alcune cose sopravviveranno al tempo...


23 maggio, 2010

Via la polvere dagli scaffali...

Capita sovente che parecchie righe rimangano lì, sepolte dal peso che recano o alle volte incatenate da un vago sentimento vanesio che mi impedisce di scriverle. Ma accade altrettanto spesso che nel tentativo di ricordare, o di dimenticare, ci si accorga che molte di queste righe hanno acquisito un senso nuovo e vero, e come tali debbano davvero vedere la luce. Oggi, dopo una settimana in questa Trieste che mi ha riportato anni indietro per poi catapultarmi nuovamente nell'oblio di questi giorni grigi, è la giornata giusta per rispolverare vecchie cose. E per passare, ancora una volta, dal bianco al nero. Un nero diverso dal naufragio quasi senza speranza che mi travolse anni addietro, ma nonostante le mie spalli siano ormai assai grandi, pure ritrovarsi con la barra del timone in mano senza una rotta da seguire può rovinarti il sonno. Andiamo, allora, facciamo qualche passo indietro e vediamo di togliere polvere dagli scaffali...


Back to black (Cronache da Trieste)
Così, libero, come viene viene, perchè comunque vada, sarà un successo. Colloco il mio ritorno in patria al limite del surreale, in una sorta di inferno ma sottotono, una specie di dolorosa liberazione simile a quando apri la doccia sapendo che non c'è l'acqua calda (e in effetti per due giorni non c'è stata...). Vorrei vomitare la marea che affolla la mia testa, tutta la rabbia, la delusione, mettiamoci anche il puro e semplice ricordo, che in fin dei conti è ciò che davvero ti stacca il cuore pezzo per pezzo. Ma in fin dei conti basta fare un banale collage di ciò che ho scritto in questi due mesi ed in effetti ormai sullo spleen sono monotono, ho perduto anche le parole giuste per descrivere il dolore, o forse le ho già usate tutte, non lo sò. Quello che sò è che, consapevole di vivere una esistenza assolutamente degna di nota, mi sono messo d'impegno all'istante per rimanere a galla. Sì, quello che conta davvero è rimanere a galla, sempre. Proprio due giorni fà mi è giunta voce che la grande mietitrice s'è portata via un volonteroso, uno che in me aveva lasciato un segno cortese. Un inchino ed una lacrima, dunque. Ma una sola, le altre mi servono per riuscire a scrivere via queste giornate. Ancora una volta, a fare la differenza è quel pugno di persone più o meno sparse per l'europa che magicamente, quando piove merda, non aprono l'ombrello ma si tolgono la giacca e te la buttano addosso con un sorriso. Birra, fiumi di birra, un alcool triste ed orribilmente vuoto, un animo così abbruttito da non riuscire ad apprezzare nemmeno il granito o la pioggia. Giorni veloci, giorni ubriachi. Poi il laboratorio, l'Italia che non funziona, qualche sospiro ed ecco una festa in casa di pittori. Riesco, colpisco, ma dentro di me non c'è nulla di sincero, e purtroppo null'altro conta. Anche l'inossidabile veneranda, in una mattina di pioggia, versa una lacrima di nostalgia sulla soglia di casa mentre inforco la bici e parto. Destinazione Trieste. Appena arrivato, nidifico in una casa piena di ricordi, di libroni, di mogano, di muschio, e non ho potuto non ripensare alla leggerezza con cui vivevo i pomeriggi in quel giardino. Ma è un attimo, poi si riparte, comincia una fantastica esperienza nella culla della fisica teorica italiana, con alcune leggende che lasciano il segno. Approdo in una casa assurda, colorata per non sentire il peso del grigiore. Dentro, una ragazza di una tenerezza incredibile, letteralmente piegata dagli eventi e dalla vita. Lacero dentro e fuori mi guardo in uno specchio annerito dal fumo che solo in certe case puoi trovare, mi pianto una mano tra i capelli e sospiro: c'è ancora del buono in me. Perchè la vorrei salvare, e nel silenzio ovattato della sua stanza verso una lacrima ancora. Tracciamo solchi dolorosi l'uno nell'altro, ma alle volte cadiamo per mai più rialzarci. Tuttavia, ancora non mi arrendo. Saluto uno spicchio di vita dimenticato dalla dignità, e mi avvio verso due ragazzi di terra Basca, duri e sinceri, dei quali apprezzo i complimenti sinceri e sentiti. Lo stesso giorno raccolgo il coraggio a due mani e chiedo alla leggenda in persona una firma. "To Gabriele, with best wishes for your future research." -R. Martin- Mi sento più vivo, inforco i libri ed il tempo con rinnovato ardore, anche se le mie energie si schiantano inutilmente contro la stanchezza ed il grigiore. Ora scrivo semisepolto nella solitudine di una stanza che a tratti non ha l'acqua calda ma ha una lavagna. Gli Alice in Chains cullano queste ore, non lente, non assurde, soltanto grigie. Ancora una volta, il bianco cede il passo, ed ancora una volta come il copione comanda, non sono pronto. Urlerei, ma forse non ne sono più capace. Mi rimane moltissimo, più di quanto molti infelici possano sperare. Eppure è così difficile... c'è il mare, è vero. Qualcosa che per merito delle rocce avevo dimenticato. E che una volta mi piaceva, ma non c'è bellezza in questa solitudine, e le oresi accavallano inclementi senza lasciare spazio al sereno. Nuvole, nuvole su un mare che vorrebbe essere in burrasca, ma che unicamente mostra una timida risacca su una spiaggia a lungo dimenticata.


Sogno
(Esercizio di dolorosa poesia)

Immobile, la città respira dinnanzi ai miei occhi chiusi.
Qua e là un bagliore, un crepitio, un anelito di rabbiosa
ribellione contro un silenzio greve e pesante.

Annego piano,
perduto in morbidi arabeschi,
eterei meandri di un velo che pare scivolare dalla schiena della notte stessa,
fino a timidamente svelare i lineamenti attoniti della nuova alba.

Ed è la seta di questo manto impalpabile a trascinarmi in acque assai agitate,
la sanguinolenta cecità che lega gli ultimi veri amanti alla follia.

Così, al candore del nuovo mattino, ritto come
stonata sentinella tra il sonno e la veglia,
consacrerò impavido tutto me stesso,
sigillando con ceralacca nera e pesante
il goffo ma graffiante artiglio della gelosia
là dove la vita stessa ne estingue la brama.

E a te, cui ogni mia verità appartiene,
rivolgo il più profondo saluto che
queste membra -lacere e contorte come vecchio cuoio-
possano imbastire.

Ed eterna fedeltà, laddove nessuno scrisse di quest'ultima
sulla fallace trama del destino, ma al contrario, perchè così,
con quanto di sincero rimane di me stesso,
per sempre ho scelto.


Via Volterra 4
(Un ricordo in grado di spezzarmi)
Danzano, schivano, ed eccole che ritornano, piccole eppur così vive, queste note di pianoforte che scivolano tra orgoglio e Morfeo, frutto di un genio pazzesco, aberrante, fragile come il vento d'autunno eppur latore di una forza che tutto dilania nulla lasciando al caso. Chopin. Un suono che si avvolge ticchettando su se stesso, per poi forse concedersi un lungo sospiro prima di seguitare in una melodiosa tortura che ti gocciola sull'anima senza permettere che tu possa intendere gioia o dolore. Tutto il resto è consacrato ad un innaturale silenzio -un privilegio che questa scalcagnata Milano assai di rado concede ai viandanti- una alchemica quiete che come vecchia coperta ricopre la solitudine di queste mura nulla pretendendo in cambio. Chiudo gli occhi, mi volto e li riapro senza fretta, in tempo per sorridere nel rileggere sul muro ingiallito il più vero dei moniti, vergato con mano non propriamente salda ma con ineluttabile volontà da un amico senza tempo, compagno e fratello a cui inevitabilmente dedico questa tarda ora. "Mai troverai tali mostri sulla via se resta il tuo pensiero alto...", sentenzia un greco poeta nel celebrare il mito di Itaca. E davvero quelle parole distillano fino all'ultimo anelito la vera essenza di questo posto, di questa... sì, chiamiamola casa, ma in essa ha vissuto molto di più... ogni cosa qui dentro avrebbe una storia da raccontare... non importa quale, ce ne è per tutti. La soglia ha veduto avvicendarsi la più vasta accozzaglia che legno possa rimembrare, e tutto questo ancora vive grazie a noi, fratello. Quasi posso sentirla respirare, e non è un tremulo ansimare, ma un ben sonoro sghignazzare, che corre feroce su e giù per il caos che sovrano regna in ogni dove. Ed ogni più piccolo angolo è assolutamente mio. Mio. Conquistato molto prima di aver messo piede qui, e quotidianamente vinto lottando con le unghie con i denti. Ma... sentirsi liberi! Liberi, capite? Non di fare, ma di essere! Veleggiare senza dover render conto all'ammiraglio, rallentar se serve oppur concedersi alla follia senza riserbo ne pudore, perchè queste mura alle volte cullano la solitudine ma altre volte gridano pazzia, e tutto stravolgono al di sotto di una luce rara. Trasuda intenzione, questo posto, porta su di se le cicatrici di molti. Ha visto lacrime e rabbia, ha celebrato amanti ed accolto le nocche dei disperati senza badare al fracasso dei sognatori ma sempre accompagnandoli. Tornerò sui libri, ora, perchè il pensiero è altrove, ma non posso dimenticare ciò che ho costruito... non ora. Un calice di vino, una vecchia coperta sulle spalle, ed ancora questa musica...


Impossibile
(Sentire)
Esiste una peraltro non irrisoria lista di attituidini, di sentimenti, più in generale di stati d'animo, che si rivelano essere assolutamente inevitabili, non tanto nel loro ricorrere o meno, ma soprattutto nell'impossibilità di scansarli dal cranio una volta che questi ultimi, ahinoi, hanno fatto breccia. la gelosia appartiene pienamente alla categoria di cui sopra, o almeno questo è quanto vale nel mio caso, e questa notte mi ritrovo a sindacarci sopra, nell'assolutamente inutile tentativo di placare un quantitativo di adrenalina bastevole a mantenere un reaparto di rianimazione per qualche secolo. Ma andiamo a definire il contesto... il mio, quello del resto del mondo è abbastanza ininfluente, sbagliano coloro che indicano la gelosia come malevolo tarlo. In effetti, questo si limita a divorare, subdolo esserino, solo il più o meno nobile legno, ma al contrario la gelosia umana è un che di vasto, assolutamente capace di far dannare chiunque in qualunque momento. Spesso mi sono ritrovato a pensarci su, perchè noi bravi ragazzi abbiamo tra gli altri lo spregevole inconveniente di avere un buco del culo ormai, alba di questi 23 anni, decisamente più largo e consunto del necessario. Dicevamo, il contesto. Esordirei col definire queste settimane come febbrili ed assurde, ma vero è che questo vale per la mia esistenza nella sua totalità, indi si rende necessario un dettagliare più efficace. Ho poche ore, davanti a me, prima di una scadenza importante, la seconda di questa specie, la consegna del sospirato articolo, faccenda controversa, fonte di mille casini e di infinita fatica. Ma io ci provo, ci lavoro, ci sudo sopra alla grande, me ne strafrego di chi mi rema contro. Difficile anche per me spiegare tutto questo. Testardo, lo sono sempre stato, ma qui il gioco si fà davvero duro, così tosto da costringermi a non dormire quasi mai, a ritagliare del tempo dove apparentemente impossibile trovarne, a rinunciare a tanto, forse troppo. Non saprei, forse da qualche parte sbaglio, forse stò camminando nella direzione sbagliata, eppure la strada giusta è sempre quella in salita. Sempre.

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