aver contribuito ad incorniciare degnamente, tra inviti sardi, aperitivi mordaci, e grande ritmo. Certo, il Burattinaio non mi ha certo fatto mancare la piastrellata nei denti -al suono di "after all this damn world is not that fucking big"- , ma non si può voler proprio tutto, non vi pare?
Ma passiamo al topic, peraltro identico a quello del mio ultimo post. And you know what? Batte sega! Dunque, dopo una sveglia crudele, approdo in quel di Lecco FS agguerrito assai, nonostante il termometro segni già -3 C°. "Bella storia, ci sarà gran ghiaccio!" rimugino -stolto- mentre la barista osserva con occhi sbarrati quattro caffè (senza zucchero, poichè come insegnavano vecchi amici, esso è nemico irriducibile del climber) scomparire entro le mie pregiate fauci. La compagine bergamasca mi sequestra a bordo di una volkswagen gigante, e si presenta (la compagine, non la volskwagen) splendida come sempre. Conduce il nostro maestro Jedi di fiducia, degnamente accompagnato dal terrore delle colonne e dai temibilissimi brembana brothers, non privi del consueto mezzo di trasporto ai limiti del mitologico. Sbarchiamo nei -8° della upper part di Madesimo, per poi inerpicarci senza tanti complimenti in amena valletta. La neve è tanta e ghiacciata, cigola orribilmente sotto i nostri scarponi. Nessuno parla, appena possibile si cerca di spostare i talloni da quell'inferno bianco particolarmente fastidioso, la cui temperatura arriva addirittura a ghiacciarmi la barba. Meravigliosamente addobbato di pelose stalattiti, non senza il primo morso di doping quasi vado a sbattere contro una muraglia azzurra che svetta di fronte a noi.

Stiamo scherzando, vero? Chiedo con gli occhi al resto della truppa, un attimo prima di scoprire che gli ormai -15° (e siamo appena a 2000m!) hanno ridotto il mio affezionato isostad a un qualcosa di simile a granita al limone. Le bestemmie scorrono copiose, ma si bloccano quando Yoda inforca i monopunta e si concede un 5 metri di muretto bianco senza corda così per cominciare. Lo seguiamo un pò mesti, uscendo su un comodo pianoro da cui parte un muro, poi un tratto appoggiato, poi un muro che sembra da cazzo duro, con di fianco un'incredibile colonna che si stacca da un'altro muro che svetta prima di quella che noi -stolti- crediamo essere il top della cascata. Ci si scalda su un tiretto di 25 metri, contenente il primo muro. La progressione sul verticale sine ulla pietas è nuova per me, e prima di capirci qualcosa sono costretto a tirare possenti ed inutili mazzate contro l'amico/nemico biancoazzurro. Il punto è che cambia davvero tutto, specie il fatto che ora oltre che piccare molto più forte, devi tirar delle mazzate di ramponi pazzesche, che non sempre funzano. Piano piano ingrano, e riesco anche a trovare un buon ritmo, anche se il freddo è micidiale, e la stanchezza non è da meno. Poi mastro Jedi apre il gas e in un tempo assurdamente breve di destreggia sino al top, combinando magate di rara bellezza tra colonna e muro. Abbagliati dalla awesomeness delle spaccate del nostro kungfuico maestro, decidiamo che i brembana brothers, più esperti, saranno i primi a cordare. Io e il samurai restiamo in basso a massacrare il primo muro, nel tentativo di non congelare più di tanto. A un certo punto una piccata da record del samu causa due eventi tra di loro strettamente correlati: un tonfo come da incipit di era glaciale, ed una esplosione di un blocco di ghiaccio in faccia al poveretto. Yoda dall'alto commenta "ah, si deve essere seduta", ed in effetti la cascata ora è attraversata da una simpatica crepa orizzontale, mentre la faccia del samu è attraversata in simile maniera da simpatico sbrego sanguinolento. Le bestemmia salgono in tono e frequenza, ma questo non è un paese per vecchi, indi si continua. I brothers sudano e bestemmiano sul secondo muro e poi sul terzo, per poi letteralmente scomparire insieme a Yoda al di là del top. Il samu la butta lì:"non è che c'è un altro tiro?" Rispondo con un cristo e sei madonne, gentilmente sottolineando come il primo tiro abbia fatto fuori le mezze da 70 m. Eppure, così è. I tre ridiscendono, con i brembanos non precisamente rilassati, e lo Yoda che zompetta etereo e preciso as usual. Tocca a noi, -tento di convincermene mentre mi lego, già discretamente a pezzi- e così provo ad assicurare (come se ce ne fosse bisogno) l'Effimero con due mezze assolutamente congelate. Si soffrirebbe già abbastanza così, se non fosse che sul secondo muro esplode una bolla d'aria e di ghiaccio che si moltiplica sul primo muro e piove addosso a tutti noi. Solo che io stò assicurando Yoda, e non sono l'Eletto, indi schivo i pezzi da cento ma non uno da cinquanta che mi centra appena al di sotto del ginocchio. Alti si levano i nomi dei santi, mentre decisamente motivato mollo tutto e mi accingo ad azzannare il primo muro. Lo conosco, lo passo facile, mi isso sino alla base del secondo, e mi si stringono i coglioni non male. Il ghiaccio qui è lavorato in grossi bugni, stalattiti, specchi, uno apparentemente più stronzo dell'altro. "Usa la colonna", mi grida lo Yoda, ed io provo ad ascoltarlo. Incredibilmente lavoro non male di ramponi, e sudando come un porco, al ritmo di bestemmie senza nome passo anche il secondo muro.

Nell'uscire con la piccata della disperazione, stacco un blocco del ghiaccio da campionato del mondo, che finisce sul povero samu, terzo di cordata ingaggiato alla disperazione sul suddetto muro. Non regge, e se ne vola via, col mio blocco in faccia e lasciando una picca, che grazie agli dei rimane incastrata in un fungo. Il giovane si prende male, sanguina, è appena volato, ma non demorde. Grazie a Yoda, che ci tira su con gran colpi di piastrina laddove le nostre braccia sono ormai ghisa, passa anche il samu. Rimane il terzo muro, ma io qui non ne ho davvero più. Non riesco nemmeno a riposare sulle picche, le braccia sono di marmo, ad ogni ramponata mi si crampano le gambe. Comincio a zappar via ghiaccio a suon di cristoni violenti, e grazie soprattutto all'aiuto di Shifu, gridando arrivo in sosta. Nemmeno riesco a farmi il barcaiolo, tremo come un bambino, addirittura devo piantar le picche per paura di perderle. Le mani si aprono a fatica, e la sosta è scomoda, anzi, ora che arriva anche uno stoico samu, è ancora più scomoda. Lo Yoda ci illumina con paio di trucchetti che un istruttore CAI non avrebbe tempo di insegnarti, ma lui si, e poi si invola dietro un muretto. Noi lottiamo per recuperar le corde ghiacciate, che si incastrano sulla colonna. Bestemmie focosissime, ma in qualche modo ce la si fà. Abbandoniamo la sosta e affrontiamo ua serie di muretti che in altre condizioni sarebbero stati divertenti, ma che ora sono eterni, e noi siamo troppo a pezzi per scalar decentemente. Passano altri 60 m, poi impattiamo contro l'ultimo muro. Non sono più di 6 metri, ma ci sarebbe da lavorar di gambe bene su un verticale spietato, mentre noi ovviamente gridando e piccando di braccia come idioti, in qualche modo chiudiamo sulla seconda sosta. Guardiamo giù, ed è un bello spettacolo. Non si vede il verticale pazzesco della prima sosta, ma la valle, e la soddisfazione è grande, perchè 140 metri sono tanti, e questa cascata ha dei muri di quinto grado di ghiaccio, che non sono noccioline. Certo, senza il Maestro non era nemmeno da pensarci, metà della nostra salita l'ha tirata anche lui, ma che importa? Fà addirittura capolino il sole, illumina mani ghiacciate, faccie sconvolte, e tanta, tantissima soddisfazione. E felicità, e serenità, e libertà, cristo, libertà! Sky is the limit, the only limit indeed! Fissiamo la prima doppia su un albero, e raggiungiamo in fretta la prima sosta, dove lo Yoda ha approntato il leggendario ABALAKOV, che non è la nuova marmitta racing dell'akrapovic, ma un'idea da paura di un ghiacciatore russo che si era spaccato la minchia di lasciare roba in parete. In effetti, và detto che una vite da ghiaccio costa quasi cinquanta sacchi, e poi ovviamente non è nemmeno utile per le cordate successive. E allora, abalakov. Prendete una vite da ghiaccio, scegliete una zona di ghiaccio compatto sulla quale affidare la vostra vita e quella dei compagni, e praticate parallelemente al suolo (70 m più in basso, cristo!) un primo foro da sinistra a destra, e poi un secondo da destra a sinistra, in modo che i due carotaggi si incontrino creando una V nel ghiaccio con angolo di circa 45 gradi. Poi, dio santissimo, CI PASSATE DENTRO LA FOTTUTA CORDA E VI CALATE IN DOPPIA! SU UN BUCO, GRANDE GIOVE, SU UNO STRAMALEDETTO BUCO NEL GHIACCIO!!

Ma lo Jedi Supremo sà quel che fà. Mi fido, e coi coglioni un pò stretti mi catapulto oltre il muro. Arrivo seguito a ruota dal samu, ed era tempo. Siamo stremati, serve una birra, che troviamo una volta scesi a valle. Ora Via Cozzi mi accoglie, lercia e disonesta come solo io posso renderla, con qualche punto di domanda che mi martella il cranio, ma col morale alle stelle! Settimana prossima, se il ginocchio si sgonfia, si replica! Danzare, cantare, vincere il verticale, sentire le punte, fidarsi dell'acciaio, e navigare nel bianco immacolato e bastardo verso il cielo... il cielo, che sembra ridere di me ma che -io lo sò- mi vuole un gran bene. Sky is the limit. Sky is the only limit.
Ma passiamo al topic, peraltro identico a quello del mio ultimo post. And you know what? Batte sega! Dunque, dopo una sveglia crudele, approdo in quel di Lecco FS agguerrito assai, nonostante il termometro segni già -3 C°. "Bella storia, ci sarà gran ghiaccio!" rimugino -stolto- mentre la barista osserva con occhi sbarrati quattro caffè (senza zucchero, poichè come insegnavano vecchi amici, esso è nemico irriducibile del climber) scomparire entro le mie pregiate fauci. La compagine bergamasca mi sequestra a bordo di una volkswagen gigante, e si presenta (la compagine, non la volskwagen) splendida come sempre. Conduce il nostro maestro Jedi di fiducia, degnamente accompagnato dal terrore delle colonne e dai temibilissimi brembana brothers, non privi del consueto mezzo di trasporto ai limiti del mitologico. Sbarchiamo nei -8° della upper part di Madesimo, per poi inerpicarci senza tanti complimenti in amena valletta. La neve è tanta e ghiacciata, cigola orribilmente sotto i nostri scarponi. Nessuno parla, appena possibile si cerca di spostare i talloni da quell'inferno bianco particolarmente fastidioso, la cui temperatura arriva addirittura a ghiacciarmi la barba. Meravigliosamente addobbato di pelose stalattiti, non senza il primo morso di doping quasi vado a sbattere contro una muraglia azzurra che svetta di fronte a noi.

Stiamo scherzando, vero? Chiedo con gli occhi al resto della truppa, un attimo prima di scoprire che gli ormai -15° (e siamo appena a 2000m!) hanno ridotto il mio affezionato isostad a un qualcosa di simile a granita al limone. Le bestemmie scorrono copiose, ma si bloccano quando Yoda inforca i monopunta e si concede un 5 metri di muretto bianco senza corda così per cominciare. Lo seguiamo un pò mesti, uscendo su un comodo pianoro da cui parte un muro, poi un tratto appoggiato, poi un muro che sembra da cazzo duro, con di fianco un'incredibile colonna che si stacca da un'altro muro che svetta prima di quella che noi -stolti- crediamo essere il top della cascata. Ci si scalda su un tiretto di 25 metri, contenente il primo muro. La progressione sul verticale sine ulla pietas è nuova per me, e prima di capirci qualcosa sono costretto a tirare possenti ed inutili mazzate contro l'amico/nemico biancoazzurro. Il punto è che cambia davvero tutto, specie il fatto che ora oltre che piccare molto più forte, devi tirar delle mazzate di ramponi pazzesche, che non sempre funzano. Piano piano ingrano, e riesco anche a trovare un buon ritmo, anche se il freddo è micidiale, e la stanchezza non è da meno. Poi mastro Jedi apre il gas e in un tempo assurdamente breve di destreggia sino al top, combinando magate di rara bellezza tra colonna e muro. Abbagliati dalla awesomeness delle spaccate del nostro kungfuico maestro, decidiamo che i brembana brothers, più esperti, saranno i primi a cordare. Io e il samurai restiamo in basso a massacrare il primo muro, nel tentativo di non congelare più di tanto. A un certo punto una piccata da record del samu causa due eventi tra di loro strettamente correlati: un tonfo come da incipit di era glaciale, ed una esplosione di un blocco di ghiaccio in faccia al poveretto. Yoda dall'alto commenta "ah, si deve essere seduta", ed in effetti la cascata ora è attraversata da una simpatica crepa orizzontale, mentre la faccia del samu è attraversata in simile maniera da simpatico sbrego sanguinolento. Le bestemmia salgono in tono e frequenza, ma questo non è un paese per vecchi, indi si continua. I brothers sudano e bestemmiano sul secondo muro e poi sul terzo, per poi letteralmente scomparire insieme a Yoda al di là del top. Il samu la butta lì:"non è che c'è un altro tiro?" Rispondo con un cristo e sei madonne, gentilmente sottolineando come il primo tiro abbia fatto fuori le mezze da 70 m. Eppure, così è. I tre ridiscendono, con i brembanos non precisamente rilassati, e lo Yoda che zompetta etereo e preciso as usual. Tocca a noi, -tento di convincermene mentre mi lego, già discretamente a pezzi- e così provo ad assicurare (come se ce ne fosse bisogno) l'Effimero con due mezze assolutamente congelate. Si soffrirebbe già abbastanza così, se non fosse che sul secondo muro esplode una bolla d'aria e di ghiaccio che si moltiplica sul primo muro e piove addosso a tutti noi. Solo che io stò assicurando Yoda, e non sono l'Eletto, indi schivo i pezzi da cento ma non uno da cinquanta che mi centra appena al di sotto del ginocchio. Alti si levano i nomi dei santi, mentre decisamente motivato mollo tutto e mi accingo ad azzannare il primo muro. Lo conosco, lo passo facile, mi isso sino alla base del secondo, e mi si stringono i coglioni non male. Il ghiaccio qui è lavorato in grossi bugni, stalattiti, specchi, uno apparentemente più stronzo dell'altro. "Usa la colonna", mi grida lo Yoda, ed io provo ad ascoltarlo. Incredibilmente lavoro non male di ramponi, e sudando come un porco, al ritmo di bestemmie senza nome passo anche il secondo muro.

Nell'uscire con la piccata della disperazione, stacco un blocco del ghiaccio da campionato del mondo, che finisce sul povero samu, terzo di cordata ingaggiato alla disperazione sul suddetto muro. Non regge, e se ne vola via, col mio blocco in faccia e lasciando una picca, che grazie agli dei rimane incastrata in un fungo. Il giovane si prende male, sanguina, è appena volato, ma non demorde. Grazie a Yoda, che ci tira su con gran colpi di piastrina laddove le nostre braccia sono ormai ghisa, passa anche il samu. Rimane il terzo muro, ma io qui non ne ho davvero più. Non riesco nemmeno a riposare sulle picche, le braccia sono di marmo, ad ogni ramponata mi si crampano le gambe. Comincio a zappar via ghiaccio a suon di cristoni violenti, e grazie soprattutto all'aiuto di Shifu, gridando arrivo in sosta. Nemmeno riesco a farmi il barcaiolo, tremo come un bambino, addirittura devo piantar le picche per paura di perderle. Le mani si aprono a fatica, e la sosta è scomoda, anzi, ora che arriva anche uno stoico samu, è ancora più scomoda. Lo Yoda ci illumina con paio di trucchetti che un istruttore CAI non avrebbe tempo di insegnarti, ma lui si, e poi si invola dietro un muretto. Noi lottiamo per recuperar le corde ghiacciate, che si incastrano sulla colonna. Bestemmie focosissime, ma in qualche modo ce la si fà. Abbandoniamo la sosta e affrontiamo ua serie di muretti che in altre condizioni sarebbero stati divertenti, ma che ora sono eterni, e noi siamo troppo a pezzi per scalar decentemente. Passano altri 60 m, poi impattiamo contro l'ultimo muro. Non sono più di 6 metri, ma ci sarebbe da lavorar di gambe bene su un verticale spietato, mentre noi ovviamente gridando e piccando di braccia come idioti, in qualche modo chiudiamo sulla seconda sosta. Guardiamo giù, ed è un bello spettacolo. Non si vede il verticale pazzesco della prima sosta, ma la valle, e la soddisfazione è grande, perchè 140 metri sono tanti, e questa cascata ha dei muri di quinto grado di ghiaccio, che non sono noccioline. Certo, senza il Maestro non era nemmeno da pensarci, metà della nostra salita l'ha tirata anche lui, ma che importa? Fà addirittura capolino il sole, illumina mani ghiacciate, faccie sconvolte, e tanta, tantissima soddisfazione. E felicità, e serenità, e libertà, cristo, libertà! Sky is the limit, the only limit indeed! Fissiamo la prima doppia su un albero, e raggiungiamo in fretta la prima sosta, dove lo Yoda ha approntato il leggendario ABALAKOV, che non è la nuova marmitta racing dell'akrapovic, ma un'idea da paura di un ghiacciatore russo che si era spaccato la minchia di lasciare roba in parete. In effetti, và detto che una vite da ghiaccio costa quasi cinquanta sacchi, e poi ovviamente non è nemmeno utile per le cordate successive. E allora, abalakov. Prendete una vite da ghiaccio, scegliete una zona di ghiaccio compatto sulla quale affidare la vostra vita e quella dei compagni, e praticate parallelemente al suolo (70 m più in basso, cristo!) un primo foro da sinistra a destra, e poi un secondo da destra a sinistra, in modo che i due carotaggi si incontrino creando una V nel ghiaccio con angolo di circa 45 gradi. Poi, dio santissimo, CI PASSATE DENTRO LA FOTTUTA CORDA E VI CALATE IN DOPPIA! SU UN BUCO, GRANDE GIOVE, SU UNO STRAMALEDETTO BUCO NEL GHIACCIO!!

Ma lo Jedi Supremo sà quel che fà. Mi fido, e coi coglioni un pò stretti mi catapulto oltre il muro. Arrivo seguito a ruota dal samu, ed era tempo. Siamo stremati, serve una birra, che troviamo una volta scesi a valle. Ora Via Cozzi mi accoglie, lercia e disonesta come solo io posso renderla, con qualche punto di domanda che mi martella il cranio, ma col morale alle stelle! Settimana prossima, se il ginocchio si sgonfia, si replica! Danzare, cantare, vincere il verticale, sentire le punte, fidarsi dell'acciaio, e navigare nel bianco immacolato e bastardo verso il cielo... il cielo, che sembra ridere di me ma che -io lo sò- mi vuole un gran bene. Sky is the limit. Sky is the only limit.

2 commenti:
Non ho ancora letto il testo, ma stavolta temo non potrà superare le foto! Senza parole!
rispetto!
acneh iooooo.... :'(
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