alcune cose sopravviveranno al tempo...


03 ottobre, 2008

semplicità

alle volte, l'ineluttabile caos quotidiano mi arriva sino alla gola; quasi mi sembra di poterlo vedere, un pacato ma inflessibile avanzare di una nera, oleosa marea, dai miei piedi sino al cranio. ma non vi è oblio al termine di questa efferata avanzata, non ci si può nemmen concedere la meritata pace degli sconfitti, semplicemente ci si limita a scuotere piano la testa, mentre lo sguardo infine cede all'interminabile vorticare che trapunta tanto il presente quanto, e questo è il problema, il futuro. il passato no, nel migliore dei casi svolge il ruolo della tartina prima dell'abbuffata. può portare un sorriso o regalare una lacrima, ma viviamo mentre le lancette ticchettano in avanti, non indietro, e questo purtroppo o per fortuna, fà una certa differenza. insomma, non negherò che questo mio novello vivere milanese, presenta non poco grigiume da dover arginare, il che d'altro canto si sposa perfettamente con la mia ormai consolidata, pericolosissima indole -a mezza via tra il lunatico e il folle, oserei affermare a questo punto-. ma il grande burattinaio presta attenzione al buffo spettacolo più spesso di quanto si creda, concedendo magari una qualche pigra occhiata quà e là, senza fretta, un contentino alle volte non sufficiente a rialzare chi è caduto, ma magari più che gradito da quelli che ancora levano alto il proprio vessillo al di sopra di un albero maestro spezzato. nel pieno rispetto del carpe diem, dunque, quando la franchezza concretizzata in bionda persona butta sul tavolo degli impegni una vinaiola proposta, ecco che il sottoscritto non molla l'osso ma al contrario batte le mani e sgrana un gran sorriso. pronti via a vendemmiar, dunque, sveglia milanese, lotta contro l'ATM, solito inutile anticipo da signore che mi permette di girare tutti i bar del paesino di lei, ingerendo un quantitativo di caffè sufficente ad affrontare una milano-lecce su una lambretta. e invece no, nemmeno troppo imbullonati su una specie di plasticoso giocattolino che dovrebbe essere un auto, si prende e si parte, giungendo, previo cinema dell'odiato navigatore -moderno flagello di noi antichi viandanti, ancor convinti della bellezza del sapersi perdere ma non certo su consiglio di una scatoletta nera e perdipiù parlante- nell'amena cornice dell'oltrepò pavese. alcuni di voi mi conoscono, non sono uomo da collina. poichè negli estremi risiede prevalentemente il bello, anelo la roccia e l'alta quota, il gelo del silenzio assoluto ed il fiammante calare del sole tra le nubi dei 3000, non certo la pacata, bitorzoluta distesa di verdeggianti ponfi che costituisce il piacentino e dintorni. tuttavia, anche nel timido su e giù davanti ai miei occhi, si intravede tra le righe una sorta di poesia, piccola, senza sbuffi ne porpora, eppur potente ed allegra.



come anatroccolo nel pollaio, allora, subito al lavoro, ridendo molto e sudando molto meno, cesoia da giardiniere nella mano inesperta, una vera vergogna se paragonata alla magistrale abilità con la quale il resto del plotone -arditi veterani perlopiù rumeni, ma anche una vera e propria rivisitazione in chiave moderna delle allegre comari di windsor sottoforma di alcune mordaci quarantenni- accumula uva su uva, faticando senza posa tra i filari. il cielo sembra un mio ritratto, indeciso e greve, a volte lascia intravedere fratello sole per poi cupo di nuovo ammantarsi, riottoso ed ingrato. tutto pare sgombro da ogni finzione, vero, reale, forse perchè davvero, come mi viene spiegato, la volontà del piccolo sovrano che regna su quei vigneti è quella di preservare e curare nel rispetto dei tempi che furono, non quella gretta modernità che impone il profitto e la continua ricerca, lo spremere fino all'osso ogni dettaglio in virtù dell'incremento dell'1% della produzione annua. insomma, la cosa mi piace, almeno quanto il mosto che con ampio gesto viene riversato all'ora di pranzo in una caraffona sporca come si deve. se al nettare di cui sopra aggiungiamo cotechino e lenticche, immaginerete come la giornata si avvii a tutta velocità verso la felicità completa, il sigillo di un vivere che mi è caro e che pure non mi è dato di perpetrare qui, libero nella mia solitudine milanese, splendida ma di certo non scevra da un modo di condurre le proprie giornate ed il proprio essere come se la nostra coscienza fosse un consiglio di amministrazione. ancora un pò di lavoro, ma la parola non rende, tagliare grappoli d'uva in questo contesto è ciò che di più lontano dal lavoro esiste, per poi inforcare la mini e perdersi nella milano delle 18:30, fatale errore da vero novellino quale in effetti sono. poi, cena e festa, e ancora vino, ma quello strano, fortissimo odore di uva e di mosto non se ne vuole andare dalle mie mani nemmeno dopo una docciona a temperature turche, ed io a dirla tutta vorrei che mi rimanesse addosso ancora a lungo, indelebile ricordo del fatto che prima di essere in grado di valutare la metrica integrale di ordine due sugli spazi di Banach, ero e vorrei rimanere l'uomo di roccia e foresta che ogni anno mi lascio alle spalle tornando dalle mie montagne. per mia immensa fortuna, alcune persone con le quali mi ritengo onorato di poter condividere parte delle mie giornate, riescono nella non facile impresa di riportarmi alla mente tutto questo. a loro và un grazie davvero grande. a me, rimane ancora un'ombra, un'idea di quel marchio profumato sul dorso della mancina, ma forse sono io a sognare, nulla di più. e in fondo, ditemi, che male c'è?

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near milan..., Italy
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