alcune cose sopravviveranno al tempo...


17 ottobre, 2008

fazzolettone al collo...

Lettera per la Co.Ca.

Ziano di Fiemme, 12 Agosto 2008, ore 20:07

Se dò una occhiata là fuori, mi ritrovo immerso nel panorama che più di ogni altro ricerco ed ammiro. Se invece evito di dirigere il mio sguardo al di là del vetro... beh, a dire il vero è lo stesso. L'ombra di un sorriso, ora, a simboleggiare la consapevolezza di aver imparato a sognare, e di non aver dimenticato come si fà. E' una bella sensazione, una delle tante, tantissime altre che ho la fortuna di vivere grazie al lavoro altrui. In questo caso, grazie al sudore delle molte persone che, maniche della camicia ben rimboccate e fazzolettone al collo, hanno speso il loro tempo ed il loro impegno nei miei confronti. Alcune non si trovano in questa stanza, ma altre sì, e di conseguenza, adesso che si avvicina l'ora di un lungo arrivederci, a voi io desidero arrivi deciso e fiero il mio ringraziamento. Gli assenti, in parte capiranno, in parte no, ma che importa?

Più o meno comicamente, mi sono ritrovato a rigirar su me stesso le riflessioni, le domande, le provocazioni, che in toni differenti ho proposto ai ragazzi e alle ragazze i quali solo qualche settimana fà hanno salutato il reparto. Dopo tutto, la luce nei loro occhi è simile a quella che vedete nei miei. Meno matura, meno consapevole? Io non lo credo. Quando un qualcosa finisce -ed un altro qualcosa prende forma, ovvio, non ce lo hanno forse ripetuto in mille lingue e momenti diversi?- ci si riscopre piuttosto inermi, in fin dei conti. Ma ecco cosa si può fare onde non rendere inutile la situazione in cui si versa.

Prima di tutto, il realizzare cosa abbiamo perduto. Questo a me vien bene, la mia vena malinconica è sempre bella arzilla, ma d'altro canto non c'è bisogno ch'io mi dilunghi, il mio vittimismo è ben noto ad alcuni di voi, ed è secondo forse soltanto alla mia vanità, la stessa che mi impedisce così spesso di privilegiare la forma al contenuto. Ogni cosa ch'io stò perdendo, voi l'avete vissuta parimenti, con o senza di me al vostro fianco, forse, ma l'avete vissuta. C'è solo un dettaglio, vale a dire voi. Le persone. Voi, con il vostro umano e quindi cagiante essere, parte viva del mio io. Mano a mano, chi più chi meno, consensualmente o di soppiatto, senza remore anzichenò, son riuscito... a perdervi, direi, in un certo senso, e qui mi appello alla vostra capacità di intendere e di non fraintendere. Sepolto nel mio egoismo, nella mia fasulla disciplina, come velo di seta che si stacca senza suono alcuno dalla pelle di una donna, vi ho lasciati andare. Il mio sorriso è differente, me ne rendo conto, da quello di qualche anno fà. Sono diventato una persona coriacea, inflessibile, precisa, affilata. Ma peggiore. Penso molto più in fretta, ma sorrido molto meno, e quando capita ne godo non a sufficienza, poichè penso molto più a me stesso che agli altri, e questo non è scout, così come non è scout molto altro sul quale ancora dovrei lavorare.

E vorrei, badate. La tentazione di ributtarmi in gioco è grande, non lo nego, specie ora che il ricordo del campo estivo affiora ancor nitido tra relitti e rimembranze più o meno grigie. Non è facile chiudere la porta in faccia a tutto quello che è stato. Nemmeno sono in grado di esmeplificare, non basterebbero foto, ricordi, scritti... è troppo, è raccogliere l'acqua con una forchetta. Ma è una scelta già presa. Non mi aspetto venga condivisa, ne peraltro considerata. Alcuni vanno, altri vengono, ed io sono solo uno di quelli, nulla più. Vero è, che molto ho perduto, e molto ancora perderò. Vorrei promettere a me stesso di tenermi stretto tutto quello che ho, ma ho imparato che più che promettere, è meglio darsi da fare. Vedremo se senza il fischietto al collo saprò mettermi in gioco con quello stile che ci contraddistingue, e del quale vado fiero sin dai giorni in cui uscivo in uniforme più o meno perfetta di fronte alla dozzina di tamarri di paese che aspettavan solo quel momento. Sono davvero orgoglioso di aver giocato in questo gioco, e spero di riuscire a muovere qualche carroarmatino qua e là di tanto in tanto, da dietro le quinte, magari, come il fratellino di quello che gioca a risiko con gli amici. Una cosa così.



Poi, il tirar le fila, ovvero il capire se ne è valsa la pena. Qui di dubbi non ve ne sono. Certo che ne è valsa la pena, in primo luogo per me stesso. Avete tirato fuori il mio celeberrimo 5%, avete valorizzato ciò che c'è in me di buono. Molti momenti che ricordo con piacere, per i quali sentivo di essere una persona migliore, li devo a questo strano gioco, e li devo a voi. Ho ringraziato a lungo, ringrazio tutt'ora, e sono certo che ringrazierò assai anche in futuro il Signore per avermi concesso di vivere questa avventura. Bella, bellissima, indimenticabile. E' una grande fortuna, anche se a volte me ne sono scordato, ma a ricordarmelo sono arrivati più spesso di quanto meritassi una lunga serie di sorrisi da parte di quelli che sò che non dovrei chiamare "i miei ragazzi", ma per questa volta concedetemelo. Sono cresciuti, ed io con loro, e la timida consapevolezza di essere stato utile a qualcuno mi piace, mi fà sentire bene.

Ed infine il guardare avanti. Non sò che sarà di me, ma di sogni ne ho tanti, di speranza pure, ed è buffo che oggi come quando prendetti la partenza, io mi ritrovi fermamente convinto del fatto che dovunque io vada a finire, il Signore mi guiderà dalla parte giusta. Basta così, vi ho tediato non poco. Salterò a piè pari il consueto grazie personalizzato, non perchè sia in qualche modo fanciullesco, sia chiaro, ma solo perchè non ve ne è lo spazio, ed inoltre forse non ce ne è bisogno. Mi conoscete, vi conosco, non del tutto ma quanto basta. Al vostro fianco ho sorriso, ho cantato, ho pianto, ho amato, addirittura. In altri termini, ho vissuto. Ciascuno ha fatto al sua parte, e molte non avranno una degna ricompensa. Avrei molto da farmi perdonare rispetto ad ogniuno di voi, specie per come ho lavorato e vi ho trattati in questo ultimo anno. Mi dispiace. Avrei potuto fare 100, e fatto 50. Ancora non mi è ben chiaro il motivo, certamente ne è palese l'effetto. Chiedo il vostro perdono, ed un vostro augurio, temo che mi serviranno entrambi.

Ora, lascerò cader la penna per imbracciar la pipa, perchè nulla come quest'aria, gelida eppur così familiare, riesce nell'intento di accantonare ogni cosa. Per la notte che sarà, sepolto dal profumo dei pini, avvolto nell'ombra di queste rocce, inchiodato dal silenzio che ogni cosa porta via, solo come solo desideravo ritrovarmi da tempo, in pace come in pace desideravo ritrovarmi da tempo, lascerò che questi lunghi anni vadano a posarsi più o meno lievi nel mutevole mare del ricordo.

Non vi mando abbracci, ne baci, ne auguri, ne altro. Non vi serve.

Solo,

Buona Strada

gabriele

Nessun commento:

behind the curtains...

La mia foto
near milan..., Italy
"The powerful play goes on, and you will contribute a verse..." -Walt Whitman-